La Resistenza italiana in Sicilia. I martiri e gli eroi di Mascalucia e Pedara

il libro di Nicola Musumarra spunto per gli universitari

6 settembre 2012,

su ienesicule.it

di iena antinazista

*“La Resistenza italiana in Sicilia. I martiri e gli eroi di Mascalucia e
Pedara”. L’ultima fatica dello scrittore e storico mascalucese Nicola
Musumarra* è destinata a divenire una testimonianza importante dei
numerosissimi episodi di ribellione nei comuni etnei, da Mascalucia a
Pedara, da Tremestieri Etneo a Castiglione di Sicilia, che dall’agosto del
1943 si registrarono in risposta ai crimini che commettevano i tedeschi
dopo l’arresto di Mussolini e la sconfitta subita nei pressi della Piana di
Catania. *Un’opera, quella di Musumarra, già apprezzata e presa a spunto
per approfondimenti degli studi anche dai giovani iscritti all’Università
di Catania*, financo da coloro che avevano completato il corso di studi con
una laurea sul tema e adesso nel libro di Nicola Musumarra hanno rinvenuto
preziosi spunti per arricchire il percorso formativo.

*Nell’opera emerge con chiarezza come l’antifascismo siciliano avesse
operato nella clandestinità sin dal 1922 e aveva avuto i suoi martiri e i
suoi eroi:* testimoni di ciò sono senz’altro il contenuto dei verbali del
Tribunale speciale fascista e la morte in carcere del messinese Francesco
Lo Sardo e del professore del Liceo Cutelli di Catania, Carmelo Salanitro,
arrestato dai fascisti consegnato ai tedeschi e ucciso in Germania nelle
camere a gas di Mauthausen. *L’insurrezione di Mascalucia era stata
preceduta anche dall’attività dei gruppi di ”Giustizia e libertà” che:* con
i loro sabotaggi avevano messo in crisi la rete ferroviaria, telegrafica e
telefonica siciliana; resero inoperoso l’aeroporto di Gerbini, facendo
esplodere i depositi di carburante e di munizioni; resero possibile e
vittoriosa l’insurrezione di Mascalucia rendendo il terreno fertile, con
l’attività  di uno di questi gruppi guidato da Onofrio Catania, orientando
contro il nazi fascismo i militari italiani presenti a Mascalucia. *Il 3
agosto fu la giornata dove esplose il malessere accumulato dai 6.000
catanesi sfollati a Mascalucia,* dai Vigili del fuoco militarizzati
sfollati a Mascalucia, dai carabinieri presenti a Mascalucia e dai
cittadini di Mascalucia che videro diventare il loro paese teatro di
guerra, di saccheggi e di stupri.

*Non si combatté solo per la necessaria difesa della ”roba”, ma soprattutto
per difendere l’onore delle famiglie, la dignità degli italiani e una
giustizia basata sul diritto e non sulla soppraffazione dei soldati
stranieri,* che da alleati del fascismo erano diventati nemici della
popolazione. Difendere la ”roba”, consapevolmente o no, diventava lotta
contro il nazifascismo.La guerra in Sicilia durò 38 giorni. Le ribellioni
nella zona etnea che iniziarono il 3 agosto a Mascalucia e si conclusero il
14 agosto a Castiglione perchè i tedeschi scapparono dalla Sicilia il 17
agosto. Nel nord Italia l’occupazione tedesca durò 20 mesi e la Resistenza
ebbe il tempo di organizzarsi in formazioni militari partigiane che
iniziarono a combattere, occasionalmente e spontaneamente, (come nella zona
etnea) anche per difendere la loro ”roba” il loro bestiame le loro
attrezzature e le loro fabbriche.

*L’autore Nicola Musumarra,* che si avvale della presentazione di Rosario
Mangiameli e della prefazione di Graziano Motta, non ha quindi dubbi sul
fatto che il 3 agosto del 1943 nei due paesini etnei si verificarono
episodi di lotta  partigiana e che i protagonisti meritino con
l’assegnazione di una medaglia d’oro un riconoscimento nazionale per il
contributo alla liberazione dal nazifascismo.

*Vi proponiamo, per intero, la recensione dell’opera di Nicola Musumarra,
pubblicata sul quotidiano “La Sicilia” a firma di Salvatore Scalia.*
L’insurrezione contro i tedeschi in difesa della roba, di Salvatore Scalia

Il titolo del libro è perentorio “La Resistenza italiana in Sicilia. I
martiri e gli eroi di Mascalucia e Pedara. ” Il testo lo è altrettanto.
L’autore Nicola Musumarra, che si avvale della presentazione di Rosario
Mangiameli e della prefazione di Graziano Motta, non ha dubbi sul fatto che
il 3 agosto del 1943 nei due paesini etnei si verificarono episodi di lotta
! partigiana e che i protagonisti meritino con l’assegnazione di una
medaglia d’oro un riconoscimento nazionale per il contributo alla
liberazione dal nazifascismo. La sua tesi, dovuta a carità di patria e
passione civile, è che se quella data non è entrata nell’epopea
resistenziale ciò si deve al trasformismo delle classi dirigenti,
transitate dal fascismo alla democrazia senza colpo ferire, nonché alla
consuetudine degli storici di far cominciare la Resistenza dopo l’otto
settembre del ‘43.

La sicurezza e l’enfasi con cui l’autore sostiene la sua idea sono elementi
essenziali alla costruzione di una memoria resistenziale che di fatti nasce
a posteriori, molti anni dopo gli avvenimenti, e che diviene narrazione
unitaria in cui tutto converge a creare martiri ed eroi. In realtà la prima
commemorazione dei fatti di Mascalucia e Pedara come atti di Resistenza
risale al 1977. Fino ad allora se ne aveva una memoria frantumata e
confusa. E nessuno, benché esistesse localmente ! una cultura resistenziale
e benché ci fossero state delle ammi! nistrazioni di sinistra, collegava
quegli avvenimenti alla guerra partigiana contro fascisti e nazisti che
insanguinò il Nord Italia dal settembre del ‘43 all’aprile del 1945. A
Mascalucia neanche i militanti del Pci avevano inglobato nella loro memoria
bellica quell’episodio che pure vantava una consistente tradizione orale.
La Resistenza appariva altra cosa rispetto all’insurrezione spontanea
durata una giornata.

E infatti Rosario Mangiameli, docente di storia all’università di Catania e
studioso della Resistenza, inserisce quegli avvenimenti nel clima di
confusione seguito allo sbarco degli alleati in Sicilia, il 10 luglio del
‘43, e alla conseguente caduta di Mussolini il 25 luglio. Badoglio aveva
annunciato che la guerra continuava, ma nell’aria c’era il sentore della
disfatta. Davanti agli alleati l’esercito italiano si è squagliato. I
tedeschi sconfitti dagli inglesi nella piana di Catania sono in ritirata,
diffidano degli italiani, fanno razzia di qualsiasi cosa! e soprattutto,
per raggiungere Messina, tentano di impadronirsi di ogni mezzo di
trasporto, dagli autocarri ai muli.

A Mascalucia si imbracciarono le armi per difendere la roba. Non si sparò
in generale ai tedeschi, che restavano formalmente ancora alleati degli
italiani, ma solo a quelli di loro che l’avidità o la necessità avevano
trasformato in predatori. Né tantomeno furono presi di mira i fascisti,
anzi il podestà fece da mediatore. Ci furono tre morti italiani, il numero
dei tedeschi è approssimativo, le testimonianze sono discordanti, comunque
Musumarra accredita la tesi che ne siano stati uccisi quattordici, ma non
sono mai stati trovati altrettanti cadaveri.

Si cominciò di buon mattino con il tentativo di due tedeschi di
impadronirsi di un autocarro a cui, prudentemente, era stata tolta la
batteria. L’intervento del soldato Francesco Wagner, originario di Mantova
e addetto alla fotoelettrica antiaerea collocata tra Mascalucia e Gravina,
fece fallire la! requisizione. Più tardi fu egli stesso derubato della moto
Gilera in d! otazione, ma andò a recuperarla con le armi in pugno. Poi fu
assassinato da un tedesco, sorpreso a rubare, che stava portando in caserma
senza averlo disarmato.

Il tentativo di impadronirsi di tre cavalli causò la sparatoria intorno
alla villa degli Amato Aloisio, armieri di Catania sfollati in paese. Fu
ucciso Giovanni Amato, un ottantenne che, parlando il tedesco, era uscito
per parlamentare con i soldati del Reich. La terza vittima italiana fu il
soldato Giuseppe La Marra ammazzato perché tentava di opporsi
all’incursione in una villa. Nella tradizione orale entrarono anche
improbabili tentativi di violenze alle donne e qualcuno ha chiamato in
causa anche l’intervento miracoloso dei cani, protetti da San Vito, patrono
del paese.

Ci furono altre sparatorie e tentativi di ritorsione. La mediazione del
maresciallo Francesco Gringeri e del comandante dei vigili del fuoco Orazio
Szmankò evitarono che il paese fosse messo a ferro e a fuoco. Restarono
nella memoria i nomi di quanti si distinsero quel giorno: Sebastiano e
Francesco Sottile, Andrea Consoli, Ascenzio Reina, il parroco Arcangelo
Longo, il barbiere Gaetano Fragalà e il pompiere Tommaso Nicolosi che
disarmò un ufficiale tedesco. Quella pistola il figlio Severino la conserva
ancora. In seguito l’unico a essere riconosciuto come l’eroe della giornata
fu il soldatino ventunenne Francesco Wagner. Per anni mani pietose
portarono fiori alla sua tomba nel cimitero di Mascalucia.

A Pedara Alfio Venturo uccise un tedesco che gli aveva sottratto il mulo e
poi, per paura, fuggì in campagna. Qui i tedeschi presero tredici ostaggi
che rilasciarono sia per intercessione delle autorità ecclesiastiche sia
perché tra loro c’erano dei fascisti. La strategia delle rappresaglie, da
esercito occupante e non più alleato, i tedeschi la inaugurarono pochi
giorni dopo, il 12 agosto, a Castiglione di Sicilia uccidendo sedici
persone. Furono anche presi trecento ostaggi che poi furono lasciati li!
beri. Fu la prima strage nazista, la cui memoria fu rimossa e occultata!
nell’”Armadio della vergogna”, in cui sono rimasti nascosti i fascicoli sui
crimini dei nazisti. Ciò per effetto della Guerra Fredda e per non turbare
le nuove alleanze internazionali. Nessuno è stato processato o indagato per
quella sanguinosa rappresaglia. La ribellione di quel 3 agosto del 1943
merita di essere ricordata, ma senza sovrapporre modelli posteriori. La
Resistenza, come organizzazione ideologica e lotta armata di lungo periodo,
fu altra cosa. Quel giorno a Mascalucia e a Pedara non ci si ribellò al
nazifascismo ma all’arroganza e ai saccheggi dei soldati tedeschi in fuga.

(”I soldati tedeschi in fuga” si trovavano in Sicilia perché chiamati
e pagati dal governo fascista, e rappresentavano l’espressione militare più
odiosa del nazifascismo – N.M.)