La storia di Massimo Macciotta, medico e professore trapanese, e dei colleghi del servizio sanitario del CUMER.

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“Dedicato a tutti coloro che hanno lottato e lottano nell’ambito del servizio sanitario per il bene e la sopravvivenza della società”.

 Oggi celebriamo la Festa della Liberazione in un momento particolare, la celebriamo con il nostro pensiero e la nostra gratitudine rivolti non soltanto ai partigiani di ieri, ma anche ai resistenti di oggi, quali sono i medici e tutto il personale sanitario che stanno operando per questa nuova Liberazione. A tal proposito, ci sembra giusto mettere in risalto il grande contributo che i medici-partigiani hanno dato alla guerra di Liberazione, pagando anche allora, con il prezzo della vita, l’aspirazione ad un Paese libero.

Tra questi ci piace ricordare la figura del medico e professore trapanese, Massimo Macciotta, la cui storia e quella dei sui colleghi del servizio sanitario del CUMER vengono messe in evidenza grazie anche al lavoro di ricerca effettuato dal nostro Prof. Giuseppe Monticciolo.

Massimo Macciotta nacque a Trapani il 6 settembre 1906, da Aniello e Rita Deffenu. Nel 1943 residente a Bologna, fu medico.

Assistente nella Clinica Ostetrica e Ginecologica, libero docente dal 1937 di Ostetricia e Ginecologia, professore di Medicina operatoria ostetrico-ginecologica nella Scuola di perfezionamento in Ostetricia e Ginecologia, collaborò con il CLN dell’Ospedale S. Orsola e contribuì allo sviluppo del movimento partigiano. Più specificatamente, operò nell’ambito del CLN Servizio Sanitario CUMER (Comando Militare Unico Emilia Romagna) – Ospedale S. Orsola.

In particolare, instradò verso le formazioni partigiane, tra gli altri, Filippo Pilati, Vice Comandante di Compagnia nella 36^ Brigata Garibaldi (1943-1945). Testimonia ciò lo stesso Pilati, il quale dice <<La primavera del 1944 era ormai giunta e durante l’inverno trascorso si era fatto un gran parlare di partigiani. A Borgo Panigale, nella periferia di Bologna, nella Villa Salmi, che frequentavo abitualmente, dissi che desideravo raggiungere una formazione partigiana in montagna. Mi guardarono meravigliati, ma il professor Massimo Macciotta, della Clinica ostetrica di Bologna, mi disse che se parlavo sul serio mi avrebbe messo in contatto con il CLN. Fu così che venni indirizzato ad un medico, di cui non ricordo il nome, che mi mise in contatto con un avvocato di Faenza>>.

Nei venti mesi della Lotta di Liberazione numerosi partigiani ammalati o feriti furono ricoverati sotto falso nome in ospedali pubblici, i cui dirigenti collaboravano con il CLN. Tra questi centri di ricovero proprio l’Ospedale S. Orsola, nell’ambito del quale diede il suo contributo Massimo Macciotta.

Lunghissimo è l’elenco dei medici e degli studenti di medicina – molti dei quali caduti – che prestarono la loro opera per il servizio sanitario partigiano.

La più grossa struttura sanitaria clandestina – un vero e proprio ospedale in miniatura – fu allestita in località Ravone a Bologna, in via Duca d’Aosta 77 (oggi via Andrea Costa). In una palazzina fu sistemata una sala operatoria con medici e infermieri.

Dopo avere funzionato a ritmo ridotto per tutta l’estate del 1944, l’infermeria si affollò di feriti gravi all’indomani delle battaglie di Porta Lame del 7 novembre e della Bolognina del 15 successivo.

Ai primi di dicembre, quando la maggior parte dei feriti era in via di guarigione, il CUMER decise di abbandonare lo stabile per motivi di sicurezza.

Il 9 dicembre 1944 – uno o due giorni prima dello sgombero – i fascisti circondarono la palazzina. Catturarono 14 partigiani degenti – solo uno riuscì a fuggire da una finestra – e un ufficiale medico austriaco, che aveva disertato dalla Luftwaffe. L’infermeria era stata scoperta a seguito della delazione di una partigiana – di nome Veronica – curata nell’estate e quindi passata al nemico.

Trasportati nella caserma delle brigate nere in via Magarotti (oggi via dei Bersaglieri), i 14 partigiani furono seviziati e fucilati il 13 dicembre al poligono di tiro, unitamente al medico austriaco.