IL GRIDO (di Gaetano Riccobene)


I miei passi voraci d’asfalto
toccavano un viale di vaganti solitudini,
fra un roseo tramonto
protagonista di un cielo sempre più oscuro
e tormentati pensieri.
Insistenti attimi mi mostrarono
nella mente ormai distratta
l’inquietante immagine
dell’Urlo di Munch.
Come spine,
la visione di efferati umani gesti
m’imprigionarono di tristezza e tormento.
Voglia di emettere lancinante grido
nell’aria intorbidita da tanta malvagità:
fuggire da un mondo squallido
anche se le mie ali sono ormai spezzate!
Ora la bocca incerottata
comunica l’angoscia
di un’anima che si ribella
alle ferite aperte dalla lama del male,
invisibili e appariscenti segni del dolore.
Una luce fioca mi fa sperare ancora
che da questa oscura prigione
si può evadere
per irradiare,
nonostante tutto,
barlumi di un rinascente
inarrendevole amore.