Categoria: Iniziative

Se tutti vanno via: la storia del partigiano Liborio Baldanza

Carissimi è stata annunciata l’uscita per il prossimo mese di Giugno 2021 di un interessantissimo
prezioso libro su un partigiano delle Madonie per i tipi della casa editrice Arianna di Geraci Siculo.
Un libro che restituisce una figura eroica alla storia della partecipazione siciliana alla lotta di
liberazione dal nazifascismo.


E’ il libro del Prof. Giuseppe Vetri “Se tutti vanno via” che leggo con felice enorme
interesse. Con un serio lavoro approfondito di ricerca l’autore racconta la storia
straordinaria di un giovane, Liborio Baldanza nato nel 1899 a Geraci Siculo. Ci viene
ricostruita la figura umana e politica di “Libero” che è il nome di battaglia che si sceglie
Baldanza, ci viene restituita la importantissima vicenda umana di un partigiano, della sua
vita, della sua compagna e moglie Anna Perret, del figlio Dimitri, delle sue lotte con i
compagni per la libertà nella sua Sicilia e poi al Nord nella Milano industriale dove Libero è
uno tra i dirigenti del PCI a Sesto S. Giovanni, poi in Sizzera e in Francia, fino al suo calvario e
alla sua fine lungo la “via della morte” a Mathausen dove viene deportato e ucciso finito da
due SS con un colpo alla nuca.


Sì Giuseppe Vetri con Baldanza restituisce alle montagne Madonite e alla Sicilia pagine
gloriose di Storia con le quali ricostruisce momenti decisivi della battaglia antifascista della
Resistenza Italiana ed Europea.
Con Vetri leggiamo quanto sia forte l’antifascismo nella classe operaia in Italia: a Milano dove si dà
vita ai “Cnl di fabbrica” con i compagni Casiraghi e Mantelli, Baldanza diventa redattore del
giornale clandestino “Il risveglio”. Libero è uno fra i dirigenti del PCI a Sesto S. Giovanni
Ci piace ipotizzare che Libero Baldanza, attraverso i canali della lotta clandestina antifascista, abbia
potuto, quando era a Milano, mettersi in qualche modo in contatto con i suoi compagni del
cantiere navale di Palermo per concordare, anzi tentare di anticipare, come storicamente in effetti
avviene, il primo sciopero in Italia sotto il fascismo che si realizza proprio al cantiere navale di
Palermo “addirittura il 7 febbraio del 1943” (in quaderni dell’ANPI Sicilia “Dai Fasci siciliani alla
Resistenza”, 2014, pg. 22).


Riteniamo che col suo “Se tutti vanno via”, l’autore Giuseppe Vetri abbia, con le sue ricerche, con
gli interrogativi che con saggia discrezione ci pone, aperto una delle pagine più importanti della
Storia Italiana: Perché questo muro di negazione della storia per ben oltre settanta anni ?.
Ritengo che una indicazione in questo senso, il prof. Vetri ce la abbia già voluta dare con le frasi
che seguono: “Liborio trascorre l’infanzia in un contesto sociale di emigrazione: uomini, donne,
minori, famiglie che partono ogni mese da Geraci per procurare “un pezzo di pane” ai tanti figlioli e
cominciare a “vivere da cristiani”. “Tra il 1895 e il 1906 moltissimi gruppi famigliari perdono
componenti di tutte le età. Emigrano anche alcuni Baldanza e il cognome si diffonde in
varie regioni italiane, in USA, in Argentina. Una Mrs. Baldanza è stata segretaria del
presidente americano Obama”.


Si tra il 1895 e il 1906 moltissimi gruppi famigliari perdono componenti di tutte le età.
Emigrano. E’ il dramma della conclusione terribile ed amara della Storia dei “Fasci
Siciliani”. Il primo grande movimento di lavoratori in Italia. Il primo grande movimento di
lavoratori in Europa dopo la Comune di Parigi. Movimento che vide una straordinaria
partecipazione delle donne stroncato nel sangue per volontà della monarchia sabauda e
dal Crispi, infelice Presidente del Consiglio, in uno scellerato connubio con elementi della mafia.
Lo ritengo un appassionante importante contributo storico e umano per il recupero di una
memoria negata e per il conseguente disvelamento della Storia della partecipazione
siciliana e meridionale alla lotta nazionale di liberazione. Segna un passaggio storico
importante anche perché rende giustizia a un popolo segnato da una lunga catena di
stragi, dall’ orrendo connubio criminalità mafiosa e stato e dalla fin qui pesante negazione
della Storia. Angelo Ficarra Presidente vicario Anpi Palermo.
Per i morti della Resistenza: Qui vivono per sempre gli occhi che furono chiusi alla luce perché tutti
li avessero aperti per sempre alla luce. G. Ungaretti

“Carmen torturata. Carmen non parla”

Maria Teresa Sega

dal sito di ANPI Nazionale “ Patria INDIPENDENTE”

https://www.patriaindipendente.it/

Nel dopoguerra la maggior parte delle violenze efferate subite dalle partigiane per mano fascista vennero derubricate in Cassazione a “offese all’onore e al pudore della donna” e cancellate dall’amnistia. In molte riusciranno a raccontare solo molto tempo dopo, non a caso negli anni 60 e 90 del secolo scorso. Diventando “militanti della memoria”, come i sopravvissuti ai campi di sterminio.

Gennaio 1947. Nella seduta dell’Assemblea Costituente si discute l’ammissione delle donne in magistratura (art. 98). Non un atto rivoluzionario, piuttosto di coerenza, dal momento che l’articolo 51 sancisce il diritto della donna di accedere a tutte le cariche elettive e agli uffici pubblici. Le deputate comuniste Maria Maddalena Rossi e Teresa Mattei propongono l’emendamento “Le donne hanno diritto di accesso a tutti gli ordini e gradi della magistratura”. La proposta venne respinta. Secondo alcuni deputati le donne sono incapaci di giudizio obiettivo.

“Dopo tante prove date in questi anni, non avremmo il diritto di scandalizzarci per questa esclusione?” si indigna la relatrice Rossi e cita una sentenza pronunciata in Corte di Cassazione: nel processo a un capitano delle Brigate Nere fasciste che aveva lasciato violentare dai suoi sgherri una partigiana a occhi bendati e mani legate, i magistrati avevano valutato il reato non come sevizie ma solo oltraggio al pudore e pertanto soggetto ad amnistia

La Corte di Cassazione, riesaminando le sentenze delle Corti di Assise Straordinarie (1945-46), derubricò molte violenze sessuali da “sevizie efferate” a “offesa all’onore e al pudore della donna”, reato minore, permettendo così l’estinzione del reato. Sarebbe accaduto se vi fossero state giudici donne?

Che cosa provava dentro di sé ascoltando queste parole Teresa Mattei, la più giovane deputata eletta alla Costituente (era nata nel 1921), partigiana dei Gap fiorentini, che nel marzo ’44 mentre stava tornando da una missione a Roma, venne fermata da soldati nazisti e portata in carcere a Perugia, seviziata e “orrendamente violentata”? Solo dopo 50 anni – intervistata nel 1997 da Gianni Minà per Rai cultura – parlò della violenza subita: “non ho detto niente alla mia famiglia per non aggiungere altro dolore a quello della perdita di Gianfranco”, il fratello morto suicida a via Tasso per non rivelare sotto tortura i nomi dei compagni.

Teresa riuscì a fuggire con l’aiuto di un gerarca fascista incredulo che una “così brava ragazza” fosse partigiana, riprese la sua attività nella Resistenza e partecipò alla Liberazione di Firenze al comando di cinquanta combattenti.

Preservare le persone care dal dolore, assieme al bisogno di confinare il ricordo nella zona oscura dell’oblio per poter continuare a vivere, sono motivazioni forti che inducono le donne violate al silenzio. E ancora. A condizionarle ci sono il senso di vergogna, il timore di incomprensioni, l’essere sospettate di non dire la verità, l’essere considerate come contaminate dal nemico, subire la riprovazione sociale per aver oltrepassato i limiti imposti al loro genere. “Per secoli l’offesa al corpo femminile – ha scritto la storica Anna Di Gianantonio – è stata vissuta con un sentimento profondo di annullamento e di totale perdita di dignità, ma anche con un forte e profondo senso di colpa, come se la vittima portasse con sé, oltre al dolore, l’oscura colpa di essersi messa nelle condizioni di subire la violenza stessa, assumendo dei comportamenti potenzialmente pericolosi per il suo sesso”.

C’è anche l’esigenza di sottrarsi all’ulteriore violenza di rendere pubblico ciò che attiene alla sfera intima e privata. Per questo è importante costruire contesti capaci di rendere possibile il racconto, come la dimensione relazionale tra donne e l’ascolto partecipato che le ricercatrici hanno adottato nella pratica della storia orale. C’è voluto tempo e il mutare delle condizioni culturali perché si aprisse quello spazio di senso, consentendo a molte di quante avevano vissuto esperienze eccezionali ed estreme, come la violenza e la tortura, di includervi le loro storie. Perché il limite tra il dicibile e l’indicibile è mutevole: c’è un tempo per l’oblio e un tempo per la memoria, come è stato per i sopravvissuti dei campi di sterminio, e al silenzio subentra talvolta l’urgenza di testimoniare. Partigiane che a lungo avevano taciuto cominciarono a raccontare quando – a partire dagli anni 60 – videro i fascisti rialzare la testa, o negli anni 90, quando il revisionismo storico cominciò a mettere sullo stesso piano le ragioni della Resistenza e quelle dei miliziani di Salò e il revisionismo politico a mettere in discussione i valori per i quali avevano combattuto. La volontà di ricordare diventò allora atto politico di risposta alla rimozione di ciò che è stato il fascismo (e ciò che sono stati i fascisti!) e l’esigenza di verità e giustizia le ha spinte a diventare “militanti della memoria”, rivolgendosi soprattutto ai giovani.

Tea Palman, partigiana bellunese torturata durante la prigionia e poi deportata, portava dentro un senso drammatico della Resistenza che la tratteneva dal raccontare interamente ai ragazzi delle scuole le violenze subite, per “non far loro troppo male”. Ma di fronte al susseguirsi di stragi e bombe neofasciste, sentì il suo essere ribellarsi, doveva fare qualcosa. Per questo scrisse il diario della sua prigionia, che inizia con queste parole: “Mai come ora sento il bisogno di raccontare, di scrivere, cos’è stato per noi giovani, per Trichiana, per me, il periodo della Resistenza”.

Ci sono silenzi che rimangono ostinatamente tali, quando la violenza subita rimane indicibile, un grumo oscuro che non si riesce a sciogliere nemmeno a distanza di anni, perché c’è qualcosa di inumano nella violenza estrema che non può essere tradotto in parola: un diritto all’oblio che intendiamo rispettare, accettando un limite alla nostra volontà di conoscere. E accogliere il dolore.

Molte delle partigiane che hanno testimoniato ai processi del dopoguerra (e non tutte l’hanno fatto) contro i loro torturatori, poi non ne hanno più parlato per non riaprire la ferita.

Ha scritto Erminia Gecchele, ancora impressi nel corpo e nella psiche i segni profondi delle torture, per giustificare il silenzio: “Parlare di cose tristi, a grande distanza di tempo, rinnova nello spirito la sensibilità di allora. Con orrore, come una visione di sogno in un mondo di fantasia, passa davanti a noi la nostra storia, a colori marcati, a tinte lugubri, a visioni raccapriccianti; passa chiara e viva. Ci fa pensare, soffrire, godere, amare e disprezzare, e qualche volta spinge anche il nostro io a un’ardita ribellione all’opera dell’uomo, che a volte si innalza al di sopra delle stelle, a volte si abbassa al di sotto dei bruti”.

Erano passati 25 anni, ma il ricordo era ancora bruciante e doloroso per la partigiana Erminia, arrestata nel dicembre ’44 mentre era in missione e portata alle carceri di Vicenza dove “iniziò il calvario: l’alternarsi di interrogatori e torture”. Poiché resistette, venne condotta a Palazzo Giusti a Padova “alla scuola del maggiore Carità e delle sue degenerate figliole. Solerti e instancabili ideatrici e operatrici delle più vergognose, barbare operazioni, prodotti indimenticabili di esclusiva marca fascista”.

Dal ’45 gli ex detenuti di Palazzo Giusti si incontravano ogni anno, ma col passare del tempo avvertirono il timore di non tener fede alla promessa fatta allora di non dimenticare, così decisero di scrivere, dal momento che “nessun documento è rimasto a testimoniare quanto avvenuto nelle celle, nel salone, negli uffici di Palazzo Giusti, avendo Carità e i suoi uomini distrutto ogni prova dei loro misfatti”, spiega Taina Dogo nell’introduzione al libro Ritorno a Palazzo Giusti.

In anni recenti, le istruttorie dei processi delle Corti di Assise Straordinarie di Padova e di Lucca contro i componenti della banda Carità sono state studiate da Riccardo Caporale e quelle della Corte di Assise di Vicenza da Sonia Residori. Ne risulta una sequela di atti efferati che rivelano la volontà dei fascisti, ben oltre lo scopo strumentale di estorcere informazioni, di umiliare esseri umani totalmente in balìa del loro potere, della loro rabbia e della loro perversione.

Il “crudele burattinaio”

Mario Carità, già confidente politico della questura, si era presentato subito dopo l’8 settembre alle autorità tedesche ed era entrato al loro servizio come ufficiale di collegamento con l’esercito nazista. Assunse quindi il comando del costituendo Reparto Servizi Speciali (RSS), dipendente dalla XCII legione, con compiti polizieschi per stroncare la Resistenza. Dopo aver occupato varie sedi, nel gennaio del 1944 il reparto si stabilì a Firenze, nella poi divenuta come “Villa Triste”, in via Bolognese 67. Attorno a sé Carità raccolse 200 uomini, reclutando anche criminali nelle carceri e nei manicomi e il reparto – denominato Ufficio di Polizia Investigativa (UPI) della Guardia Nazionale Repubblicana – iniziò a seminare terrore e morte.

Il 1° marzo ’44, durante lo sciopero generale organizzato dai Cln, il più grosso sciopero effettuato nell’Europa occupata, le maestranze della Manifattura Tabacchi di Firenze si astengono dal lavoro. Carità, accompagnato dal prefetto Manganiello, entrò nella fabbrica con i suoi sgherri prendendo a pugni e calci le operaie.

La gappista Tosca Bucarelli, arrestata per delazione mentre stava portando la bomba per un’azione, durante gli interrogatori fu picchiata in modo così feroce da Carità e dai suoi uomini (e donne!) da lasciarle lesioni permanenti: “Fu prima il Carità che mi dette due pugni poi siccome avevo il cappotto si accorsero che sentivo poco male ed allora mi fecero spogliare facendomi restare in sottabito, picchiandomi a più non posso. Il Capitano tedesco con la cinghia, Carità con un bastone quadrato; il Perotto Mario fu il più violento e credo sia stato lui a rovinarmi nella salute. Mi ridussero in uno stato pietoso e sanguinante da tutte le parti. Mi diedero dei colpi al fegato. Io per le torture subite cascai per terra. Poi la Nara Bechelli cominciò ad eccitare gli uomini a picchiarmi dicendo che io non volevo bene ai tedeschi e mi prese per i capelli con la Milly”.

Anna Maria Enriques Agnoletti, sottoposta ad atroci torture per settimane a Villa Triste, venne fucilata il 12 giugno ’44 assieme ai compagni di Radio Cora, l’emittente clandestina del Partito d’Azione.

In seguito all’avanzata degli Alleati da sud e alla Liberazione di Roma, Carità decise di abbandonare la Toscana per il Veneto e nel novembre ’44 si stabilì, dopo una breve sosta a Rovigo, a Padova, dove operava il Comitato regionale del Movimento di Liberazione, con un distaccamento a Vicenza. Utilizzando metodi consolidati, quali lo spionaggio e la tortura, la banda riuscì a disarticolare l’organizzazione della Resistenza veneta e ad arrestare, nel gennaio ’45, i vertici del Cln regionale e dei Cln provinciali. Tra i prigionieri vi furono molte partigiane, a cui non venne risparmiata nessuna delle torture inferte ai compagni, ma si infierì su di loro con un di più di umiliazione e un accanimento che tradisce la volontà di dominio totale, fisico e simbolico, sul corpo femminile: denudate davanti alla sbirraglia sghignazzante, schernite, picchiate in posizioni umilianti, violate. Sembra fosse intollerabile per i fascisti la ribellione e il coraggio femminile, una sfida al loro potere.

Leggendo le testimonianze rese ai processi delle Corti di Assise Straordinarie, scorre sotto i nostri occhi un catalogo degli orrori: pugni e calci sul ventre, botte con nerbo di bue, scosse elettriche, bruciature con ferri roventi, slogature… stupri.

Il denudamento veniva usato come forma di tortura, violando il loro pudore, con maggior godimento se si trattava di ragazze cattoliche come Ida D’Este, staffetta veneziana che aveva scelto come nome di battaglia “Giovanna”, la santa guerriera. Nel diario della sua resistenza – dalla prigionia a Palazzo Giusti alla deportazione nel campo di Bolzano – Ida descrive con efficacia e persino con ironia l’escalation di violenze a cui fu sottoposta: “Dopo un crescendo di sberle, pugni, comincia il preludio al secondo motivo: le scosse. Mi sembra improvvisamente che dal busto in su il corpo si paralizzi completamente, muoia, è come se tutte le cellule della mia carne si disgregassero, esplodessero in aria. Il cuore si arresta, sobbalza, attende che tutto il corpo, che lo tiene prigioniero, si dissolva per schizzar fuori anche lui. Vedo queste braccia, che non mi ubbidiscono più, scattare da sole con mosse improvvise, da marionetta, come se un crudele burattinaio le scuotesse infuriato”.

Esasperati dal suo ostinato silenzio gli aguzzini giocano l’ultima carta: spogliarla nuda. “Vedo occhi protendersi, trafiggermi, scintillare di sensualità. Sghignazzano, deridono, insultano. Le donne (ma sono donne o mostri?) ridono allegramente. Le braccia conserte per nascondere il seno, la testa curva per non vedere nessuno, chiudo gli occhi; prego. Mi hanno raccontato da piccola che in un’identica situazione a sant’Agnese crebbero lunghissimi i capelli in un manto morbido e pudico, i miei si rizzano in testa! Maledetta permanente! Mi palpeggiano e commentano la solidità della mia carne. Una vacca al mercato è più rispettata. Ora non ho più il capo piegato, guardo fiera negli occhi i miei torturatori. Sono loro gli immondi, loro che debbono vergognarsi, non io che subisco e soffro. Curva sotto i colpi delle cinghie non sento assolutamente nulla”.

“Sono e sarò sempre una compagna”

Nel gennaio del ’45 Noris Guizzo è portata a Palazzo Giusti. Originaria di Selva del Montello (TV), nel settembre ’43 si trovava a Torino, dove era andata a lavorare. Entra in contatto con le formazioni partigiane, quindi opera come staffetta delle “Matteotti”. Tornata a Selva, si unisce al gruppo di partigiani del fratello e nell’aprile ’44 diviene staffetta della “Mazzini”, nome di battaglia “Carmen”. Con il gruppo del comandante Francesco Sabatucci “Cirillo” partecipa ad azioni di guerra per liberare compagni prigionieri, tra cui il capitano Francesco Pesce “Milo”, che poi diverrà comandante della Divisione “Nannetti” in Cansiglio. Impegnata come staffetta per portare ordini e tenere collegamenti, agisce  senza evitare la prima linea, impavida e coraggiosa. Nel novembre ’44 Carmen è tradita da un ex partigiano che, essendosi dato a furti e rapine era stato processato dagli ex compagni e per sfuggire alla fucilazione si era arruolato nella Brigata Nera di Treviso.

Durante l’interrogatorio è impossibile per Carmen negare, così si chiuse in ostinato silenzio. Per piegare la sua resistenza, gli aguzzini ricorrono a uno strumento di tortura denominato “corona di spine”: legata sulla sedia le calzano una catena di ferro intorno alla testa, stringendola sempre più con una leva infilata tra le maglie. Il cervello stava per scoppiare, ma non una parola esce dalla sua bocca, tanto che si diffonde tra i compagni la voce: “Carmen torturata. Carmen non parla”. Il 28 dicembre trova il modo di far uscire clandestinamente dal carcere una lettera ai compagni in cui rivela i nomi dei traditori e dei compagni fucilati, quindi racconta di sé: “Io sono già a 40 giorni di prigionia ed è indescrivibile quello che ho passato, torturata a sangue, ma ho sempre negato e ormai ero convinta di morire, quando una sera fui chiamata all’Ufficio Politico e alla presenza di “Lince” e altri quattro di questi briganti e carnefici, incominciai il sesto interrogatorio; io continuavo a mentire e Lince insiste a forza per farmi parlare: Solo lei conosce quella gente. Io morivo dall’angoscia: trovarmi per la prima volta di fronte a un (ex) compagno capace di tanto. Mi vengono messe le catene in testa, ciò che nessun essere umano lo può sopportare; e io continuo a dire: Fucilatemi io non so niente. Ora sarò processata. Spero di cavarmela o con le carceri o in Germania; ovunque sia, sono e sarò sempre una compagna”.

Ma per lei non era finita: trasferita a Padova viene sottoposta a torture ancora più crudeli, infierendo sul suo corpo di donna con una brutalità inimmaginabile, spegnendo in lei la vita senza darle la morte. Confesserà un giorno a un amico: “La cosa terribile è che mi hanno messo un ferro rovente nell’utero: mi hanno bruciato tutto. Ora sono come una pianta secca: non posso più fiorire e dare frutti. Ho tentato due volte di uccidermi. Una volta impiccandomi e un’altra sparandomi un colpo qui, con la mia disperazione”.

Dopo la guerra Carmen cerca di costruire un progetto di vita ed emigra a Buenos Aires con il fratello, la sorella e il futuro marito. Conosce l’amore, ma non può avere figli. Morirà sola, a 47 anni, in circostanze misteriose. Carmen la combattente bella e fiera. Carmen che non tradì i compagni. Carmen straziata. Fiorisci nella nostra memoria.

Maria Teresa Sega, storica dei movimenti delle donne in età contemporanea, Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea, autrice e curatrice, tra gli altri, di Eravamo fatte di stoffa buona. Donne e Resistenza in Veneto, edizioni Nuovadimensione, 2008; Se questa è una donna. Violenza memoria narrazione, Cierre edizioni, 2010; Voci di partigiane venete, Cierre edizioni, 2017; Il banco vuoto. Scuola e leggi razziali. Venezia 1938-45, Cierre edizioni, 2018


Bibliografia

Patrizia Paini, Teresa Mattei. Una donna nella storia: dall’antifascismo militante all’impegno in difesa dell’infanzia, Tesi di Laurea, nel sito del Consiglio regionale toscano, Commissione Pari Opportunità
Simonetta Soldani, Teresa Mattei “Chicchi”, in, I deputati toscani all’Assemblea Costituente, a cura di P. L. Bellini, Ed. dell’Assemblea 2008
A cura di Taina Dogo, Ritorno a Palazzo Giusti. Testimonianze dei prigionieri di Carità a Padova 1944-45,  La Nuova Italia 1972
Riccardo Caporale, La Banda Carità. Storia del reparto Servizi Speciali 1943-45, Edizioni San Marco 2005
Sonia Residori, Il coraggio dell’altruismo. Spettatori e atrocità collettive nel vicentino 1943-45, Centro studi Berici, Vicenza, 2004
Federico Maistrello,‘Carmen’. Una donna nella Resistenza, Istresco, 2006
A cura di M. T. Sega Eravamo fatte di stoffa buona. Donne e Resistenza in Veneto, Nuova Dimensione 2008
Ida D’este, Croce sulla schiena, (1953), Cierre 2018
Michela Ponzani, Guerra alle donne. Partigiane, vittime di stupro, “amanti del nemico” 1940-45, Einaudi 2012, 2021

Moni Ovadia: “Politica Israele infame e senza pari, strumentalizza shoah”

“La politica di questo governo israeliano è il peggio del peggio. Non ha giustificazioni, è infame e senza pari. Vogliono cacciare i palestinesi da Gerusalemme est, ci provano in tutti i modi e con ogni sorta di trucco, di arbitrio, di manipolazione della legge. E’ una vessazione ininterrotta che ogni tanto fa esplodere la protesta dei palestinesi, che sono soverchiamente le vittime, perché poi muoiono loro, vengono massacrati loro.La politica di Israele è segregazionista, razzista, colonialista e  la comunità internazionale è di una parzialità ripugnante. Tranne qualche rara eccezione, paesi come la Svezia e qualche paese sudamericano, non si ha lo sguardo per vedere che la condizione del popolo palestinese è quella del popolo più solo, più abbandonato che ci sia sulla terra perché tutti cedono al ricatto della strumentalizzazione infame della shoah.Tutto questo con lo sterminio degli ebrei non c’entra niente, è pura strumentalizzazione.

Oggi Israele è uno stato potentissimo, armatissimo, che ha per alleati i paesi più potenti della terra e che appena fa una piccola protesta tutti i Paesi si prostrano, a partire dalla Germania con i suoi terrificanti sensi di colpa.
Io sono ebreo, anch’io vengo da quel popolo,ma la risposta all’orrore dello sterminio invece che quella di cercare la pace, la convivenza, l’accoglienza reciproca, è questa? Dove porta tutto questo?

Il popolo palestinese esiste, che piaccia o non piaccia a Netanyahu. C’è una gente che ha diritto ad avere la propria terra e la propria dignità, e i bambini hanno diritto ad avere il loro futuro, e invece sono trattati come nemici. Ci sono israeliani coraggiosi che parlano, denunciano ma la comunità internazionale no, ad esempio l’Italia si nasconde dietro la sua pavidità, un colpo al cerchio e uno alla botte. Ci dovrebbe essere una posizione ferma, un boicottaggio, a cominciare dalle merci che gli israeliani producono in territori che non sono loro.

La pace “si fa fra eguali”, non è un diktat come vorrebbero gli israeliani.Io non sono sul foglio paga di nessuno, rappresento me stesso e mi batto contro qualsiasi forma di oppressione, è il mio piccolo magistero. Sono con tutti quelli che patiscono soprusi, sopraffazioni e persecuzioni e questo me l’ha insegnato proprio la storia degli ebrei. Io sono molto ebreo, ma non sono per niente sionista”.

* Dichiarazione di Moni Ovadia

Processo Gregoretti: Al peggio non c’è fine!

Una decisione inquietante sul caso Gregoretti che mette in crisi lo Stato di diritto perche’ afferma che esiste un area di discrezionalità politica, esercitata in questo caso limitando la liberta’ personale per ottenere la redistribuzione in Europa, sottratta a qualsiasi controllo giurisdizionale.

A Catania, sul processo Gregoretti, con la complicità della Procura, questo tentativo sembra riuscito, ignorando così quello che afferma la Corte di Cassazione sulla differenza tra giudizio politico, rimesso al Palrlamento e giudizio tecnico di competenza della magistratura. Il processo Gregoretti non può essere assimilato al processo Open Arms, perché la Gregoretti era una nave militare, territorio dello Stato , alla quale non poteva applicarsi il divieto di sbarco sulla base del decreto sicurezza bis n.53 del 2019. I naufraghi non potevano certo essere sbarcati a Malta o in Spagna. Il trattenimento su quella nave era identico a quello che si sarebbe potuto verificare in una caserma di polizia italiana.

Come se oggi si fosse dichiarata la inapplicabilità dell’art. 13 della Costituzione italiana che stabilisce il principio di legalità e la riserva di giurisdizione in favore di tutte le persone private della liberta’ personale. Oggi tocca ai migranti ostaggio di una trattativa politica con l’Unione Europea, domani potrebbe toccare a qualsiasi cittadino italiano vittima di una “scelta politica” di un ministro dell’interno.

In merito al protrarsi del boicottaggio dei soccorsi in mare ed alla criminalizzazione delle Ong delle navi umanitarie facciamo appello a tutte le realtà solidali siciliane ed a livello europeo a potenziare il sostegno sociale all’apertura dei porti all’accoglienza delle e dei migranti, a impedire i respingimenti in Libia e Tunisia, a monitorare il processo Salvini/Open Arms a Palermo (prossima udienza il 15 settembre), affinché non si ripetano indebite limitazioni della libertà personale per finalita’ di trattativa politica e per odiose strumentalizzazioni elettorali .

Non in nostro nome, Noi vi accusiamo!

Ct 14 maggio 2021

ADIF, LasciateCIEntrare, Rete Antirazzista Catanese, Accoglienza ControVento

La pittura antimafia: un epidemia dell’arte e della bellezza.

«La mia pittura d’impegno civile c’è sempre stata, fin dalle scuole medie, quando collaboravo per il tipico giornalino della scuola. Man mano che sono cresciuto, ho realizzato la vera importanza dell’impegno civile contro la mafia, da lì non ho più smesso.

La mia pittura è quasi da giornalista, immagino che tu sia sempre pronto a cercare la verità, questo è quello che faccio anch’io. Scrivo con i pennelli. Riesco a trasformare un lavoro di approfondimento su di un tema in un’immagine.

La pittura antimafia è un grido di dolore che parte dalla Sicilia ed arriva ai confini dell’Italia. La considero un’epidemia della bellezza e dell’arte, evidenziando la storia di questo Paese, raccontando la storia delle vittime e dei carnefici».

Gaetano Porcasi

ENNA: RIMOZIONE BANDIERA DELLA PACE

COMUNICATO STAMPA

Ho appreso con incredulo stupore la notizia, riportata da diverse testate on line ennesi, della rimozione di una bandiera della pace che sventolava dal balcone dello storico Liceo Classico “ Napoleone Colajanni”.
Quella innocua e indifesa bandiera, simbolo universale di pace e affratellamento, ha dato così talmente fastidio a qualcuno, da essere in men che non si dica rimossa, ripiegata e occultata alla vista perché ritenuta colpevole di “veicolare velatamente messaggi politici”.


In un momento in cui in tante parti del mondo e , ancora per l’ennesima volta nella martoriata Palestina, cadono bombe e pallottole , che non si sa come fermare e che tutti vorremmo fossero fermate, alle nostre alte quote qualcuno pensa di poter bacchettare una prestigiosa e plurisecolare istituzione scolastica, una intera assemblea di alunni, concordemente convinta di volere lanciare un messaggio per invocare la Pace, chiedendo e ottenendo di soffocare quell’anelito di pace.


La Pace è uno dei principi ispiratori e fondamentali della Carta Costituzionale ed è compito della scuola formare la coscienza civile dei giovani a quei valori per promuoverne la partecipazione e la cittadinanza attiva. Da anni il MIUR si è impegnato a implementare lo studio di “Cittadinanza e Costituzione”, al quale l’ANPI , attraverso la sottoscrizione di protocolli formativi, ha dato e continuerà a dare il proprio contributo.


A nome del Comitato Provinciale ANPI di Enna esprimiamo solidarietà e apprezzamento ai giovani studenti per il segnale che hanno voluto lanciare, vicinanza e sostegno al Dirigente Scolastico e al Collegio dei Docenti del Liceo “ Napoleone Colajanni “ e a tutta la Comunità Ennese affinchè le prevaricazioni e l’intolleranza vengano respinti e isolati .

Renzo Pintus
Presidente Comitato Provinciale Anpi Enna

LE ONG DEL SOCCORSO IN MARE CHIEDONO UN INCONTRO URGENTE A DRAGHI

Gentile Presidente Mario Draghi,

dopo l’ennesima tragedia occorsa nel Mediterraneo giovedì scorso, crediamo indispensabile chiederle un incontro urgente.

Ogni volta che si ripete un naufragio speriamo che sia l’ultimo. Anche la tragedia di questi giorni poteva molto probabilmente essere evitata.

Nelle oltre 24 ore trascorse tra la prima segnalazione di Alarm Phone e il consumarsi della tragedia, la Ocean Viking ha atteso un intervento delle autorità marittime che coordinasse le operazioni, ma nonostante le autorità italiane, libiche e maltesi fossero tenute costantemente informate, questo coordinamento non c’è stato, o almeno non ha coinvolto l’unica nave di soccorso presente in quel momento. Che questa mancanza sia stata fatale è sotto gli occhi di tutti: oltre cento persone hanno perso la vita.

Questa, Presidente, è la realtà del Mediterraneo. Dal 2014, più di 20.000 uomini, donne e bambini sono morti o scomparsi nel Mediterraneo centrale, che conferma il suo triste primato di rotta migratoria più letale al mondo. Nessuno degli accordi e provvedimenti adottati dagli Stati, dopo la fine dell’operazione Mare Nostrum, è mai riuscito a far diminuire il tasso di mortalità. Da allora le ONG hanno cercato di colmare il vuoto lasciato dagli Stati, ma in assenza di un coordinamento centralizzato, tempestivo e coerente di ricerca e soccorso, tragedie come quelle di giovedì scorso sono le conseguenze da portare collettivamente sulla coscienza.

Per alcuni anni, l’intervento delle navi di soccorso civile è stato accolto con riconoscenza dalle autorità italiane ed europee, con le quali abbiamo collaborato in modo continuativo ed efficace per ridurre la mortalità nel Mediterraneo. Poi le cose sono cambiate: i governi hanno ritirato le loro navi e cessato di coordinare i soccorsi. Le persone, invece che essere soccorse e condotte in un porto sicuro, come vorrebbe la normativa marittima internazionale, hanno iniziato ad essere riportate dalle autorità libiche in Libia, dove sono vittime di detenzioni arbitrarie, violenze e abusi di ogni genere ampiamente documentati. Contestualmente, le ONG sono diventate oggetto di una feroce campagna di delegittimizzazione e criminalizzazione.

Come ribadito dalla stessa Commissaria europea Von Der Leyen, “il soccorso in mare non è un optional”, bensì un preciso obbligo degli Stati, un obbligo giuridico, quindi, oltre che morale. Come ONG siamo in mare a colmare un vuoto, ma saremmo pronte a farci da parte se l’Europa istituisse un efficace meccanismo istituzionale e coordinato di ricerca e soccorso che abbia come scopo primario quello di soccorrere persone in mare.

Signor Presidente, le chiediamo un incontro in cui discutere quali iniziative concrete possano essere assunte dal suo governo, coinvolgendo l’Europa, per garantire interventi coordinati e tempestivi di soccorso, affinché salvare vite umane torni ad essere una priorità e inaccettabili tragedie come i naufragi di questi giorni non si ripetano mai più.

Alarm Phone, EMERGENCY, Medici Senza Frontiere, Mediterranea, Open Arms, ResQ-People saving People, Sea Watch, SOS MEDITERRANEE.

26 aprile

BASTA CON LE STRAGI DEGLI ESSERI UMANI NEL MEDITERRANEO. Cercano Libertà e Dignità di vita

COMUNICATO STAMPA

I drammi umani della Storia si ripetono, con condizioni diverse. Ieri, gli italiani: ebrei, partigiani, cittadini perseguiti, che fuggendo tra le nevi e i ghiacciai delle montagne per passare in Francia e Svizzera, venivano braccati dai nazifascisti, assassinati, imprigionati e deportati nei Lager dello sterminio, poi, negli anni del dopoguerra i nostri migranti “clandestini”, che espatriando, fuggivano dall’Italia percorrendo gli stessi perigliosi tragitti di montagna, affidandosi ai “traghettatori” dei monti a pagamento, alla ricerca del lavoro e dignità di vita. Era la traversata notturna. In tanti venivano acciuffati, e riportati nei loro luoghi di fame e disperazione. Tra loro, molti i siciliani, costretti a ritornare nei loro tuguri, dove dormivano assieme all’asino, utile per l’eventuale lavoro bracciantile giornaliero.

Oggi, cambiano i volti, le tragiche storie, le destinazioni, i sentimenti e le speranze. Le finalità, però, sono similari.
Fuggono, da tanti paesi, per sottrarsi alle guerre, torture, fame e desertificazione. Esprimono il giusto diritto alla Vita. Per sé e per loro figli.
Per cercare di raggiungere l’Europa, distrutti dalla disperazione e dalle torture dei lager libici, essendo negati leciti spostamenti, affrontano il massimo dei rischi, l’attraversata del grande Mare, su piccole e fragilissime barchette, “mettendosi nelle mani” dei trafficanti. Non c’è altro percorso.

Il Mediterraneo è diventato un enorme cimitero! Contiene decine di migliaia di cadaveri. Bambini, uomini e donne, giacciono sui fondali, “cibo per i pesci”. In molti casi, poiché ignoti, mai formalizzati alla comune conoscenza, senza volto e nome. A poca distanza dall’Italia e dalla ricca Europa, “patrie” dei colonialismi storici, in molti casi, oggi, complici dei nuovi modelli di sfruttamento delle risorse strategiche dei paesi poveri.

L’ultimo tragico evento è quello che si è verificato nella nottata tra il 21 e il 22 aprile. Un gommone, con 130 persone, è affondato nel mare in tempesta al largo delle coste della Libia. Tutti annegati. Partiti nella serata del 20 aprile, le loro pressanti richieste di aiuto sono rimaste inascoltate. Un’agonia, tra le altissime onde, durata quasi trentasei ore. In questo lungo arco di tempo tutte le strutture istituzionali preposte ai controlli e ai salvataggi – Italia, Libia, Malta, Unione Europea – sono rimasti operativamente silenti. Il portavoce dell’agenzia ONU per i migranti ( Oim) ha commentato così: “ Lasciati morire in mare. L’umanità è annegata”.

E’ stato rinnegato l’obbligo di soccorso. Il cardinale di Palermo, Corrado Lorefice, ha dichiarato tra l’altro: “ A ferire la coscienza umana e cristiana non è solo l’assoluta indifferenza in cui tutto questo è avvenuto, ma anche quella dei principali organi di informazione di stampa nazionali che hanno trattato la tragica fine di queste vite come una notizia di second’ordine o peggio di ordinaria routine”.

La notte scorsa ulteriori eventi di morte sono avvenuti nel Mediterraneo, al largo della Libia: 61 morti annegati, a seguito dell’affondamento di due barconi.

L’ANPI SICILIA esprime il massimo sdegno civile, democratico e umano. Mai più stragi di Esseri Umani nel Mare Mediterraneo!
Il Governo italiano e l’unione Europea devono assumere immediatamente tutte le urgenti e vincolanti iniziative per realizzare il postulato “ Mai più morti in mare”. Accoglienza e solidarietà. Le ONG – che si reggono esclusivamente sul volontariato e sul supporto dei liberi sostenitori -, rimaste sole a sorvegliare il Mediterraneo, unici avamposti per il salvataggio, non devono più subire discriminazioni e boicottaggi. La struttura europea di Frontex deve essere al servizio delle regole democratiche che nominalmente reggono l’Europa, strumenti, quindi, di salvataggio.

Ottavio Terranova
Coordinatore regionale ANPI Sicilia – vicepresidente nazionale

Palermo 3 maggio 2021

Caltanissetta. Nasce la sezione ANPI dedicata a Gino Cortese

Nella giornata di ieri, 27 aprile 2021, si è costituita a Caltanissetta la sezione A.N.P.I. “Gino Cortese”, partigiano nisseno, Comandante e commissario politico di Brigata e di Divisione.
Per noi una grande soddisfazione dopo anni di lavoro sul territorio.
La risposta a una necessità, un dovere morale nei confronti della città, del territorio, della Memoria.

Ora e sempre antifasciste e antifascisti.
Ora e sempre Resistenza!

La “Lettera” diMemoria e Libertà: senza memoria non c’è futuro,per la democrazia, la pace e i diritti dei cittadini

Nota a cura di Domenico Stimolo

Per contribuire a valorizzare i Percorsi e i Valori della Memoria fondanti dell’Italia democratica. Della Resistenza, della deportazione e dell’antifascismo. Dell’attualità.

Con particolare attenzione alla partecipazione catanese e  siciliana.

partigiane

La “Lettera” è dedicata alla memoria di Nunzio Di Francesco, partigiano catanese, sopravvissuto al lager di Mauthausen – deceduto il 21 luglio 201

del     25  aprile 2021     

76° anniversario della Liberazione

affinché vivi la Memoria: I partigiani siciliani: quarta parte. 

                   251 nominativi, con brevi biografie

Questa “ Lettera di Memoria e Libertà, in ricorrenza del 25 APRILE – 76° Anniversario della LIBERAZIONE – è interamente dedicata ai partigiani siciliani.

  In precedenza, nelle edizioni di  “ Lettera” del 25 aprile 2016- 25 aprile 2018 -25 aprile 2020, sono stati evidenziati i nominativi  di  1407  partigiani siciliani.   

In questa quarta parte vengono riportati ulteriori  251 nominativi, con i principali riferimenti noti, caratterizzanti ogni singolo combattente per la libertà: luogo e data di nascita, ruolo sociale, mansione e formazione di appartenenza; data, località e  dinamica del sacrificio per i caduti; riconoscimenti di  valore attribuiti, note peculiari.

E’ questa, complessivamente, un classificazione ancora limitata. Molti altri nominativi dovranno essere aggiunti. In rispetto della memoria dei partigiani è giusto non riportare solamente elenchi, in foggia di “tabulati”, costituiti esclusivamente da nomi, cognomi, città di nascita. Risulterebbe quasi “disumanizzante”. Ogni  partecipante siciliano alla Lotta di Liberazione dal nazifascismo ha avuto un volto ben delineato e una storia propria, uno specifico percorso realizzato nel contesto dell’ immenso dramma distruttivo della guerra, un “ travaglio” ideale, sociale e personale che ha determinato la “scelta di campo” nella RESISTENZA. Altri ancora, non pochi, bisogna ancora esporli in modo appropriato, trovandoli tra le “righe” di quella indomita fase storica che ha determinato la nascita della nostra Costituzione e della Repubblica. Il percorso dell’approfondimento di merito continuerà con l’integrazione di altri nominativi.   

Quanti sono stati i partigiani siciliani nella lotta contro il nazifascismo direttamente impegnati nei luoghi di combattimenti, a partire dall’armistizio del’8 settembre 1943? Tanti. Numerose migliaia, certamente,  impegnati in tantissime aree territoriali nazionali ( non solo nel centro-nord)  e in molte altre zone fuori dai confini. 

La Resistenza, pur con caratteristiche diverse da quelle che furono successivamente codificate, iniziò già in maniera spontanea dall’agosto del 1943, in  Sicilia,  in diversi paesi dell’area etnea e del messinese. Tra i tanti civili che si ribellarono alle infame angherie e  alle depredazioni delle truppe tedesche in ritirata, molte decine furono ammazzati.

Al di la dell’aspetto strettamente “storiografico” partigiani sono stati gli uomini e le donne che in tutte le maniere fecero Resistenza, in armi o con dinamiche di supporto e  assistenziali, al dominio ideologico e militare che i nazifascisti  volevano continuare ad imporre all’Italia dopo gli anni catastrofici della guerra scatenata in nome della “razza eletta”. Dalla caduta della dittatura ( 25 luglio 1943) e dalla firma dell’armistizio con gli Alleati ( 8 settembre 1943), contribuendo alla riconquista della libertà e dei diritti umani e sociali fondamentali, al riscatto dei valori principali del Bene Comune, storicamente chiamata Patria, infangata dalle ignominie fasciste e dalle enormi distruzioni umane e materiali procacciate dall’Asse – la stretta alleanza ideologica e militare tra l’Italia fascista e la Germania nazista, poi con il Giappone -.

Nell’ambito nazionale, solo per il Piemonte, l’area territoriale con una rilevante presenza di partigiani siciliani – date le condizioni storiche di concentrazione di strutture militari e la vicina presenza nel meridione della Francia della IV Armata dell’esercito italiano – da parte della Commissione piemontese ne sono stati riconosciuti 2160, “ con l’esclusione per ora dei dati relativi all’area novarese e all’area ligure piemontese”. E’ importante aggiungere che non sono presi in analisi i partigiani nati in Piemonte o al Nord  figli di siciliani.  

All’atto dell’armistizio, stipulato l’8 settembre 1943 a Cassibile ( Siracusa), considerevoli concentrazioni di strutture militari si trovavano dislocate nel territorio nazionale, ulteriori notevoli raggruppamenti militari si trovavano posizionati in aree fuori dai confini: Francia, area Balcanica ( Albania, Jugoslavia, Grecia) e in altre zone, come determinato dal’ espansione della guerra di aggressione fascista iniziata il 10 giugno del 1940. Il “ mitico impero” creato  in Africa:  Libia, Etiopia, Somalia, Eritrea,  era stato già abbandonato. La disfatta in Russia, con tutte le tragiche conseguenze per i soldati italiani mandati allo sbaraglio, era già avvenuta.

Un enorme numero di militari permaneva quindi in Italia e nei vari fronti di guerra ancora in essere. Rimasero abbandonati, ignominiosamente, senza procedure sulla condotta da seguire.  Seguirono giornate frenetiche. Le truppe tedesche passarono all’attacco su tutti i fronti dove erano dislocati militari italiani. Oltre 650.000 furono presi prigionieri, trasportati e rinchiusi in molti campi di concentramento prevalentemente in Germania, veri e propri Lager. Sono  gli IMI, “ Internati Militari Italiani”. La stragrande maggioranza rifiutò di aderire alla RSI

In tanti, in Italia e fuori dai confini, non si arresero alle truppe tedesche, non deposero le armi. Si organizzarono per resistere ai nazisti, già a partire nei giorni successivi all’armistizio. Nel Paese molti furono gli eventi di strenuo contrasto, in parecchie realtà del Nord e a Roma nella battaglia di Porta San Paolo del 10 settembre.

Fuori dall’Italia tanti i casi di strenua e sanguinosa resistenza. A Cefalonia l’evento più significativo e drammatico, migliaia di soldati e ufficiali furono uccisi nei combattimenti e poi fucilati.  La stessa opposizione avvenne a Rodi e  in molte zone della Jugoslavia, Albania, Grecia, in forma più ridotta nella Francia meridionale. Tanti restarono uccisi, molte decine di migliaia di militari si aggregarono alle  strutture partigiane locali o parteciparono direttamente alla lotta contro le truppe tedesche mantenendo in maniera significativa la struttura originaria, operando in Jugoslavia ed Albania: Divisione Garibaldi “ Natisone” ( Slovenia –Croazia); Divisione “Italia” suddivisa in quattro brigate; Divisione Partigiana “Garibaldi” ( operativa in Montenegro, Erzegovina, Bosnia, Sangiaccato), composta dalle ex Divisioni dell’esercito “Taurinense” e “Venezia”. Alla bandiera della Divisione Garibaldi, al reparto carabinieri della Divisione e al gruppo “Aosta” del 1° Reggimento Artiglieria Alpina, al’83° e 84° Reggimento Fanteria della Divisione “Venezia”, al 19° Reggimento Artiglieria da Campagna della Divisione “Venezia” ( tutti costituenti la Divisione Partigiana Garibaldi), venne riconosciuta la medaglia d’oro. Molti altri partigiani si aggregarono a queste formazioni.

Nella “ Lettera di Memoria e Libertà” del 25 aprile 2018, tra gli altri, sono stati riportati i nominativi ( con brevi biografie) di tutti militari siciliani che fecero parte della Divisione Garibaldi. Altri sono stati già inseriti nella prima parte comprendente complessivamente 520 nominativi.

Molti componenti dei reparti militari italiani che dopo l’armistizio si ritirarono dal sud della Francia si aggregarono alle formazioni partigiane che si costituirono in Piemonte.

Inoltre, dopo la dichiarazione di guerra del Regno d’Italia alla Germania del 13 ottobre 1943 venne riorganizzato il nuovo esercito italiano. Consistenti gruppi di combattimento furono schierati in supporto agli Alleati contro le armate tedesche.

In Italia, molti militari siciliani si inserirono nelle formazioni della Resistenza, già nel corso del mese di settembre del 1943. A questo riguardo è bene evidenziare il significativo contributo dato a Roma e nel Lazio in genere fino alla Liberazione avvenuta il 4 giugno 1944.

Altri, non pochi, da civili, emigrati nelle aree del centro-nord nel corso degli anni precedenti, scelsero di essere partigiani.

Donne siciliane parteciparono attivamente alla Lotta di liberazione nelle aree territoriali del centro-nord.  Giovani, impavide, con grande voglia di riscatto civile e democratico. Alcune furono uccise dai nazifascisti, dopo avere subito orrende torture e sevizie. I L’elenco è ancora parziale.

Non esiste ad ora una “fonte” unica, completa, che riporti i nominativi e gli aspetti di tutti i partigiani siciliani che  svolsero attività di Resistenza su tutti i “fronti” prima evidenziati. 

Nel corso del tempo molti pregiati approfondimenti di ricerca sui partigiani siciliani son stati condotti da numerose strutture dedicate alla memoria della Lotta di Liberazione, da ricercatori storici, da libri di memorialistica e quant’altro operativo nel mondo sociale e culturale del territorio, che con dedizione civile e democratica continua la sensibilizzazione sui valori della Resistenza e sul contributo di uomini e donne della nostra Regione. 

In particolare, tra le tane fonti,  è doveroso ricordare:

  • Le varie strutture provinciali dell’ANPI in Sicilia( compreso l’organismo Nazionale), che con grande passione hanno ricomposto l’impegno e la partecipazione dirette di tanti combattenti per la libertà, consegnando a tutti la possibilità della conoscenza appropriata.
  • La ricerca condotta  da INSMLI curata da Carmela Zangara che con competente dedizione ha ricostruito il percorso e il sacrificio di molti caduti siciliani nella lotta contro il nazifascismo.  Nel 2011 ha pubblicato il libro “ Per liberar l’Italia : i siciliani nella resistenza: 1943-1945”
  • La Regione Piemonte , che con le  pubblicazione: “inserto speciale Sicilia” ( luglio-agosto 2007), e “ Meridionali e Resistenza il contributo del Sud alla Liberazione 1943-1945” ( edito nel 2012), a cura di Claudio Della Valle (Presidente dell’Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea “Giorgio Agosti”), realizzato con il contributo di tutti gli Istituti della Resistenza del Piemonte, ha pubblicamente divulgato l’impegno dei siciliani, quindi la Banca Dati Istoreto Piemonte
  • La ricerca di Giovanna D’Amico“ I siciliani deportati nei campi di concentramento e di sterminio nazisti 1943-1945”.
  • La ricerca di Mauro Sonzini: “ Elenco dei partigiani siciliani attivi in Val Sangone”  ( 2011)
  • La ricerca di Mauro Begozzi: “ Sui partigiani siciliani presenti  nelle formazioni della Val Sesia, Cusio, Ossola e Verbano”
  • Nunzio Di Francesco, con il libro “ Il costo della libertà – Memorie di un partigiano combattente da Mauthausen a Gusen II”  (edito  2001)
  • Angelo Sicilia, con il libro “Testimonianze partigiane, i siciliani nella lotta di Liberazione” ( edito 2015).
  • Nicola Musumarra, con il libro “ La Resistenza italiana negata, il 25 luglio e la vendetta tedesca in Sicilia” ( edito 2015).
  • Lucia Vincenti, con il libro “ Il silenzio e le urla, Vittime siciliane del fascismo ( edito 2007)
  • Mario Avagliano, con il libro “ Generazione ribelle – diari e lettere dal 143 al 1945” ( edito 2006).
  • Giuseppe Nilo, con il libro “ I marsalesi nella Lotta di Liberazione” ( edito 2015).

Si ricorda l’importante contributo di consultazione derivante dai siti on line di:

  • Banca Dati Istoreto Piemonte
  • Data Base Partigiani Anpi Roma
  • Data Base Partigiani Piacenza
  • Data Base Partigiani Ferrara
  • Data Base Partigiani Anpi Gorizia
  • Donne e Uomini della Resistenza – Anpi Nazionale Biografie 
  • Anpi Sicilia, Anpi Palermo, Anpi Catania e altre strutture delle Anpi siciliane.
  • Numerose altre fonti ( bibliografiche e siti on line) di strutture resistenziali, e d’Arma che hanno partecipato alla Lotta di Liberazione in Italia e all’Estero, in particolare riguardo la Divisione partigiana Garibaldi in Jugoslavia e la Divisione Acqui a Cefalonia.

Nel corso degli anni sono stati inoltre pubblicati parecchi libri di memoria, “raccontati” da partigiani siciliani e deportati nei lager nazisti. L’elenco è rilevante.

Sugli ultimi approfondimenti di merito pubblicati evidenzio “Resistenti, Storie di antifascisti, partigiani e deportati di Riesi” ( Caltanissetta) a cura di Giuseppe Calascibetta.  

Infine ritengo opportuno richiamare le segnalazioni che da varie parti mi sono pervenute nel corso degli ultimi due anni, e  i numerosi approfondimenti sui partigiani siciliani effettuati dal sottoscritto nel precedente periodo di attività nell’Anpi di Catania, e successivamente, nel ruolo di componente della segreteria provinciale, responsabile dell’organizzazione.

  1. Ringrazio i responsabili dei diversi siti internet, in Sicilia e in vari luoghi nazionali, compagni e amici che hanno a cuore i valori universali della Resistenza e della Lotta di Liberazione contro il nazifascismo determinanti per la rinascita della libertà e della democrazia nel nostro Paese – impressi nei postulati supremi della Costituzione-  che nei mesi di aprile 2016, 2018 e 2021 hanno pubblicato la “Lettera di Memoria e Libertà” con i 1407  nominativi di partigiani siciliani, contribuendo in maniera importante alla divulgazione della memoria. Mi auguro che lo stesso impegno venga mantenuto in questa ricorrenza del 75° Anniversario della Liberazione per la pubblicazione di questi ulteriori 251 nominativi contenuti in questa terza parte.

Per la lettura delle precedenti( 1° e2° parte), per tutti, segnalo dal sito ANPI Sicilia:

https://anpisicilia.wordpress.com/?s=520+nominativi+partigiani+siciliani

https://anpisicilia.wordpress.com/?s=lettera+memoria+e+libert%C3%A0+aprile+2018

Per la terza parte ( nota 25 aprile 2012):

(Domenico Stimolo)

“nella vita talvolta è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza”

Sandro Pertini

 * diversamente da ciò che è stato propagandato  in questa fase di virus – Covid-19

“La guerra è quando milioni di persone sono costrette ad odiarsi e a  scannarsi tra loro senza sapere il perché, per l’io capriccio di un re o di un tiranno. E alla fine delle carneficine, questi si stringono le mani”

cit. Peppino Benincasa ( Palermo) partigiano Divisione Acqui presso Cefalonia

– Dal libro di Peppino Benincasa     “ Memorie di Cefalonia”

ADELFIO Filippo

nato a Bompietro-Locati ( Palermo) il 21/08/1919, Esercito, caporale Artiglieria ( dislocato in Francia occidentale). Partigiano in Piemonte da 17 gennaio 1945, 2° Divisione Langhe e 6° Divisione Alpina Asti, nome di battaglia “ Nino”.

AGNELLO Corrado

nato a Pachino ( Siracusa) il 29/04/1923, soldato Fanteria. Partigiano in Piemonte dal 6 dicembre 1943, formazione Val Cuneo, Divisione Campana, caposquadra.

AGNELLO Corrado

nato a Pachino ( Siracusa) il 13/01/1916, Esercito, Reparto Autieri ( corpo automobilistico). Partigiano in Piemonte da giugno 1944, Divisione Campana, Brigata Michele, nome di battaglia “Corrado”.

AGRO’ Celestino

nato a Racalmuto ( Agrigento) il 15/01/1888, Esercito, maresciallo maggiore Fanteria ( dislocato in Francia). Partigiano in Piemonte da ottobre 1943, Brigata SAP Mingone. nome di battaglia “ Maresciallo”.

AGRO’ VINCENZO

nato a Racalmuto ( Agrigento) il 28/02/1920, panettiere. Partigiano in Piemonte da luglio 1944, 5° Divisione Asti Brigata Val Ellero, nome di battaglia “ Agrò”.

AGRUSA Giovanni

nato a Carini ( Palermo) il 20/05/1909, soldato Esercito, Bersaglieri. Partigiano in Piemonte da novembre 1944, 8° Divisione Val Orco 42° Brigata.

AIELLO Corrado

nato a Patti ( Messina) il 16/01/1922, Aeronautica, aviere marconista. Partigiano in Piemonte da settembre 1944, formazione Banda G. Castagneri, 19° Brigata Garibaldi, 3° Divisione Garibaldi 113° Brigata – comandante distaccamento, nome di battaglia “ D’Artagnan”.

AIELLO Emanuele

nato a Partanna ( Trapani) il 13/09/1923, Esercito, caporale Fanteria. Partigiano in Piemonte da 1 luglio 1944, Divisione GL, 183° Brigata Garibaldi, nome di battaglia “ Badoglio”.

AIELLO Giovanni

nato a S. Ninfa ( Trapani) il 12/11/1922, aviere Aeronautica. Partigiano in Piemonte da 1 aprile 1945, Divisione GMO Brigata Superga, nome di battaglia “ Giovanni”.

AMORE Carmelo

nato a Rosolini ( Siracusa) il 20/08/1920, militare in Piemonte prima dell’armistizio del’8 settembre 1943, poi partigiano,  fucilato contro un terrapieno il 4 novembre 1944 a Bergallo di Curreggio ( Novara) in località Ripaccia, assieme ad altri tre partigiani. Salvatore, assieme ai suoi compagni, era stato catturato durante il rastrellamento dei nazifascisti iniziato due giorni prima nella grande area tra il borgomanerese il il Basso Cusio.

ASTA Francesco

nato a Scicli ( Ragusa), soldato Divisione Acqui – 317° Reggimento Fanteria – disperso ( morto) a Cefalonia l’8 settembre 1943 durante le fasi di Resistenza contro i tedeschi.

ANTICO Giuseppe

nato a Catania il 3/01/1920. Sottotenente Divisione Acqui – 317° Reggimento Fanteria -, morto a Cefalonia il 21 settembre 1943 durante le fasi di Resistenza  contro i tedeschi.

BADALAMENTI Giuseppe

nato a Terrasini ( Palermo) il 3/06/1920, Esercito, soldato Fanteria. Partigiano in Piemonte da agosto 1944, formazione 7° Brigata SAP DE Angeli, nome di battaglia “Pepe”.

BADALAMENTI Paolo

nato a Montelepre ( Palermo) il 16/02/1918, Esercito, soldato Fanteria. Partigiano in Piemonte da ottobre 1944, 2° Divisone GL 1° Brigata, successivamente 1° Brigata, nome di battaglia “Paolo”.

BADAMI Rosalino

nato a  Palermo il 14/05/1924, Esercito, caporale Fanteria. Partigiano in Piemonte da 14 dicembre 1944, 11° Divisione Garibaldi, 181° Brigata, nome di battaglia “Iena”.

BAGARELLA Gaspare

nato a Borgetto ( Palermo) il 6/06/1922, Esercito soldato Fanteria. Partigiano in Piemonte da 1 marzo 1945, 8° Divisione Garibaldi, 100° Brigata, nome di battaglia “ Marabella”.

BAGLIERI Giuseppe

nato a Ispica ( Ragusa) il 22/07/1915, Esercito carabiniere. Partigiano in Piemonte da 26 giugno 1944, 6° Divisione GL Comando, nome di battaglia “Bandiera”.

BAIUNCO Calogero

nato a Barrafranca ( Enna) il 9/01/1924, Esercito soldato Fanteria. Partigiano in Piemonte da 1 agosto 1944, formazioni: 2° Divisione Garibaldi 19° Brigata,  2° Divisione Garibaldi 46° Brigata, nome di battaglia “ Dingo”.

BALSAMO Benedetto

nato a Catania il 5/11/1921, partigiano in Piemonte da 25 febbraio 1944, formazioni: 2° Divisione GAR 20° Brigata, 1° Brigata SAP Giambrone.

BALSAMO Salvatore

nato a Catania il 12/07/1913, Esercito, caporale Fanteria.  Partigiano in Piemonte da 19 settembre 1943, normazione: Gruppo Monti, 2° Divisione Garibaldi, 20° Brigata, intendente di Brigata, nome di battaglia “            Salvatore”.

BARBATA Giacomo

nato a Paceco (Trapani) il 12/04/1919, Esercito caporale Artiglieria. Partigiano in Piemonte da 3 giugno 1944, 1° Divisione GL 2° Brigata.

BARBATO Pasquale

nato a Pachino ( Siracusa) il 8/02/1900, Esercito maresciallo Carabinieri. Partigiano in Piemonte da 10 ottobre 1943, 13° Divisione Garibaldi.

BARBERA Antonino

nato a Leonforte ( Enna) il 11/06/1912, Esercito soldato Artiglieria. Partigiano in Piemonte, 11° Brigata SAP  D.C.

BARBERA Michele

nato a Erice ( Trapani) il 27/11/1922, pastore. Partigiano in Piemonte da 22 giugno 1944, Formazioni: 20° e 17° Brigata, nome di battaglia “Barberino”.

BARONE Diego

nata a Castellammare del Golfo ( Trapani) il 11/11/ 1922, Esercito Artiglieria. Partigiano in Piemonte da 1 marzo 1945, 9° Divisione GAR 78° Brigata, nome di battaglia “Salibra”.

BELLA Venerando

nato a Acireale ( Catania) il 12/01/1918, sottotenente Divisione Acqui – 317° Reggimento Fanteria -, morto a Cefalonia il 17 settembre 1943 durante le fasi di Resistenza contro i tedeschi.

BENINCASA Franco

nato a Palermo il 4/07/1908, maresciallo Divisione Acqui – 17° Reggimento Fanteria, morto a Cefalonia il 23 settembre 1943 durante le fasi di Resistenza alle truppe tedesche.

BRAFA Rosario

nato a Modica ( Ragusa) il 28/07/1922, soldato  Divisione Acqui – 317° Reggimento Fanteria -, morto a Cefalonia il 23 settembre 1943 durante le fasi di Resistenza contro i tedeschi.

BUFFA Salvatore

nato a Marsala ( Trapani) il 20/02/1915, sottotenente Divisione Acqui – 317° Reggimento Fanteria -, disperso ( morto) il 24 settembre 1943 a Cefalonia durante le fasi di Resistenza contro i tedeschi.

BUTTITTA Giovanni

nato a Bagheria ( Palermo) il 19/01/1924, Esercito, Fanteria. Partigiano in Piemonte da 7 agosto 1944, Divisione Italia, 107° Brigata, nome di battaglia “ Giovannino”

BUZZANCA Giovanni

nato a Montagnareale ( Messina) il 29/01/1925, Esercito Artiglieria. Partigiano in Piemonte da 16 giugno 1944, 104° Brigata Garibaldi, rimasto ferito in combattimento con i nazifascisti, nome di battaglia “ Carmelo”. 

CACACE Alfredo

nato a Palermo il 27/09/1918, Esercito, sergente maggiore Bersaglieri. Partigiano in Piemonte da giugno 1944, 2° Divisione GL Brigata Val Maira.

CACCAMO Antonio

nato a Castelbuono ( Palermo) il 4/04/1912, Pubblica sicurezza. Partigiano in Piemonte da 1 gennaio 1945, 7° Divisione GL Brigata Mazzini, nome di battaglia “Antonio 2°”.

CACCIATORE Luigi

nato a Sutera ( Caltanissetta) il 28/08/1924, Esercito, soldato artiglieria. Partigiano in Piemonte da 30/08/1944, formazione: Gruppo GL, 2° Divisione Langhe CDO, 5° Divisione Monferrato Brigata CDO, nome di battaglia “ cinese”.

CACCIOLA Roberto

nato a Messina il 9/10/1917, Esercito Artiglieria, partigiano in Piemonte da luglio 1944, formazione 4° settore, nome di battaglia “ Bob”.

CACCOMO Angelo

nato a Modica ( Ragusa) il 13/02/1916, Esercito Artiglieria. Partigiano in Piemonte da giugno 1944, formazione: 19° Brigata Garibaldi, 18° Brigata Garibaldi, nome di battaglia “ Angelo”.

CACOPARDO Giovanni

nato a Taormina ( Messina) il 8/03/1919, ausiliario carabiniere. Partigiano in Piemonte da settembre 1944, formazione: 100° Brigata Garibaldi, 2° Divisione Langhe Brigata Rocca D’Arazzo CDO, nome di battaglia, nome di battaglia “ Noris”.

CACOPARDO Mario

nato a Messina il 31/08/1922, Esercito Accademia Militare, All. Uff. Spe. Partigiano in Piemonte da agosto 1944, 2° Brigata Pensiero, nome di battaglia “Piola”.

CADILI Antonio

nato a Tripi ( Messina) il 17/05/1920, Esercito Fanteria, caporale maggiore. Partigiano in Piemonte da giugno 1944, 75° Brigata Garibaldi, capo squadra, nome di battaglia “ Barra”.

CAFFARELLI Giuseppe

nato a S. Piero Patti ( Messina) il 2/06/1921, Esercito soldato Genio. Partigiano in Piemonte da 15 aprile 1945, 3° Divisione Alpi Brigata Fossano.

CAGLIO Enzo

nato a Agrigento il 4/01/1920, partigiano in Piemonte da marzo 1944, formazione 18° Brigata.

CALA’ Salvatore

nato a Tortorici ( Messina) il 16/11/1922, Esercito servizio sanitario. Partigiano in Piemonte da 15/03/1945, Divisione Renzo Cattaneo, nome di battaglia “ Piccolo”.

CALABRESE Carmelo

nato a Castiglione di Sicilia ( Catania) il 23/05/1921, Esercito servizio sanitario. Partigiano in Piemonte da marzo 1944, Divisione Garibaldi Italia, 107° Brigata, nome di battaglia “ Angelo”.

CALABRIA Nicola

nato a Agira ( Enna) il 3/10/1922, Aeronautica. Partigiano in Piemonte da aprile 1945, 87° Brigata Valle Aosta, none di battaglia “ Mario”.

CALABRO’ Mariano

nato a Barcellona Pozza di Gotto ( Messina) il 15/04/1923, Esercito caporale maggiore Cavalleria. Partigiano in Piemonte da 15 aprile 1945, 1° Divisione Langhe 2° Brigata, nome di battaglia “ Mariano”.

CASTELLANA Salvatore nato a S. Biagio Platani ( Agrigento) il 2/07/1924, carabiniere. Partigiano in Emilia dal maggio 1944,  Divisione “Giustizia e Libertà”, Formazione “Cacio”.

CICI’ RAFFAELE

nato a Partinico ( Palermo) il 25/08/1920, partigiano in Piemonte, ucciso dai nazifascisti il giorno 5 gennaio 1945 a S. Damiano d’Asti (Asti).

CULTRONA Francesco

nato a Licata ( Agrigento) il 20/05/1901, capitano Guardia di Finanza, morto il 13 settembre 1943 nell’isola di Corfù durante le fasi di Resistenza contro i tedeschi.

D’AGATA Sebastiano

nato a Mascali ( Catania) il 18/08/1914, Esercito, carabiniere. Partigiano in Piemonte da maggio 1944, 3° Divisione Garibaldi 114° Brigata, nome di battaglia “ Catania”.

D’AGOSTINO Antonino

nato a Regalbuto ( Enna) il 4/11/1922, Esercito, soldato Fanteria. Partigiano in Piemonte da giugno 1944, COM Divisione R. Cattaneo, nome di battaglia “ Agostino”.

DALLURA Giuseppe

nato a Taormina ( Messina) il 22/05/1921, Aeronautica aviere. Partigiano in Piemonte da 1 agosto 1944, 19° Btigata SAP Valentino, nome di battaglia “ Mario III”.

D’AMARIO Giulio

nato  a Santa Cristina Gela ( Palermo) il 25/03/1921, Esercito, tenente Bersaglieri. Partigiano in Piemonte da 10 agosto 1944, 87° Brigata Valle Aosta 6° Battaglione, nome di battaglia “ Berin”.

D’AMATO Giuseppe

nato a Militello In Val di Catania ( Catania) il 19/03/1922, Esercito, soldato Fanteria. Partigiano in Piemonte da agosto 1944, Brigata Superga, nome di battaglia “ Catania”.

D’AMICO Giuseppe

nato a Spadafora (Messina) il 5/11/1919, Esercito, soldato Fanteria. Partigiano in Piemonte da 1 agosto 1944, COM 2° Divisione Langhe, nome di battaglia “ Giuliano”.

D’AMICO Giuseppe

nato a Catania il 8/01/1925. Partigiano in Piemonte da 1 aprile 1945 Formazione Matteotti 4° Brigata B. Buozzi.

D’AMICO Salvatore

nato a Catania il 16/06/1921, partigiano in Piemonte da 1 gennaio 1945.

DANDOLO Gioacchino

nato a Alcamo ( Trapani) il 2/05/1923, Esercito carabiniere. Partigiano in Piemonte da 15 settembre 1944, Divisione Beltrami 105° Brigata Perotti, nome di battaglia “ Orlando”.

D’ANGELO Domenico

nato a Scaletta Zanclea ( Messina) il 2/01/1923, Esercito Fanteria. Partigiano in Piemonte da 19/02/1945, 2° Divisione Langhe CDO 6° Brigata Belbo, nome di battaglia “ Messina”.

D’ANGELO Orazio

nato a Aciplatani ( Catania) il 2/06/1921, Esercito, soldato corpo automobilistico. Partigiano in Piemonte da maggio 1944, 9°é Divisione GL 1° Brigata Tamietti, comandante di distaccamento, nome di battaglia “ Moro”.

D’ANGELO Vincenzo

nato a Agrigento il 26/12/1902, Esercito, Guardia di Finanza. Partigiano in Piemonte da 7 ottobre 1944, Divisione B. Buozzi 6° Brigata.

D’ANGELO Vito

nato a Chiaramonte Gulfi ( Ragusa) il 8/01/1918, studente. Partigiano in Piemonte da 15/10/1944, 1° Divisione Langhe, nome di battaglia “ Ninni”.

D’ORIA Andrea

nato a Partinico ( Palermo) il 14/08/1920, Esercito sergente Artiglieria. Partigiano in Piemonte , 4° Divisione Alpi Brigata Val Tanaro.

DE FRANCESCO Pietro

nato a Messina il 24/08/1926, di famiglia con vivissimi sentimenti antifascisti. Diciassettenne, dopo la liberazione della Sicilia si aggregò’ ad un gruppo di giovani antifascisti per contribuire a liberare l’Italia. Si arruolò nel Corpo Italiano di Liberazione, fante nel 1° Battaglione del 68° Reggimento.

DI GIACOMO Giovanni

nato a Comiso ( Ragusa) il 31/10/1921, soldato Divisione Acqui – 317° Reggimento Fanteria -, disperso ( morto) il 22 settembre 1943 a Cefalonia durante le fasi di Resistenza contro i tedeschi.

DOLCIMASCOLO Giuseppe

nato a Castronovo di Sicilia ( Palermo) il 10/02/1922, aviere Aeronautica. Partigiano in Piemonte da febbraio 1944, Formazione Autonoma, 20° Brigata Garibaldi, nome di battaglia “ Moretto”.

DONATO Francesco

nato a Messina il 19/12/1912, appartenente alla Marina. Partigiano in Piemonte da 19 ottobre 1944, 22° Brigata SAP Martinelli.

DONATO Francesco

nato a Santa Lucia del Mela ( Messina) il 4/06/1917, Esercito, soldato Fanteria. Partigiano in Piemonte da 14/06/1944, 1° Divisione GL Brigata Valle Stura, nome di battaglia “ Ciccio”.

DONATO Salvatore

nato a Canicattì ( Agrigento) il 6/10/1910, Esercito Artiglieria. Partigiano in Piemonte da 15 febbraio 1945, Formazione MAT 2° Brigata Buozzi.

DONATO Santo

nato a Santa Lucia del Mela ( Messina) il 13/03/1924, Esercito Fanteria. Partigiano in Piemonte da 1 luglio 1944, RGPT Davito 5° Brigata, catturato dai nazifascisti il 6 novembre 1944 e deportato a Bolzano.

DOTTO Giovanni

nato a Palermo il 13/08/1915, Fanteria, sergente maggiore Artiglieria. Partigiano in Piemonte da 1 gennaio 1945, 79° Brigata Gallo, nome di battaglia “ Aramis”.

DRAGO Emanuele

nato a Licata ( Agrigento) il 7/07/1920, Esercito, caporale Artiglieria. Partigiano in Piemonte da 10 aprile 1945 Brigata Valle Grana.

DURSO Giuseppe

nato a Altolia ( Messina) il 19/01/1921, Fanteria, soldato Artiglieria. Partigiano in Piemonte da novembre 1944, 1° Divisione Garibaldi 19° Brigata, nome di battaglia “ Durso”

EMANUELE Sebastiano

nato a Solatino ( Siracusa) il 15/05/1916, Esercito soldato Fanteria. Partigiano in Piemonte da 15 giugno 1944, 1° Divisione GL Brigata Valle Stura, nome di battaglia “Iulo”.

EMMI Francesco

nato a Linguaglossa ( Catania) il 2/04/1924, Esercito Artiglieria. Partigiano in Piemonte da 15 ottobre 1943, formazioni: Brigata Val di Lanzo, 4° Brigata Garibaldi, nome di battaglia “Turin”.

ERRO Giuseppe

nato a Corleone ( Palermo) il 6/04/1914, Esercito capitano. Partigiano in Piemonte da 29 settembre 1943, Comando 1° Settore.

ESPOSITO Vincenzo

nato a Avola ( Siracusa) il 9/09/1891, Esercito caporale Fanteria. Partigiano in Piemonte, Brigata SAP Mingione. Dist. Filippi.

ESPOSTO Salvatore

nato a Agrigento il 5/02/1917, Esercito Genio. Partigiano in Piemonte da 1 gennaio 1944, formazioni: Formazione autonoma, 99° Brigata Garibaldi, Comando 6° Divisione Garibaldi, nome di battaglia “ Salvatore Bertucci”).

FACONELLO Giuseppe

nato a Modica ( Ragusa) il 1/01/1919, Esercito caporale maggiore Bersaglieri. Partigiano in Piemonte da 26/01/1945, 181° Brigata Garibaldi Morbiducci, nome di battaglia “Ernesto”.

FAGONE Sebastiano)

nato a Palagonia ( Catania) il 28/10/1920, Esercito soldato Artiglieria. Partigiano in Piemonte da 1 maggio 1944, Divisione Buozzi 3° Brigata, nome di battaglia “Aiello”.

FAILLA Cesare

nato a Caltagirone ( Catania) il 17/09/1925, studente. Partigiano in Piemonte da 12 aprile 1945, 2° Divisione GL Brigata Val Maira, nome di battaglia “ Cesare”.

FAILLA Giovanni

nato a Chiaramonti Gulfi ( Ragusa) il 10/09/1920, Esercito caporale Artiglieria. Partigiano in Piemonte da 5 luglio 1944, 104° Brigata Garibaldi, nome di battaglia “Paolo”.

FALCETTA Vito

nato a Terrasini ( Palermo) il 12/04/1903. Partigiano in Piemonte da 14 maggio 1944, Formazione Mat COM.

FALCONE Calogero

nato a Racalmuto ( Agrigento) il 8/03/1914, Esercito soldato Territoriale. Partigiano in Piemonte da  maggio 1944, 4° Divisione Alpi Brigata Val Mongia.

FALCONI Letterio

nato a Messina il 5/01/1913, Esercito Autieri Corpo Automobilistico. Partigiano in Piemonte da 27 aprile 1944, Brigata Val Cormaglia.

FALLA Giuseppe

nato a Scicli ( Ragusa) il 19/03/1923, Esercito soldato Genio. Partigiano in Piemonte da 15 aprile 1944, Formazioni: 1° Brigata d’Assalto, 43° Divisione DE Vitis Brigata F. Gallo.

FALLICO Nunzio

nato a Bronte ( Catania) il 29/08/1919, Esercito Alpini. Partigiano in Piemonte da 5 settembre 1944,  2° Divisione Langhe 6° Brigata Belbo COM, nome di battaglia “ Piuma”.

FALLUCA Gaetano

nato a Erice ( Trapani) il 5/06/1897, Esercito vicebrigadiere Carabinieri. Partigiano in Piemonte da 1 dicembre 1944, 5° Divisione Monferrato 19° Brigata.

FALZEA Carlo

nato a Messina nel 1922. Partigiano in Piemonte e Lombardia, nome di battaglia “ Carluccetto”, nelle formazioni del “ Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo Di Dio” – univa le divisioni partigiane operanti in Val Toce-Ossola con quelle del piano operanti in Busto Arstizio -Valle Olona e nell’Alto Milanese -. Nella grande sfilata dei gruppi partigiani effettuata a Milano il 5 maggio 1945 portò la bandiera del Raggruppamento. E’ scomparso il 5 settembre 2019.

FAMA Francesco

nato a Monforte San Giorgio ( Messina) il  18/04/1922. Partigiano in Piemonte da 23 agosto 1944, 176° Brigata Garibaldi, nome di battaglia “ Battaglia”.

FAMA’ Gaspare

nato a Licata ( Agrigento) il 4/01/1918, Esercito soldato Artiglieria. Partigiano in Pimonte da 1 novembre 1944, Divisione Marengo Brigata Val Tanaro.

FAMA’ Gino

nato a Roccalumera ( Messina) il 18/04/1920, Esercito Carabinieri. Partigiano in Piemonte da 4 dicembre 1943, 179° Brigata Garibaldi, comandante di distaccamento, nome di battaglia “ Castiglione”.

FERRO Vincenzo

nato a Licata ( Agrigento) il 7/09/1903, autista. Partigiano a Roma, da ottobre 1943, formazioni del Partito comunista italiano, gregario, area operativa terza zona Monte Sacro.

FIASCONARO Gioacchino

nato a Castelbuono ( Palermo) il  26/07/1909, falegname, partigiano a Roma da 8 settembre 1943, formazione Fmcr ( Fronte militare clandestino della Resistenza) / Marina. 

FLERI Vincenzo 

nato a Grammichele ( Catania) il  26/05/1908, impiegato. Partigiano a Roma e Lazio da 8 settembre 1943, formazioni del Partito comunista italiano.

FRANZO Natalizio

nato a Ispica ( Ragusa) il 14/09/1920, soldato Divisione Acqui – 317° Reggimento Fanteria -, disperso ( morto) il 22 settembre 1943 a Cefalonia durante le fasi di Resistenza contro i tedeschi.

FRAZZETTO Sebastiano

nato a Militello Val di Catania ( Catania) il 4/09/1921, Esercitoo soldato Sussistenza. Partigiano in Piemonte da 1 giugno 1944, formazioni: 1À Divisione Langhe, 1° Divisione GL, nome di battaglia “ Nello”.

FREGAPANE Salvatore

nato a Raffadali ( Agrigento) il 23/12/1914, Esercito soldato Cavalleria. Partigiano in Piemonte da 27 giugno 1944, formazione Valle Grana, nome di battaglia “Miniquini”.

FRISINA Antonio

nato a Castiglione di Sicilia ( Catania) il 2/04/1921, Esercito Fanteria. Partigiano in Piemonte da 12 maggio 1944, formazioni: Val Chisone, 4° Brigata Garibaldi, caposquadra, nome di battaglia “ Tarzan”:

FRISONE Domenico

nato a Messina il 15/03/1922, sergente Marina incrociatore Cattaro. Partigiano in Piemonte da 15 dicembre 1943, formazioni: Brigata Val Casotto, 4° Divisione Alpi, nome di battaglia “Cicci”.

FRUMOSA Francesco

nato a Realmonte ( Agrigento) il 17/01/1922, Esercito soldato Fanteria. Partigiano in Piemonte da 16 ottobre 1944, 50° Brigata, nome di battaglia “Franco”.

FUCILE Salvatore

nato a Randazzo ( Catania) il 9/05/1920, Esercito, caporale maggiore Artiglieria. Partigiano in Piemonte da 19 settembre 1944, 102° Brigata Garibaldi, nome di battaglia “Perla”.

FURNARI Filippo

nato a Montalbano Elicona ( Messina) il 29/08/1909, impiegato. Partigiano a Roma da 8 settembre 1943, formazioni del Partito comunista italiano, area operativa 3° zone della città.

FURNERI Antonino

nato a Castel di Iudica  ( Catania) il 4/01/1920, Esercito, soldato Cavalleria. Partigiano in Piemonte da 1 novembre 1943, formazione 20° Divisione Garibaldi, nome di battaglia “Nino”.

FURCO Vincenzo

nato a Castellammare del Golfo ( Trapani) il 8/04/1920, Esercito, soldato Fanteria. Partigiano in Piemonte da luglio 1944, 15° Brigata, nome di battaglia “ Ferrando”.

FURCO Luigi

nato a Castellammare di Stabia ( Trapani) il 13/09/1922, Esercito, soldato Sanità Alpini. Partigiano in Piemonte da 11 gennaio 1945, 9° Divisione Garibaldi Brigata D. CO, nome di battaglia “ Trapani”.

FUSTO Pietro

nato a Paternò ( Catania) il 29/03/1918, Esercito, Caporale Artiglieria contraerea. Partigiano in Piemonte da gennaio 1944, Formazione Garibaldi, 5° Monferrato,  2° Divisione Langhe 6° Belbo, nome di battaglia “Sicilia”.

GABRIELE Stefano

nato a Pantelleria( Trapani) il 12/02/1920, Esercito soldato Fanteria ( dislocato fronte franco-italiano). Partigiano in Piemonte da 2 settembre 1944, 47° Divisione Val Chisone Brigata M. Albergian.

GAETANO Gaetano

nato a Agira (Enna)  il 9/09/1916, dottore in Legge. Partigiano in Piemonte da 24 aprile 1945, 3° Divisione GL Langhe 3° Brigata Fratelli Cirelli, nome di battaglia “Gaetano”.

GAGLIANO Diego

nato a Sciacca ( Agrigento) il 21/11/1920, Esercito caporale maggiore Artiglieria. Partigiano in Piemonte da 1 giugno 1944, 1° Divisione GL Brigata Valle Stura, nome di battaglia “Diego”.

GAGLIANO Filippo

nato a Agira ( Enna) il 8/09/1923, Esercito caporale maggiore Genio. Partigiano in Piemonte da 15 aprile 1945, 7° Divisione Monferrato 1° Brigata, nome di battaglia “Luna”.

GALATI Carmelo

nato a Alcara Li Fusi ( Messina) il 31/01/1924, Esercito Artiglieria. Partigiano in Piemonte da 1 luglio 1944, Formazioni: 9° Brigata Matteotti, 8° Divisione Garibaldi 45° Brigata Matteotti, nome di battaglia “Fiorentino”.

GALATI Santo

nato a Tortorici ( Messina) il 2/04/1920,  Esercito soldato Artiglieria. Partigiano in Piemonte il 22 marzo 1945, 3° Divisione GL 1° Brigata, nome di battaglia “Franco”.

GALATI Vittorio

nato a Catania il 25/12/1917, Esercito sottotenente Fanteria. Partigiano in Piemonte  da 1 gennaio 1945, Brigata SAP Carando, nome di battaglia “ Nico”.

GALLINA Michele

nato a Prizzi ( Palermo) il 8/09/1919, Esercito soldato Artiglieria. Partigiano in Piemonte da 15 giugno 1944, 6° Divisione Garibaldi – rimasto invalido -, nome di battaglia “Agata”.

GALLIONE Giuseppe

nato a Casteltermini (Agrigento) il  7/10/1924, minatore. Partigiano in Piemonte da 1 agosto 1944, Brigata Val Ellero, nome di battaglia “Scicci”.

GALLO Antonio

nato a Scordia ( Catania) il 25/05/1921, Esercito soldato Artiglieria. Partigiano in Piemonte da 19 giugno 1944, 19° Brigata Francia, nome di battaglia “Libero”.

GALLO Giovanni

nato a Canicattì ( Agrigento) il 29/03/1924, Esercito soladto Fanteria. Partigiano in Piemonte da 4 settembre 1944, 10° Divisione GL 2° Brigata, nome di battaglia “Catania”.

GERMANOTTA Fortunato

nato a Naso ( Messina) il 26/07/1917. Immediatamente dopo l’armistizio del’8 settembre 1943 fu fatto prigioniero dai tedeschi, rifiutando ad aderire alla RSI fu deportato nei Lager in Germania fino alla fine della guerra.

GRISAFI Giuseppe

nato a Palermo il 9/09/1921, Esercito, maresciallo Bersaglieri. Partigiano in Piemonte da 1 novembre 1943, Formazioni: 2° Divisione Langhe, comandante plotone, nome di battaglia “Sgancia”.

GUAGENTI Giuseppe

nato a Vallelunga ( Caltanissetta) il 22/05/1916, Esercito sergente Fanteria. Partigiano in Piemonte da 1 febbraio 1944, 48° Brigata Garibaldi, nome di battaglia “Beppe”.

GUAGENTI Nazzareno

nato a Campofranco ( Caltanissetta) il 6/10/1918, Esercito sergente Fanteria. Partigiano in Piemonte da 11 settembre 1944, 4° Divisione Alpi Brigata Val Mongia, nome di battaglia “Calandra”.

GUAIANA Francesco

nato a Avola ( Siracusa) il 16/05/1919, Esercito Sussistenza. Partigiano in Piemonte da 15 marzo 1945, Divisione I. Rossi 2° Brigata, nome di battaglia “Carlo”.

GUARRACI Goffredo

nato a Porto Empedocle (Agrigento) il 13/11/1925, studente. Partigiano in Piemonte dal 10 febbraio 1945, Divisione GMO GL Brigata Superga, nome di battaglia “Oscar”.

GUARRACI Romolo

nato a Palermo il 21/04/1929, studente, dei seminaristi collegiali, giovanissimo partigiano in Piemonte da 1 novembre 1944, Brigata Superga GL,  nome di battaglia “Furetto”:

GUARRAIA Mario

nato a Enna il 7/12/1912, Esercito soldato Artiglieria. Partigiano in Piemonte da 25 aprile 1945, Formazione Matteotti 2° Brigata Buozzi.

GUASTALLA Giuseppe

nato a Torretta ( Palermo) il 19/06/1923, Esercito soldato Fanteria. Partigiano in Piemonte da 22 luglio 1944, 7° Divisione Monferrato 4° Brigata, nome di battaglia “Polo”.

GUASTELLA Riccardo

nato a Bivona (Agrigento) il 12/08/1914. Partigiano in Piemonte da 15 febbraio 1944, 43° Divisione De Vitis, Brigata Moncada.

GUCCIONE Vito

nato a Campobello di Mazara ( Trapani) il 25/121917, Esercito Carabinieri. Partigiano in Piemonte da 20 settembre 1944, )° Divisione Garibaldi Polizia Divisionale, nome di battaglia “Bologna”.

GUERCIA Ignazio

nato a Torretta ( Palermo) il 12/03/1915, Pubblica Sicurezza. Partigiano in Piemonte da 19 settembre 1943, Formazioni: Val Susa Garibaldi, 9° Brigata SAP Cibrario, nome di battaglia “ Giovan Battista”.

GULLA’ Antonino

nato a Ficarra ( Messina) il 3/06/1917, Esercito soldato Bersaglieri. Partigiano in Piemonte da 1 marzo 1945, Brigata SAP Cuneo.

GULLIFA Guglielmo

nato a Lentini ( Siracusa) il 2/03/1911, carabiniere. Partigiano in Piemonte da 21 ottobre 1944, 9° Divisione GL Brigata Tamietti.

GULLINO Giuseppe

nato a Partinico ( Palermo) il 24/06/1891, Esercito capitano Bersaglieri. Partigiano in Piemonte da 20 luglio 1944, Formazioni: 1° Divisione Langhe, 4° Divisione Alpi Brigata Val Mongia, nome di battaglia “ capitano Beppo”.

GULLO Giuseppe

nato a Aliminusa ( Palermo) il 5/01/1916, agricoltore. Partigiano in Piemonte da 1 febbraio 1944, Formazioni: Brigata Val Casotto, Divisione Langhe, 5° Divisione Alpi.

GURRIERI Maria

nata a Gambara ( Brescia) il 7/02/1922, staffetta e partigiana combattente in Lombardia, nome di battaglia “ Lucia”. Negli anni successivi si trasferì a Messina.

GUERRIERO Filippo

nato a Cesarò ( Messina) il 9/10/1920, Esercito soldato Cavalleria. Partigiano in Piemonte da 8 settembre 1943, formazioni: Formazione autonoma, 17° Brigata Garibaldi, 3° Divisione Garibaldi 113° Brigata, nome di battaglia “ Filippo”.

GUIDA Salvatore

nato a Partinico ( Palermo) nel 1922, partigiano in Piemonte, SAP di Verzuolo, Brigata Giustizia e Libertà di Verzuolo. E’ morto a 99 anni il 25 marzo2021.

GULLOTTI Sebastiano

nato a Ucria ( Messina) il 6/07/1918, aviere Aeronautica. Partigiano in Piemonte da 18 novembre 1943, 1° Divisione Langhe. 

GUSMANO Giuseppe

nato a Terrasini ( Palermo) il 28/01/1915, Esercito tenente Fanteria. Partigiano in Piemonte da 5 dicembre 1944, Formazioni: Distaccamento Autonomo Albiana – comandante Distaccamento -, 7° Divisione GL 4° e 5°Brigata Mazzini, vicecomandante di Brigata, nome di battaglia “Riccardi”.  

GUTTADAURO Gaspare

nato a Palermo il 3/06/1928, commesso. Giovane partigiano in Piemonte da 18 aprile 1945, Divisione Monferrato, nome di battaglia “Ciano”.

GUZZETTA Carmelo

nato a Paternò il 15/01/1914, Fanteria soldato Servizio Sanitario. Partigiano in Piemonte da 1 maggio 1944, 46° Brigata Garibaldi, nome di battaglia “Lampo”.

IENNA Pietro

nato a Castellammare del Golfo ( Trapani) il 31/01/1924, partigiano Lazio, formazione G.S. Vitorchiano.

IMBERGAMO Michele

nato a Favara ( Agrigento) il 23/02/1891, ufficiale Esercito. Partigiano in Emilia, responsabile militare per la Democrazia Cristiana nella provincia di Bologna, cofondatore della 6° Brigata Giacomo Fiamme Verdi, formazione di estrazione cattolica. Nome di battaglia “ Felice”.  Vicecomandante del Comando di  Piazza col compito di preparare e dirigere l’insurrezione della città di Bologna avvenuta il 21 aprile 1945.

JACOMO Silvestro

nato a Porto Empedocle ( Agrigento) il 20/01/1919. Partigiano in Toscana dal  giugno 1944 Brigata Garibaldi Pio Borri. 

LANZARO Luigi

nato a Castellamare del Golfo ( Trapani) il 25/04/1918, sottotenente Divisione Acqui – 17° Reggimento Fanteria – , morto a Cefalonia il 17 settembre 1943 durante le fasi di Resistenza alle truppe tedesche.

LATINO Giuseppe

nato a Aragona ( Agrigento) il 20/05/1915, impiegato. Partigiano a Roma dal 15 settembre 1943, formazione Banda Magliana,

LAURA Aurelio

nato a Gioiosa Marea ( Messina) il 20/01/1901. Partigiano nel Lazio da 20 gennaio 1944, formazione Banda Onnis.

LA ROSA Francesco

nato a Lentini ( Siracusa) il 24/07/1901, capitano Guardia di Finanza, morto a Cefalonia il 24 settembre 1943 durante le fasi di Resistenza contro i tedeschi.

LA LOTA Giovanni

nato a Vittoria ( Ragusa) il 28/01/1918, soldato Divisione Acqui – 17° Reggimento Fanteria -, morto a Cefalonia il 17 settembre 1943 durante le fasi di Resistenza alle truppe tedesche.

MANCUSO Antonio

nato a Motta Camastra ( Messina) il 5/03/1923, ex militare esercito, partigiano in Albania da gennaio 1944, Divisione Gramsci.

MANISCALCO Gerlando

nato a S. Biagio Platani ( Agrigento) il 1/07/1922, bracciante. Partigiano in Toscana dal 1° aprile 1944, Brigata XI Zona Patrioti “Pippo”, operante nella montagna pistoiese e in particolare nella zona dell’Alta Val di Nievole e del bacino del Lima.

MARANO Paolo

nato a Palermo il 25/09/1922, sottotenente Divisione Acqui – 317° Reggimento Fanteria -,   morto il 15 settembre 1943 a Cefalonia durante le fasi di Resistenza contro i tedeschi.

MARATTA Nicolò

nato a Casteltermini ( Agrigento) il 1/07/1914, ex militare esercito, partigiano in Grecia da 9 settembre 1943.

MARICCHIOLO  Sante

nato a Catania 20/06/1901, commerciante, partigiano a Roma, formazione Partito socialista di unità proletaria, operativo 5° zona.

MARZO Vincenzo

nato a Mazara del Vallo ( Trapani) 25/06/1896, partigiano nel Lazio da ottobre 1943, formazione Banda libertaria.

MATTINA Giovanni

nato a Racalmuto ( Caltanissetta) 11/07/1918, bracciante, ex militare esercito. Partigiano in Jugoslavia da 8 settembre 1943.

MAURO Giuseppe

nato a Gela ( Caltanissetta) 7/07/1915, brigadiere carabinieri. Partigiano a Roma da ottobre 1943, formazione Bande carabinieri Caruso/Fmcr .

MAZZARINO Agatina

nata a Vizzini ( Catania) 4/04/1916, partigiana nel Lazio da ottobre 1943, formazione Bande carabinieri Caruso/Fmcr.  

MAZZONE Romolo

nato a Ragusa il 21/06/1924, partigiano nel Lazio da ottobre 1943, formazione Brigate Matteotti.

MELFI Luigi

nato a Scicli ( Ragusa) il 19/03/1904 partigiano nel Lazio da ottobre 1943 formazione Brigate Matteotti.

MELI Ferdinando

nato a Palermo il 2.07.1921, soldato Divisione Acqui – Divisione Acqui – 17° Reggimento Fanteria – , morto a Cefalonia il 20 settembre 1943 durante le fasi di Resistenza alle truppe tedesche.

MERLINO Giuseppe

nato a Palermo il 26/06/1912, partigiano nel Lazio da ottobre 1943 – agiva in maniera isolata – caduto il 3 maggio 1944.

MESSINA Alfio

nato a Acicatena ( Catania) il 2/09/1910, partigiano nel Lazio da 9 settembre 1943, formazione Banda Vespri.  

MESSINA Giuseppe

nato a Marsala ( Trapani) il 30/04/1920, partigiano nel Lazio – comune di Ardea – formazione Brigata  La Castagnola.

MESSINA Rosario

nato a Acicatena ( Catania) il 23/04/1909, partigiano nel Lazio da settembre 1943, rimasto ferito e  invalido.

MIANO Giuseppe

nato a Antillo ( Messina) il 4/06/1908. All’atto dell’armistizio del’ 8 settembre 1943 si trovava militare in Grecia. Catturato dai tedeschi rifiuta  la sua collaborazione con i nazisti, deportato nel Lager di Dora Mittelbau, riportando significative lesioni.

MIANO Letterio

nato a Messina il 4/04/1922, commesso viaggiatore. Partigiano nelle Marche dal 20 ottobre 1943, battaglione “Fazzini” ( guidato dal sacerdote don Nicola Rilli, meglio conosciuto come il comandante Lino), Commissario di distaccamento, fucilato a colpi di mitraglia in località Capolapaggia comune di Camerino ( Macerata) il 24 giugno 1944 durante un grande rastrellamento dei nazifascisti che interessò parecchie località e paesi (- Letegge – Pozzuolo – Pielapiaggia – Capolapiaggia -. con 59 caduti, di cui 37 civili ( 8 i ragazzi), molti i fucilati.  Prima di morire gridò: “ Noi non chiediamo pietà, noi che l’abbiamo avuta per i vostri prigionieri, noi sappiamo morire: viva l’Italia”.

MILONE Carmelo

nato a Barcellona ( Messina) il 10/03/1923, Guardia di Finanza, morto a Cefalonia l’8 settembre 1943 durante le fasi di Resistenza ai tedeschi.

MICCICHE’ Luigi  

nato a Vittoria ( Ragusa) il 21/08/1900, ex soldato esercito, partigiano in Grecia da dopo armistizio 8 settembre 1943. 

MINACAPELLI Filomena

nata a Aidone ( Enna) il 3/03/1912, partigiana nel Lazio  durante l’occupazione nazifascista, formazione Banda Ronconi. 

MINALDI Carlo  

nato a Messina il  1/01/1913, partigiano nel Lazio da settembre 1943 – mutilato -.

MINIO Alfonso

nato a Agrigento il 14/09/1906, partigiano nel Lazio – area Tolfa-Allumiere -, formazione Banda Maroncelli .

MIRALIOTTA Biagio

nato a S. Agata di Militello ( Messina) 13/12/1893, partigiano a Roma e nel Lazio da settembre 1943, formazione Brigatte Matteotti .

MONDELLO Giuseppe

nato a S.Angelo di Brolo ( Messina) il 9/07/1904, barbiere. Partigiano a Roma, zona 1, da settembre 1943, formazione Partito socialista di unità proletaria.

MONDELLO Mario

nato a Messina il 18/06/1916, sottufficiale Marina Militare, partigiano a Roma da settembre 1943, formazione Fmcr/Marina. 

MONTANA Giuseppe

nato a Ravanusa ( Agrigento) il 2/02/1915, partigiano a Roma durante l’occupazione nazifascista, formazione Bandiera Rossa.

MULE’ Wolfango Amedeo

nato a Noto ( Siracusa) il 27/10/1910, partigiano nel Lazio da novembre 1943, formazione “ Fronte militare clandestino di Resistenza”, operativo fino alla liberazione del 4 giugno 1944 a Roma e nel Lazio.

NALBONI Calogero

nato a Racalmuto Agrigento) il 6/06/1918, partigiano a Roma durante l’occupazione nazifascista, formazione Partito sociliasta di unità proletaria.  

NARCISI Salvatore

nato a Cammarata ( Agrigento) 10/01/1917, militare in Piemonte prima dell’armistizio del’8 settembre 1943, poi partigiano,  fucilato contro un terrapieno il 4 novembre 1944 a Bergallo di Curreggio ( Novara) in località Ripaccia, assieme ad altri tre partigiani. Salvatore, assieme ai suoi compagni, era stato catturato durante il rastrellamento dei nazifascisti iniziato due giorni prima nella grande area tra il borgomanerese il il Basso Cusio.

NASELLO Giuseppe

nato a Ragusa il 10/11/1901, partigiano nel Lazio da ottobre 1943, formazione Bande Carabinieri Caruso/Fmcr.

NASO Giacomo

nato a Trapani il 22/01/1899, ufficiale telegrafista. Partigiano a Roma – zona Flaminia, Stazione -, da 9 settembre 1943, formazione Partito comunista italiano.

NICOLOSI Salvatore

nato a Palermo il 6/12/1913, partigiano nel Lazio da 9 settembre 1943, formazione Partito d’Azione.

NOCILLA Gaetano

nato a Caltanissetta il 28/01/1897, funzionario. Partigiano nel Lazio da ottobre 1943, formazione Bandiera rossa.

ODDO Giuseppe

nato a Ferla ( Siracusa) il 24/01/1902, partigiano nel Lazio, formazione Partito comunista italiano.

OTTAVIO Vincenzo

nato a Mazzarino ( Caltanissetta) il 29/09/1899, manovale. Partigiano nel Lazio da 9 settembre 1943, formazione Brigate Matteotti.

PALAZZOLO Angela Adriana

nata a Palermo 22/09/1926, giovane partigiana a Roma. Iniziò la sua attività di resistente all’occupazione nazifascista a diciassette anni, dal 9 settembre 1943 – il giorno dopo dell’armistizio -, fino alla liberazione della capitale il 4 giugno dell’anno successivo. Svolse la sua attività di combattente nella formazione  Banda Monte Sacro- S. Agnese.

PALAZZOLO Benedetto

( papà di Angela Adriana), nato a Palermo il 9/01/1896. Partigiano a Roma da 1 ottobre 1943 nella formazione Banda Monte Sacro- S. Agnese.

PALAZZOLO Vito

nato a Regalbuto ( Enna) il 25/10/1909, militare ex esercito italiano. Dopo l’armistizio del’8 settembre 1943, già dal 10 settembre partigiano in Jugoslavia con la Divisione Italia, rimase ferito.

PALAZZOLO Mannino Angelina

nata a Palermo il 24/02/1902, partigiana a Roma durante l’occupazione nazifascista dal 9 settembre 1943 nella formazione Banda Monte Sacro- S. Agnese. 

PALERMO Beatrice

nata a Palermo 2/01/1909. Partigiana a Roma durante l’occupazione nazifascista, da 1 marzo 1944. Formazione Democrazia Cristiana.

PAPPALARDO Gabriele

nato a Leonforte ( Enna) il 5/03/1896, sarto. Partigiano a Roma da 9 settembre 1943, formazione Bandiera Rossa. 

PERRONE Antonio

nato a Acqualandroni / Messina il 14/09/1913, sottufficiale Marina Militare. Partigiano a Roma da 8 settembre 1943, formazione Fmcr/Marina.

PERRONI Pasquale

nato a Agrigento il 2/06/1906, militare ex esercito italiano. Partigiano in Grecia dal 9 settembre 1943.

PETROLO Girolamo

nato a Palermo l’11/08/1926, studente. Diciassettenne partigiano nel Lazio da 8 ottobre 1943, formazione Giustizia e Libertà.

PIAZZA Concetta

nata a Delia ( Caltanissetta) il 19/11/1910. Partigiana nel Lazio durante l’occupazione nazifascista, rimasta ferita.

PILLITTERI Giuseppe

nato a Agrigento il 26/01/1906, partigiano nel Lazio da 9 settembre 1943, formazione “Armata Rossa” che intendeva definire un’alleanza strategica contro i nazifascisti tra Mcd’I ( Movimento comunista d’Italia), Pci e il gruppo dei cattolici comunisti.

PIZZUTO Pietro

nato a Ficarra ( Messina) il 9/01/1891, partigiano nel Lazio, formazione Brigate Garibaldi da 1 ottobre 1943.

POLIZZI Pietro

nato a Serradifalco ( Caltanissetta) il 7/02/1889, maggiore dell’Esercito. Partigiano a Roma da 15 novembre 1943, formazione Banda Riccio.

PONTILLI Giovanni Battista

nato a Castrofilippo ( Agrigento) il 22/10/1902, partigiano nel Lazio da 8 ottobre 1843, formazione Bande Carabinieri Caruso/Fmcr.

PRIVITERA Benedetto

nato a Cefalù ( Palermo) il 1/02/1898, medico chirurgo. Partigiano a Roma da 20 settembre 1943, formazione Banda Prati Fiscali.   

PROCIDA Vincenzo

nato a Palermo il 22/02/1904, partigiano nel Lazio, formazione Sette Comuni.

PUGLISI Corrado

nato a Avola ( Siracusa) il 16/10/1894, partigiano nel Lazio da novembre 1943, formazione Partito socialista di unità proletaria.

PULLARO Calogero

nato a Favara ( Agrigento) il 24/10/1903, partigiano nel Lazio da 8 settembre 1943, formazione Bandiera Rossa.

PULLARO Ernesto

nato a Favara ( Agrigento) il 29/11/1916, motorista, partigiano nel Lazio da 9 settembre 1943, formazione Bandiera Rossa.

PULLARO Giuseppe

nato a Bivona ( Agrigento) il 24/08/1905, partigiano nel Lazio da 9 settembre 1943, formazione Bandiera Rossa.

PUZZO Rosario

nato a Scicli ( Ragusa) il 11/02/1900, partigiano nel Lazio da 9 settembre 1943, formazione Bandiera Rossa.

PUZZO Salvatore

nato a Scicli ( Ragusa)  il 5/02/1916,  partigiano nel Lazio da 9 settembre 1943, formazione Bandiera Rossa.

RAPISARDA Rosario

nato a Acireale ( Catania) il 15/01/1916, partigiano nel Lazio da settembre 1943, formazione Banda Carabinieri Caruso/ Fmcr Bandiera Rossa.

REALE Anna Maria

nata a Capo d’Orlando ( Messina) il 7/11/1922, partigiana nel Lazio da 9 settembre 1943, formazione Banda Nettunense.

RICCIARDOLO Calogero

nato a Sommatino ( Caltanissetta) il 15/07/1923, partigiano nel Lazio da gennaio 1944, formazione Democrazia del Lavoro.

RINALLO Diego

nato a Canicatt’ ( Agrigento) il 2/06/1913, partigiano nel Lazio da 24 settembre 1943, formazione Banda Marocelli.

ROMANO Salvatore

nato a Acquaviva Platani ( Caltanissetta) il 19/10/1910, partigiano nel Lazio da 8 settembre 1943, formazione Banda Tortorici Paolo.

RONCHI Luigi

nato a Termini Imerese ( Palermo) il 26/09/1895, partigiano nel Lazio da settembre 1943, formazione Banda Vespri.

ROSSO DEL SAN SECONDO Raffaele

nato a Valguarnera ( Enna) l’11/05/1905, impiegato. Partigiano a Roma da 8 settembre 1943, formazione Banda del Rosso di San Secondo, comandante, rimasto ferito,arrestato e detenuto in via Tasso e Regia Coeli.

SAITTA Salvatore

nato a S.Teresa Riva ( Messina) il 14/04/1893, militare dell’esercito italiano in Grecia. Partigiano in Grecia dopo l’armistizio di 8 settembre 1943.

SALOMONE Bernardino

nato a Palermo il 13/11/1909, partigiano in Grecia da 9 settembre 1943.

SARNELLA Sabatino

nato a Palermo  il 12/06/1915, partigiano in Emilia Romagna da 25 settembre 1944.

SAVOCA Salvatore

nato a Riesi ( Caltanissetta) il 24/09/1896, partigiano in Abruzzo, formazione Bandiera Rossa/ Gruppo Ciavarella.

SCAFFARO Federico Guglielmo

nato a Catania il 14/01/1895, rappresentante. Partigiano nel Lazio da 9 settembre 1943, formazione Fmcr / Aeronautica. 

SCHILIRO’ Salvatore

nato a Maletto ( Catania)  il 27/03/1909, carabiniere. Partigiano nel Lazioda 8 ottobre 1943, formazione Banda carabibieri Caruso / Fmcr, caduto1 agosto 1944.

SCIASCIA Dino

nato a Agrigento il 6/10/1908, partigiano nel Lazio da 20 settembre 1943, formazione Bande Pironti.

SCIORTINO Giuseppe

nato a Camporeale ( Trapani) il 1/01/1899, partigiano nel Lazio, formazione Bande Cave.

SELVAGGI Umberto

nato a Messina il 7/05/1904, partigiano nel Lazio da 9 settembre 1943, formazione Bandiera Rossa.

SELVAGGIO Vincenzo

nato a Modica ( Ragusa) il 13/08/1920, partigiano nel Lazio, formazione Brigate Matteotti.

SERANGELI Pericle

nato a Aspra ( Palermo) il 23/06/1892, impiegato, partigiano  a Roma, formazioni Partito comunista italiano.

SOLE Decio

nato a Racalmuto ( Agrigento) il 7/01/1906, manovale, partigiano nel Lazio.

TESE’ Calogero

nato a Camastra ( Agrigento) il 11/07/1903, operaio. Partigiano a Roma – VI zona – da 8 settembre 1943, formazioni del Partito comunista italiano.

TESE’ Maria Caterina

nata a Camastra ( Agrigento) il 1/01/1923, partigiana nel Lazio, formazioni del Partito comunista italiano.

TODARO Giuseppe

nato a S. Stefano di Camastra ( Messina) il 17/08/1908, carabiniere. Partigiano a Roma da 8 settembre 1943, formazione Bande Carabinieri Caruso / Fmcr, ferito in combattimento.

TORCHI LUCIFERA Pietro

nato a Scicli ( Ragusa) il 15/09/1907, capo segn. 1° classe Marina Militare. Partigiano a Roma da 8 settembre 1943, formazione Fmcr Marina.

TORTORICI Paolo

nato a Alcamo ( Trapani) il 4/01/1904, partigiano nel Lazio, formazione Brigate Garibaldi.

TRINGALI Antonio

nato a Porto Empedocle ( Agrigento) il 16 novembre 1926, giovane partigiano a Roma da 9 settembre 1943, formazione Sette Colli.

TRIPI Carmelo

nato a Randazzo ( Catania) il 28/10/1892, partigiano a Roma da 9 settembre 1943, formazione Banda Trionfale.

TRIPODO Antonio

nato a Messina ol 16/01/1915, impiegato, partigiano a Roma da 9 settembre 1943, formazione Fmcr / Aeronautica.

URSO Antonio

nato a Giarre ( Catania) il 25/04/1910, partigiano nelle Marche, formazione SAP marchigiana.

VALENTINO Paolo

nato a Catania il 26/02/1921, panettiere, partigiano in Jugoslavia da 9 settembre 1943.

VASILE Paolo

nato a Lentini ( Siracusa) il 3/07/1891, pensionato. Partigiano a Roma da 8 settembre 1943, formazione Fmcr Marina.

VASILE Rosario

nato a Messina il 22/03/1922, giornalista. Partigiano a Roma – zona La Storta, Santa Rosa – da 8 settembre 1943, 

VOLPE Nicolò

nato a Castelvetrano ( Trapani) il 15/04/1919,  sergente maggiore Divisione Acqui – Divisione Acqui – 17° Reggimento Fanteria – , morto a Cefalonia il 22 settembre 1943 durante le fasi di Resistenza alle truppe tedesche.

VASTA Giuseppe

nato a Tortorici ( Messina) il 25/08/1908, partigiano nel Lazio, formazione Banda Onnis.

VECA Salvatore

nato a Cassaro ( Siracusa) il 1/02/1890, partigiano nel Lazio da 9 settembre 1943, formazione Banda Neri.

VENEZIANO Giuseppe

nato a Riesi ( Caltanissetta) 1/04/1896, impiegato, partigiano a Roma – zona Monte Sacro, Macao – da 25 luglio1943, formazione Partito comunista italiano.

VESPUCCI Mario

nato a Ragusa il 24/02/1895, partigiano in Albania da 15 settembre 1943.

ViTARELLI Lucia

nata a Siracusa il 27/04/1892, partigiana nel Lazio, formazioni Bande Carabinieri Caruso / Fmcr.

VITTORIO Salvatore

nato a Floridia ( Siracusa) il 18/06/1909, partigiano nel Lazio da 20 settembre 1943, formazione Centro Informativo R.

VIVIANO GAETANO

nato a Partinico ( Palermo) il 1/05/1917, partigiano nel Lazio, formazione Banda Zagarolo, caduto in combattimento.

VIZZINISI Giuseppe

nato a Castelvetrano ( Trapani) il 1/04/1904, partigiano nel Lazio da 8 settembre 1943, formazione Partito comunista italiano. 

ZAPPALA’ Vincenzo

nato a Racalmuto ( Agrigento) il 6/10/1916, falegname, partigiano nel Lazio da 11 settembre 1943, formazione Democrazia Cristiana.

ZERBINOTTO Antonio

nato a Giarre ( Catania) il 15/06/1921, partigiano in Jugoslavia da 8 settembre 1943.

ZAVAN Amerigo

nato a Treviso il 10/11/1919, Ufficiale di complemento Artiglieria Sabauda. Durante la Lotta di Liberazione partigiano nella Brigata Garibaldi in Veneto, capo gruppo ricognitori del servizio I.M. del Comando Militare del CLN di Treviso. Successivamente trasferitosi a Messina, ove è deceduto.