Categoria: Iniziative

80° anniversario: finisce la guerra civile in Spagna. Inizia la dittatura fascista del generale Francisco Franco. Il contributo degli antifascisti italiani e delle brigate internazionali

La commemorazione ricade il primo giorno di aprile. La guerra di Spagna, iniziata nel luglio 1936  a seguito di un colpo di stato militare gestito da alcuni generali ( giorno 18 insorsero parti preponderanti delle guarnigioni dislocate in Marocco), tra cui in primo piano Francisco Franco, con l’obiettivo di abbattere il legittimo governo composto dalle forze politiche di sinistra e progressiste – socialisti, repubblicani, radicali, comunisti, anarchici, aree cattoliche progressiste –  costituenti il Fronte Popolare, fu un evento drammatico, di grande valore civile e democratico per le  strutture politiche e sociali che difesero il governo costituzionale, in una fase storica dove la Germania nazista e l’Italia fascista sostenuti da altri accoliti avvelenati dall’idolatria della “razza eletta”, stavano già intensamente preparando la guerra di aggressione contro i popoli europei.

Una guerra condotta contro le forze popolari  che avevano vinto le elezioni del febbraio 1936,  con l’obiettivo di bloccare le importanti riforme strutturali mirate a modificare l’assetto economico, sociale e civile di assoluta arretratezza discriminatoria che ancora caratterizzavano la Spagna, gestita in condizioni di oscurantismo civile con l’assoluta egemonia delle forze monarchiche e padronali, predominante il latifondismo e le strutture della chiesa cattolica, in sfregio alle richieste di riscatto  sostenute dalle  grandi lotte sociali che si erano sviluppate negli anni precedenti.

La gran parte del popolo spagnolo si schierò a difesa dei Valori della Repubblica contro il  colpo di stato. Un sostegno grande e partecipato che attraversò tutta la Spagna, con una forte mobilitazione di uomini e donne appartenenti alle classi sociali storicamente più oppresse e sfruttate che vivevano in condizione di grande povertà.

Italia e Germania, ufficialmente, appoggiarono apertamente il golpe sovversivo con un rilevantissimo e decisivo sostegno in armi, attrezzature e consistenti contingenti militari, inoltre  furono inviate  consistenti squadre aeree di combattimento e bombardieri. Da parte delle dittature nazifasciste la Spagna fu terra di tragica sperimentazione per i nuovi congegni militari che a breve sarebbero stati utilizzati nello scenario europeo, e per la gestione degli stermini di massa che sarebbero stati commessi su larga scala nell’Europa intera e in Unione Sovietica, provocando 55 milioni di morti e immani distruzioni materiali.

Il fronte lealista repubblicano fu sostenuto direttamente, con armamenti e rifornimenti, solo dall’Unione Sovietica; gli stati europei, con 24 paesi costituenti il “ Comitato di non-intervento”, restarono formalmente neutrali.  Grande e generosa la partecipazione dei volontari antifascisti delle Brigate Internazionali. Un mese dopo il golpe il 13 agosto 1936 venne costituito a Parigi il “ Comitato Internazionale di Aiuto al Popolo Spagnolo”. Quattro giorni dopo si formò la  Colonna Italiana ” Francisco Ascaso”, istituita da Carlo Rosselli, Mario Angeloni, Umberto Calosso, Camillo Berneri, con 150 volontari, diventata operativa nell’area di Aragona dal 5 ottobre, alla stessa data erano già presenti in Spagna 900 volontari internazionali.

 

I tre anni della gestione governativa del Fronte Popolare furono particolarmente complicati, sul piano della coordinazione militare e innanzitutto sull’attuazione delle scelte politiche e sociali. Molte contraddizioni e diversità operative attraversarono le componenti delFronte resistente che si contrapponeva allo storico Blocco padronale-reazionario-clerico-nazionalista sostenuto dalle forze fasciste europee. In particolare profonde divergenze si manifestarono tra la componente libertaria anarchica in sinergia con il POUM – Partito Operaio di Unificazione Marxista –  e consistenti settori delle forze comuniste che accettavano le “direttive” impartite dall’Unione Sovietica, che come evidenziato prima forniva importanti attrezzature militari. Del resto, sul fronte comunista internazionale, nella condotta staliniana, erano già aperti gli scontri ideologici e materiali contro i troskisti che caratterizzarono quella fase storica. Questi contrasti, molto bene evidenziate nel famoso film “ Terra e Libertà” del regista inglese  ken Loach, sfociarono in scontri armati a Barcellona nel maggio del 1937. Molti anarchici furono arrestati, parecchi uccisi.

Tra i tanti avvenimenti della guerra un evento di grande rilevanza, date le specifiche condizioni di confronto e scontro tra fascisti e antifascisti italiani, fu la battaglia di Guadalajara, conclusasi  il 24 marzo del 1937. Fu di fatto la prima sconfitta internazionale del fascismo. I militi fascisti italiani che rappresentavano il nerbo centrale dello schieramento franchista dopo venti giorni di combattimento, tentata una fallita controffensiva, si ritirarono disordinatamente. In questo combattimento, dall’altro lato del fronte, la difesa dei valori democratici della Repubblica spagnola fu sostenuta da molti volontari italiani antifascisti, schierati in prima fila.

Un dato è certo. Durante i tre anni di resistenza popolare e nella fase successiva alla vittoria franchista con le violentissime repressioni operate, la Spagna fu ricoperta da un’enorme lago di sangue, più di un milione le persone morte. Nel marzo del 1939 i golpisti conquistarono Madrid, il primo aprile cessarono i combattimenti. A seguito della situazione militare determinatosi già a fine ottobre del 1938 le brigate internazionali iniziarono il ritiro dalla Spagna.

La gabbia feroce ed impenetrabile imposta alla popolazione spagnola smise di esistere solo il 20 novembre 1975,  con la morte del “caudillo” Francisco Franco. La dittatura era durata 36 anni, a far data dalla sconfitta repubblicana delle forze popolari.

Decine di migliaia i volontari delle Brigate internazionali, appartenenti a cinquantatré nazioni, parteciparono alla difesa della Repubblica spagnola. Dalle varie fonti storiche sono riportati 40.000 unità combattenti inquadrati in specifiche omogenee formazioni, 20.000 con funzioni operative nelle strutture sanitarie e logistiche, alcune migliaia nelle forze armate repubblicane spagnole.

Altissimo il contributo dei resistenti internazionali che persero la vita, oltre 10.000 caduti. Molte migliaia i feriti gravi.

Gli italiani, complessivamente in 4000, in gran parte furono inquadrati nella Brigata Garibaldi – ogni brigata era costituita da 3500 uomini suddivisa su 4 battaglioni -; altri raggruppamenti combattenti ( confluiti poi nella Brigata Garibaldi) furono la Colonna Italiana, Colonna Carlo Rosselli- ( anarchici e di Giustizia e Libertà)la Colonna Picelli ( fondatore degli Arditi del Popolo a Parma)la Centuria Gastoni Sozzi inserita nel celebrato V Reggimento.

Diversi italiani combatterono anche in gruppi delle Brigate internazionali o inseriti nell’esercito repubblicano spagnolo. Molti gli antifascisti di primo piano che successivamente assunsero ruoli significativi durante la Resistenza in Italia nella Lotta di Liberazione e nella successiva costruzione della nuova Italia. Tra i tanti attivi contributi: Giovanni Pesce, Vincenzo Tonelli, Giuseppe Di Vittorio, Pietro Nenni, Vittorio Vidali, Ettore Quaglierini, Palmiro Togliatti, Luigi Longo, Nino Nannetti, Rodolfo Pacciardi, Giuliano Paietta, Vincenzo Bianchi, Osvaldo Negarville, i fratelli Rosselli ( Carlo e Nello), Paolo Clavego, Carlo Farini, Teresa Noce, Edoardo D’onofrio…

Molti vivevano esuli, emigranti, per sottrarsi alle violente ritorsioni della dittatura, in gran numero si erano rifugiati in Francia. Molti volontari italiano provennero anche da diversi altri stati dove risiedevano. Una parte significativa partì direttamente dall’Italia ( circa 250). Un’ “umanità”, affratellata negli ideali e nella pratica dell’antifascismo, varia, per composizione sociale e nelle articolazioni ideologiche: socialisti, anarchici, comunisti, giellini, repubblicani. Uniti da un energico spirito internazionalista, con l’obiettivo prioritario di contribuire alla lotta contro le barbarie del  fascismo in Spagna e in Europa.

I volontari antifascisti italiani resero un alto contributo di sangue con quasi  settecento caduti nei combattimenti.  Riportarono ferite in 2000. 

gruppi europei più consistenti, oltre agli italiani, furono i francesi con 9000 unità e i tedeschi con 5000 ( quasi tutti esuli dalla Germania nazista).

I volontari sopraggiunsero da tutti i continenti, anche da Cuba, con 800 partecipanti. Grande il contributo delle donne internazionaliste, al pari di quelle spagnole. Molte volte in prima linea, almeno nella fase iniziale della guerra. Incredibile l’abnegazione dei volontari ( normali civili) che avevano lasciato la consuetudine della propria esistenza per affrontare le fortissime condizioni di disagio, lo scontro armato nelle battaglie, il rischio grande della vita. Numerosa la presenza degli ebrei nelle Brigate Internazionali, con oltre 7000 partecipanti ( in Germania già dal 33 era iniziato lo stato persecutorio), in prima fila il battaglione Botvin, costituito da comunisti ebrei. Parecchi furono comandanti di Brigate.

Le forze militari mandate in Spagna dalla dittatura fascista mussoliniana furono di rilevante consistenza.  Nella parte iniziale del 1937 furono strutturate nel C.T.V. –Corpo Truppe Volontarie -. Costituite da 79.000 unità, distribuite tra esercito, aviazione e marina; furono inviati 1800 cannoni, 150 carri armati leggeri, 7500 automezzi, 5000 mortai e mitragliatrici, 763 aeroplani ( molti i bombardamenti sulle città) e 91 unità navali. L’impegno finanziario enorme, di 12 miliardi di lire dell’epoca ( …mentre in Italia si faceva la fame). Molte migliaia i caduti – alcune fonti parlano di 4000 -, 12.000 i feriti.

I primi forti contingenti arrivarono il 3 gennaio 1937, composti da: 1° div. Camicie Nere “ Dio lo vuole”, 2° div. “ Fiamme nere”, 3° div. “ Fiamme nere”, 4° div. LittorioRaggruppamento Autonomo “ XXIII Marzo”, Brigata “ Frecce Nere”, Brigata “ Frecce Azzurre”.  I comandanti furono i generali: Roatta, Gambara, Nuvoloni, Bergonzoli.

Molti furono “volontari” per caso, presi con l’inganno ( parecchi pensavano di andare a fare i “coloni” in Etiopia), o alla ricerca di una paga per sfuggire alla disoccupazione e alle misere condizioni di vita in Italia, provenienti  in gran numero da attività contadine.

Contestualmente la stessa “procedura” fu utilizzata per riempire i contingenti militari inviati all’assalto dell’Etiopia…per la conquista dell’impero.

Degli inviati in Spagna più del 40% appartenevano all’esercito regolare italiano; i componenti della divisione “Littorio” furono mandati per svolgere il servizio militare di leva. Complessivamente il grado di preparazione era pessimo. Le paghe e le indennità speciali concesse, specie per gli ufficiali, erano immensamente più grandi dei salari –stipendi in essere in Italia. I volontari fascisti si arruolarono per soldo, per la promessa di un lavoro al ritorno, e non per convincimento. Così la propaganda fascista faceva scrivere sul periodico “ Il Legionario”:… “I rossi hanno tutto vituperato e infangato vendendosi allo straniero. Essi sono oggi degli abbietti soldati,  mercenari dei soviet, della massoneria e di altre putride e oscure organizzazioni internazionali  Questa è  la schiuma da galera che voi, legionari di tutte le battaglie ideali, voi legionari di tutte le imprese generose e  sublimi, avete oggi a tiro dei vostri fucili”.

Il generale golpista Franco non ebbe in grande considerazione le truppe italiane; dopo la battaglia di Santander ( agosto 1937) in molte occasioni le truppe italiane furono lasciate di riserva. Scrive Ciano ( Ministro degli Esteri il 26 febbraio 1938. “Il Duce è molto irritato per il fatto che Franco continua a mantenere nell’inazione le nostre forze  volontarie. Quest’ozio demolisce il morale delle truppe; i casi di indisciplina sono più frequenti e cominciano, per la prima volta, le diserzioni. Anche il Paese è stanco degli affari di Spagna”. Scrive ancora il 1° giugno 1938: “Telegrafo a Berti di togliere le nostre truppe da Saragozza e di inviarne qualche battaglione in linea. Sono ormai a riposo da oltre 40 giorni e da notizie avute pare che non faccia bella impressione vedere nelle  retrovie le forze italiane affollare cabarets e bordelli, mentre gli spagnoli si battono in una dura battaglia”.

Molto meno consistente sul piano numerico il sostegno diretto della Germania nazista. Venne inviata la “ Legione Condor” con 6500 militari, con l’utilizzo complessivo di 16000 uomini durante il corso della guerra. Più efficaci sul piano dello sterminio poiché furono collaudati nuovi e ed evoluti mezzi militari, specie dell’aviazione. La potenza omicida degli aerei italo-tedeschi  si manifestò in particolare il 26 aprile 1937; quasi sessanta aeroplani bombardarono sadicamente Guernica, distruggendo la città e provocando oltremille vittime e molti feriti tra la popolazione civile.  Durante le varie fasi della guerra da parte dei golpisti sostenuti dai nazifascisti in particolare furono ripetutamente bombardate le città di Madrid e Barcellona, le quali riportarono ingentissimi danni, numerosissime le vittime civili.

 

Tra i tanti eventi che contraddistinsero i tre anni di guerra è importante ricordare la battaglia di Guadalajara. Tra l’altro le preponderanti formazioni militari italiane inviate dalla dittatura si scontrarono frontalmente  con  le brigate volontarie antifasciste italiane.

La città  – oggi con 85.000 abitanti –  si trova nell’area centrale della Spagna, nella regione autonoma a statuto speciale di Castiglia –La Manca.

La battaglia iniziò il l’8 marzo 1937. Fu uno scontro durissimo. Si concluse due settimane dopo, giorno 23. I fascisti, in rotta,  furono sbaragliati.

L’armata fascista, potentissima, comandata dal generale  Roatta, è costituita dal C.T.V.  – Corpo Truppe Volontarie, forte di 50.000 militari sostenuti da 250 carri armati, un nutrito numero di carri lanciafiamme, 230 cannoni, 50 aerei da caccia oltre dieci ricognitori. L’ esercito fu appoggiato da diverse migliaia di automezzi. Il corpo militare italiano fu sopportato da una divisione franchista di 20.000 soldati.

All’inizio le esigue forze di difesa repubblicane furono sconvolte. Poi, superato l’iniziale momento di sbandamento iniziò la riorganizzazione e l’arrivo di nuove energie militari. Si aggiunsero  l’11° divisione dello spagnolo Enrique  Lister e i  battaglioni Garibaldi e Thaelmann ( costituito da volontari tedeschi).

Le forze fasciste furono all’attacco fino al giorno 11 marzo. Le condizioni del tempo erano fortemente inclementi. Tutta l’area del fronte spazzata dalla neve. Il giorno successivo gran parte dei militari passò all’offensiva. Viene distrutta la 3° Divisione “ Penne Nere” comandata dal generale Nuvoloni. Vigorosi messaggi di resa furono propagati dai garibaldini:“Italiani, soldati e camicie nere dell’esercito di Mussolini ascoltate! Ritornate alle vostre case: le vostre mogli e i vostri figli vi aspettano. Ritornate alle vostre case: le vostre famiglie piangono per voi. Ritornate alle vostre case, non dovere morire. Giovani di diciott’anni, assieme a vecchi più che cinquantenni, foste inviati in Ispagna come bestiame da macello. Le vostre forti braccia di lavoratori, inutili da anni, braccia che cercavano lavoro, ebbero un fucile. Vi dissero che andavate in Abissinia e vi hanno portato in Ispagna: vi dissero che andavate a lavorare e vi hanno portato al macello. Vi promisero terra e vi danno morte. Vi hanno ingannato vergognosamente. Passate dalla nostra parte, venite con noi nelle fila dei soldati della libertà! Sarete da noi accolti come fratelli quali siete!”

Nel frattempo con il sostegno di carri armati sovietici e dell’aviazione repubblicana iniziò l’offensiva generale. I militari italiani si ritirarono in piena confusione. Molti furono fatti prigionieri.

Il 18 marzo la Brigata Garibaldi attaccò la fortificazione del Palacio de Ibarra. Dopo una cruenta battaglia i fascisti si arresero. Fatti 262 prigionieri e recuperate abbandonanti attrezzature militari, con molte armi pesanti.

Giorno 18 scattò l’offensiva generale. In questa fase i militari repubblicani sono bene attrezzati, supportati da aerei e carri armati. Altri duecento militari italiano  vennero fatti prigionieri. Nei giorni seguenti i fascisti tentarono un’inutile offensiva.

Il 24 marzo finì la battaglia. I militi italiani erano in totale rotta. Parecchie centinaia i caduti, molti i prigionieri.

La guerra continuò,  fino  al 28 marzo 1939, con la vittoria dei franchisti. Già dalla fine di gennaio era iniziata la “retirada”. Decine di migliaia di civili, incalzati dall’aviazione dei nazionalisti, si mossero da molte aree territoriali verso la frontiera con la Francia, che accolse 250.000 civili. Nel corso del mese di febbraio il governò francese acconsentì l’ingresso dei soldati repubblicani, circa 250.000, inviati nei campi di internamento. Dopo l’occupazione nazista della Francia ( 1940) molti di questi spagnoli finirono nei lager di sterminio.

A fine febbraio del 1939 il governo nazionalista  fu riconosciuto da Francia e Gran Bretagna. Il 28 marzo i golpisti del generale Franco entrarono a Madrid.

Giorno 1 aprile si concluse la guerra.

Le conseguente della repressione franchista furono violentissime. Dal mese di aprile 1939 al giugno 1944 furono eseguite 192.684 condanne a morte.

 

Per tutti gli approfondimenti sulla guerra di Spagna si raccomanda di consultare i siti sottoelencati. Vengono altresì evidenziati, con brevi biografie, i nominativi degli antifascisti italiani combattenti in Spagna, e dei caduti. In particolare  AICVAS – “ Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna” -.

http://www.aicvas.org/

http://www.lalungaresistenza.it/#Presentazione

http://www.aicvas.org/2018/02/15/le-quattromila-biografie-dei-volontari-italiani-in-spagna-memorie/

 

di  “ Lettera Memoria e Libertà”

La “ Lettera” ( a cura di Domenico Stimolo) è dedicata alla memoria di Nunzio Di Francesco, partigiano catanese, sopravvissuto al lager nazista di Mauthausen, deceduto il 21 luglio 2011.

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In centinaia a Catania contro il senatore Pillon e la Lega

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In centinaia il  22 marzo a Catania, sfidando la pioggia e il forte vento, hanno manifestato energico dissenso  e indignazione nei confronti della Lega, per rigettare con grande forza le proposte del disegno di legge del senatore leghista Simone Pillon. Presenti tra l’altro  gruppi di donne  provenienti da Siracusa e Messina.

La protesta, intensa e molto fragorosa, con sonanti ripetuti slogan e canti – su tutti “Bella Ciao”, ormai diventata oltre che canzone di memoria della Lotta di Liberazione al nazifascismo, riferimento universale di riscatto e libertà – è stata  vivacizzata dall’esposizione di numerosissimi colorati cartelloni e striscioni di rifiuto della proposta di legge e in difesa dei diritti delle donne.

Il presidio,  caratterizzato dalla partecipazione di foltissimi gruppi di donne chiamate alla mobilitazione dalle storiche associazioni femministe catanesi in difesa dei diritti delle donne ( in prima fila La Ragna-Tela, Udi, “ Non una di meno”, ShamOffcine….. e dalle organizzazioni sindacali  Cgil e Uil,  è rimasto “piantato” per alcune ore fino a sera, sul lungomare catanese, davanti all’hotel dove si svolgeva  il convegno della Lega, esclusivamente ad inviti.

Come ben noto nella proposta di legge  si inseriscono modifiche strutturali riguardanti il diritto di famiglia, le separazioni, l’affido dei figli minorenni. Inoltre si prevede di trasformare la violenza consumata in casa in reato di maltrattamento, accrescendo in maniera inaccettabile la disuguaglianza tra uomini e donne, l’eliminazione dell’assegno di mantenimento determinerebbe nefaste conseguenze specie nelle aree territoriali caratterizzate da altissimi tassi di disoccupazione femminile.

Il ritorno agli anni bui di oppressione delle donne, legislativo e  sociale, vessatori e intolleranti, Non Passerà! I Diritti Civili conquistati con durissime lotte non possono essere strutturalmente modificati per ripristinare pratiche discriminanti  e schiavizzanti. La nostra civiltà democratica e antifascista lo impone.

domenico stimolo

Salvare le Vite non è Reato!

50 morti, sino ad oggi, nelle stragi in due moschee della Nuova Zelanda. Autore Brenton Tarrant, razzista e suprematista “bianco”. Un’ennesima orribile strage che, però, non ha determinato quell’ondata di indignazione cui siamo stati abituati in casi simili, quando le vittime sono europei. Perché la Nuova Zelanda è lontana, o perché, al di là delle parole, alla fine i morti non sono tutti uguali?

 Per noi il terrorismo razzista è uno solo, in Europa come nel resto del mondo. A chi vuole dividere l’umanità secondo il colore della pelle, contrapponiamo l’idea dell’accoglienza e della contaminazione. Il diritto degli “ultimi”, di tutti gli ultimi, a non essere più tali.

 Per queste ragioni abbiamo gioito quando la nave italiana Mare Jonio ha salvato 49 migranti, fra cui 12 bambini, stipati in un gommone che imbarcava acqua, a quasi 80 chilometri dalle coste libiche.

E abbiamo gioito quando  i migranti sono sbarcati nel porto di Lampedusa, senza rimanere prigionieri (come nel caso della Diciotti e della Sea Watch) per un lungo periodo a bordo. Consideriamo tutto ciò una nostra vittoria, la vittoria di chi ha protestato con forza e coerenza nelle predette occasioni ottenendo che oggi prevalesse il diritto.

In questa situazione, poteva fare altro il comandante della Mare Jonio? Ovviamente no.  Art.98 Comma 1, Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare – UNCLOS – (1982): “Ogni Stato deve esigere che il comandante di una nave che batte la sua bandiera, nella misura in cui gli sia possibile adempiere senza mettere a repentaglio la nave, l’equipaggio o i passeggeri, presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in pericolo di vita quanto più velocemente possibile”.

Inoltre, trattandosi di una nave italiana, operato il soccorso, doveva dirigersi verso la costa nazionale, così come  previsto dal “place of safety” (ossia l’obbligo di salvare il richiedente soccorso e portarlo in un luogo sicuro) all’interno della Convenzione di Amburgo, ratificata con legge dall’Italia il 3 aprile 1989. Ancora, non essendo, sicuri, per le ragioni che tutti conoscono,  né i porti libici, né quelli tunisini, non c’era alcuna alternativa possibile.

Dopo lo sbarco, la nave Mare Jonio ha subito il sequestro probatorio dalla Procura di Agrigento e il comandante è stato iscritto nel registro degli indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina  e per il mancato rispetto dell’alt intimato dalla Guardia di Finanza.

 In particolare, rispetto al mancato alt, il comandante aveva motivato la risposta negativa sottolineando le cattive condizioni del mare, per cui fermarsi avrebbe messo  a repentaglio la vita dell’equipaggio e dei 49 migranti.

Contro queste regole internazionali, e lo stesso buon senso, il Ministro dell’Interno, come sempre, ha fatto di tutto per bloccare salvataggio e sbarchi. Avrebbe avuto ragione in un solo caso: se i migranti all’interno della nave avessero costituito un pericolo per la sicurezza dell’Italia ed avessero subito una condanna definitiva per un crimine o un delitto. Come tutti sanno non è così.

 Ancora, secondo il TU 286/98, art.19, comma 2, “Non è consentita l’espulsione” degli “stranieri minori di anni diciotto, salvo il diritto a seguire il genitore o l’affidatario espulso”. e secondo la Legge 7 aprile 2017 n.47 “In nessun caso può disporsi il respingimento alla frontiera di minori stranieri non accompagnati”.

 In sostanza, come scrive il Tribunale di Catania,  “l’obbligo di salvare la vita in mare costituisce un preciso dovere degli Stati e prevale su tutte le norme e gli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell’immigrazione irregolare”.

Chiediamo, perciò, il ritiro della Direttiva Ministeriale “Salvini” e l’immediata conclusione dell’indagine sulla Mare Jonio, perché possa riprendere al più presto il suo impegno nel Mediterraneo.

Infine, di fronte ai problemi sociali, al perdurare della crisi economica, alla crescita della povertà nel nostro Paese, c’è qualcuno che possa onestamente essere convinto che “il problema” sia rappresentato da 49 persone che fuggono da morte e miseria?

La vergognosa campagna di criminalizzazione delle navi umanitarie deve finire!

                                                                                                        Sicilia Aperta e Solidale

24 MARZO: 75° Anniversario ( 24 marzo 1944) della strage nazifascista alle Fosse Ardeatine – Roma -, 335 civili e militari italiani uccisi: quattordici i siciliani.

  1. AGNINI FERDINANDO– fu Gaetano e di Longo Giuseppa – nato a Catania il 24/8/1924 – studente in medicina – arrestato il 24/2/1944 appartenente al Partito Comunista Italiano.
  2. ARTALE VITO– fu Antonino e Amedei M. Anna – nato a Palermo I’1/3/1882- Ten. Gen. Artiglieria – arrestato il 9/12/1943.
  3. AVOLIO CARLO– fu Federico e Maltese Francesca – nato a Siracusa il 14/9/1895 – impiegato (S.A.I.B.) – arrestato il 28/1/1944 – appartenente al Partito D’Azione.
  4. BUTERA GAETANO– di Giuseppe e D’Amico Maria – nato a Riesi l’11/9/1924 – pittore – arrestato il 15/2/1944 – appartenente al Fronte Militare Clandestino.
  5. BUTTICE LEONARDO– di Pietro e Sciarrocca Giuseppe – nato a Siculiana (Agrigento) il 2/2/1921 – meccanico – arrestato il 15/2/1944 – appartenente alla Brigata Matteotti.
  6. GIORDANO CALCEDONIO– di Gaspare e di Di Pisa Maria – nato a Palermo, l’11/7/1916-corazziere-arrestato il 14/2/1944- appartenente al Fronte Militare Banda Caruso.
  1. LUNGARO PIETRO ERMELINDO– fu Alberto e di Caltagirone Vita – nato a Trapani l’1/6/1910 – Sottufficiale P.S. – arrestato il 7/2/1944 – appartenente al Partito D’Azione.
  1. fiorePITRELLI ROSARIO– fu Giuseppe e di Buffalini Giovanna – nato a Caltagirone il

17/11/1917 – meccanico – arrestato il 28/1/1944 – appartenente al Partito Comunista

Italiano.

  1. RAMPOLLA GIOVANNI– di Michelangelo e Lembo Antonia – nato a Patti (Messina) il

16/6/1894 – Ten. Colonnello – arrestato il 22 o 28/1/1944 – appartenente al Fronte

Militare.

  1. RINDONE NUNZIO– di Antonio e Buscemi Carmela – nato Leonforte il 29/1/1913 –

pastore – arrestato tra la fine del dicembre 1943 e l’inizio del gennaio 1944 –

appartenente alla formazione “Isolato”.

  1. ZICCONI RAFFAELE– fu Lorenzo e Olla Anna – nato a Sommatino (Caltanissetta) il

13/8/1911 – impiegato – arrestato il 7/2/1944 – appartenente al Partito D’Azione.

  1. IALUNA SEBASTIANO– di Agrippino e Salerno Ignazia – nato a Mineo il 10/10/1920 –agricoltore – arrestato il 7/3/1944.
  1. MORGANO SANTO– fu Antonio – nato a Militello il 30/8/1920 – elettromeccanico.
  2. D’AMICO COSIMO– fu Luciano e di Vasetti Maria – nato a Catania il 4/6/1907-

amministratore teatrale – arrestato il 23/3/1944.

( tratto dal sito http://marioavagliano.blogspot.it)

 

a  cura di “ Lettera Memoria e Libertà”

Mussomeli: un concorso sulla Costituzione Italiana. L’Anpi Bella Ciao premia i ragazzi delle scuole medie!

Nei primi giorni del mese di dicembre 2018, con scadenza al 31 gennaio 2019, l’Anpi “Bella Ciao” di Mussomeli ha pubblicato un bando di concorso, sull’art. 3 della costituzione italiana, indirizzato a tutte le scuole di ogni ordine e grado, invitando alla partecipazione alunni, docenti e dirigenti scolastici. L’invito formale e sostanziale è stato pubblicizzato anche sui social, sollecitando la più ampia partecipazione su un tema di fondamentale importanza quale quello espresso dall’art. 3 sulle libertà individuali, l’uguaglianza e la solidarietà.  All’invito hanno risposto gli alunni e le classi terze dell’Istituto comprensivo “Paolo Emiliani Giudici”.

Martedì 26 marzo, alle ore 15.15, presso la sala conferenze “Paolo Emiliani Giudici” del plesso “Sac. G. Messina”, c’è la sta la proclamazione e premiazione dei vincitori del concorso e dei partecipanti allo stesso con la consegna di targhe, coppe e pergamene. All’evento erano presenti la prof.ssa Alessandra Camerota, dirigente scolastica dell’ICS “Paolo Emiliani Giudici”, il dott. Mario Difrancesco, presidente della commissione esaminatrice (gli altri due componenti della commissione erano il dott. Mario Ricotta e la dott.ssa Laura Carapezza), il prof. Tonino Calà, presidente della locale sezione Anpi “Bella Ciao” e alcunicomponenti del direttivo della stessa: Mario Geraci, Francesco Amico, Salvatore Cardinale.

Il tema del concorso “Art. 3, tutti i cittadini sono liberi e uguali: la democrazia popolare, partecipata e solidale”, prevedeva diverse tipologie di partecipazione: sezione storico/documentale, sezione artistica, sezione espressiva, sezione arti visive e sezione video.

Di seguito i giudizi sui classificati espressi dalla commissione: prima classificata, Maria Sofia Mancuso (3ͣ A del plesso “Sac. G. Messina” dell’Istituto comprensivo statale “Paolo Emiliani Giudici”). Per gli argomenti ampi ed articolati. L’elaborato offre un’analisi esaustiva del principio di uguaglianza. Non si dimentica, infatti, di ricordare come l’articolo 3 della Costituzione sancisca, al comma 1, l’uguaglianza formale, ossia l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge: “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” e, al comma 2, l’uguaglianza sostanziale, vale a dire una “uguaglianza di fatto” di tutti i cittadini, la cui garanzia è affidata allo Stato. Recita la disposizione: “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che (…) impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”. Degna di nota, infine, la riflessione circa l’effettiva distanza tra il dettato della norma e il concreto rispetto del principio di uguaglianza nella vita di ogni giorno che, si legge dal testo dell’elaborato, “se applicato correttamente può migliorare molto le condizioni di coloro che vengono discriminati e allontanati ingiustamente nonostante gli sforzi della legge”. Seconde classificate: Miriam Antinoro eDesiree Mantio (3ͣ C del plesso “Padre Pino Puglisi” dell’Istituto comprensivo statale “Paolo Emiliani Giudici”). Per aver espresso delle considerazioni forti sul concetto di uguaglianza e diversità. Non sfugge alla commissione, in seconda istanza, la riflessione maturata dalle autrici dell’elaborato, sulla incapacità dell’uomo di cogliere la lezione impartita dal passato. L’articolo 3 della Costituzione, si osserva, dovrebbe rappresentare una netta rottura con gli eventi drammatici e sanguinari che hanno caratterizzato la nostra storia recente. Non si può fare a meno di cogliere negli interrogativi, posti in vari punti dell’elaborato, il desiderio di comprendere per quale motivo, nonostante gli sforzi e i passi avanti compiuti in tema di diritti e di uguaglianza, l’attualità ci consegni ancora storie di quotidiane discriminazioni. In chiusura, preme alla commissione giudicante rimarcare quanto detto poc’anzi. Riceve unanime valutazione positiva l’aver sottolineato come il concetto di uguaglianza passi necessariamente attraverso quello della diversità. “La diversità ci rende unici”, si legge in conclusione. Il senso dell’articolo 3 della Costituzione è proprio questo: non solo parità di trattamento, ma eliminazione di ogni ostacolo e garanzia di pari opportunità effettive per tutti. Terze classificate: Martina Bonfante, Francesca Camerota e Sara Camerota (3ͣ B del plesso “Padre Pino Puglisi” dell’Istituto comprensivo statale “Paolo Emiliani Giudici”). Per la capacità di esprimere sinteticamente i valori della democrazia. “Sii libero di esprimere le tue idee!”, è il messaggio che si legge osservando l’illustrazione. Libertà che prende forma e dà vita ad un circuito virtuoso di pensieri e opinioni che si arricchiscono di nuovo significato nel dialogo con altri soggetti. Il lavoro – che è proprio il frutto della collaborazione di più ragazze – è esso stesso la prova che dal confronto costruttivo di più persone, poste in una condizione di uguaglianza, è possibile ottenere un risultato apprezzabile e degno di nota. La commissione si complimenta con i partecipanti al concorso, anche con coloro che non sono riusciti a classificarsi nelle prime tre posizioni (rispettivamente: quinto elaborato, classe 3ͣ A del plesso “Sac. G. Messina” dell’Istituto comprensivo statale “Paolo Emiliani Giudici” e primo elaborato, Matteo Morreale del plesso “Padre Pino Puglisi” dell’Istituto comprensivo statale “Paolo Emiliani Giudici”). È d’obbligo precisare che ogni lavoro è stato destinatario di attenta osservazione e valutazione imparziale. Dietro ogni elaborato cèstato un grande impegno e di questo ne siamo certi. Siamo altrettanto certi che questo concorso sia stata un’occasione per riflettere sull’immenso valore che il principio di uguaglianza ha rappresentato e continua a rappresentare tutt’oggi in ogni società democratica. Farne tesoro per tutte quelle volte in cui si renderà necessario affermare con forza che tutti abbiamo pari dignità sociale e siamo uguali di fronte alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Sezione Anpi “Bella Ciao” Mussomeli

8 Marzo- Ricordiamo le donne partigiane siciliane

8 MARZO 

Ricordiamo le donne partigiane siciliane combattenti contro il nazifascismo, per la Libertà di tutte e di tutti

 

 

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ALONGI  Francesca

nata a Marsala ( Trapani) il 22 agosto 1927.  Studentessa, staffetta partigiana per sei mesi in una formazione autonoma dell’VIII Divisione Alpina operante nella valle dell’Orco/ lago di Candia,  nella provincia di Torino. Uccisa diciassettenne in un agguato nazifascista l’11 gennaio 1945 a Montalenghe ( To).

 

BENINCASA Beatrice 

nata a Catania l’8 settembre 1924, residente a Genova, partigiana della Brigata “Matteotti”, staffetta, catturata, torturata e uccisa il 17 novembre 1944 sul ponte Lambro in via Mentana a Monza

BIGGIO Concetta 

nata a Catania  il 24/05/1924, casalinga. Partigiana a Roma,  formazioni Democrazia del lavoro.

BRUNO Ester 

nata a Palazzolo Acreide ( Siracusa) il  4/08/1905,  impiegata. Partigiana nel Lazio dal 9 settembre 1943, formazioni di Partito di Azione.

BUTTITTA Flora

nata a Palermo, 1929, trasferitasi in Lombardia durante la guerra, staffetta, Brigata “ Matteotti”  a Codogno / Milano.

CAMMARATA Adele                       

nata a San Cataldo (Caltanissetta) il 28.10.1899, partigiana combattente nel Lazio nella Formazione “Banda Vespri” dal  9 settembre 1943.

CECCHINI Agata 

nata a Catania l’11/12/1922. Partigiana da 1 novembre 1943 nella regione Marche ( Fano), formazione SAP Fano.

CERE’ Bice

nata a Marsala ( Trapani) il 10 settembre 1925 , partigiana dal gennaio 1944 nella Divisione Bologna Montagna Lupo (Mario Musolesi)  62a Brigata Garibaldi “Panpurio” (Giancarlo Lelli) già Brigata “Camicie Rosse”, ferita nella battaglia di Cà di Guzzo  (Belvedere di Castel del Rio – Bologna), muore il 21 novembre 1944  a diciannove anni  in un ospedale di Firenze dove era stata trasportata.

CORSARO Eugenia

nata a Catania l’11 maggio 1932 ( 1931?). Giovanissima a Roma collaborò con le formazioni partigiane della resistenza romana durante l’occupazione nazifascista. Il suo nominativo è inserito nell’ “Inventario” dei partigiani operativi nel Lazio a cura dell’ANPI di Roma, nel ruolo di gregario.

CRAPANZANO Angela in Turco   

nata a Gela ( Caltanissetta)  il 30.09.1919, patriota combattente in Piemonte nella 1^ Divisone Langhe dal maggio 1944, nome di battaglia “ Gina”.

 

CUMBO Laura Maria

nata a Siculiana ( Agrigento) il   7/12/1901. Partigiana a Roma/Lazio da 15 settembre 1943, Banda Assogni.

DI GUARDO Giuseppina 

nata a Vittoria ( Ragusa) il  10/12/1920,   impiegata, Partigiana in Emilia Romagna – Appennino piacentino – dal  novembre 1944, SAP Borotti.

GIUDICE Maria

nata a Codesillo ( Pavia) il 27 aprile 1880. Sindacalista sempre in primo piano già all’inizio del novecento, per circa vent’anni operò in Piemonte e Lombardia. Alla fine della prima guerra mondiale si trasferisce a Catania dove sposa l’avv. Socialista Giuseppe Sapienza. Mamma della scrittrice Goliarda Sapienza. All’inizio degli anni 40 assieme alla famiglia si trasferì a Roma. Partecipò attivamente ai movimenti della resistenza nella capitale e alla Brigata “Vespri” coordinata dal marito. Alla fine della guerra ritornò a Catania.

GIUFFRIDA Graziella

nata a Catania, anni 21. Arrestata dai Tedeschi su un autobus a Genova. Trovata in possesso di una pistola, arrestata, torturata e violentata presso  il Comando di Fegino,  uccisa il  27 marzo 1945. Il corpo fu gettato in una delle fosse di Via Rocca de’ Corvi.

LO MANTO Salvatrice

nata Mussomeli ( Caltanissetta) il 5/07/1921, emigrata con la famiglia in Piemonte. Partigiana dall’agosto 1944, Divisione Davito Giorgio. Nome di battaglia “ Salvatrice”.

 

MALAN Frida 

nata a Catania il 10  03 1917, figlia di un pastore valdese, dopo diversi anni si stabilisce a Torino, insegnante a Torre Pellice.  Successivamente l’8 settembre fa parte della Resistenza. Staffetta e partigiana combattente nella Val Pellice, organizza il movimento femminile del Partito d’Azione, prese parte dell’insurrezione di Torino.

 

MENINGI Grazia

nata a Marsala ( Trapani) il 3 novembre 1903,  inizia il suo impegno operativo antifascista come staffetta nel comando di Divisione, poi partigiana combattente nella Divisione 1°Divisione Matteotti Monferrato Italo Rossi – “I Rossi Combattenti”- operante in Piemonte nella zona del Monferrato, da 12 maggio 1944 al 7 giugno 1945, nome di battaglia “signora Palmieri”.

MONTUORO Maria

nata a Palermo il 16 ottobre 1909. Partigiana nei GAP a Milano, nome di battaglia “ Mara”, arrestata nel febbraio 1944, internata a Fossoli, deportata all’inizio di agosto 1944 nel lager di Ravensbruck, poi a Siemensstadt

MUSCARA’ Maria Antonietta

nata a Messina il 23/01/1895,  casalinga. Partigiana in Emilia Romagna – nel ferrarese – dal  settembre 1943, 35a B. Rizzieri. Nel marzo del 1943 fu arrestata per offese al re e al duce e  rinchiusa nel carcere di Alì a Messina, trasferitasi a Ferrara  dopo l’armistizio entrò in clandestinità partecipando alla Lotta di Liberazione.

NOTO Vincenza

nata a Mussomeli ( Caltanissetta), emigrata in Piemonte. Partigiana dal giugno 1944, Divisione Mat. Davito, morta il 26/10/1944.

PETRALIA Silvia

nata a Catania l’8 gennaio  1927, partigiana nella Divisione Garibaldi Natisone Brgt. Garibaldi  Trieste Btg. 3° garibaldina ( Friuli-Jugoslavia).

PUZZO Angela

nata a Gela ( Caltanissetta) il 3/01/1905. Partigiana in Piemonte dal novembre 1944, 2a Divisione Valle Aosta 183a Brigata.

RALLO Franca

nata a Marsala ( Trapani)  il 30 luglio 1924, fucilata a Novo Mesto ( Slovenia)  il 28 ottobre 1943 assieme al marito Vito Pellegrino ( ufficiale, siciliano). Dopo l’armistizio fece parte di un gruppo partigiano. Sono sepolti nel tempietto dei Partigiani di Zuzemberk/ Slovenia.

SAPIENZA Goliarda

nata a Catania il 10 maggio 1924,figlia dell’antifascista Giuseppe Sapienza e del la sindacalista torinese Maria Giudice. Scrittrice, autrice tra l’altro de “ L’arte della Gioia”. Trasferitasi a Roma assieme alla famiglia all’inizio degli anni 40. Durante l’occupazione nazifascista della capitale collaborò attivamente alla lotta di resistenza, staffetta e partigiana combattente nella Brigata “ Vespri” coordinata dal padre.

TALLUTI  Giovanna

nata a Caltanissetta  il 4.09.1897, partigiana in Piemonte, 34a Brigata RG SAP Bocca.

 

VITTONE Giuseppina  LI CAUSI

nata a Torino il 30 marzo 1923, deceduta il 2 settembre 2013, partigiana. Moglie di Girolamo Li Causi – antifascista di Termini Imerese ( Pa), dirigente nazionale del PCI, condannato a 21 anni di carcere dal regime fascista- . Venne in Sicilia nel 1945, impegnandosi nel movimento di riscatto delle donne nei quartieri popolari. Deputato regionale con il Pci nel 1955, rifiutò lo stipendio della Regione siciliana.

Succede a Palermo: Giusto per sapere…… sul porto abusivo di divisa

La legge vede  e provvede.

E’ successo a Palermo. La notizia viene riportata dagli organi di informazione palermitani del 27 febbraio.

Un giovane svolgeva la funzione di disc jockey in un locale di intrattenimento cittadino indossando una divisa dell’esercito italiano, munito dei gradi relativi alla funzione di sottotenente, e con, altresì, appeso sulla giacca lo stemma  della brigata corazzata “ Vittorio Veneto”.

Giustappunto, nel momento del “massimo splendore di sfoggio”,  nel locale sono entrati i vigili urbani, per i controlli di routine che riguardano i pubblici locali.

Ovviamente, in virtù delle normative di legge vigenti, il giovane è stato denunciato per porto abusivo di divisa. Il corpo del reato è stato sequestrato.

Il comandante della polizia municipale ha così commentato: “ Non si tratta di eccesso di zelo, ma di fare rispettare le regole” ( riportato sull’edizione siciliana del quotidiano la Repubblica del 27 febbraio).

Una domanda sorge spontanea. Ma, a tal proposito, sul suolo nazionale  la legge è sempre uguale per tutti?

Le cronache  ci informano che nel locale era in corso una festa di stampo carnevalesco.

Si sa, la lunga tradizione d’uso per carnevale “impone” il travisamento, come momento di corale gioiosità, senza le necessarie valutazioni e riflessioni.

Poi, il carnevale passa. Ritornano le gioie e  i dolori della quotidianità. Sono tanti, riguardano tutti, senza distinzione di sesso, religione  e colore della pelle.

Ma, a guardarsi attorno, in Italia, ormai, il carnevale dura tutto l’anno?….a partire dai fulgidi esempi propagandati, di stampo nazionale!

 

Così recita l’Art. 498 Codice Penale. Usurpazione di titoli o di onori.

  1. Chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 497-ter, abusivamente porta in pubblico la divisa o i

segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un Corpo politico, amministrativo o

giudiziario, ovvero di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato ,

ovvero indossa abusivamente in pubblico l’abito ecclesiastico, è punito con la sanzione

amministrativa pecuniaria da 154 euro a 929 euro .

  1. Alla stessa sanzione soggiace chi si arroga dignità o gradi accademici, titoli, decorazioni o altre

pubbliche insegne onorifiche, ovvero qualità inerenti ad alcuno degli uffici, impieghi o professioni

indicati nella disposizione precedente .

  1. Per le violazioni di cui al presente articolo si applica la sanzione amministrativa accessoria della

pubblicazione del provvedimento che accerta la violazione con le modalità stabilite dall’articolo 36

e non è ammesso il pagamento in misura ridotta previsto dall’articolo 16 della legge 24 novembre

1981, n. 689 .

 

Fino al 1999 ” l’usurpazione di titoli o di onori” era un reato di fatto .  Con il d.lgs. n.507 – art. 47 del 30 dicembre 1999 – il reato è stato depenalizzato,  diventando illecito amministrativo.

E’ bene evidenziare che con il d.lgs  richiamato fu anche depenalizzato il “blocco stradale”.

Il 5 ottobre 2018 è entrato in vigore il “ Decreto Sicurezza”:  il blocco stradale viene di nuovo considerato reato penale, con la pena di reclusione da 1 a 6 anni.

Il reato nei giorni scorsi è ritornato all’attenzione nazionale a seguito delle  lotte di rivendicazione – sul valore economico del latte prodotto – condotte dai pastori sardi. In diversi sono stati denunciati.

Domenico Stimolo

 

PETIZIONE CHANGE ORG A SOSTEGNO DELLA SEA-WATCH 3 E DELLE ONG CHE SALVANO VITE IN MARE. 

PETIZIONE CHANGE ORG

A SOSTEGNO DELLA SEA-WATCH 3 E DELLE ONG CHE SALVANO VITE IN MARE. 

PROMOSSA da: #Rete restiamo umani#Incontriamoci e Rete Antirazzista Catanese

PER ADERIRE:

https://www.change.org/p/sosteniamo-la-sea-watch-3-e-le-ong

La società civile catanese invita tutti coloro che ancora credono incondizionatamente nel valore della vita umana a sostenere il lavoro di salvataggio in mare di una delle ultime ONG ancora operante nel mar Mediterraneo e che dal 31 gennaio 2019, dopo aver tratto in salvo 47 migranti, è bloccata al porto di Catania e sottoposta a un balletto incomprensibile di <<ispezioni>>.

La Sea-Watch non è sequestrata per traffico di migranti (nessuna irregolarità è stata segnalata e nessun provvedimento è stato emesso a suo carico dalla procura di Catania)
La Sea-Watch non è sottoposta a fermo amministrativo (quanto dichiarato dal ministro Toninelli all’inizio della vicenda non ha avuto alcun riscontro in documenti ufficiali)
La Sea-Watch è bloccata da quasi 3 settimane nel Porto di Catania,  su indicazione esclusivamente della Capitaneria di Porto di Catania, e sottoposta a un balletto di ispezioni da parte della Guardia Costiera di Catania e da parte dell’Olanda quale Amministrazione di bandiera dell’unità.

Ma quali sono le non conformità rilevate che «dovranno essere risolte anche con l’intervento dello Stato di bandiera, in cooperazione con gli ispettori specializzati della Guardia Costiera e il 6° Reparto – Sicurezza della Navigazione del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera»?

Ad oggi le UNICHE IRREGOLARITÀ’ riscontrate a bordo della Sea Watch, segnalate dagli Ispettori Olandesi l’11 febbraio, sono da ricondurre alla NON ADEGUATEZZA DELLA SEA-WATCH A OSPITARE PER LUNGHI PERIODI LE PERSONE SALVATE IN MARE, affermazione che si configura come UNA CONTRADDIZIONE IN TERMINI IN QUANTO LE NAVI DI SALVATAGGIO NON POSSONO SODDISFARE QUESTA RICHIESTA PERCHE’ LA LEGGE DEL MARE IMPONE CHE LE PERSONE SALVATE SIANO CONDOTTE NEL PIU’ BREVE TEMPO POSSIBILE IN UN PORTO SICURO.

“La nostra nave – afferma Johannes Bayer, presidente di Sea-Watch – è pronta e adeguatamente attrezzata per prestare soccorso e assistenza alle persone in difficoltà, ma non siamo un hotel o un ospedale galleggiante, e tantomeno un hotspot. Il nostro dovere è quello di salvare le persone in pericolo in mare e portarle in un porto sicuro nel più breve tempo possibile”.

I governi europei, che hanno consapevolmente tenuto in mare per settimane  in ostaggio a bordo della Sea-Watch le persone salvate non possono accusare la Sea-Watch di non essere attrezzata per fare ciò’.
Risulta chiaro che questa girandola di ispezioni ha solo l’intento di trovare un pretesto per bloccare una delle ultime navi di soccorso civile rimasta operativa nel Mediterraneo, dopo che la Open Arms è bloccata dalle autorità spagnole, la Mare Jonio è ferma in cantiere in attesa di tornare e la nave di Sea-Eye arriverà nei prossimi giorni in area SAR.

Questa vicenda ha i connotati di una incredibile vicenda <<kafkiana>> sui cui protagonisti (Governo Olandese e Capitaneria di Porto di Catania) grava non solo la responsabilità di bloccare nel porto di Catania la Sea-Watch impedendone il lavoro <<umanamente eroico>> di salvataggio di vite umane in mare, ma anche la responsabilità morale delle persone che in questi giorni stanno continuando a morire nel Mediterraneo, scappando dalle torture e dalle violenze dei lagher libici, ma di cui i media non sono informati perchè con la Sea-Watch bloccata al porto di Catania sta mancando un’attività di monitoraggio da parte delle ONG.

LE ASSOCIAZIONI E I SOGGETTI , ESPRESSIONE  DELLA  SOCIETA’ CIVILE CATANESE, NEL FIRMARE QUESTA PETIZIONE

-CHIEDONO  AL GOVERNO OLANDESE E ALLA CAPITANERIA DI PORTO DI CATANIA LO SBLOCCO DELLA VICENDA DELLA SEA-WATCH 3, affinché la nave possa riprendere la sua opera di monitoraggio del Mediterraneo e di salvataggio di vite umane;

-SOSTENGONO TUTTE LE ONG che operano in mare verso cui, ormai quasi da due anni, è stata ingaggiata una guerra priva di accuse fondate e le cui armi sono una ben organizzata  macchina del fango e della menzogna che, senza scrupoli e senza pausa, lavora sul web diffondendo false notizie e utilizzando  linguaggi di odio e razzisti.

APRIAMO I PORTI: LE VITE UMANE NON SI DEVONO NEGOZIARE, SI POSSONO SOLO SALVARE!

PER SOSTENERE I DIRITTI DI TUTTI GLI ESSERI UMANI. PER RESTARE UMANI.

Aderiscono :

Rete #Restiamoumani#Incontriamoci
Chiesa Cristiana Evangelica Battista, via Capuana
Chiesa Evangelica Valdese
Emergency Catania gruppo territoriale
GAPA
Redazione I Siciliani Giovani
Pax Christi punto Pace Catania
Città Insieme
Circolo Teresa Mattei
Coordinamento catanese di Libera Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie
Borderline Sicilia
Gruppo di Iniziativa Territoriale di Banca Etica della Sicilia del Nordest
Rete Antirazzista Catanese
Coordinamento Democrazia Costituzionale Catania
CO.P.E
Mani Tese Sicilia
SUNIA Catania
Comitato Librino attivo

LILA Catania

I sentinelli di Catania

Associazione dei Senegalesi di Catania

Africa Unita

Welcome to Europe

Rete Antiviolenza la Ragna-Tela

La Città Felice

Catania bene comune

COBAS- Scuola di Catania

ANPI Catania

Associazione Astra (Caltagirone)

SEA-WATCH 3 LASCIA CATANIA E SI DIRIGE VERSO CANTIERE NAVALE IN FRANCIA PER UNA MANUTENZIONE PROGRAMMATA

COMUNICATO STAMPA SEA WATCH

 Martedì scorso, Sea-Watch ha annunciato di essere pronta ad avviare un procedimento giudiziario urgente contro la detenzione della sua nave, bloccata illegalmente a Catania dal governo olandese. Pochi minuti prima della scadenza del termine previsto, le autorità olandesi hanno consentito alla nave di salpare verso il cantiere navale per la manutenzione programmata, ammettendo così implicitamente l’illegittimità del blocco.

Per 21 giorni le autorità italiane e olandesi hanno cercato ogni possibile pretesto per bloccare la nave in porto, spostando l’attenzione su dettagli tecnici irrilevanti con l’evidente scopo di impedire la sua attività di soccorso in mare e cercando, in questo modo, di distogliere l’attenzione dalla tragedia che si svolge nel Mediterraneo centrale e in Libia, teatro di morte e abusi quotidiani.

La Sea-Watch 3 è rimasta bloccata nel porto di Catania dal 31 gennaio scorso, dopo aver sbarcato 47 persone tratte in salvo nel corso dell’operazione di salvataggio del 19 gennaio. La nave è rimasta quindi per oltre 10 giorni senza un porto sicuro e senza alcun coordinamento da parte delle autorità di soccorso.

Dopo lo sbarco, è stata pubblicata una dichiarazione della Procura della Repubblica di Catania che chiarisce che l’equipaggio e la nave, nel condurre il soccorso, hanno agito nel pieno rispetto della legge. E’ poi seguita una pretestuosa sequenza di controlli e ispezioni che ha impedito a Sea-Watch di tornare a navigare. “Cinque diverse ispezioni da parte delle autorità italiane e olandesi hanno scandagliato la nave per oltre 80 ore, elencando presunte irregolarità tecniche. E tutto ciò due settimane prima della manutenzione programmata”, dice Friedhold Ulonska, Primo Ufficiale di Sea-Watch 3. “Tuttavia, l’equipaggio ha lavorato risolvendo e sistemando tutte le “non-conformità” notificate”.

 Le verifiche inconsuete da parte delle autorità olandesi, che avevano già autorizzato Sea-Watch 3 dopo un’ispezione quinquennale del medesimo Stato di bandiera nel luglio dello scorso anno, includevano un’ulteriore ispezione medica, particolarmente insolita, la cui finalità era valutare l’idoneità della nave ad ospitare le persone salvate per un lungo periodo di tempo; requisito non verificabile e che non si applica nemmeno alle navi della Guardia Costiera. L’Olanda inoltre limitava immotivatamente e inopinatamente la libertà di scelta di Sea-Watch di un cantiere idoneo al solo territorio italiano, mentre l’organizzazione aveva già selezionato una diversa destinazione.

Sea-Watch ha informato lunedì le autorità olandesi che l’organizzazione avrebbe adottato azioni legali contro la detenzione a Catania e contro l’imposizione dell’obbligo di navigare in un porto diverso da quello previsto.

Pochi minuti prima della scadenza del termine per l’avvio di una procedura d’urgenza, le autorità olandesi hanno richiesto alla Guardia Costiera Italiana di consentire la partenza della Sea-Watch il prima possibile. “20 giorni persi a dimostrare che abbiamo tutto in regola. 20 giorni usati dalle autorità italiane e olandesi per abusare del loro potere ispettivo e cercare qualcosa, la minima cosa, pur di impedire l’attività di soccorso in mare e che si parli della tragedia in corso nel Mediterraneo e in Libia e dell’incapacità dei governi europei di gestirla” commenta Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch.

“A governi che si concentrano sulla conta dei bulloni a bordo della nostra nave, chiederei di occuparsi con serietà dell’emergenza umanitaria in Libia e delle morti nel Mediterraneo”.

“Lasciamo Catania, dove pensavamo di trovare solo ostacoli e invece abbiamo conosciuto un’ampia rete di persone, di realtà e associazioni che ci sono state vicine, che sono venute a conoscere l’equipaggio e la nave con curiosità e interesse. Ringraziamo la Catania fatta di persone solidali che portiamo con noi in una piccola brocca in ceramica portata in dono alla Sea-Watch, simbolo dell’ospitalità tipicamente sicula”,conclude Linardi.

La Sea-Watch 3 naviga ora verso il cantiere navale di Marsiglia per l’annuale manutenzione della nave, con

l’obiettivo di riprendere le sue attività a metà marzo.

Per ulteriori dettagli sulle ispezioni: https://sea-watch.org/it/la-sea-watch-3-non-deve-essere-un-hotel-galleggiante/

Per info: Federica Mameli federica@sea-watch.org +39 342 0399890