Categoria: Iniziative

76° Anniversario della deportazione dal carcere di Sulmona di 392 detenuti, tra questi l’antifascista catanese prof. Carmelo Salanitro

 

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DEPORTATI A DACHAU. STORIA DI UN TRENO “FANTASMA”.

All’alba dell’8 ottobre 1943, un manipolo di soldati tedeschi irruppe nel carcere della Badia e, dinanzi al direttore dell’Istituto Corrado Dejean, e del personale di guardia, radunò tutti i detenuti, non meno di 383, nel cortile principale dell’antico monastero. Tutta l’operazione, secondo le testimonianze, durò soltanto venti minuti. Sotto la minaccia costante delle armi, i detenuti furono prima incolonnati e quindi scortati fino alla stazione ferroviaria di Sulmona. Ad attenderli, immaginiamo, mentre sfilavano tra lo sguardo attonito e curioso dei viaggiatori e del personale ferroviario, un treno adibito al trasporto del bestiame e delle merci. I detenuti della Badia, assieme ad altri nove giovani uomini rastrellati nella vicina Roccacasale, tra cui due minorenni, furono quindi distribuiti tra i vari vagoni del treno. In poco tempo, il convoglio lasciò Sulmona diretto a Roma. Si trattava, in verità, della prima tappa di un tragitto molto più lungo, che il treno con i deportati percorse in cinque giorni e sei notti toccando Firenze, Bologna e Verona, fino ai confini del Paese. Quindi, dal Brennero a Monaco e poi dritti fino al cuore della Baviera, nel konzentrationslager di Dachau.

La maggior parte dei deportati di Sulmona proveniva dalla Croazia (tra questi numerosi italofoni dell’Istria e della Dalmazia), dal Montenegro e dalla Grecia, tutti condannati dai Tribunali militari italiani per essersi opposti alle pratiche dell’occupazione nazi-fascista dei rispettivi Paesi. Non erano gli unici alla Badia. Dal mese di maggio 1943, l’Istituto di Pena di Sulmona ospitava alcuni antifascisti, tra cui Danilo Dolfi, Gian Carlo Pajetta e Salvatore Cacciapuoti. Oltre ai condannati italiani del Tribunale Speciale e ai “politici” slavi e greci, vi erano poi decine di detenuti condannati per “reati comuni”.

L’ordine di scarcerazione per i “politici” antifascisti, inviato dal Ministro Azzariti alle procure del Regno il 16 agosto 1943, non ebbe gli effetti sperati. Le rigide disposizioni che accompagnavano il telegramma del Ministro esclusero di fatto gli “allogeni della Venezia Giulia et territori occupati”. Dalla Badia, quindi, nei giorni seguenti uscirono solo 25 persone, quasi tutte accomunate dall’appartenenza al Partito comunista. Gli altri furono trattenuti fin oltre l’8 settembre.

Non meno di 105 dei 392 deportati partiti da Sulmona furono eliminati nei vari campi di sterminio tedeschi. Sopravvissero in 117, ma 2 morirono nei giorni successivi la liberazione, prima ancora di essere rimpatriati. Sul destino dei rimanenti 170 deportati, in assenza di notizie certe, non è possibile avanzare alcuna ipotesi. La loro sorte, quindi, nonostante gli anni trascorsi, è al momento sconosciuta.

Le vicende di Sulmona si collocano certamente nel più ampio fenomeno che interessò migliaia di uomini reclusi negli Istituti di Pena e nei campi di concentramento italiani all’indomani dell’annuncio dell’Armistizio. Questo caso, però, sembra distinguersi almeno per un aspetto: la rimozione “fisiologica” di ogni traccia della deportazione dalla memoria istituzionale, e, di conseguenza, da quella collettiva di più ampio respiro “popolare”. Resta, ad ogni modo, il dato oggettivo che a sapere erano stati in molti. Nonostante recenti sollecitazioni, le istituzioni locali sembrano confermare la propria distanza da tutta la vicenda che, se affrontata nei suoi più intimi risvolti, aprirebbe complessi e doverosi interrogativi in merito ai 270 giorni di occupazione tedesca della Valle Peligna, uno dei territori più strategici nelle retrovie dell’intera Linea Gustav.

I fatti di Sulmona sono riaffiorati dall’oblio in cui erano stati confinati, solamente in tempi recenti, tra le pagine polverose di alcuni vecchi fascicoli conservati negli Archivi di Stato.

CARMELO SALANITRO, antifascista, professore di Lettere del liceo Cutelli di Catania, condannato a 18 anni di reclusione nel febbraio del 1941 dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, deportato da Sulmona a Dachau e poi a Mauthausen con il numero di matricola 61302, in una delle sue ultime lettere dal carcere, scrisse:

“Attraverso il grido e l’appello e il monito della coscienza, parmi che si riveli ed esprima la voce potente del Signore. Seguire i suoi chiari impulsi, obbedire ai suoi inderogabili precetti ho sempre ritenuto stretto dovere dell’individuo che non vuole adagiarsi in un’inerzia morale che è peggiore della morte e non diserta il suo posto e non rinuncia a soddisfare certe insopprimibili esigenze della personalità e della dignità umana”.

A queste parole, la professoressa Maria Salanitro Scavuzzo, nuora di Carmelo, in una recente lettera, aggiunge: “Io confido che i vecchi e i giovani del nostro tempo, saldamente uniti, saranno capaci di neutralizzare le nuove ideologie, assai simili al fascismo, che serpeggiano nella nostra Europa, fermamente voluta da un gruppo di oppositori alla dittatura fascista, che ebbero la fortuna, per loro e per noi, di sopravvivere”. Carmelo Salanitro fu ucciso la notte del 24 aprile 1945 nelle camere a gas del campo di sterminio di Mauthausen.

Quest’anno, come il precedente, un comitato di cittadini, riunito nella sigla “Cultura e Società”, al quale si uniscono le associazioni Terra Adriatica, Centro Studi Carlo Tresca, Il Sentiero della Libertà, ANPI sezione Valle Peligna e Una Fondazione per il Morrone, richiama alla memoria i deportati di Sulmona, e lo fa attraverso il ricordo del professor CARMELO SALANITRO, l’immagine del cui volto è stata riprodotta in una serie di manifesti murali che saranno affissi nelle principali strade cittadine a partire dalla mattina di domani, 8 ottobre.

Sulmona, 6 ottobre 2019

Mario G. Salzano,

ricercatore, Dipartimento DILASS, Università degli Studi G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.

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Sciopero generale per il futuro: 27 settembre

1558622406_d01766408497e6bf1c9e2fdb6153f71aMOBILITAZIONE Generale ! E’ questo il grido che attraversa moltissimi luoghi della nostra Gaia Terra.

Inizia la settimana di mobilitazione mondiale contro i cambiamenti climatici. Si intende sensibilizzare la sessione speciale dell’Onu – New York, dal 23 settembre -. Durante la settimana si svolgeranno mobilitazioni in 156 Paesi.

Dopo le centinaia di manifestazioni che venerdì 20 settembre si sono svolte sul piano internazionale, coinvolgendo centinaia di città e con la partecipazione di milioni di persone – grandissima la presenza dei giovani -, la mobilitazione continua: venerdì 27 settembre anche in Italia lo “ Sciopero generale per il futuro”. Per la difesa della continuità della Vita nel nostro pianeta, dell’ecosistema mondiale, contro:

la continua estensione delle conseguenze dell’effetto serra ( anidrite carbonica, metano..); drastico aumento delle temperature climatiche; scioglimento dei ghiacciai dai Poli nord e sud alle montagne più elevate; l’innalzamento dei mari e l’erosione delle coste; gli immensi incendi che riguardano in maniera sempre più crescente i principali “polmoni verdi” dei continenti distruggendo la capacità di neutralizzazione dell’anidride carbonica, l’ecosistema e le biodiversità; i processi di desertificazioni avanzanti; il mefitico inquinamento terrestre, marino, delle aree urbane; la diminuzione delle acque potabili, delle risorse alimentari, i prodotti dell’agricoltura; crescita esponenziale dell’inquinamento degli Oceani con il conseguente depauperamento delle risorse naturali, in particolare le specie vegetali e animali. ………..

A protezione degli Umani, delle specie animali e vegetali, la cui esistenza è drammaticamente minacciata con una progressione ad ora inarrestabile.

Contro gli imperanti sistemi produttivi globalizzati strutturalmente impostati per la conquista del massimo profitto e del subdolo condizionamento dei modelli comportamentali stupidamente consumistici nella pratica quotidiana che, continuamente, minacciano la coesistenza pacifica dei popoli – con l’uso imperialistico della guerra e delle sopraffazioni -, alimentati dalle azioni dei profittatori generati dal vigente sistema economico-finanziario che basano la loro esistenza sullo sfruttamento delle risorse con estrazioni a baso costo, e sul mantenimento delle profonde differenziazioni economiche-sociali-ambientali che caratterizzano il mondo, lucrando sulla pelle della stragrande maggioranza dei cittadini, determinando processi di spostamenti e di emigrazione colossali.

Affinché i nostri figli e nipoti abbaino certezza di sviluppare la Loro Vita in una Terra che non sia irrimediabilmente condannata a finire in un tragico crescendo di giganteschi disastri ambientali e di conseguenti contrapposizioni tra stati e popoli.

Per determinare, nelle scelte nazionali e con obbligatori e vincolanti accordi internazionali, un percorso risolutamente diverso nell’uso e nella gestione:

Delle risorse naturali, con l’assoluta prevalenza delle energie alternative, con l’abbandono delle “risorse” e dei combustibili di origine fossile e del nucleare. Sistemi di mobilità puliti indirizzati a favorire in maniera risoluta i trasporti pubblici, specie nei centri urbani.

Strutture commerciali basati su filiere logistiche di brevi distanze prediligenti la salvaguardia ambientale e la salute dei cittadini. Gli spostamenti veicolari e il movimento delle merci su strada contribuiscono nel nostro paese con il 16,1% per l’emissione delle micropolveri.

Sistemi di riscaldamento da riorganizzare in maniera totale, in Italia le stufe a legna e a pellet rappresentano la fonte di inquinamento atmosferico più grande, pari al 38% del totale delle polveri sottili emesse ( dati 2016).

Revisione strutturale dei sistemi utilizzati nell’agroalimentare e in particolare nella zootecnia sul piano mondiale ( gli allevamenti intensivi determinano in Italia il 15,1% ( dati 2016) dell’inquinamento derivante dalle polveri sottili, cioè del particolato primario ( direttamente emesso dalle sorgenti inquinanti) e secondario ( prodotto in atmosfera da reazioni chimiche) e, negli allevamenti intensivi il particolato secondario è assolutamente prevalente. L’industria contribuisce per l’11,1%.

Le ricerche, le analisi e le previsioni dei principali Istituti di Ricerca mondiali ( decine di migliaia di studi appropriati sul cambiamento climatico condotti da una foltissima schiera di scienziati e ricercatori) ci insegnano che il riscaldamento globale è di origine entropica ( degenerazione temporale del Sistema conseguente alle “caotiche” attività umane). Se non interverranno profonde modifiche dell’impianto economico e del modello “relazionale” degli abitanti della nostra Gaia Terra, nei prossimi decenni gli eventi catastrofici già in atto assumeranno dinamiche sconvolgenti ed irreversibili, di dimensioni tale da compromettere l’esistenza della Vita nel pianeta.

Solo le stolte ed ingannevoli propagande negazioniste delle rappresentazioni della conservazione economica più bieca ( mirate al raggiungimento del profitto sempre più grande) e delle destre estreme – istituzioni, partiti e modelli “culturali”, – che storicamente costituiscono sempre il nerbo dei loro servi fedeli, cercano ancora di ingannare le coscienze dei cittadini, in Italia e nel mondo, negando, con i contorsionismi retorici più comici e truci, l’evidente tragico stato dell’arte.

Gli accordi internazionali, stipulati nel corso degli anni sono risultati complessivamente inefficaci. Lo strapotere degli Stati più forti, per responsabilità diretta sulle emissioni e per i “comandi” di accentramento con carattere imperialistici che sono in grado di imporre, risultano ancora determinanti nel consolidamento della suicida strada intrapresa.

Saranno necessari cambiamenti strutturali, sull’impiego delle risorse economiche planetarie e nei modelli della quotidianità, che Ci riguardano tutti. Gli ingenti investimenti da indirizzare ai cambiamenti sistematici, tra l’altro, possano essere reperiti, ridimensionando in maniera drastica le omicide spese militari: nel 2018 pari a 1822 miliardi di dollari su scala mondiale; al primo posto gli Stati uniti con 649 miliardi di dollari ( 36% del totale), in Italia 27,8 miliardi dollari), o attingendo, con appositi accordi internazionali di giustizia, nei patrimoni degli straricchi del mondo che, in maniera incredibile ed immotivata – l’1% più ricco – detengono il 47,2% della ricchezza complessiva; nel frattempo 3,8 miliardi di persone “ hanno in tasca” lo 0,4”% Diseguaglianze agghiaccianti: Nel 2018 i 1900 più straricchi hanno accresciuto i loro beni di 900 miliardi di dollari, la metà più povera ha avuto un calo pari al’11%.

I nuovi ed impellenti accordi internazionali che necessariamente dovranno essere stipulati a brevissimo termine avranno l’obbligo morale e materiale di affrontare queste tematiche essenziali per la difesa della Vita nel nostro pianeta.

Lo scudo che sarà innalzato da parte dei conservatori devastatori sarà gigantesco. Difenderanno i loro interessi egoistici in tutte le maniere, pronti anche a sacrificare la Gaia Terra.

Le mobilitazioni di sensibilizzazione e protesta dovranno essere pressanti e gigantesche in tutte le aree del mondo, a partire dall’Europa. Il vigore primario, per come già sta iniziando a realizzarsi, deve essere rappresentato dai giovani. Loro, dato l’età, devono avere la percezione e la coscienza concreta che il loro futuro di sopravvivenza è fortemente compromesso. Le altre fasce di età oggettivamente non comprendono il significato delle previsioni catastrofiche nel breve futuro, proiettate in avanti di diversi decenni.

Questo fondamentale percorso di richiesta all’esistenza dei giovani deve essere accompagnato attivamente dai genitori e dai nonni. E’ questo il lascito più grande nella staffetta della vita.

Già nei decenni scorsi grandi movimenti di autodifesa, per cercare di fermare i processi distruttivi del nostro ecosistema, hanno attraversato molte aree del mondo e l’Italia. Basta ricordare l’esperienza generosa e formidabile dei Social Forum. Poi, dopo avere sviluppato pregiate elaborazioni e fasi di aggregazione di grande rilievo, perdendo la carica di “associazionismo” corale e plurale, si sono “dispersi” nei territori. Però l’humus di fondo è sempre rimasto, vivo e innestato in maniera articolata nelle coscienze e nel corpo sociale nazionale ed internazionale. Ora, che le questioni di fondo sono diventate sempre più gravi, cogliendo la spontaneità giovanile, bisognerà sviluppare tutte le sinergie potenzialmente in essere, per aggregare, mobilitare, costruire obiettivi, con il convincimento che per forza delle cose bisognerà essere vincenti.

Si deve prendere positivamente atto che il percorso della storia umana insegna che le fasi di giusta rivendicazione, pur avendo come motore prioritario e insostituibile la partecipazione attiva e propositiva di donne e uomini ( ragazze e ragazzi), hanno anche bisogno di decantare il ruolo di singole soggettività che grazie alle loro azioni, entrate con grande leggiadria nei sistemi informativi globali, assurgono nel ruolo di simbolo aggregativo. Ora, per il movimento globale che intende difendere la Vita e il pianeta, la giovane svedese Greta rappresenta magnificamente questa figura.

Tutto questo sarà molto difficile, ma obbligatorio. La marcia è iniziata.

Per informazioni sui luoghi delle manifestazioni che si svolgeranno in Italia giorno 27 settembre consultare ( in continuo aggiornamento)

https://www.fridaysforfutureitalia.it/

Riesi. Giuseppe Golisano, la storia di un eroe- partigiano

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Piazza Martiri dell’Olivetta

Nei giorni scorsi a Riesi grazie all’ANPI di Riesi gestita dal referente Giuseppe Calascibetta, è stata ricostruita la storia di un eroe riesino della Seconda Guerra Mondiale che fino adesso nessuno conosceva: la storia di Giuseppe Golisano, che secondo l’Atlante delle Stragi Nazi-Fasciste pubblicato dall’ANPI nazionale, risulta essere un partigiano vittima dei tedeschi nella famosa Strage dell’Olivetta. A tal proposito Giuseppe
Calascibetta sostiene: “La notte tra il 2 e il 3 dicembre del 1944, furono fucilati ventidue prigionieri politici, prelevati dalla IV sezione del carcere di Marassi, i cui corpi vennero dispersi in mare. Nella città ligure, a ricordo dell’eccidio, venne innalzato un monumento tra gli scogli della spiaggia di Portofino. A Genova il suo nome compare nel monumento delle vittime della seconda guerra mondiale e nel cimitero comunale di
Genova. La storia di Giuseppe Golisano si può accostare a quella di Gaetano Butera, morto nelle Fosse Ardeatine a Roma, e, come lui, vittima dei nazisti. Attualmente grazie alla collaborazione del Comune di Riesi e del Comitato Provinciale ANPI Caltanissetta e Genova, siamo riusciti ad ottenere un sufficiente documentazione per ricostruire la biografia di questo eroe. Contemporaneamente inoltreremo una richiesta al Comune di Riesi di realizzare una targa in memoria di Golisano Giuseppe, da collocare nel
corridoio del Centro polivalente Gaetano Butera, come proposto dal nostro socio Rosario Riggio. In questa maniera possiamo dare il giusto riconoscimento a questo ragazzo di 19 anni che dopo 70 anni non ha ottenuto giustizia, nonostante sia stato individuato il colpevole di questa strage. Attualmente l’ANPI di Riesi è alla ricerca di qualche famigliare o parente; se qualcuno ha qualche notizia può scrivere alla pagina
facebook dell’ANPI Riesi. Inoltre in questo periodo stiamo facendo le richieste per l’ottenimento della medaglia d’onore del Presidente della Repubblica per tutti i famigliari che hanno avuto dei parenti che sono stati deportati nei campi di prigionia tedeschi durante la seconda guerra mondiale”.

Fonte: La Sicilia, Caltanissetta, 5 settembre 2019

Messina. Si è spento il partigiano messinese Carlo Falzea.

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Carlo Falzea portabandiera del Raggruppamento Divisioni “Alfredo Di Dio” entra a Milano il 25 aprile 1945

Si è spento il partigiano messinese Carlo Falzea, uomo di grande valore culturale ed umano. Il 25 aprile del 1945, col nome di battaglia “Carluccetto”, guidò i partigiani del Raggruppamento Divisioni “Alfredo DiDio”, portando la bandiera, durante l’ingresso a Milano.

I funerali si sono svolti  il 4 settembre alle 16,30 nella Chiesa Parrocchiale di Santa Maria della Lettera a Torre Faro di Messina.

Ha presenziato alla cerimonia funebre una rappresentanza di soci della sez. comunale Anpi “Aldo Natoli” di Messina, che stringendosi al dolore dei figli di Carlo ha offerto loro di porre un fazzoletto dell’Anpi sul feretro che in corteo è stato accompagnato al cimitero di Granatari. Carlo Falzea si è spento all’età di 97 anni, rimanendo, come riferito dalla figlia, sempre legato al ruolo svolto in quella difficile ed esaltante stagione che fu la Guerra di Liberazione dal nazi-fascismo.

S.C.

L’antifascismo tematica del Festival internazionale del libro

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La parola è l’arma più potente che abbiamo, usiamola bene. È questa la dichiarazione che racchiude la tematica 2019 scelta dal direttivo organizzativo di EtnaBook – Festival Internazionale del libro e della cultura di Catania.

Il tema dell’antifascismo assume una connotazione particolarissima che pone un quesito la cui risposta deve essere seguita da un’azione culturale. In questo particolare momento storico, parlare di antifascismo è un atto tanto importante quanto contemporaneo. Le parole hanno il potere di creare emozioni e, di conseguenza, anche paure. Perciò, è necessario fondare presidi culturali i cui linguaggi possano produrre fiducia, speranza, conoscenza e libertà.

Etnabook nasce con l’idea, la voglia e l’ambizione di perseguire principi di condivisione di idee e di spaziattraverso la potenza espressiva ed evocativa dei libri, ma anche dei luoghi a essi consacrati: librerie e biblioteche. I tanti incontri con autori, editori, librai, studenti e appassionati saranno uno stimolo per dialogare, riflettere e anche divertirsi, ma soprattutto per impegnarsi tutti insieme per la tutela e la salvaguardia dei valori democratici.

All’interno della manifestazione, oltre agli incontri saranno previste mostre, proiezioni, anteprime, un laboratorio di scrittura, il contest “Un libro in una pagina” e, in ultimo, ma non per importanza, il concorso letterario “Etna Book – Cultura sotto il vulcano” (premiazione prevista durante la serata di apertura del festival).

 

A presiedere la giuria tecnica del concorso letterario, personaggi del mondo dell’editoria e della cultura nazionale e internazionale: Sal Costa (autore e produttore di testi musicali), Nunzio Famoso (docente dell’Università degli Studi di Catania), Salvatore Massimo Fazio (scrittore, filosofo e psicopedagogista), Maria Teresa Papale (giornalista), Milena Privitera (autrice e giornalista), Debora Scalzo (scrittrice e sceneggiatrice cinematografica) e Samantha Viva (autrice e giornalista).

Urge fidarsi del potere dei libri, quelli utili, quelli che fortificano con le loro riflessioni ciò che appare debole, affidandosi al potere della letteratura.

 la Sicilia del 22 agosto 2019

Il quotidiano “ La Sicilia” riverisce Eliana Giorli La Rosa: ex partigiana, sindacalista, consigliere comunale  a S. Giorgio Monforte ( Messina)

Nell’edizione di giorno 1 settembre il quotidiano “ La Sicilia” ha dedicato un pagina intera (con un magnifico articolo a firma di Alberto Cicero, con il titolo “ La partigiana di Sicilia, la mia vita da Togliatti a Salvini” ) alle imprese di vita di Eliana Giorli La Rosa. Un’intrepida novantaduenne che è ancora dinamicamente dedicata all’impegno civile e democratico. Toscana di origine, partigiana durante la Lotta di Liberazione dal nazifascismo, “trapiantata” in Sicilia, nell’area di Milazzo, dal 1952. Per molti anni affiancò in maniera direttamente operativa il marito Tindaro La Rosa, intrepido sindacalista della Cgil – militante e dirigente del Pci – in tante lotte di riscatto delle lavoratrici e dei lavoratori, già a partire dagli anni cinquanta del secolo scorso. In questo contesto memorabile la lotta delle lavoratrici contadine, le gelsominaie, che in quegli anni numerosissime e supersfruttate erano presenti nella piana di Milazzo. Dal 18 giugno dello scorso anno è consigliere comunale a S. Giorgio Monforte.

Nel 2016 ha pubblicato il libro di poesie “ Il senso sognante della vita”, contenente anche questi versi “Un’umile categoria di donne, / umile ma gloriosa / come soleva dir Tindaro La Rosa. / La piana di Milazzo, / un tempo verde e profumata / da bianchi fiorellini, i gelsomini, / nascondeva tra i filari / donne e bambini / che con sacrificio e tanto sudore / rubavano al riposo della notte /tante ore: / dai vecchi casolari / uscivano braccianti e contadine, / donne coraggiose e bisognose / di miglior salari e vita regolari; /…” .

Nel sito Anpi di Palermo in data 17 giugno 2018 è stato pubblicata una nota in omaggio di Eliana Giorli La Rosa

http://palermo.anpi.it/2018/06/17/una-partigiana-di-91-anni-eletta-consigliere-comunale-in-sicilia/

LICATA 7 SETTEMBRE                         Salvare vite non  è un reato!

unnamedLicata, la provincia di Agrigento, e la Sicilia intera, sono da tempo territori fortemente toccati dai fenomeni migratori. Da anni gli sbarchi continuano. La chiusura delle frontiere da parte degli Stati Europei ha solo esasperato la situazione già esistente.

Le mafie lucrano sulla gestione dell’accoglienza, sullo sfruttamento delle persone migranti impiegate come manovalanza mal retribuita o addirittura schiavizzata ( nelle campagne siciliane si sta diffondendo la piaga del caporalato), talvolta coinvolgendole loro malgrado in attività illegali.

Il fenomeno migratorio coinvolge anche noi che siamo costrette e costretti a nostra volta a migrare verso il Nord per finire ad essere impiegate ed impiegati come manodopera a basso costo.
La crisi ambientale e quella migratoria sono principalmente causate dallo sfruttamento delle risorse umane e naturali da parte delle potenze industriali a danno dei paesi colonizzati e impoveriti, al fine di mantenere i privilegi della società occidentale.

Non possiamo dunque stupirci di chi migra dal proprio paese fuggendo da emergenze climatiche, povertà, discriminazioni delle minoranze o peggio ancora da guerre e genocidi dei quali siamo direttamente o indirettamente responsabili o finanziatori.

La crisi umanitaria va peggiorando: che ci piaccia o meno, ci troveremo sempre più a fare i conti con le sue conseguenze. Non possiamo decidere se queste persone possano lasciare o meno il loro paese. A noi sta solo decidere se salvarle o lasciarle morire in mare, problema di cui non si sta occupando né il Governo Italiano, né l’Unione Europea (anzi l’agenzia europea Frontex da anni contrasta i soccorsi in mare), e che al contrario viene strumentalizzato ai fini di un braccio di ferro politico, in cui esseri umani vengono utilizzati come merce di scambio.
Nella realtà dei fatti gli sbarchi continuano quotidianamente. La Guardia Costiera continua a soccorrere quei naufraghi che vengono avvistati all’interno delle acque di competenza italiana, mentre l’unico divieto viene rivolto alle ONG, accusate nell’adempimento del loro dovere di soccorso, di essere trafficanti di persone migranti.

Il salvataggio in mare non è l’unica questione da affrontare. Le condizioni dei migranti detenuti nei CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), dalle poche informazioni che trapelano dalle mura dei centri di detenzione, sono preoccupanti. Arrivano notizie di casi di negazione dei diritti fondamentali, di fame, di mancanza di assistenza sanitaria, di stupri e anche di suicidi. Ciò che accade e le condizioni di vita di queste persone rimangono nell’invisibilità anche perché alla stampa viene fatto divieto di entrare in queste strutture, o sembra disinteressata all’argomento o amplifica le campagne xenofobe.

Fino ad oggi abbiamo assistito alle azioni di un governo che ha fomentato la paura nei confronti del diverso, rappresentandolo come un nemico, stavolta identificato nella figura del migrante, distogliendo l’attenzione dall’incapacità di gestire i vari fenomeni sociali: l’unica risposta all’impoverimento socio-economico del paese, alla crescente precarietà e ai bisogni dei soggetti più vulnerabili, è stata la normalizzazione di un sentimento di odio nei confronti delle minoranze e degli immigrati.

Abbiamo assistito alla demonizzazione di atti genuini di solidarietà umana, come il salvataggio in mare, classificati come maliziose forme di buonismo.

Ci hanno messi gli uni contro gli altri, ci siamo lasciati convincere che il benessere personale si raggiunga solo attraverso l’egoismo e la competizione convincendoci infine a pensare in modo individuale

Il Decreto Sicurezza bis è solo l’ultimo passo di un lungo processo che sta portando al crescente sfaldamento della democrazia, violando spudoratamente i principi della Costituzione Italiana e le Norme Internazionali, strappando di fatto alle persone la loro dignità.

*Sappiamo cosa sta succedendo, non possiamo voltarci dall’altra parte. E’ ora di prendere posizione.*

Per tutte queste ragioni abbiamo pensato di realizzare una simbolica CATENA UMANA in solidarietà con le azioni di soccorso in mare operati dalle ONG e degli atti di disobbedienza civile operati da attiviste e attivisti, contro il clima di paura nei confronti dello straniero e delle diversità, e contro le attuali modalità di gestione del fenomeno migratorio.

Chiediamo la revisione dei Trattati di Dublino ed il diritto d’asilo europeo, la formazione di corridoi umanitari, la costruzione di un sistema di accoglienza che restituisca dignità alle persone, l’apertura dei porti ed il dissequestro delle navi delle ONG.
Facciamo nostro l’appello della Chiesa Valdese che invoca i sindaci a disobbedire alle norme dei decreti e continueremo a mobilitarci affinché vengano abrogati.
All’emergenza sociale italiana rispondiamo che occorre ritornare umani.

Chiamiamo a raccolta tutte le persone, reti, associazioni e realtà sociali che ancora si riconoscano nei valori di umanità, solidarietà e antirazzismo e che condividano l’ideale per cui “la diversità è ricchezza”, per prendere parte ad una manifestazione unitaria non divisiva. Chiediamo per questo, ai partiti che aderiranno, di venire in quanto cittadinanza attiva lasciando a casa le bandiere.
Facciamoci unica voce a sostegno di chi questa voce non può averla.

Invitiamo tutte e tutti sabato 07 settembre 2019 a convogliare alla Villa Regina Elena (piazzetta centrale) a Licata a partire dalle ore 17:00 per lo svolgimento di una catena umana per dire che:
“Salvare Vite NON é Reato”
e che riunisca tutte le persone che vogliono opporsi alle politiche xenofobe e alle pratiche inumane di chi ostacola il salvataggio dei naufraghi in mare e nega ogni diritto all’umanità.
*Ritorniamo Umani* #salvarevitenonéreato

Aderiscono:SOS Razzismo, Collettivo Medusa, RETE ANTIRAZZISTA CATANESE, Centro Italiano Femminile – Licata, Make Hub – Licata, Centro 3P – Licata, Associazione Qanat, Agesci Zona delle Torri, Associazione Toponomastica Femminile Nazionale, COBAS Scuola Sicilia, Arci Arcobaleno – Racalmuto, Gruppo Toponomastica femminile – Licata, Federconsumatori Provinciale Agrigento, FOCUS-Casa Dei Diritti Sociali, Democrazia Lavoro CGIL Nazionale, Soc.Coop.The New Life – Licata, ASD Cestistica Licata – Licata, Sciame – Licata, ASD Club Limpiados – Licata, Ass.Cult. Comp. Folk Limpiados – Licata, Le Culture Diverse, Comitato NoMuos / NoSigonella-Ct, Arci Agrigento , A Testa Alta Licata, S.U.N.I.A. Licata, S.U.N.I.A. Regionale, Amici Don Morinello Licata, Soc. Coop. Sole – Licata e Palma di Montechiaro, Soc. Coop. San Marco – Licata e Palma di Montechiaro , A.N.P.I., Legambiente Sicilia, Libera Agrigento, SPAR Sole, Articolo 49, FLC CGIL, Volontari di Strada – Agrigento, ADILa Associazone invalidi Agrigento, ANPA Agrigento, API Agrigento, Arcigay Palermo, Palermo Pride, Associazione Toponomastica femminile, CGIL AgrigentoAssociazione John Belushi/Arci,, Federconsumatori Licata, Gruppo 283 – Amnesty International, Laici Comboniani, Agrigento, Gruppo Resistenza Attiva di Agrigento …

E’ morto Giuseppe Bennici, l’ultimo partigiano di Niscemi!

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I compagni della sezione Anpi di Niscemi e il Comitato Provinciale di Caltanissetta, comunicano la scomparsa del compagno Giuseppe Bennici  nato a Niscemi ( Caltanissetta) 11/09/1922, partigiano in Piemonte nella 1a Brigata Carlino Divisione Viganò, nella zona di Alessandria con il nome di battaglia“ Ursus”. 

È stato  protagonista e testimone della storia della Seconda Guerra Mondiale sempre disponibile a partecipe alle iniziative per rammentare la Resistenza partigiana.  I funerali si svolgeranno martedì a Niscemi. L’ANPI si unisce al dolore della famiglia e dell’intera comunità di Niscemi.

 

Io sono Libero. 29 agosto. Anniversario dell’assassinio di Libero Grassi

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Libero. Di nome e nei comportamenti, in tutti gli aspetti della vita. Ci sono nomi che, quasi con effetti “taumaturgici”, incidono indelebilmente. Nell’essenza umana molti caratteri sono ancora imperscrutabili. Nel caso di Libero Grassi il “destino” e gli emblemi della soggettività sembrano proprio influenzati dall’appellativo dato.

Era nato a Catania il 19 luglio 1924. Il nome era stato scelto dai suoi genitori in onore e memoria di Giacomo Matteotti, ucciso dai fascisti poco più di un mese prima. Il “suggerimento” venne dallo zio Peppino, anarchico. Dopo, Libero aveva otto anni, la famiglia si trasferì a Palermo.

Fu ucciso a Palermo  il 29  agosto del 1991. Colpito a pistolettate alle spalle da parte degli scherani delle organizzazioni mafiose. Cinque colpi, sotto la sua abitazione.

Da uomo libero non si era piegato al ricatto del pagamento estorsivo che i criminali volevano imporgli. Un vero e proprio eroe civile.

All’inizio di quell’anno mise in opera un’azione totalmente nuova che rompeva le “regole” violentemente imposte, da tutti categoricamente rispettate, ancor più e meglio di una normativa di legge.

In una città “ovattata” dalla delinquenza mafiosa. Silente e prona all’enorme e vischiosa ragnatela, anche da parte delle sfere istituzionali più alte, Libero Grassi ruppe la “quiete” il 10 gennaio del 1991. In una forma innovativa, nel metodo divulgativo e per la sua crudezza, impregnata di civile elogio alla libertà.

Scrisse una lettera, inviata e pubblicata  dal quotidiano palermitano “ Giornale di Sicilia”, intitolata caro estortore”Dirompente, nel contenuto e negli effetti, per la cittadinanza cittadina e per tutte le coscienze civili e democratiche nazionali. Un vero e proprio sonoro schiaffo….che non passò inosservato, specie negli ambiti mafiosi:

“«Caro estortore, volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere… Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al “Geometra Anzalone” e diremo no a tutti quelli come lui”…. Anche mio figlio Davide, che dirige l’azienda al mio fianco, la pensa come me … Mi dispiace per gli altri amici imprenditori che pagano e stanno zitti: io voglio reagire.

 

A Palermo ( e non solo), dove il silenzio sordidamente muto era più che mai diffuso, la nota del libero pensiero deflagrò potente. La sfida ai gangli della mafia era stata lanciata dal basso. Da un normale cittadino. Non tanto, in forze, dalla società civile, da rappresentazioni istituzionali, sociali, di categoria e quant’altro organizzato. I “moti popolari” di rigetto del mostro mafioso e delle connivenze politiche, di largo coinvolgimento nella denunzia e sdegno, vennero dopo. L’anno successivo, a seguito dell’assassinio dei magistrati Falcone e Borsellino. Fu la rottura traumatica di un “equilibrio” subdolo, caratterizzato dal logo “ la mafia non esiste”, che per decenni aveva pervaso la città, pur di fronte alle innumerevoli stragi ed omicidi eccellenti che nel corso degli anni erano stati operati. Oltre mille gli omicidi mafiosi in città nel decennio 1981-1991.

In quel cupo gennaio 1991 nella denunzia e nel rigetto dell’estorsione Libero Grassi rimase essenzialmente solo! Con la sua coscienza e la sua forte voglia di libertà.

Certo, dato lo sviluppo progressivo degli eventi, era coadiuvato dalle forze di polizia. La sua azione era stata discussa e convenuta solo con la moglie Pina ( Maisano) e con i due figli. Il contesto era di tutt’altro genere. Pagavano tutti, come se il ticket estortivo fosse una normale “tassa statale”. Anche la locale Confindustria ( l’organizzazione degli imprenditori) rimase distante….in altre fatti “affaccendata”.

Da molti anni operava con il suo ingegno di imprenditore sano come produttore nel settore tessile. Inizialmente, nel 1951, assieme al fratello fondò un sito manifatturiero di maglierie affini ( Mima). Successivamente, conclusa quell’esperienza, nel corso degli anni 60 Libero, da solo, fece nascere la Sigma. Specializzata nella confezione di pigiami maschili. Diventò un luogo produttivo di grande rilievo; molta produzione era dedicata all’esportazione. All’inizio del 1991 gli addetti erano oltre cento, la gran parte lavoratrici. Una bella esperienza produttiva per l’area territoriale palermitana.

Le richieste iniziarono dopo il trasferimento della fabbrica, da un’area centrale palermitana in una zona periferica. Il “rito” solito iniziò, come in tant’altre similari vicende. Le “visite”, le telefonate, gli atti collaterali. Richiedevano sessanta milioni di lire. Per poi, pagare sempre.

Libero restò fortemente turbato. Cercò di organizzare la resistenza. Prese contatti a destra e a manca, specie con i “colleghi”. Raccontò poi la moglie Pina Maisano che la Confindustria locale allargò le braccia, come se il fenomeno delinquenziale che appestava Palermo fosse di fatto sconosciuto.

Nel frattempo, grazie alle pressanti denunzie e richieste ricevute da Grassi,  la polizia si mise in movimento. Fece diversi arresti.

Nello scorrere dei mesi, il periodo fu veramente infernale. Libero ormai, colpito nella sua dignità di cittadino democratico, passò all’attacco su vari fronti. Giorno 11 aprile ( 1991) testimoniò la sua civile rabbia nella trasmissione televisiva nazionale Samarcandadiretta da Michele Santoro. Tra l’altro, dichiarò:

Non sono un pazzo, sono un imprenditore e non mi piace pagare. Rinuncerei alla mia dignità. Non divido le mie scelte con i mafiosi”.

Una denuncia forte più che mai che, però, cadde lieve, specie nelle zone palermitane.

Nel numero maggio-giugno della rivista “Argomenti, così si espresse:

“Non è accaduto niente nemmeno a livello nazionale. Nei giorni della mia denuncia è arrivato in Sicilia il direttore di Confindustria che, per coprire la posizione di timidezza e di prudenza di alcuni miei colleghi, ha avuto la sfortuna di rilasciare una dichiarazione quasi comica. Grosso modo ha detto infatti che la mafia non tocca l’industria, semmai a volte il commercio. Ma lo ha detto proprio mentre il magistrato Luigi Russo depositava la clamorosa e discussa ordinanza di assoluzione dei cavalieri de llavoro […] È necessaria una svolta […] e non sono il solo. C’è l’ingegner Salatiello che, però, da un imprenditore si è sentito rimproverare perché è meglio pagare, in quanto «se tutti pagano, si paga meno» ma questa è un’aberrazione […] Ho messo nel conto ulteriori intimidazioni. Sono arrivate. Ma non credo che passeranno alle armi. A loro non conviene il clamore. Spero che non convenga. La polizia sarebbe costretta a intervenire”.

Poi, il 29 agosto, calò il freddo buio.

  N.b. Un piccolo ricordo personale. In quella fase facevo parte a Catania del consiglio di gestione ( in volontariato, tutti) di una struttura in cooperativa dedicata alla divulgazione e commercio di prodotti agro-alimentari e trasformati biologici – la prima esperienza di fatto in Sicilia orientale -. Subito dopo la tragedia assassina ci attivammo. “Stipammo” i locali di pigiami provenienti dalla Sigma, per procacciarne la vendita. Un piccolo atto per mantenere viva la memoria di un uomo che aveva lottato a viso aperto per contribuire a liberare la Sicilia dall’ obbrobrio mafioso, e sostenere i lavoratori in un momento drammatico.  

* Lettera di Memoria e Libertà

 

“ A un fascista che ha preteso la dedica”

In questa fase molto difficile rimette ordine con grande diligenza  una bella poesia di IGNAZIO BUTTITTA (  cantore lirico siciliano, 19 settembre 1899 – 5 aprile 1997. Da “ Ignazio Buttitta, il poeta in piazza” – ed. Feltrinelli 1974

 

ignazio buttitta

“ A un fascista che ha preteso la dedica”

I viziusi sònnanu fimmini nudi

i mbriacuna vutti e cantini

l’usurai i dinari

i bizzòcculi u paradisu

l’artisti l’alloru

i cani ossa di spurpari

i scecchi pagghia e fenu

i porci sònnanu fangu

e i fascisti morti e sangu

traduzione per gli innamorati della lingua italiana

 

I viziosi sognano donne nude

gli ubriaconi botti e cantine

gli usurai i denari

le beghine il paradiso

gli artisti l’alloro

i cani ossi da spolpare

gli asini paglia e fieno

i porci sognano fango

e i fascisti morti e sangue