Categoria: Iniziative

S’intensificano gli allontanamenti di donne, uomini e bambini dal Cara di Mineo

ogigpjgpmielkioaLa  vicenda del Cara cosiddetto della vergogna volge al termine. Iniziata male nel marzo 2011, proseguita peggio in quasi 8 anni, nei prossimi mesi dovrebbe concludersi con un crescendo di disumanità verso coloro che avrebbero dovuto trovare una degna accoglienza, ma hanno ricevuto all’interno solo pessime condizioni di vivibilità ed all’esterno ostilità, sfruttamento dai caporali nelle campagne del calatino  e per le donne abusi sessuali, prostituzione e violenze.

Noi sin dalla sua apertura abbiamo denunciato che sarebbe diventato un mega laboratorio di politiche segregazioniste, che tanta sofferenza avrebbe prodotto ai/alle richiedenti asilo.

A quasi 8 anni dalla sua apertura, cessata, per ovvie ragioni, la campagna mediatica dell’albergo a cinque stelle per richiedenti asilo, il Cara di Mineo rimbalza sulla cronaca nazionale solamente per fatti di cronaca nera. Per ricordare soltanto l’ultimo tragico avvenimento, la notte di Capodanno una donna nigeriana di 26 anni,, Francis Miracle, è stata uccisa dal marito, residente al Nord ma presente, nonostante fosse sprovvisto di badge, dentro la struttura nelle ore in cui è stato commesso il delitto. Inutile aspettarsi, da parte delle autorità preposte alla sua gestione, una chiara ammissione del loro fallimento .

Il dibattito politico e mediatico si arena sempre sulle misure di sicurezza (ma solo per le popolazioni locali “minacciate”, non per i migranti), sulla trasparenza della gestione dopo lo scandalo di mafia capitale. Non una parola sulla condizione dei migranti e delle migranti, sui lunghi anni di attesa necessari per ottenere lo status di rifugiato, nei casi rari in cui lo si ottiene, sui percorsi di integrazione negati a migliaia di richiedenti asilo parcheggiati a tempo indeterminato nel Cara di Mineo al solo scopo di mantenere in vita la struttura ed il megabusiness della pseudo-accoglienza.

 Dall’uno ottobre è subentrato un nuovo  RTI, che gestirà 4 lotti: il primo lotto (assistenza generica e sanitaria) ha come capofila la Cooperativa Badia Grande (Tp) e la fondazione S. Demetrio, i Consorzi Agri.Ca e Aretè e Chiron(Ct), il secondo lotto (fornitura pasti) la vecchia conoscenza della Cascina Global Service (Roma), il terzo lotto (servizio di pulizia ed igiene ambientale)  il Consorzio Progetto Multiservizi (Roma) , il quarto lotto (fornitura indumenti ed igiene personale) Hospital Service (Chieti); temiamo  ,visto che la gara d’appalto si è fatta sforbiciando di oltre il 30% il contributo giornaliero,un ulteriore peggioramento delle condizioni di vivibilità ed un moltiplicarsi delle giuste proteste .

Il ministro Salvini (su motivazioni diametralmente opposte alle nostre) sulla chiusura del Cara e lo smantellamento della già precaria accoglienza, ne ha fatto la sua ragione di vita; il suo vergognoso decreto, ora tramutato in legge, investe solo sulla gestione emergenziale e securitaria . Ed è proprio esasperando fratricide guerre fra poveri ed ai poveri che l’attuale ministro dell’Interno ha costruito e visto crescere il proprio consenso.

 Dopo avere massacrato le parti migliori del sistema d’accoglienza a livello nazionale (si parla di 15000 posti di lavoro a rischio per gli operatori e 100.000 migranti fuori da qualsiasi forma d’accoglienza) da settimane s’intensificano gli allontanamenti dei migranti dal Cara. Nei prossimi giorni verranno allontanati interi nuclei familiari che ingrosseranno le fila dei senza fissa dimora  in Sicilia.

A Catania le comunità migranti hanno lottato per anni contro la sanatoria-truffa e l’estate scorsa in migliaia abbiamo manifestato contro la micidiale agenzia europea Frontex e per la liberazione dei 177 migranti sequestrati nella Diciotti. In una città saccheggiata da un’imprenditoria vorace, clientele, potere mafioso, privatizzazioni dei beni comuni, sta per arrivare l’inverno ed aumenteranno sempre più i senza fissa dimora, sia migranti che catanesi, abbandonati e perseguitati da un’amministrazione oramai in dissesto (che però rinnova il comodato d’uso gratuito per 3 anni dell’ex monastero S. Chiara a Frontex). Facciamo appello a tutte le soggettività rimaste umane ad attivarsi per organizzare una raccolta d’indumenti e coperte, a far aprire le sedi di associazioni, enti religiosi e  sindacati  all’accoglienza di donne, uomini e bambini che arriveranno nelle prossime settimane in città.

Catania città aperta all’accoglienza – No al razzismo

La storia siciliana ce l’ha insegnato: Emigrare non è reato

 

                                                        Rete Antirazzista Catanese

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Palermo. Presentazione del libro “Il Patto Sporco” di Nino Di Matteo e Saverio Lodato

nino di matteo
La testimonianza del pm più minacciato d’Italia. Le verità che molti volevano nascondere.

«Chiediamoci perché politica, istituzioni, cultura, abbiano avuto bisogno delle parole dei giudici per cominciare finalmente a capire… Un manipolo di magistrati e di investigatori ha dimostrato di non aver paura a processare lo Stato. Ora anche altri devono fare la loro parte»– Nino di Matteo

«Volevo che nelle pagine di questo libro parlasse il magistrato, parlasse l’uomo, protagonista e testimone di un processo destinato a lasciare il segno» – Saverio Lodato

Gli attentati a Lima, Falcone, Borsellino, le bombe a Milano, Firenze, Roma, gli omicidi di valorosi commissari di polizia e ufficiali dei carabinieri. Lo Stato in ginocchio, i suoi uomini migliori sacrificati. Ma mentre correva il sangue delle stragi c’era chi, proprio in nome dello Stato, dialogava e interagiva con il nemico. La sentenza di condanna di Palermo, contro l’opinione di molti “negazionisti”, ha provato che la trattativa non solo ci fu ma non evitò altro sangue. Anzi, lo provocò. Come racconta il pm Di Matteo a Saverio Lodato in questa appassionata ricostruzione, per la prima volta una sentenza accosta il protagonismo della mafia a Berlusconi esponente politico, e per la prima volta carabinieri di alto rango, Subranni, Mori e De Donno, sono ritenuti colpevoli di aver tradito le loro divise. Troppi i non ricordo e gli errori di politici e forze dell’ordine dietro vicende altrimenti inspiegabili come l’interminabile latitanza (43 anni!) di Provenzano, la cattura di Riina e la mancata perquisizione del suo covo, il siluramento del capo delle carceri, Nicolò Amato, la sospensione del carcere duro per 334 boss mafiosi. Anni di silenzi, depistaggi, pressioni ai massimi livelli (anche dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano), qui documentati, finalizzati a intimidire e a bloccare le indagini. Ora, dopo questa prima sentenza che si può dire storica, le istituzioni appaiono più forti e possono spazzare via per sempre il tanfo maleodorante delle complicità e della convivenza segreta con la mafia.

“L’ITALIA NELL’INCUBO DELL’APARTHEID GIURIDICO”

Il comunicato della Presidente nazionale ANPI, Carla Nespolo, a seguito dell’approvazione definitiva, con voto di fiducia, del decreto sicurezza e immigrazione

Con l’approvazione del decreto sicurezza si stravolge di fatto la Costituzione e l’Italia entra nell’incubo dell’apartheid giuridico. È davvero incredibile che sia accaduto un fatto simile, che sia stato sferrato un colpo così pesante al diritto di asilo, all’accoglienza, all’integrazione. A un modello che ha portato ricchezza e convivenza civile a quelle comunità che hanno avuto la responsabilità e il coraggio di sperimentarlo. Questa legge, oltretutto, non risolve affatto il problema del controllo dell’immigrazione clandestina, bensì l’aggrava – come stanno denunciando in queste ore non pochi Sindaci, anche del M5s – con un carico di lavoro per i Comuni insopportabile. Non si può restare inerti. Non ci si può rassegnare a questo declino, alle pratiche ignobili contro la vita e la dignità dei migranti cui dovremo assistere. Facciamo appello alle coscienze delle cittadine e dei cittadini: che l’indignazione sia permanente, che non manchi occasione di riempire piazze e strade per un’Italia autenticamente umana. Facciamo appello alle forze politiche democratiche: basta divisioni, discussioni stucchevoli, rese dei conti. È ora di una straordinaria assunzione di responsabilità. Di organizzare una resistenza civile e culturale larga, diffusa, unitaria. L’ANPI c’è e con lei tante associazioni che continuano nel loro quotidiano lavoro di stimolo sociale e costituzionale. L’umanità al potere! Adesso.

Carla Nespolo – Presidente nazionale ANPI

Roma, 29 novembre 201822_ottobre.jpg.742x742_q85

Si allunga il tragico elenco dei morti sul lavoro

Purtroppo è morto oggi a Catania  il giovane ventunenne Davide Calogero. Ricoverato giorno 16 novembre al centro Grandi Ustioni dell’ospedale Cannizzaro di Catania con ustioni di terzo grado a seguito della fiammata che lo aveva colpito presso la “ Ro.fe.me” ( Rottami ferrosi e metallici). Aveva portato le ferraglie raccolte nelle strade. Era la sua precarissima e poverissima attività quotidiana.

Un mese addietro, il 26 ottobre,  un lavoratore catanese ( residente a Mascalucia)  di 55 anni Gaetano Alessi Batu è morto nel suo luogo di lavoro a Belpasso – industria di pietra lavica -, schiacciato da una grande lastra di pietra lavica.

Come riportato dal sito  “ Osservatorio indipendente di Bologna morti sul lavoro” che aggiorna quotidianamente sui lavoratori morti a seguito di infortunio nei luoghi di lavoro, in SICILIA dall’inizio dell’anno ad ora sono morte 38 persone: Palermo 9, Agrigento 5, Caltanissetta 3, Catania 7, Enna 3, Messina 4, Ragusa 3, Siracusa 2, Trapani 2.

In i ITALIA, dal 1° gennaio, sono morti 654 lavoratori e lavoratrici. Escluso i deceduti in itinere ( durante gli spostamenti sulle strade).

UNA IMMENSA STRAGE! La sicurezza nei luoghi di lavoro continua ad essere, in maniera sempre più crescente, una drammatica questione nazionale, assolutamente prioritaria.

Eppure nel cosiddetto “Decreto Sicurezza”, in procinto di essere votato definitivamente  nella Camera dei Deputati, non c’è nulla a questo riguardo. Già, chissà perché!…..eppure il decreto legge si chiama proprio “SICUREZZA”.

Il Ministro del Lavoro Luigi di Maio che dice? Che pensa?

( Domenico Stimolo)

Martedì, 27 novembre 2018vittime del lavoro

25 Novembre: giornata contro la violenza sulle Donne

 

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23-25 novembre 2018
La Ragna-Tela
Rete femminista catanese di donne e uomini affinché ogni violenza
sessista abbia fine

Iniziative inerenti alle Giornate internazionali contro la violenza
maschile alle donne

Venerdì 23 Novembre 2018, ore 10-13
Manifestazione al Cara di Mineo per denunciare il fenomeno della tratta
e l’induzione alla prostituzione delle donne migranti
Partenza in auto da Piazza Paolo Borsellino (Alcalà) ORE 9.00

Venerdì 23 Novembre, ore 16,30
Presentazione del libro
 Maternità. Surrogata? Nel bazar della vita: il
prezzo di un figlio? Trattabile. di Daniela Danna. Ne discutono con
l’autrice Teresa Consoli, Mirella Clausi. Coordina Sara Crescimone
Messina. Aula A1 di Scienze Politiche, via Gravina 12-Catania

Domenica 25 Novembre, Catania piazza Stesicoro ore 9.30 -13
Le donne al centro. “Red Carpet”di affermazione e di denuncia:
espressioni poetiche, musicali, performance artistiche, esposizione
della mostra: “La rotta delle sirene”

Verrà allestito a cura di Femministorie, un banchetto di raccolta firme
per dedicare una via di Catania alle donne che hanno subito il femminicidio.

La Ragna-Tela: La Città Felice, LILA Catania, Ass.ne Penelope:
coordinam. solidarietà sociale,  Sezione PCI Olga Benario, COBAS Scuola,
SUNIA Catania, Centro Koros, ANPI Catania, ANPI Sicilia, Comitato No
Muos No Sigonella, Mamme No Muos Caltagirone, Animal Thèatron, Rete
antirazzista catanese, CDC: Coordinamento Democrazia Costituzionale
Catania, Africa Unita, Comitato popolare Antico Corso, AGEDO, Mama
Kreis, Comitato No Pua, Comitato abitanti di Piazza Federico di Svevia,
Catania Bene Comune, Uomini contro la violenza maschile alle donne,
Metis Catania counseling filosofico.
Aderiscono: Femministorie, UDI Catania, NUDM Catania, UICI (Unione
italiana Ciechi e Ipovedenti) Sezione provinciale di Catania, CPO
Colapesce, GAPA, I Siciliani Giovani, Federazione catanese PRC,
Dipartimento politiche di genere CGIL Catania

                          “RED CARPET”
DI AFFERMAZIONE E Di DENUNCIA
Anche oggi incessantemente CI SIAMO e incessantemente AFFERMIAMO la
sapienza, il principio e l’equilibrio femminile in merito alla
conduzione del mondo, per il bene delle donne, degli uomini e per tutto
l’esistente…
SIAMO con le migliaia di donne solidali del movimento mondiale MeeToo,
che hanno spaccato il fronte maschile, denunciando gli abusi e i ricatti
sessisti di uomini potenti che pretendevano di usare indiscriminatamente
il loro corpo.
DENUNCIAMO al contempo, la cultura misogina e il sistema patriarcale
nell’ intento di ridurre a “merce” la sessualità e la potenza
riproduttiva delle donne.
Nel mondo, milioni di donne, ragazze e bambine, schiacciate da
condizioni di sub cultura o povertà estrema, sono costrette a matrimoni
forzati e allo sfruttamento sessista!
DENUNCIAMO i femminicidi, gli stupri, la tratta delle donne migranti, lo
strazio delle vite negate di donne prostituite e di quelle piegate
all’esposizione pornografica dei loro corpi e all’affitto del proprio
utero.
RIFIUTIAMO con fermezza ogni strategia adottata dalla cultura
patriarcale e misogina per umiliare e minare l’immagine delle donne, la
loro forza, la loro soggettività.
Catania 25 novembre 2018

Catania, Venerdi 23 novembre presidio contro il razzismo ed il decreto Salvini!

Venerdì 23 novembre ore 17,30

Presidio in via Etnea, angolo via Prefettura

 

locandina 16 settembre

L’incoraggiante riuscita della manifestazione nazionale del 10 a Roma (oltre 100.000 partecipanti) può contribuire ad una ripresa del protagonismo dei migranti nella difesa dei propri diritti di cittadinanza violentemente attaccati da leggi sempre più liberticide, dal Daspo urbano e dal “codice di condotta” di Minniti al delirante decreto Salvini.

Il decreto Salvini parte da un assunto falso e cioè che coloro che hanno diritto alla protezione umanitaria siano dei “falsi profughi”. Questo perché scappano da paesi nei quali “non c’è nessuna guerra”, come ripete ossessivamente. Il diritto a ricevere protezione, però, non è subordinato all’esistenza di guerre nel paese dal quale si scappa, ma alla storia individuale del richiedente asilo. L’articolo 10 della nostra Costituzione prescrive infatti che ha diritto d’asilo in Italia il cittadino straniero «al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana». Il decreto Salvini, al primo articolo, cancella la protezione umanitaria (in vigore in 20 paesi su 28 dell’Unione Europea) e la sostituisce con un coacervo di altre protezioni, confusionarie, di difficile interpretazione e quindi di difficile applicazione. Partendo sempre dal medesimo assunto, la seconda applicazione non poteva che essere la cancellazione del Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar), e cioè il sistema di accoglienza pubblico che offre maggiori garanzie dal punto di vista della presa in carico della persona e della sua autonomia. Lo Sprar non esisterà più perché verranno espulsi dal sistema tutti i richiedenti asilo, anche coloro che sono considerati vulnerabili: «i disabili, gli anziani, le donne in stato di gravidanza, le vittime della tratta di esseri umani, le persone affette da gravi malattie, le persone per le quali è stato accertato che hanno subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o legata all’orientamento sessuale, le vittime di mutilazioni genitali». Dallo Sprar verranno espulsi anche coloro che saranno titolari delle sei fattispecie che sostituiranno la protezione umanitaria. Tutti questi soggetti sono destinati a strutture di fatto affidate ai privati, sulle quali si sono concentrati scandali e indagini, a partire dai Cara (vedi la vergognosa realtà del megaCara di Mineo) e dai Cas. Nello Sprar resteranno solamente titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati. Tra eliminazione della protezione internazionale, smantellamento dello Sprar, investimento nelle espulsioni il finale sembra già scritto: maggiore irregolarità, più persone che cadranno in situazioni di marginalità. Per concludere, in spregio alla mobilitazione per lo ius soli, che negli anni scorsi ha percorso l’Italia, il decreto estremizza il concetto di ius sanguinis, introducendo la «revoca della cittadinanza», da applicarsi a chi compie reati connessi con il terrorismo.Pensare che la cittadinanza sia una concessione allo straniero e non un diritto da riconoscere svela il disegno di fondo: uno straniero non potrà mai essere veramente italiano perché non ha ”sangue italiano”. Infine, un altro mostro giuridico: al richiedente asilo che dovesse essere investito da un procedimento penale per ipotesi di reato legate alla sicurezza dello Stato (non condannato!) viene bloccato l’iter per il riconoscimento dell’asilo ed è tenuto ad abbandonare il paese. Si configura in primo luogo una violazione dell’art. 27 della Costituzione secondo il quale “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Sono chiari dunque i profili di incostituzionalità e la volontà di fare a pezzi la parte migliore rimasta del sistema di accoglienza, per investire decisamente sulla gestione emergenziale e straordinaria che negli anni ha coinvolto la criminalità organizzata nel megabusiness della pseudo-accoglienza. Ed è proprio esasperando fratricide guerre fra poveri ed ai poveri che l’attuale ministro dell’Interno ha costruito e visto crescere il proprio consenso. Consideriamo una grave provocazione il recente sequestro della nave umanitaria Aquarius per un’inchiesta sullo “smaltimento illecito di rifiuti”.

A Catania le comunità migranti hanno lottato per anni contro la sanatoria-truffa e l’estate scorsa in migliaia abbiamo manifestato contro la micidiale agenzia europea Frontex e per la liberazione dei 177 migranti sequestrati nella Diciotti. In una città saccheggiata da un’imprenditoria vorace, clientele, potere mafioso, privatizzazioni dei beni comuni, sta per arrivare l’inverno ed aumentano sempre più i senza fissa dimora, sia migranti che catanesi, abbandonati e perseguitati da un’amministrazione oramai in dissesto (che però rinnova il comodato d’uso gratuito per 3 anni dell’ex monastero S. Chiara a Frontex). Costruiamo, uniti ed indivisibili, una nuova stagione di mobilitazioni autorganizzate ed antirazziste  per riprendere in mano il nostro futuro.

 

 

La storia siciliana ce l’ha insegnato: Emigrare non è reato!

No a Frontex, No a Salvini, la nostra Europa non ha confini!

                                                                     Rete Antirazzista Catanese            

ANPI Catania: 19 Novembre, corteo contro il razzismo

Il Colore del Rispetto – Il Diritto di essere Umani

Lunedi 19 Novembre scendiamo in piazza a Catania ( corteo da Villa Bellini – ore 18.00 – a piazza Università ),

Semplici cittadini insieme a tante realtà associative e sindacali del territorio, per far sentire la nostra voce contro la deriva violenta, qualunquista e incivile che il nostro Paese sta prendendo, e che purtroppo è ormai sdoganata a tutti i livelli, da quelli mediatici a quelli istituzionali.

Nel dibattito pubblico è sempre più frequente e incondizionato l’uso di un linguaggio offensivo, razzista, sessista, denigratorio, irrispettoso della dignità di ogni gruppo sociale e di ogni singola persona, diffuso ormai anche in ambienti istituzionali, come è successo anche a Scandicci in questi ultimi giorni.

È il chiaro segno della degradazione dei rapporti sociali, ed è strumento purtroppo attivo di disgregazione della comunità civile. Di fronte a questi comportamenti, lo stesso silenzio rischia di divenire nei fatti un atteggiamento complice e corresponsabile.

Riteniamo quindi necessario e urgente organizzare una manifestazione pubblica, nella convinzione che la società non è più disposta a tollerare questo stato di cose e sia necessario opporsi a questo livello di violenza verbale, terreno nel quale violenze assai più gravi affondano le radici.
Non possiamo abbandonarci alla corrente qualunquista, violenta e incivile sdoganata ormai da tempo e divenuta sempre più “normale”. Niente è dato per sempre, niente è conquistato una volta per tutte. Ogni individuo, gruppo, ogni comunità, ogni generazione, partecipa continuamente alla ridefinizione di ciò che siamo. Noi non ne siamo esenti.

Invitiamo quindi tutte e tutti a una testimonianza collettiva e attiva, per demolire le barriere create tra le persone da tali atteggiamenti e rilanciare il desiderio di convivenza civile, nel segno del rispetto dei diritti e della dignità di tutti.

Per questo promuoviamo, insieme a tantissime realtà associative e sindacali del territorio, la manifestazione del prossimo lunedì 19 Novembre 2018 che alle 18 partirà dalla villa Bellini e si concluderà a Piazza Università, perché proprio da qui si levi una voce forte e netta contro la barbarie del nostro tempo, barbarie che dal linguaggio – e purtroppo lo stiamo vedendo sin troppo bene – si propaga rapidamente ai rapporti sociali e alle decisioni politiche!
ABBIAMO TUTTI LO STESSO COLORE
PERCHÉ ABBIAMO TUTTI LO STESSO DIRITTO AL RISPETTO!

ANPI Caltanissetta: Presentazione del libro su Placido Rizzotto

46012280_10217864030263084_999684132411801600_nVENERDÌ 16 NOVEMBRE alle ore 18:30 presso la LIBRERIA UBIK
Via J.F. Kennedy 9/11 Caltanissetta
PRESENTAZIONE DEL LIBRO
“PLACIDO RIZZOTTO. DAI FASCI DEI LAVORATORI ALLA STRAGE DEI SINDACALISTI” di Carmelo Botta e Francesca Lo Nigro (Navarra Editore)

In Sicilia il processo di emancipazione dei lavoratori e la riforma agraria sono stati essenzialmente una lotta contro la mafia. Attrverso la ricostruzione storica del movimento contadino dai Fasci siciliani dei lavoratori, il lavoro di Carmelo Botta e Francesca Lo Nigro ripercorre le tappe salienti di tale processo, ossia delle lotte dal basso contro un sistema feudale-latifondista-mafioso.
Placido Rizzotto (1914-1948) è divenuto simbolo di questo percorso, dei sessanta dirigenti sindacali e delle centinaia di contadini “senza nome trucidati in Sicilia per il loro impegno politico e sociale.
Così come aveva raccolto il testimone, il sindacalista corleonese lo consegnò a sua volta a Pio La Torre e a Carlo Alberto Dalla Chiesa, protagonisti attivi di una Sicilia resistente.
La vita e la morte di Placido Rizzotto fanno parte di un contesto che le pagine di questo libro ci restituiscono offrendoci la possibilità di dieventare testimoni di vicende e storie che, in maniera più o meno diversa, si presentano ai nostri occhi e alle nostre coscienze ancora oggi. Uno strumento di memoria che ci guiderà nella comprensione e nella costruzione del presente.

Presentano:
– Claudia Cammarata (Presidentessa di Attivarcinsieme Circolo Arci di San Cataldo)
– Carmelo Botta (Autore)
– Francesca Lo Nigro (Autrice)
– Michelangelo Ingrassia (Autore della prefazione)

Informazioni sugli autori:
Carmelo Botta è docente di filosofia e storia nei licei. Ha realizzato progetti didattico-educativi per la tutela dei diritti umani e della lotta per la legalità. Ha orientato il suo studio e le sue ricerche nel settore della didattica e della storia. E’ Consigliere dell’associazione “Scuola e Cultura Antimafia”. Collabora con il “Centro per la ricerca, lo studio e la documentazione” delle Società di Mutuo Soccorso.

Francesca Lo Nigro vive e lavora a Palermo, è dirigente scoltastica. Ha sempre lavorato impegnandosi in percorsi formativi e didattici relativi ai diritti umani, al recupero del disagio adolescenziale, alla legalità. E’ consigliera dell’associazione “Scuola e Cultura Antimafia”.