COSA POTEVAMO SAPERE NOI DEL MARE di Gaetano Giambusso

La poesia, dal titolo, “COSA POTEVAMO SAPERE NOI DEL MARE”, è il grido di sei milioni di Ebrei.
Certi avvenimenti che sono accaduti nel corso della storia hanno dell’incredibile, al limite dell’immaginabile, degni del più macabro tra i registi horror che mai vi siano stati in circolazione.
Uno di questi fu l’Olocausto, il più abominevole massacro umano degli ultimi tempi; l’eco di questa strage, continua a farci sentire le urla disperate di quei sei milioni di Ebrei che hanno trovato nella morte l’esito della riprovevole ideologia totalitaria che ha annichilito l’Occidente nella seconda metà del XX secolo, ovvero il Nazismo.
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COSA POTEVAMO SAPERE NOI DEL MARE di Gaetano Giambusso


Cosa potevamo sapere
noi del mare,
intabarrati come i pazzi,
legati al duro chiodo
nelle prigioni degli orrori.
Cosa potevamo sapere
noi del sole,
chini come schiavi,
piegati alle catene
d’inverosimile dolore.
Cosa potevamo sapere
noi del cielo,
stretti come belve,
prossime al macello
nei campi di sterminio.
Ciò che rimase
fu l’odore acre
e il silenzio eterno
del fumo denso
che si levò al cielo.