Categoria: Iniziative

Le donne nissene nella Resistenza partigiana

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Negli ultimi anni grazie all’impegno profuso dal Comitato Provinciale ANPI di Caltanissetta coordinato dal presidente Giuseppe Cammarata, con l’ausilio delle diverse sezioni ANPI locali del territorio nisseno, stanno emergendo parecchie storie di uomini e donne che hanno dato un contributo notevole alla storia della resistenza partigiana nel nord e centro Italia.

In questo mosaico di storie e testimonianze troviamo anche delle donne che hanno partecipato attivamente nella Resistenza con il ruolo di staffette partigiane, rompendo cosi il dogma patriarcale, che vedeva la donna come semplice custode del focolare domestico.

Molte donne e ragazze adolescenti portavano a termine delle missioni speciali in favore del movimento della Resistenza: garantivano i collegamenti tra le brigate e mantenevano i contatti tra i partigiani e le famiglie e, quando l’unità partigiana arrivava in prossimità di un centro abitato, entravano per prime in paese, per assicurarsi che non vi fossero nemici e dare il via libera all’avanzata dei compagni.

Tra le donne nissene possiamo ricordare:

CAMMARATA Adele, nata a San Cataldo (Caltanissetta) il 28.10.1899, partigiana combattente nel Lazio nella Formazione “Banda Vespri” dal  9 settembre 1943.

CRAPANZANO Angela in Turco   nata a Gela ( Caltanissetta)  il 30.09.1919, patriota combattente in Piemonte nella 1^ Divisone Langhe dal maggio 1944, nome di battaglia “ Gina”.

NOTO Vincenza nata a Mussomeli ( Caltanissetta), emigrata in Piemonte. Partigiana dal giugno 1944, Divisione Mat. Davito, morta il 26/10/1944.

PUZZO Angela nata a Gela ( Caltanissetta) il 3/01/1905. Partigiana in Piemonte dal novembre 1944, 2a Divisione Valle Aosta 183a Brigata.

TALLUTI  Giovanna nata a Caltanissetta  il 4.09.1897, partigiana in Piemonte, 34a Brigata RG SAP Bocca.

LEPORE  Antonia, nata nelle Marche ma è vissuta per parecchi anni nel comune di Riesi. Una ragazza adolescente che diventa inconsapevolmente staffetta partigiana,  solo dopo aver salvato il partigiano riesino Giovanni Sanfilippo da un imboscata dai tedeschi. Un esperienza che li unisce per tutta la vita fino a diventare marito e moglie dopo la guerra.

La storia di quest’ultima donna è stata scoperta dall’ANPI Riesi con l’ausilio dei famigliari del partigiano Giovanni Sanfilippo che hanno deciso di raccontare la loro storia d’amore nel libro Resistenti, storie di antifascisti, partigiani e deportati di Riesi che sarà presentato a Riesi, giorno 21 agosto alle ore 20.00 presso la CGIL in Via Principe Umberto n.21.

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Noi siamo pronti, e voi? di Ottavio Terranova

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Ottavio Terranova, presidente ANPI SICILIA

Chiedere all’ANPI un impegno ulteriore per la difesa della nostra Costituzione e dei valori conquistati con la lotta di Resistenza, ci onora e l’ANPI sarà come sempre impegnatissima su questo fronte democratico.

Ma è più che mai indispensabile difronte all’attuale deriva antidemocratica e al gravissimo tentativo autoritario che non è di un uomo solo in Italia e in Europa, la ricomposizione di un impegno di tutti, Associazioni, Partiti, Sindacati ,di uomini, donne liberi e della migliore cultura che amano il nostro paese, un grande nuovo comune impegno. che forse non si chiamerà come qualcuno ci chiede, ” Comitato Nazionale di Liberazione” ma IMPEGNO DI POPOLO ITALIANO, che sappia respingere ancora unitariamente, il vecchio e nuovo fascismo, ogni forma di populismo e di razzismo, che stanno portando allo stravolgimento dei valori della nostra Costituzione.

L’Italia migliore non può e non deve dimenticare il sacrificio e l’impegno di tantissimi Italiani che morirono e lottarono per sconfiggere il nazifascismo e dei tanti suoi terribili crimini .

Anche dopo la Liberazione, tanti Partigiani Italiani continuarono a lungo a tenere alti sentimenti di impegno e libertà, portarono e portano ancora con giovani e antifascisti la bandiera dell’ANPI, simbolo di libertà e di irrinunciabile impegno.

 

Ottavio Terranova

Ricordiamo la strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema del 12 agosto 1944

La nota del sindaco

Memoria di una superstite

ANAGRAFE NAZIONALE
ANTIFASCISTA

Cara cittadina, caro cittadino,

ieri a Sant’Anna di Stazzema è stata una invasione di persone ed istituzioni che ci hanno voluto testimoniare la loro vicinanza in un momento in cui i nostri valori sono derisi e sono sotto attacco. Abbiamo risposto a chi divide le persone per il colore della pelle nelle mense, nei luoghi di lavoro, che vuole togliere i giornali dalle biblioteche, schedare gli insegnanti e costruire muri con una grande iniziativa di inclusione e di pace, che muove dalla memoria e che guarda al futuro.

È finito il tempo di essere indifferenti ed è giunto il momento che ciascuna e ciascuno di noi si rimbocchi le maniche per fare qualcosa: il tempo dell’attesa è finito da un po’ ed è giunto il momento di agire. Sant’Anna di Stazzema è diventato un luogo di incontro e di dialogo a livello europeo: e siccome nell’antifascismo stanno gli anticorpi contro il ritorno di nazionalismi, razzismi, discriminazioni, dico che Sant’Anna è la capitale antifascista d’Europa.

Ogni giorno dell’anno sia quello in cui facciamo qualcosa per affermare i nostri valori, ogni giorno dell’anno sia come il 12 agosto, quando memoria ed impegno per il futuro si incontrano. 

Il Sindaco di Stazzema

Maurizio Verona

 

 

10 agosto: anniversario della morte di Carmelo Mio, partigiano di Paternò   Omaggio ad un catanese. Democratico, libero e galantuomo

A tredici anni dalla Sua scomparsa ( 10 agosto 2006) è’ doveroso ricordare il prof. Carmelo Mio, presidente, dal 1993 fino alla morte, dell’ANPI di Catania, componente del Consiglio Nazionale.

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Carmelo Mio alla manifestazione del 25 Aprile 2005.

Un uomo stimato, schietto e  onesto, leale nello sguardo e nei portamenti. Sempre cordiale e pacato nella sfera delle relazioni sociali. Scevro da beceri strumentali condizionamenti e da vili  tornaconti personali.

Un vero democratico galantuomo.

Manteneva un’espressione rigorosa nel contegno,  intristita ancor più,  dopo l’improvvisa morte dell’amata e giovane figlia, avvenuta non molti anni addietro.

Un vecchio socialista, ex partigiano, che dall’alto della sua saggezza, sostenuta da un grande cuore democratico e dagli 87 anni portati con grande dinamismo e lucidità intellettuale, elargiva amore per la vita, per la natura,  per i giovani e i per i valori supremi della libertà.

Coltivava la  “visione” di un mondo migliore, più giusto ed egalitario. Per un’Italia che, memore sempre, del sacrificio dei tanti partigiani uccisi durante la lotta di Liberazione, potesse alfine meglio realizzare, in maniera più equa, ampia e partecipata,  i principi di libertà, giustizia, democrazia e solidarietà.

 

Era nato nel 1919 a Paternò. Diplomatosi a Catania, si era iscritto alla facoltà di lingue orientali nell’Università di Napoli. Iniziata la guerra europea di aggressione fascista, fu costretto, “ chiamato alle armi”, a interrompere gli studi. Nel 1941 frequentò il corso allievi ufficiali.

All’ armistizio dell’8 settembre 1943 si trovava militare a Fossano (Prov. di Cuneo). Dopo diversi mesi vissuti in clandestinità in vaie località piemontesi si aggregò nelle Brigate partigiane garibaldine. Operò in Valsesia (Piemonte) e contribuì alla Liberazione.

Finita la guerra,  liberata l’Italia, fu costretto dalle necessità della vita ad emigrare al Nord;  insegnante, per diversi anni e in diverse località ( Paternò, Svizzera, Milano), di educazione fisica.

Agli inizi degli anni 60, non più giovane,  coronò il suo antico amore e sogno, acquisendo la laurea in lingue straniere.

Ha educato per diversi decenni in varie scuole superiori del catanese, lasciando condiviso apprezzamento ed affetto,  diffondendo tra i giovani la lingua a lui cara ( il dolce francese),  e l’amore per la democrazia e la libertà.

Terminato l’insegnamento, per i raggiunti limiti d’età, continuò a frequentare i luoghi scolastici, invitato sempre nel corso di tutti i restanti anni,  per portare agli studenti delle scuole , della provincia catanese e della Sicilia, testimonianza diretta sulla memoria storica e  sugli  ideali della Resistenza. Riferiva sugli “anni bui” della dittatura fascista ed esponeva in modo semplice e chiaro sull’importanza suprema delle libertà riconquistate, da difendere permanentemente a testa alta; sulla necessità di attuare, inserendole nel contesto dell’oggi, i valori rivendicati durante la fase liberatoria della lotta partigiana,  indirizzandoli  in particolare,  al conseguimento  della Pace nel ripudio della guerra,  al raggiungimento della giustizia e dell’equità dei benefici tra i cittadini e tra i popoli, alla solidarietà, alla tolleranza, all’accoglienza.

Per tanti anni, in occasione della ricorrenza del 25 Aprile –festa della Liberazione –  la sua presenza rappresentò il momento centrale del comizio finale della manifestazione catanese.

Con il fazzoletto tricolore dell’Anpi cinto al collo,  interveniva con voce calma  e serena, sfogliando con pudore, senza mai scadere nella retorica,  i pochi fogli preparati per l’intervento, trascritti a mano in un piccolo quadernetto.

“Raccontava”, in maniera dolce e attraente, da uomo antico e saggio  in quanto portavoce diretto di testimonianza degli eventi e ancora traboccante  di civiche e democratiche passioni, rivolgendosi in particolare ai tanti giovani presenti, della necessità di tenere sempre alti i valori dell’antifascismo, della  Resistenza, della Lotta di Liberazione, del ricordo dei tanti, uomini e donne, molti i catanesi, che avevano scarificato la vita; dell’impellente necessità di rendere operativi i principi e i diritti di giusta cittadinanza, fondanti della nostra Repubblica, nata dopo la liberazione della Patria.

Già, lui, ancora  ben memore  della cultura di liberazione partigiana che contribuì in maniera determinante a sconfiggere il fascismo e a cacciare l’occupante esercito nazi-tedesco, chiamava l’Italia, Patria, considerandola luogo universale per tutte le libere e civiche convivenze.

Il suo prevalente pensiero era sempre rivolto alle nuove generazioni, al fine di lasciare il testimone della memoria di un tragico e non lontano passato  e il contributo proficuo per costruire un mondo migliore.

Lettera di Memoria e Libertà

ANPI RIESI: presentazione del saggio storico Resistenti.

Giorno 21 agosto 2019 a Riesi viene presentato un nuovo libro sulla storia della seconda guerra mondiale: “Resistenti, storie di antifascisti, partigiani e deportati di Riesi”. Un saggio storico curato da Giuseppe Calascibetta, e promosso dal Comune di Riesi e dell’ANPI provinciale di Caltanissetta.

Un progetto che ha avuto inizio nel 2008, grazie all’impegno del prof Rosario Riggio e che adesso trova attuazione con la presentazione del volume presso la CGIL di Riesi con la presenza del sindaco del Comune di Riesi, Salvatore Chiantia del  segretario provinciale CGIL Caltanissetta, Ignazio Giudice, del segretario della  CGIL Riesi,  Filippo Marino e  Attilio Gerbino curatore della mostra artistica dal titolo: “RiESISTENTI”.

Un percorso artistico culturale che viene riproposto per fare conoscere più da vicino i volti e le storie che ruotano attorno alla resistenza, all’antifascismo e alle storie dei deportati nei campi di prigionia.

Tre queste compiano la storie del famoso artista riesino, Filippo Scroppo che è stato un partigiano, intellettuale antifascista e in affermato artista a livello internazionale; le cui opere sono esposte nei principali musei nazionali. Oppure la storia della prima e unica staffetta partigiana riesina: Antonia Lepore, una donna che ha aiutato in prima linea i partigiani.

Una storia, tante storie  di riesini che si sono distinti nella della seconda guerra mondiale ripescate attraverso diari, racconti, testimonianze, foto e documenti ufficiali, per dare dignità e valore alle loro storie.

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Copertina del libro Resistenti

ANPI MUSSOMELI:«Salvare vite non può essere un crimine»

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«Salvare vite non può essere un crimine». È questo il titolo di «Discorsi in Controcanto», l’incontro-dibattito, organizzato dall’ANPI «Bella Ciao» e dalla CGIL Camera del Lavoro e giunto alla seconda edizione.
Il tema centrale di quest’anno è dedicato alle ONG e al loro operato nelle acque del Mediterraneo. Fausto Melluso, esponente di Mediterranea, ci porterà il suo punto di vista e le sue testimonianze. Con Giovanni Annaloro, avvocato dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, proveremo a capire come cambia il diritto all’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo dopo il recente decreto sicurezza-bis. Don Alfonso Cammarata, assistente spirituale dell’ufficio migranti di Caltanissetta, ci parlerà della funzione che le associazioni ecclesiastiche svolgono in tema di accoglienza. Introduce Giuseppe Alessi. Durante il dibattito promuoveremo una raccolta fondi per Mediterranea.

L’appuntamento è per lunedì 19 agosto presso il Chiostro Monti a partire dalle ore 18:30.
Alla fine dell’incontro sarà offerto l’aperitivo.
L’invito dell’ANPI «Bella Ciao» di Mussomeli è rivolto a tutti.

12 agosto: 76° anniversario   della strage nazista a Castiglione di Sicilia, sedici gli uccisi

castiglioneIl 12 agosto a Castiglione di Sicilia – comune montano con settemila abitanti –  si scatenò la furia nazista. Una divisione tedesca, dopo  furenti combattimenti, si ritirava da Randazzo ( altro comune montano dell’area nord dell’Etna, trasformata in piazzaforte dalle truppe italiane-tedesche, rimasto interamente distrutta dai terrificanti bombardamenti aerei effettuati dagli Alleati a partire dal 13 luglio).

Quella mattina un contingente tedesco entrò nel paese preceduti da un carro armato. Senza “ragione”, solo per sfizio omicida, iniziarono a sparare contro le case e le persone che si trovavano per le strade. Un’azione lunga e meticolosa che riguardò tutto il paese. Consumarono una vera e propria attività di perverso assassinio e di ladrocinio di massa. Moltissime case furono colpite dal fuoco delle mitragliatrici e dei fucili mitragliatori; razziando ed uccidendo.

Tantissime abitazioni furono devastate, depredate di tutti gli oggetti di valore. Pur di fronte all’enorme furore contro gli inermi un contingente di truppe italiane presenti a Castiglione, costituito da alcune decine di soldati, rimase inerte. Sedici cittadini rimasero uccisi dalla furia nazista:Giuseppe D’AmicoNicola CamardiFrancesco CannavòGiuseppe CarciopoloAntonino CelanoNunzio CostanzoGiovanni CrifòFrancesco Di FrancescoSalvatore Di FrancescoGiuseppe FerlitoVincenzo NastasiSalvatore PortaleSanto PurelloGiuseppe RinaudoCarmelo Rosano,Giuseppe Seminara. Circa venti i feriti.

Ancora non sazi delle loro atrocità, i tedeschi, in un clima di generale terrore, rastrellarono circa 300 persone, rinchiudendole in un grande ovile. Una delegazione, costituita da cittadini, da un ufficiale italiano, dall’arciprete Giosuè Russo, e dalla suora Anna Maria Casini – vera e propria eroina della tragica situazione, era pronta a morire in cambio della liberazione dei cittadini imprigionati – condusse una lunga e drammatica trattativa. L’ufficiale tedesco continuava a minacciare la fucilazione, asserendo che cinque soldati tedeschi erano stati uccisi dai civili, senza specificare il luogo. Il 14 agosto,  gli ostaggi, affamati e assettati, vennero rilasciati.

Gli atti documentali della strage giacevano nascosti nel famoso “armadio della vergogna” collocato in una sede giudiziaria militare assieme ai documenti – 695 fascicoli d’inchiesta – delle innumerevoli stragi fatte dai nazisti in Italia. Nessuno degli assassini dei inermi cittadini è stato mai perseguito dalla giustizia.

Una lapide posta nel Palazzo Municipale così recita: “Pacifici ed inermi cittadini senza colpa, barbaramente trucidati, uno ad uno, dalla furia irragionevole della belva tedesca, perivano il 12 agosto 1943”.

 

Lettera di Memoria e Libertà

Una Poesia contro il razzismo, di ieri e di oggi

Tanti sono i fatti e i misfatti che si sono consumati contro le persone che nel corso del tempo sono state costrette ad emigrare, dai loro luoghi nativi in altrettanti luoghi, in “patria” o nel cosiddetto estero. Per cercare esistenza, un destino migliore, fuggendo dalla fame e dalla sopraffazione.

In molti hanno perso la vita, uccisi, a seguito dell’odio rabbioso sollevato da vili mestatori, nullafacenti in arte e mestiere, professionisti della speculazione sulle sofferenze altrui, e di pratiche razziste dedicate ad oltraggiare l’altrui dignità umana.

Numerosi sono i cittadini provenienti dalle sponde italiche che nel corso del tempo, emigrati nei luoghi più vari dei cinque continenti ( assieme a tanti altri di diverso ceppo), per fame e disperazione, diventati “oggetti” di ludibrio, ghettizzazione ed assassinio.

O, diventati, schiavi, nell’esecuzione dei lavori più umili e faticanti. Pagando caro con il bene più prezioso, la vita, nelle “disgrazie” provocate dall’ingordigia altrui nei siti di lavoro. Proprio ieri si è commemorato il disastro di Marcinelle ( Belgio) avvenuto in miniera – 8 agosto 1956 -, provocando la morte di 262 lavoratori. Centotrentasei sono gli italiani, provenienti da: Molise, Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Veneto ( in memoria, per ricordare gli uccisi:

http://www.andarsenesognando.it/wp-content/uploads/2014/11/morti-marcinelle.pdf

Tanti gli eventi singoli dove gli italiani sono stati presi di mira dalla furia sovranista dei razzisti locali. Fatti ubriacare dalle miscele imbevute d’odio propagate a piene mani. Una cronistoria lunga centosessant’anni di storia ( per ricordare l’era più recente). Si mette a parte l’assassinio scientifico razzista operato contro tutti i “diversi” della propagata razza eletta da parte nazifascista.

C’è una bella poesia dell’insigne aedo siciliano Ignazio Buttitta ( nato a Bagheria – Palermo il 19 settembre 1899, morto a Bagheria il 5 aprile del 1997).

U RAZZISMU – Il razzismo. I versi sono belli e tragici, Si racconta la vita e la morte di un giovane italiano di Calascibetta ( Enna) ucciso in Germania a ventun anni , per odio razziale.

…..Sentite, che c’è proprio da udire, con il cuore e i sentimenti.

 da Ignazio Buttitta, Il poeta in piazza, Feltrinelli, Milano 1974-

( a seguire il testo in italiano)

Era unu di chiddi, e sunnu tanti,
i canuscemu di facci e di pirsuna;
ca partinu ca sorti d’emigranti
ncerca di pani e ncerca di furtuna;
e c’è cu i chiama zingari e cu i chiama
genti du Sud parenti da fami.

Era unu di chiddi du travagghiu
c’havia i manu ricchi e i vrazza sani;
e na ciuccata dintra senza scagghiu
senza muddìchi e né crusti di pani,
e la ciocca aggiuccata cu la vozza
vùncia di chiantu nni li cannarozza.

Era sicilianu e carni nostra
Nunziu Lìcari di Catinanova;
di picciriddu sucava culostra
nta scorcia di sò matri, comu ova;
di granni appi spini e appi chiova
ventu e timpesta e mai un’arba nova.

E da Germania, pi disfiziu e pena,
scrivìa littri d’amuri e di focu:
“Si manciu o bivu agghiuttu vilenu,
semu spartuti ma u me cori è ddocu.
Cca sugnu un straniu, carni senza prezzu,
sùcanu sangu e dunanu disprezzu”.

C’è cu ritorna e c’è cu non ritorna
e lassa l’ossa dintra li mineri;
cu chiudi l’occhi e chiudi li sò jorna
senza li figghi allato e la muggheri;
e c’è cu resta ddà mortu ammazzatu
di manu strania supra u nciacatàtu.

Unu di chisti fu Nunziu Lìcari,
ora a famigghia ci arrivanu l’ossa;
e i picciriddi c’aspettanu u patri
tàliano a casa e ci pari na fossa:
scrivìa littri, e ora a littra è iddu
ammazzatu nnuccenti e a sangu friddu.

Il razzismo

Era uno di quelli, e sono tanti,
li conosciamo di faccia e di persona,
che partono con il destino d’emigrante
in cerca di pane e di fortuna;
c’è chi li chiama zingari e chi li chiama
genti del Sud parenti della fame.

Era uno di quelli del lavoro
che aveva mani ricche e braccia sane;
una covata in una casa senza becchime
senza molliche e senza croste di pane;
e la chioccia accucciata con il gozzo
gonfia di pianto nella strozza.

Era siciliano e carne nostra
Nunzio Lìcari di Catenanova;
da bambino succhiava colostro
nel guscio della madre, come uova;
da grande ebbe spine ed ebbe chiodi
vento e tempesta e mai un’alba nuova.

Dalla Germania, avvilito per la pena,
scriveva lettere d’amore e di fuoco:
“Se mangio o bevo inghiotto veleno,
siamo divisi ma il mio cuore è con voi.
Qui sono un estraneo, carne senza prezzo,
succhiano sangue e mi danno disprezzo”.

C’è chi ritorna, c’è chi non ritorna
e lascia l’ossa dentro la miniera;
c’è chi chiude gli occhi e chiude i suoi giorni
senza i figli e senza moglie vicino;
e c’è chi resta lì morto ammazzato
da una mano straniera sopra il selciato.

Uno di questi fu Nunzio Lìcari,
adesso alla famiglia arrivano le ossa;
e i bambini che aspettano il padre
guardano la casa e gli pare una fossa:
scriveva lettere, ora la lettera è lui
ammazzato innocente e a sangue freddo.

 Il fatto di cronaca
Nella cittadina tedesca di Rosenheim, in Baviera, il lavoratore siciliano Nunzio Lìcari di Catenanova è stato ucciso, domenica scorsa, dal tedesco Bergauer, di 21 anni, che lo ha brutalmente assalito con pugni e calci lasciandolo moribondo sulla strada. L’assassino ha dichiarato alla polizia che non conosceva la sua vittima e che aveva commesso l’omicidio perché si era accorto che si trattava di un italiano. “Io – ha aggiunto – non posso soffrire gli stranieri”.
Il giornale bavarese “Muenchener Mercur” nel riportare l’avvenimento commenta che l’odio razziale, soprattutto contro gli italiani, è alla base del delitto. Nunzio Lìcari era padre di cinque figli e aveva avuto un passato di miseria.

( A cura di Domenico Stimolo)

 

Gregoretti: sbarco immediato per i naufraghi soccorsi dalla Guardia Costiera

Comunicato stampa – Dopo le ultime vicende che hanno coinvolto la Sea Watch e Mediterranea, assistiamo all’ennesimo atto illegittimo del governo operato sulla pelle di 130 naufraghi soccorsi in mare, questa volta da un’imbarcazione della Guardia Costiera.

Un anno fa veniva posto in essere il sequestro di 150 persone a bordo della nave Diciotti, facendo profilare gravissime responsabilità penali a carico del ministro dell’Interno,  il quale riuscì a sottrarsi ad un procedimento penale solo grazie al voto del senato che non concesse l’autorizzazione a procedere, e sulla cui immunità peraltro permangono seri dubbi di legittimità costituzionale, in relazione alla legge costituzionale n. 1 del 1989.

A differenza del caso Diciotti, oggi la nave Gregoretti è stata ormeggiata al porto di Augusta in zona militare, in modo da negare l’accesso e la visibilità ai giornalisti e alla società civile.

Mentre il Parlamento vota la conversione in legge del decreto Sicurezza bis che ha come scopo principale quello di criminalizzare il soccorso in mare – scrivendo una delle pagine più nere della sua storia – il governo diserta i vertici con gli altri paesi europei e bullizza persone vulnerabili per distrarre ancora una volta l’opinione pubblica dai fallimenti e gli scandali, per soddisfare il suo elettorato razzista e xenofobo. E tutto questo accade mentre si registra il tasso di mortalità nel Mediterraneo più alto di sempre.

Ci chiediamo come sia possibile che si continui a permettere un tale abuso delle istituzioni, una violazione così grave dei principi costituzionali e dei trattati internazionali. Ci chiediamo come sia possibile consentire che l’Italia e il resto dell’Europa siano i responsabili di queste stragi infinite. Tutto ciò non è più in alcun modo accettabile.

In queste ore è stato disposto lo sbarco dalla Gregoretti dei 16 minori non accompagnati.

Noi chiediamo che siano fatti sbarcare tutti immediatamente, senza aspettare oltre.

Catania 29.07.2019

Borderline Sicilia Onlus

Rete Antirazzista Catanese

I SOMMERSI annegati, i SALVATI rinchiusi nella nave

La storia ritorna , con sembianze mutate. I “Sommersi e i Salvati” è il titolo di un famoso libro di Primo Levi del 1986 “ sulla natura del male e sulla natura dell’uomo”. Una lucida analisi sulle “ragioni” che portarono allo sterminio di bambini, uomini e donne, nei Lager. Una strage accaduta in Europa. Nazisti e fascisti, con l’ausilio di molti scherani reclutati in parecchi paesi europei, si proclamarono “razza elettaprocedendo allo sterminio dei “diversi”.   “È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”. E’ questo l’insegnamento solenne!

Nelle vicende tragiche e recentissime che si sono svolte negli ultimi giorni nel mare Mediterraneo i SOMMERSI sono rappresentati dagli annegati, circa centocinquanta, che giacciono nei fondali marini. Decine di corpi sono stati recuperati, portati sulle spiaggi libiche e coperti con grandi teloni neri. Hanno la stessa composizione umana riportata da Primo Levi: bambini, donne e uomini. Sono i “resti” del contenuto umano di tre grandi barconi colati a picco, così per “malasorte”.

La drammatica novella – rapidamente scomparsa dai notiziari informativi – così è stata raccontata. Come se fosse una disgrazia ineludibile. Non ci sono, quindi, responsabilità politiche e sociali. E’ stato il triste fato, padrone dei destini e del mondo. Il fato è cieco ed incontrollabile, necessita l’abbandono e la resa. Mentre la “fortezza Europa” alimenta i respingimenti, innalzando “muri” sempre più alti.

E’ l’ultima strage di una lunghissima serie composta, in pochi anni, da decine di migliaia di persone. I “numeri” enunciati riguardano le vittime degli eventi noti. Poi, ci sono gli altri, gli scomparsi, mai da nessuno dichiarati. Ufficialmente non fanno parte del cumulo dei cadaveri, quindi non sono mai esistiti. Non sono compresi nelle statistiche mortuarie. Non hanno viso, nome, storia personale, sentimenti e desideri. La stragrande maggioranza degli affogati rientra in questa “categoria”. A pochissimi, di tutti, è stata riconosciuta un’identità. ….Tanto sono solo “ gli scarti del mondo”. La “contabilità riguarda solamente un piccolo  spicchio di mondo, quello più vicino all’Europa.

Eppure facevano parte dell’enorme schiera dei rifugiati, che fuggono a decine di milioni, dai tanti luoghi mondiali colpiti dalle guerre e dai moderni lager, dagli avanzanti disastri ambientali, dalla fame della desertificazione, dalle conseguenze delle  avide iniziative dei poteri dei paesi ricchi, o dal desiderio di avere una vita migliore. Nelle patrie costituenti l’Europa, per lo più, con disprezzo, vengono chiamati migranti. Rinnegando il pathos operativo  che ha costituito sempre, fin dai primordi,  la storia del nostro pianeta. E ancora ne è nerbo strutturale. Basta solo ripassarsi i recenti avvenimenti migratori esportati  dal nostro Paese.

SALVATI sono le 135 persone tenute a bordo della nave Gregoretti della Guardia costiera. Da ieri sera sono diventate 131 a seguito dello sbarco a Catania della famiglia di una donna incinta. Stante le decisioni del governo nazionale non possono sbarcare. Dicono di essere in “attesa di notizie di ripartizione” da parte della Comunità europea, mentre si sfugge dagli apposti incontri europei che dovrebbero stabilire nuovi criteri di suddivisione dei salvati.  Una ”scena”, sconvolgente e vessatoria degli Umani, che  specie nel corso dell’ultimo anno e mezzo si è ripetuta moltissime volte. Un trattamento, di rigetto al fondamentale principio di accoglimento dettato dalla Costituzione dalle Regole e dai Trattati internazionali, applicato metodicamente  nei riguardi dei Salvati da parte delle navi delle Ong o in dinamiche considerate “spettacolari” operate da navi della Guardia costiera.

Il caso della “Diciotti”  consumatosi nell’agosto dello scorso anno nel porto di Catania parla chiaro. Solo lo sdegno  e il richiamo ai valori civili e democratici costituenti  reclamati nella  forte mobilitazione popolare – dopo una settimana di presidio permanente, oltre5000 persone parteciparono alla manifestazione che portò, poi, nella notte, allo sbarco dei rifugiati – sbloccò  l’indegna situazione, con la fine della reclusione sulla nave dei rifugiati.

Sono rinchiusi nella nave! Umani che portano atroci dolori e sofferenze morali e materiali. Scampati alla morte! Hanno bisogno di immediata assistenza.

Cinquanta sono stati salvati da un peschereccio di Sciacca nella notte tra mercoledì e giovedì, dell’armatore Gaspare Giarratano….con la dichiarazione:   “ gente di mare non ne lascia naufraghi”. Poi trasbordati dopo 12 ore nella nave Gregoretti che aveva già a bordo  altri 85 rifugiati salvati da motovedette della Guardia di finanza. E’ un’affermazione fondamentale di pace e solidarietà, coerente con i valori democratici della nostra Repubblica.

La nave non ha avuto un porto assegnato dalle strutture italiane. Fino alla notte di sabato è rimasta davanti al porto di Catania, poi ha avuto il comando di recarsi ad Augusta, dove ha attraccato al molo dedicato alla struttura militare della Nato. Domenica, alle ore 9.00, il presidio “Porti Aperti” degli antirazzisti catanesi si è svolto al molo di levante del porto etneo.

Nella tarda serata di domenica i rifugiati non sono ancora sbarcati. Si sta organizzando la protesta di resistenza democratica, contro gli ululati razzisti che da molti mesi rimbombano forsennatamente a sfregio dei Diritti fondamentali, contro gli Umani e le Organizzazioni Umanitarie – ONG.

  • Lettera di Memoria e Libertà

La “Lettera” è dedicata alla memoria di Nunzio Di Francesco, partigiano catanese, sopravvissuto al lager di Mauthausen – deceduto il 21 luglio 2011