Categoria: Iniziative

Anche Messina celebra il Giorno della Memoria

fed50641-fbef-449a-9d01-b27e8ed805f8

Giornata della Memoria 2020 a cura di Domenico Stimolo

La “Lettera” di Memoria e Libertà

giorno-della-memoria

 

 

 

 “senza memoria non c’è futuro,

 per la democrazia, la pace e i diritti dei cittadini” 

 

Nota a cura di Domenico Stimolo.

 

Per contribuire a valorizzare i Percorsi e i Valori della Memoria fondanti dell’Italia democratica. Della Resistenza, della deportazione e dell’antifascismo. Dell’attualità.

Con particolare attenzione alla partecipazione catanese e  siciliana.

del   27 gennaio: Giornata della Memoria. Onoriamo i deportati siciliani.             

…La furia nazista si accanì con micidiale e sistematica  efficienza  anche contro le altre categorie di “diversi”: i dissidenti, gli oppositori, i disabili, i malati di mente, gli omosessuali, i testimoni di Geova, i rom e i sinti, gli slavi. Nell’ordine nuovo vagheggiato da Hitler, non c’era posto per la diversità, la tolleranza, l’accettazione, il dialogo……”

-intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla celebrazione del “Giorno della Memoria”. Palazzo del Quirinale, 24 gennaio 2019.

   

Il testo completo della ricerca,  può essere scaricato da qui: 

27 Gennaio, Giornata della Memoria_ Onoriamo i deportati siciliani

Lugubre Befana a Trappeto ( Palermo) di Forza Nuova

A S S O C I A Z I O N E   N A Z I O N A L E   P A R T I G I A N I   D ’ I T A L I A

COORDINAMENTO REGIONALE SICILIA
Ent e Mor al e D.L. n. 224 de l 5 apr il e 1945

COMUNICATO STAMPA

logo_anpi_og-891d0c496c3f

L’Anpi Sicilia condanna il gravissimo atto messo in opera da Forza Nuova, organizzazione politica di estrema destra, dichiaratamente fascista, a Trappeto ( Palermo) nella giornata del 6 gennaio.
Viene impudicamente profanata la festività della Befana, giornata di letizia, dedicata in particolare ai bambini, con l’obiettivo di strumentalizzare le infantili coscienze.
In un gazebo appositamente allestito sono state regalate ai bambini un centinaio di “confezioni”, evocando la festa, contenente dolciumi, rigorosamente impacchettati, in pieno stile “ventennio”, in calze di colore nero. Richiamando, quindi, platealmente, il lugubre colore che storicamente ha rappresentato la simbologia, gli stendardi, gli orpelli e le “camicie” in voga durante la dittatura fascista, utilizzati in tutte le
operazioni violente contro i cittadini democratici prima e nel corso della dittatura, ed esportate, poi, durante le operazioni di aggressioni e massacri operate durante le aggressioni belliche nei riguardi dei popoli europei ed africani.
Suscita civico e democratico sgomento apprendere che la calza era adornata con il fiocco tricolore, simbolo dell’ Unità nazionale e della Patria, calpestata e vilipesa dal fascismo e dal suo alleato nazista che in maniera infame occupò l’Italia seminando stragi e massacri tra la popolazione. Sconfitti dai patrioti partigiani che combatterono per riportare democrazie, libertà e giustizia, calpestate dai nazifascisti.
Esprimiamo totale disapprovazione dei comportamenti dei massimi rappresentanti istituzionali del paese di Trappeto, il Sindaco Salvo Cosentino e il vicesindaco Rosita Orlando, presenti alla manifestazione di Forza Nuova.
La nostra Repubblica è sorta dall’abbattimento del fascismo. Tutti i pubblici rappresentanti hanno l’obbligo di tenere comportamenti coerenti con i dettami e gli obblighi costituzionali.

Ottavio Terranova

Coordinatore regionale Anpi Sicilia, Vicepresidente Anpi nazionale

Palermo 7 gennaio 2020

 

Barcellona P.G. ( Me): 5 morti e due feriti….eppure la notizia dura poco in “prima pagina”.

Il 20 novembre alle ore 16.45 un gravissimo incidente sul lavoro ha funestato Barcellona Pozza di Gotto ( Messina). In località Cavalieri- Femmina un’esplosione in una fabbrica di fuochi d’artificio ha provocato la morte di cinque lavoratori e il ferimento grave di altre due persone.

Hanno perso la vita gli operai: Mohamed Taeher Mannai, 39 anni, Giuseppe Testaverde, 34 anni, Vito Mazzeo, 23 anni, Fortunato Porcino, 36 anni, e la moglie del titolare della fabbrica Venera Mazzeo, 71 anni.
Sulla dinamica stanno indagando gli organi inquirenti. Dai primi accertamenti emerge l’ipotesi che mentre a cura di una ditta esterna si stavano effettuando le attività per migliorare le condizioni di sicurezza del sito produttivo, conseguenti alle prescrizioni poste dalla commissione tecnica provinciale della Prefettura, – si stavano montando cancelli attorno alla struttura produttiva – scintille emesse da una saldatrice o flex hanno raggiunto un casotto contenente i materiali deflagrati.
Un drammatico evento, una strage di rilevantissime proporzioni. Per quello che risulta alla mia memoria è probabilmente, per numero di vittime, l’incidente più disastroso verificatosi in Italia nei luoghi di lavoro nel corso del 2019.
Cinque “nominativi”, costituiti dalle umane composizioni materiali, di sentimenti e speranze, sono stati cancellati dalle gioie della vita , dagli affetti e dalle famiglie.

Si aggiungono alla lunghissimo “elenco” fatto di lavoratori e lavoratrici che hanno perso la vita a seguito di infortuni sul lavoro nel corso del corrente anno: 1288 lavoratori (compresi i morti sulle strade e in itinere) di questi 639 sui luoghi di lavoro, come emerge dai dati aggiornati al 20 novembre a cura dell’Osservatorio Indipendente di Bologna).
Eppure la notizia “ in prima pagina” è durata molto poco. A parte alcuni quotidiani che ne hanno danno giusto risalto, nella giornata odierna a scorrere i più importanti telegiornali televisivi nazionali e i principali siti online informativi, la notizia è rapidamente scivolata…. verso il basso, diventando sempre più scarsamente evidente. La differenza la fa, è doveroso ricordarlo, il TG3 delle ore 14.15 che con grande spirito civile l’ha collocata come notizia di apertura.
Eppure, dato il gran numero di lavoratori che annualmente rimangono uccisi e feriti, la sicurezza nei luoghi di lavoro è la vera priorità nazionale!

E’ indispensabile fare prevalere nella coscienza comune di tutti i cittadini l’importanza fondamentale della garanzia dell’incolumità fisica e della salute delle lavoratrici e dei lavoratori.

Nel corso degli ultimi anni, in maniera premeditata, l’attenzione è stata fuorviata verso altre tipologie di “sicurezza” che, dato l’entità degli eventi, sono complessivamente marginali.

Ci troviamo di fronte ad una vera e propria emergenza. Il Parlamento, le strutture istituzionali, politiche e sociali hanno l’obbligo civile e democratico di attuare tutte le urgenti iniziative necessarie, in adeguati e trasparenti atti legislativi e nell’indispensabile risoluto incremento degli organi preposti al controllo.

Gli organi di informazione, per la potenzialità di rappresentazione, sono strumenti fondamentali di sensibilizzazione, divulgazione ed approfondimento sul tragico stato dell’arte in essere.

È necessario un deciso cambio di rotta. Mai più morti e mutilati nei luoghi di lavoro!

NEGATA LA DEPOSIZIONE DELLE PIETRE D’INCIAMPO. Vergognosa decisione al Consiglio comunale di Schio.

Comunicato ANED Nazionale Milano

 

La maggioranza di destra del Consiglio comunale di Schio ha bocciato una mozione presentata dal Pd per la deposizione di pietre d’inciampo davanti alle case nelle quali risiedevano i deportati della città morti nei campi nazisti.

Secondo Alberto Bertoldo di ‘Noi Cittadini’, lista di maggioranza del centrodestra in Comune, iniziative del genere “rischiano di portare di nuovo odio e divisioni. Lasciamo – ha aggiunto – che le vittime riposino in pace”. Renzo Sella, dello stesso gruppo consiliare, ha rincarato la dose: “Come possiamo pensare di ricordare solamente qualcuno, a discapito di altri?”.

Di fronte a decisioni di questo genere e a simili argomentazioni viene davvero da chiedersi fino a dove si spingerà la destra fascista in questo paese, se neppure le vittime dei Lager nazisti sono considerate meritevoli di memoria dai concittadini che indegnamente reggono oggi l’amministrazione comunale.

Nella zona di Schio e nel Vicentino centinaia di uomini e donne furono braccati, inseguiti, arrestati dai criminali in camicia nera per essere poi affidati agli alleati nazisti. Questi li hanno deportati e in grande maggioranza uccisi nei Lager.

Parlare del loro destino significherebbe parlare proprio delle responsabilità degli italiani in camicia nera nello sterminio di tanti italiani.

Forse è semplicemente di questo che i “Cittadini” di Schio hanno paura.

L’ANED esprime la propria condanna della posizione espressa a maggioranza dal Consiglio comunale di Schio. L’Associazione invia un pensiero commosso e grato alle vittime dei Lager nazisti che hanno dato la propria vita per conquistare quella libertà che gli amministratori di Schio utilizzano così male. L’ANED conferma la propria vicinanza e solidarietà ai familiari dei deportati, così oscenamente offesi dal voto della maggioranza del Consiglio comunale.

Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti

Milano, 27 novembre 2019

COMUNICATO STAMPA: Sulla rete eversiva nazista in Sicilia e in Italia

COMUNICATO STAMPA: Sulla rete eversiva nazista in Sicilia e in Italia

L’ANPI Sicilia esprime vivo apprezzamento per l’azione delle forze di polizia che hanno permesso di scoprire una rete eversiva, ramificata in varie città italiane, che intendeva attentare alla nostra struttura democratica e ai fondamentali valori costituzionali.

I diciannove indagati – tra questi due siciliani -, proclamatosi seguaci del nazismo e di Hitler, si ponevano l’obiettivo di costituire un cosiddetto “ Partito nazionalsocialista italiano dei lavoratori”. Suscita grande allarme il ritrovamento, durante le perquisizioni effettuate, di notevoli quantitativi di armi e di oggetti offensivi, oltreché di materiale propagandistico antisemita, xenofobo, inneggiante al nazismo.

Nel ringraziare la Procura di Caltanissetta per la gestione delle indagini rivolte ad impedire la “costituzione e partecipazione ad associazione eversiva e istigazione a delinquere”, indirizzate tra l’altro a colpire sedi dell’ANPI, comunichiamo la nostra più grande sorpresa nell’apprendere che nelle indagini sono coinvolti anche due siciliani individuando nella città di Enna legami eversivi di grande rilievo.

Ottavio Terranova – Vice Presidente nazionale Anpi

Palermo, 30 novembre 2019

A questa pagina il comunicato stampa della Presidente nazionale dell’ANPI

Nespolo: “L’ANPI non si fa intimidire da minacce di attentati. Le cittadine e i cittadini ci sostengano”

Una fila composta da 2381 autobus – lunga 54 chilometri – ha attraversato il confine

Mentre le destre gridano all’ “invasione” gli italiani continuano ad abbandonare l’italico suolo. E’ successo ancora l’anno scorso, 128.583 persone sono andati via dall’Italia. Se fosse stata una “gita organizzata” con spostamento in autobus al confine si sarebbe formata una coda lunga 30 chilometri.

Negli ultimi 13 anni le iscrizioni all’AIRE sono aumentate del 70%: + 2,2 milioni.
La falsificazione della realtà continua ad accadere in maniera sfrontata e violenta, specie negli ultimi anni. Loro, i rappresentanti delle variegate destre, imperturbabilmente seguitano a perseverare. Aizzano contro gli esseri umani che cercano aiuto, e contro le attività di intervento in mare, specie contro le ONG, le organizzazioni internazionali che operano nel Mediterraneo. Sovvertendo l’impianto etico e civile che regge le nostre enunciazioni democratiche li accusano di sostegno umanitario, come se i volontari che operano sulle navi di soccorso fossero i guardiani dei lager di sterminio nazifascisti.

E’ ben noto a tutti, tranne ai falsificatori della realtà, che la gran parte dei rifugiati-migranti raggiungono autonomamente le coste siciliane e del sud, con piccole imbarcazioni
Mentre un gran numero di cittadini italiani continua ad abbandonare l’Italia, emigrando in altri paesi, “ i nostri intrepidi” vocianti, assolutamente non intenzionati ed incapaci ad affrontare la gravissima questione ( sono stati molte volte al governo), giusto per distrarre l’attenzione, lanciando funeree grida, continuano a strepitare contro la presunta invasione del suolo patrio. Nei riguardi dei rifugiati. I profughi-migranti, provenienti da aree di guerra, di umiliazione dei diritti umani e sfruttamento, di desertificazione, disastri ambientali ed estrema povertà. Per ciò che riguarda l’Italia molti provengono dai lager libici. Pur di cercare di costruirsi un futuro migliore affrontano il grande rischio della morte nella traversata del Mediterraneo, viaggiando in condizioni di estrema pericolosità.
L’emigrazione è un drammatico avvenimento che da sempre ha caratterizzato il percorso umano. Nella storia recente degli ultimi 150 anni il flusso di partenze ha riguardato le aree territoriali caratterizzate da grandi diseguaglianze sociali, o coinvolte da eventi bellici. Per ciò che riguarda l’area europea, giusto per ravvivare la memoria, è essenziale soffermarsi sulle migrazioni “bibliche” che interessarono molti stati, per l’estrema povertà vissuta della stragrande maggioranza delle popolazioni, e per le battaglie guerresche con il conseguente riposizionamento dei confini, determinate dalle catastrofi delle guerre imperiali del 1914-18 e dalle aggressioni nazifasciste nel secondo conflitto mondiale.
Un gigantesco dramma che in questa fase storica in maniera sempre più crescente interessa le aree territoriali di tutti i continenti, con particolare riguardo nell’emisfero occidentale per l’Europa, specie per le aree mediterranee. Negli ultimi tre anni, ridimensionatosi considerevolmente il dramma migratorio verso i paesi europei, proveniente in particolare dalle grandi aree di guerra: Iraq, Siria, Afganistan, zone dell’Africa, in particolare, pur con numeri molto più ridotti rimangono in particolare come punti di riferimento logistico: Turchia, Grecia, Spagna, Italia.
In quest’alveo, l’Italia, purtroppo, ha sempre avuto un posto in primissima fila. Dall’Unità nazionale ( 1861) al 1985 29 milioni di cittadini italiani sono emigrati all’estero – solo in dieci milioni sono ritornati-. Successivamente la fuga è continuata senza soste. A questo gigantesco “numero umano”, costituito da uomini, donne e bambini, proveniente da tutte le regioni italiane, bisogna aggiungere l’emigrazione interna. Negli ultimi 130 anni decine di milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, emigrando in altre regioni. Un fatto drammatico che in particolare ha interessato tutte le aree meridionali e lo specifico coinvolgimento di parecchie regioni del centro-nord ( Abruzzo, Veneto, Piemonte….).
Siamo tutti figli di questa storia! In particolare quell’enorme schiera che nel corso delle proprie dirette generazioni ha subito nelle carni, nei sentimenti e negli affetti, le tragiche conseguenze derivanti dall’abbandono dei luoghi nativi.

Anche nel corso di questi ultimi anni l’emigrazione continua. Una colonna fitta e costante che in maniera rassegnata e silente lascia l’Italia. Non ci sono mai state “comitive”, più o meno organizzate, che annunciano la propria partenza in maniera rumorosa, tale da meritare l’interesse dei fatti di cronaca informativi. Centinaia e centinaia di migliaia di uomini e donne, prevalentemente giovani, hanno abbandonato città e paesi, i luoghi della loro esistenza.
In questo paese nella gran parte diventato amorale sui valori civili e democratici costituenti il nerbo fondativo della Repubblica, che rinnega la Memoria storica, dedito alla frantumazione sociale – con povertà sempre più grandi ed incredibili differenziazioni nella distribuzione della ricchezza prodotta tra ceti sociali e le aree geografiche-, alla divulgazione dell’odio, discriminazione e razzismo, alla diffusione televisiva ed informativa delle futilità e della distorsione della realtà, a partire dal continuo “canto dell’invasione e della sostituzione etnica” scientemente inventata a tavolino, la continua emigrazione degli italiani, in maniera cieca e strumentale, è passata inosservata.

Ci sono responsabilità generalizzate che riguardano l’intero mondo della politica e delle strutture produttive e delle rappresentazioni sociali!
Il silenzio viene rotto solo per brevissimi periodi, nei pochi momenti di divulgazione di specifici Report di organizzazioni sociali e umanitarie. Le dichiarazioni e le note di “sdegno” durano solo pochi giorni, poi, tutto continua come prima. Articoli sui giornali, note sulle gazzette televisive……poi, “domani è sempre null’altro giorno”….per chi continua a dormire sul suo letto. I soliti insulsi “balletti” consolidati proseguono. Le notizie sulla nostra emigrazione spariscono rapidamente. Non si vuole disturbare la gentile routine e i gaudenti “festaioli” che continuano con le falsità cercando di distruggere le comuni basi valoriali e culturali della comunità italiana, nati e consolidatosi con la sconfitta del fascismo.
E’ successo, ancora, con l’ultimo contributo della Fondazione Migrantes – Organismo Pastorale della CEI -, “ Rapporto Italiani nel Mondo” – 14° edizione, reso pubblico il 25 ottobre. Questi in sintesi i principali parametri di riferimento:
* I cittadini italiani iscritti all’AIRE– Anagrafe Italiani residenti all’estero – al gennaio 2019 sono 5.288.281. Si tratta del 8,8% dei 60 milioni considerati “residenti” in Italia. I meridionali sono il 48,9%; il 35,5% proviene dalle regioni settentrionali; il 15,6% dal Centro Italia. Sulla periodicità di iscrizione: il 41,2% da oltre 15 anni, il 16,9% da 5 a 10 anni, il 21% da 5 anni.
* Negli ultimi 13 anni il numero degli italiani emigrati si è accresciuto di 2,2 milioni ( da 3,1 m. a 5,3 m.), con un + 70%. Con un valore medio annuo di “fuoriusciti” pari a 170.000, così ripartiti: 48,9 dal Meridione ( 16,9% da Sicilia e Sardegna); 35,5 dal Nord; 15,6% dal Centro Italia.
* Riguardo le zone di residenza reale il 54,3% riguarda l’Europa, il 40,2% in America ( il 32,4% nel centro-sud americano). Le comunità più consistenti sono così ripartite: Argentina 843.000, Germania 764.000, Svizzera 623.000, Brasile 447.000, Francia 422.000, Inghilterra 327.000, Stati Uniti 272.000.
* Nel 2019 dei 242.353 italiani nuovi iscritti all’AIRE, 128.583 sono per espatrio (71.000 uomini, oltre 57.000 donne) . Di questi il 71,2% è emigrato in Europa. In Inghilterra 20.000, Germania con 18.385, Francia 14.016, Brasile 11.663, Svizzera 10.265. Sulle fasce anagrafiche è la “ migliore gioventù” che abbandona l’Italia, infatti per il 40,6% sono giovani tra i 18-34 anni. IL 24,3% si colloca nella fascia anagrafica tra 35 e 49 anni. Di fatto il nostro paese esporta le formazioni scolastiche superiori -universitarie più pregiate ( per preparazione e costi sociali pubblici) e importanti professionalità, qualificazioni che potrebbero dare un contributo pregiato all’Italia. Da rilevare che nel 2018 gli emigrati italiani all’estero sono stati 128.193.

E’ come se, per “coincidenza”, si fossero spostati contemporaneamente con autobus di 54 posti. Data la lunghezza del mezzo di trasporto e dieci metri di distanza di sicurezza ciascuno la fila sarebbe pari a 54 chilometri.
* Tutte le regioni italiane sono interessate all’emigrazione. Nel 2018 in testa la Lombardia con 22.803 persone ( 10,04 ml. abitanti); Veneto 13.329 ( 4,905 ml. abitanti); Sicilia 12.127 ( 5,027 ml. ab.); Lazio 10.171 ( 5,897 ml. ab.); Piemonte 9.702 ( 4,376 ab.).
* Nel corso degli ultimi anni l’evento emigratorio ha consolidato una continua dirompente crescita. Dal 2014 ( con meno di 100.000 partenze) l’aumento è pari al 36%. Nel 2008 gli emigrati all’estero sono stati 38.000.
* La continua emigrazione di persone giovani contribuisce in maniera rilevante ad abbassare la natalità del nostro Paese. La complessiva decrescita consolidatosi in Italia determina grandi allarmi. Le previsioni sul medio lungo termine sono negative in maniera consistente: 1,6 milioni di abitanti in meno nel 2045 e 6,5 milioni nel 2065. Lo spopolamento riguarda particolarmente tutte le regioni meridionali. L’immigrazione, pur con numeri folti, compensa solo in maniera marginale il grande calo di natalità.
* In questa dinamica emigratoria è presente una piccola componente di persone emigrate in Italia e successivamente diventati cittadini italiani. Tra il 2012 e il 2017 delle 744.000 persone che hanno ottenuto la cittadinanza 43.000 sono andati in altri paesi.
* L’esodo, evidenziato con i dati precedentemente riportati, è veramente gigantesco ( 128.583 espatriati solo nel 2018) . Nella parte di “classifica” che riguarda la ricerca socio-scientifica sull’incidenza degli iscritti all’AIRE riferita ai comuni – suddivisi in tre gruppi di abitanti -, nella classe di aree urbane tra i 100.000 e i 10.000 abitanti, i primi sei posti sono ricoperti da comuni siciliani: Riesi ( Cl) con un’incidenza del 64,6%, Barrafranca ( En) 61,9%, Ravanusa ( Ag) 58,5%, Palma di Montechiaro ( Ag) 51,4%, Leonforte ( En) 46,5%, Licata ( Ag) 46,1%. Di fatto, una vera e propria desertificazione umana.

Nei comuni con meno di 10.000 abitanti risulta impressionante constatare lo sconvolgimento storico subito da molti paesi. L’incidenza nel rapporto iscritti AIRE/residenti è altissimo. Al 1° posto si colloca Castelnuovo di Conza ( Salerno) con una incidenza % del 480,7; segue Carrega Ligure ( Alessandria) con 348,2%, al 3° posto Acquaviva Platani ( Agrigento) con 264,5%.

La percentuale nazionale del rapporto iscritti EIRE/ residenti Italia è del 8,81%.

Tutti i dati socio-statistici e bibliografici sono visionabili su:

https://www.migrantes.it/wp-content/uploads/sites/50/2019/10/RIM_2019_datistatistici.pdf

Il RAPPORTO:

https://www.migrantes.it/wp-content/uploads/sites/50/2019/10/Sintesi_RIM2019.pdf
E’ la nostra storia, rinnegata dai sovranisti, vecchi e nuovi!
* Cosa è avvenuto con gli sbarchi dei profughi-migranti nelle coste siciliane e del sud in generale? :

2019, al 31 ottobre: 9648 arrivi; 2018, 22.031; 2017, 111.401.
* C’è, inoltre, l’emigrazione interna. Da ricapitolare in estrema sintesi. Una dinamica di enormi proporzioni che in particolare riguarda tutte le regioni meridionali. Numeri di spostamento imponenti. L’abbandono del sud, strutturalmente deficitario sul piano socio-economico, non è mai cessato. Nel quadro degli ultimi settant’anni il flusso è stato sempre mono direzionale, le aree territoriali di attrattiva per la ricerca del lavoro sono collocate nel centro-nord. Nel corso dei decenni, cambiate le condizioni complessive si sono modificate le “tipologie umane” e le professionalità che attrezzano le valigie per l’abbandono della famiglia e del contesto di nascita; ormai da diversi anni gli emigranti sono costituiti in maniera rilevante da giovani diplomati e laureati: il 5% del 1980 nel 2017 è diventato il 27% nel 2017. Inoltre, del totale dei giovani meridionali iscritti ad un corso di laurea magistrale il 40% frequenta corsi di laurea di strutture universitarie collocate nel Centro-Nord.

Si è innescato uno spopolamento e un depauperamento ormai irreversibile. E’ questo il triste quadro complessivo, rimandando ad altre occasioni gli appropriati approfondimento di merito.
A ciascuno la sua riflessione.

Domenico Stimolo

 

LA LIBERAZIONE DI TURI

 

PER ADERIRE su CHANGE.ORG

https://www.change.org/p/presidente-della-repubblica-la-liberazione-di-turi?recruiter=57034037&utm_source=share_petition&utm_campaign=psf_combo_share_initial&utm_medium=whatsapp&recruited_by_id=427a8660-b58d-0130-8477-3c764e04a19b&share_bandit_exp=initial-18605398-it-IT&share_bandit_var=v2

Mamme NOMUOS Caltagirone ha lanciato questa petizione e l’ha diretta a Presidente della Repubblica

Turi Cordaro Vaccaro e’ un pacifista Nonviolento di piu’ di 60 anni nonno di una splendida nipotina che vive in Olanda.

Dai tempi in cui volevano piazzare gli euromissili a testata nucleare a Comiso in Sicilia,si licenzia dal suo lavoro sicuro di operaio fiat e dedica tutta la sua vita per la pace e la denuclearizzazione.Partecipa a tante campagne attive,proteste ,azioni e campeggi per la pace e si rende protagonista di numerose azioni dirette nonviolente in cui distrugge armi da guerra.I due F16 in Olanda per cui viene incarcerato 6 mesi ,la centralina dell’antenna principale della Base US Navy di Niscemi sempre in Sicilia,il danneggiamento di una delle parabole del sistema M.U.O.S: sempre nella base di Niscemi.

Dal 2013 infatti e’ uno dei membri piu’ attivi nel movimento NOMUOS di Niscemi ,movimento che vuole la smantellazione della base militare di Niscemi sia per ragioni pacifiste,sia per i danni che le radiazioni provocano alla salute della vicinissima popolazione sia per il danno ecologico di una base che sorge nel mezzo di una riserva naturale,la sughereta di Niscemi appunto.

Dall agosto 2018 Turi e’ incarcerato per una condanna definitiva a 11 mesi e 20 giorni per il danno provocato alla centralina dell’antenna principale della base di Niscemi.A questa si è sommata un altra condanna per un azione di disobbedienza civile durante la protesta per la commemorazione dello sbarco americano a Gela.

Turi potrebbe essere gia’ libero sia per la particolarita’ del suo profilo personale,sia per gli sconti di pena a cui potrebbe accedere e avere diritto pieno ma che lui rifiuta .

Infatti,Turi crede in una giustizia piu’ rofonda e si nega a chiedere concessioni o favori anche quando siano pienamente in linea con cio’ che la legge stessa prevede.

Per questa ragione il movimento delle MAMME NOMUOS di CAltagirone ha inviato una lettera al presidente della Repubblica Italiana ,unica figura istituzionale in potere di liberarlo concedendogli la grazia.

Aiutateci a rafforzare questa nostra richiesta…Turi e’ un uomo,un attivista e un nonno profondamente pacifico,sempre scalzo e di una sobrieta’ ecologica sorprendente.

76° Anniversario della deportazione dal carcere di Sulmona di 392 detenuti, tra questi l’antifascista catanese prof. Carmelo Salanitro

 

ddd

DEPORTATI A DACHAU. STORIA DI UN TRENO “FANTASMA”.

All’alba dell’8 ottobre 1943, un manipolo di soldati tedeschi irruppe nel carcere della Badia e, dinanzi al direttore dell’Istituto Corrado Dejean, e del personale di guardia, radunò tutti i detenuti, non meno di 383, nel cortile principale dell’antico monastero. Tutta l’operazione, secondo le testimonianze, durò soltanto venti minuti. Sotto la minaccia costante delle armi, i detenuti furono prima incolonnati e quindi scortati fino alla stazione ferroviaria di Sulmona. Ad attenderli, immaginiamo, mentre sfilavano tra lo sguardo attonito e curioso dei viaggiatori e del personale ferroviario, un treno adibito al trasporto del bestiame e delle merci. I detenuti della Badia, assieme ad altri nove giovani uomini rastrellati nella vicina Roccacasale, tra cui due minorenni, furono quindi distribuiti tra i vari vagoni del treno. In poco tempo, il convoglio lasciò Sulmona diretto a Roma. Si trattava, in verità, della prima tappa di un tragitto molto più lungo, che il treno con i deportati percorse in cinque giorni e sei notti toccando Firenze, Bologna e Verona, fino ai confini del Paese. Quindi, dal Brennero a Monaco e poi dritti fino al cuore della Baviera, nel konzentrationslager di Dachau.

La maggior parte dei deportati di Sulmona proveniva dalla Croazia (tra questi numerosi italofoni dell’Istria e della Dalmazia), dal Montenegro e dalla Grecia, tutti condannati dai Tribunali militari italiani per essersi opposti alle pratiche dell’occupazione nazi-fascista dei rispettivi Paesi. Non erano gli unici alla Badia. Dal mese di maggio 1943, l’Istituto di Pena di Sulmona ospitava alcuni antifascisti, tra cui Danilo Dolfi, Gian Carlo Pajetta e Salvatore Cacciapuoti. Oltre ai condannati italiani del Tribunale Speciale e ai “politici” slavi e greci, vi erano poi decine di detenuti condannati per “reati comuni”.

L’ordine di scarcerazione per i “politici” antifascisti, inviato dal Ministro Azzariti alle procure del Regno il 16 agosto 1943, non ebbe gli effetti sperati. Le rigide disposizioni che accompagnavano il telegramma del Ministro esclusero di fatto gli “allogeni della Venezia Giulia et territori occupati”. Dalla Badia, quindi, nei giorni seguenti uscirono solo 25 persone, quasi tutte accomunate dall’appartenenza al Partito comunista. Gli altri furono trattenuti fin oltre l’8 settembre.

Non meno di 105 dei 392 deportati partiti da Sulmona furono eliminati nei vari campi di sterminio tedeschi. Sopravvissero in 117, ma 2 morirono nei giorni successivi la liberazione, prima ancora di essere rimpatriati. Sul destino dei rimanenti 170 deportati, in assenza di notizie certe, non è possibile avanzare alcuna ipotesi. La loro sorte, quindi, nonostante gli anni trascorsi, è al momento sconosciuta.

Le vicende di Sulmona si collocano certamente nel più ampio fenomeno che interessò migliaia di uomini reclusi negli Istituti di Pena e nei campi di concentramento italiani all’indomani dell’annuncio dell’Armistizio. Questo caso, però, sembra distinguersi almeno per un aspetto: la rimozione “fisiologica” di ogni traccia della deportazione dalla memoria istituzionale, e, di conseguenza, da quella collettiva di più ampio respiro “popolare”. Resta, ad ogni modo, il dato oggettivo che a sapere erano stati in molti. Nonostante recenti sollecitazioni, le istituzioni locali sembrano confermare la propria distanza da tutta la vicenda che, se affrontata nei suoi più intimi risvolti, aprirebbe complessi e doverosi interrogativi in merito ai 270 giorni di occupazione tedesca della Valle Peligna, uno dei territori più strategici nelle retrovie dell’intera Linea Gustav.

I fatti di Sulmona sono riaffiorati dall’oblio in cui erano stati confinati, solamente in tempi recenti, tra le pagine polverose di alcuni vecchi fascicoli conservati negli Archivi di Stato.

CARMELO SALANITRO, antifascista, professore di Lettere del liceo Cutelli di Catania, condannato a 18 anni di reclusione nel febbraio del 1941 dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, deportato da Sulmona a Dachau e poi a Mauthausen con il numero di matricola 61302, in una delle sue ultime lettere dal carcere, scrisse:

“Attraverso il grido e l’appello e il monito della coscienza, parmi che si riveli ed esprima la voce potente del Signore. Seguire i suoi chiari impulsi, obbedire ai suoi inderogabili precetti ho sempre ritenuto stretto dovere dell’individuo che non vuole adagiarsi in un’inerzia morale che è peggiore della morte e non diserta il suo posto e non rinuncia a soddisfare certe insopprimibili esigenze della personalità e della dignità umana”.

A queste parole, la professoressa Maria Salanitro Scavuzzo, nuora di Carmelo, in una recente lettera, aggiunge: “Io confido che i vecchi e i giovani del nostro tempo, saldamente uniti, saranno capaci di neutralizzare le nuove ideologie, assai simili al fascismo, che serpeggiano nella nostra Europa, fermamente voluta da un gruppo di oppositori alla dittatura fascista, che ebbero la fortuna, per loro e per noi, di sopravvivere”. Carmelo Salanitro fu ucciso la notte del 24 aprile 1945 nelle camere a gas del campo di sterminio di Mauthausen.

Quest’anno, come il precedente, un comitato di cittadini, riunito nella sigla “Cultura e Società”, al quale si uniscono le associazioni Terra Adriatica, Centro Studi Carlo Tresca, Il Sentiero della Libertà, ANPI sezione Valle Peligna e Una Fondazione per il Morrone, richiama alla memoria i deportati di Sulmona, e lo fa attraverso il ricordo del professor CARMELO SALANITRO, l’immagine del cui volto è stata riprodotta in una serie di manifesti murali che saranno affissi nelle principali strade cittadine a partire dalla mattina di domani, 8 ottobre.

Sulmona, 6 ottobre 2019

Mario G. Salzano,

ricercatore, Dipartimento DILASS, Università degli Studi G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.