Categoria: Iniziative

88° anniversario dell’assassinio di Giovanni Orcel segretario della Fiom-Cgil di Palermo

Giovanni Orcel,  un socialista  rivoluzionario e sindacalista,  per il riscatto degli ultimi

 giovanni orcel

 

La memoria, elemento fondante per il divenire. Il non dimenticare vale per tutti, a partire dalle  nuove generazioni.

Gli uomini e le donne, le lotte grandi, generose e molte volte tragiche, che in particolare negli ultimi cento anni e più hanno caratterizzato il tentativo forte e drammatico di risveglio della Sicilia, di contrasto alle classi dominanti e alla mafia. Per uscire dall’oscurantismo, dagli sfruttamenti millenari, dalla fame e dalle mille estreme povertà che di fatto, a parte un piccolissimo ceto privilegiato, hanno coinvolto tutta la popolazione..

 Tra i tanti che in tutte le province siciliane hanno lottato in prima fila per cercare di determinare il cambiamento delle condizioni di vita delle principali figure sociali che hanno caratterizzato per un lungo periodo il contesto isolano: contadini, operai, zolfatari, artigiani, si colloca la figura e l’impegno di Giovanni Orcel.

 Nato a Palermo nel 1887. Dopo la  licenza elementare imparò il mestiere di tipografo specializzato nella composizione, iniziando a frequentare la Camera del lavoro inaugurata nel 1901. Orcel organizza la Lega dei Lavoratori del libro che affianca la Lega dei Tipografi. In questa fase storica  Orcel, aderente e militante di rilievo del partito socialista – a Palermo già dal 1896 era attivo un circolo del Partito socialista -, aderisce con pieno convincimento all’ala rivoluzionaria, caratterizzata anche di Nicola Barbato e Nicolò Alongi, in forte e continuo contrasto con i riformisti. Le posizioni pacifiste e antimilitariste furono  tra l’altro rappresentate nel settimanale “ La riscossa socialista” di cui assunse la direzione.

 A partire dal 1919, dopo l’immane massacro di guerra, Orcel viene eletto segretario generale della Fiom di Palermo, l’organizzazione dei metalmeccanici.

 Una struttura sindacale molto forte, con oltre 2000 iscritti, in primissima fila nelle rivendicazioni e nelle lotte del movimento operaio siciliano. In Sicilia era già iniziato il periodo delle repressioni cruente. Tanti gli uccisi tra i contadini e gli operai, tra gli altri Nicolò Alongi, figura di primo piano del movimento contadino che guidava l’occupazione delle terre dei feudi.

 Per il sindacalista il 1920 è l’anno cruciale, nella  la guida delle lotte…. e per l’assassinio..

Un anno di grandi mobilitazioni operaie in Italia. Anche in Sicilia  inizia ad arrivare il “ vento del nord” mosso dalle lotte dei grandi insediamenti operai e dalle rivendicazioni contadine.

Il segretario dei metalmeccanici di Palermo è in prima fila  nell’organizzazione sindacale e nel partito socialista.

 Alla fine dell’estate, mentre sono in corso le iniziative per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici, a seguito degli oltre 500 licenziamenti effettuati ai Cantieri Navali, alla ferriera Ercta, si aprì una fase di durissimo scontro con il padronato. Le due fabbriche vengono occupate ed autogestite tramite il Consiglio di Fabbrica, continua la produzione..

A seguito dell’accordo nazionale sul contratto a fine  settembre anche a Palermo finiscono le occupazioni, pur con grandi difficoltà e diversità di intenti strategici.

Poi, immediatamente dopo, l’assassinio. Reduce da una riunione serale nella sede del Partito Socialista, vicino alla sede alla Federazione Metallurgici, venne accoltellato da un sicario nel corse della notte del 14 ottobre.  Muore a trentatré anni.

I mandanti e gli omicidi del sindacalista non sono stati mai scoperti. La stessa tragica sorte toccata ad Alongi ucciso dalla mafia di Prizzi. La responsabilità politica mafiosa interessata a spezzare l’unità tra operai e contadini viene “gridata” dai compagni di Orcel. Non si realizza, però, nessun esito operativo. Prevalgono i depistagli interessati, le omertà compiacenti. Vince il dominio mafioso.

 Il ruolo di sindacalista e la sua morte cruenta sono stati riportati alla memoria da Giovanni Abbagnato nel 2007 con il libro “ Vita e morte per mafia di un sindacalista siciliano 1997-1920”.

 Il 14 marzo 2014 a Palermo lo slargo antistante lo storico sito dei Cantieri Navali è stato intitolato a Giovanni Orcel, presenti il sindaco Leoluca Orlando e la segretaria nazionale della Cgil Susanna Camusso.

 domenico stimolo

 


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Esistere è R-esistere. Con Riace, torniamo umani

CMdB Cambiamo Messina dal Basso ha lanciato questa petizione e l’ha diretta a Ministro dell’Interno

RobertaCadorinXresistere

PER ADERIRE: https://www.change.org/p/ministro-dell-interno-esistere-%C3%A8-r-esistere-con-riace-torniamo-umani?signed=true

Riace era un paese morto: morto come sono molti paesi, vittime collaterali di una globalizzazione ingorda, che ipertrofizza pochi grossi nodi della rete e ne prosciuga il resto, che espianta, svilisce, appiattisce. Vuoti erano rimasti i cortili di Riace, come vuoti sono i cortili delle nostre città, mentre i bambini hanno il divieto di giocare all’aperto e si inchiodano a casa davanti a uno schermo. Vuote erano rimaste le scuole, per una popolazione sempre più anziana. Vuoti i vicoli, privi di voci, di passi.

Mimmo Lucano è stato un eroe. Ha avuto l’intuizione che alla non-vita si risponde con la vita. E di fronte al dramma di donne e uomini che lasciano la loro Terra, vittime di un Sistema che da secoli noi abbiamo creato, e vittime fino alla fine del nostro ottuso razzismo più o meno mascherato, così come di fronte alla perdita di vita di un paese svuotato, ha costruito piano piano, giorno dopo giorno, una risposta nonviolenta, creativa, vitale.

Riace ha rappresentato in tutti questi anni l’antitesti concreta al sistema securitario di una pseudo-accoglienza fatta di centri di detenzione ed espulsione, e lo ha fatto non nella forma di un assistenzialismo peloso ma con la dignità di una contaminazione bella, reale, tra la popolazione riacese e le persone provenienti da altre terre. I bambini hanno ripopolato, insieme, cortili e scuole. Le donne si sono prese per mano. Gli uomini hanno lavorato assieme. Riace non ha solo tamponato, nel suo piccolo, quell’emergenza umanitaria che ha trasformato il Mediterraneo in un cimitero e la nostra epoca nel teatro di un immenso genocidio silenzioso; ha fatto di più: ha risposto con la vita, con l’entusiasmo, con le buone pratiche; ha dimostrato, insomma, che l’accoglienza non solo è possibile, ma fa anche bene a chi accoglie. Tanto.

Evidentemente Mimmo Lucano, Riace, hanno rappresentato uno scuotimento troppo forte per coscienze assopite, irrigidite dalla burocrazia e da un freddo legalismo, abbrutite da “prima gli italiani”, fomentate dalla violenza e dall’odio sdoganati da chi ci governa, imbevute della subcultura di partiti che discriminano i bambini nelle scuole, irretite dalla propaganda di un ministro che distingue i negozi in base alle etnie ed é indagato per sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale dei migranti della Diciotti, confuse dal silenzio complice di chi tace per un pugno di potere.

L’arresto di Mimmo, che ha messo l’humanitas prima dell’arido rispetto di leggi asfittiche ed aride, e la deportazione minacciata (sì, perché di deportazione si tratta) di 300 persone, bambine e bambini, donne e uomini, dal paese in cui in questi anni hanno costruito una vita normale, verso centri dove saranno detenuti, ammassati, derubati della loro quotidianità, degli spazi e delle relazioni che hanno creato, sono crimini, insopportabili atrocità: un accanimento, un pestaggio rabbioso con i manganelli dei cavilli giudiziari e burocratici e di una legalità usata, a convenienza, come arma di tortura, punizione e vendetta, così distante dalla giustizia.

No. Non possiamo accettare.
Le nostre coscienze si ribellano!
Non è giusto!
Non è umano tutto questo.
Dobbiamo dire basta, urlare a chi ci governa che non ci rappresenta.
Dobbiamo dire che esiste tanta umanità sommersa, capace di accoglienza e di coraggio, di immaginazione ed intelligenza.
Dobbiamo dire che abbiamo troppo forte nel cuore e nel corpo la memoria delle atrocità di cui si è macchiata la storia nel secolo passato per farci passare sulla testa questa banalità del male, per farci apparire normale ciò che è profondamente drammatico ed ingiusto.

Noi diciamo NO,
e al Ministero degli Interni, e al Governo intero, chiediamo di ritirare la decisione presa, e di restituire vita e dignità ad una gemma preziosa e feconda come Riace, da cui tutte e tutti abbiamo da imparare.

Torniamo umani.

La nota del Coordinatore ANPI della Calabria sulle deportazioni a RIACE

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Il Coordinatore regionale ANPI Calabria:

“Disprezzo per la vita umana e crudeltà senza limiti. Non ci sono altre definizioni per commentare la scelta del Viminale di trasferire centinaia di migranti presenti nel comune di Riace. Una moderna deportazione giustificata da “irregolarità contabili”. Dopo tanto parlare di integrazione si attacca in maniera pretestuosa una delle poche realtà dove l’accoglienza si è praticata davvero consentendo una pacifica e duratura convivenza tra immigrati e popolazione locale. Un’esperienza conosciuta, apprezzata ed esaltata in tutto il mondo come modello positivo viene smantellata per puro calcolo politico di un ministro che utilizza il dramma dei migranti per qualche voto in più. Dopo i casi delle navi Acquarius e Diciotti; dopo la scelta infamante dei porti chiusi, oggi tocca a Riace. Non si fermerà da sola questa escalation di incitamento all’odio. E’ necessaria la mobilitazione. Il nostro paese non può tollerare ulteriormente il sistematico attacco ai principi fondamentali della nostra Costituzione con i suoi doveri di accoglienza e solidarietà”

Mario Vallone
Coordinatore ANPI Calabria
14 ottobre 2018

Violazioni dei diritti delle donne che si trovavano a bordo della nave Diciotti.

Esposto UDI Catania

Signor Procuratore della Procura di Catania

Signor Procuratore della Repubblica di Palermo

 Oggetto: esposto

stop-violence

Le sottoscritte Giovanna Crivelli e Adriana Laudani, nella qualità di responsabili dell’Associazione UDI Catania (Unione Donne in Italia), con sede in Catania, intendono porre all’attenzione di queste Ecc.me Procure della Repubblica alcuni accadimenti inerenti una vicenda nota e già oggetto di indagine, affinché gli organi competenti possano eseguire gli opportuni accertamenti e valutare la sussistenza di eventuali profili penalmente rilevanti in relazione ai fatti dedotti.

Ci si riferisce alla complessa questione della nave “Diciotti” ed alla presunta violazione dei diritti fondamentali delle persone straniere che si trovavano a bordo della nave, a seguito di eventuali abusi od omissioni da parte delle Autorità coinvolte nella gestione del caso.

Con il presente Esposto, si intendono segnalare, in particolare, le presunte violazioni dei diritti delle donne che si trovavano a bordo della nave.

Tali donne – così come altre persone presenti sulla nave – hanno una presunta nazionalità (eritrea) che avrebbe potuto costituire di per sé presupposto per il riconoscimento dello status di rifugiate (secondo quanto previsto dalla nostra normativa nazionale, oltre che dalle Convenzioni internazionali sottoscritte dal nostro Paese).

Va segnalato, inoltre, che – secondo notizie di stampa – almeno 11 di queste donne si sono dichiarate vittime di traffico di esseri umani, nonché di violenza sessuale, verosimilmente subita in territorio libico.

Il nostro ordinamento da tempo prevede diversi strumenti di protezione sia delle vittime di tratta, sia delle vittime di violenza di genere. Basti citare i programmi di protezione previsti dal DPR 31 agosto 1999, n. 394, “Regolamento recante norme di attuazione del Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell’articolo 1, comma 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286”, volti a rendere effettiva la possibilità di ricorrere al permesso di soggiorno speciale per le vittime di traffico, disciplinato dall’art. 18 del T.U. sull’immigrazione n.286/1998.

Allo stato dei fatti, non sono state diffuse notizie attendibili sulla sorte di queste donne, né sull’effettivo adempimento dei numerosi obblighi nei loro confronti a carico delle Autorità che hanno gestito il caso (sia durante la fase di autorizzazione allo sbarco, sia dopo il loro approdo sul territorio italiano).

Si chiede, pertanto, che l’Ecc.me Procure adite, fatte salve altre condotte poste in essere in contrasto con le normative vigenti che dovessero emergere, vogliano in particolare disporre accertamenti in ordine all’eventuale omissione da parte dei soggetti coinvolti nell’assistenza alle donne straniere della nave Diciotti:

–        dell’obbligo di tutelare il loro fondamentale diritto alla salute, anche con specifico riferimento alle gravi conseguenze psico-fisiche derivanti dalle violenze subite;

–        dell’obbligo di fornire adeguata informazione sui diritti connessi con il loro stato di “evidente bisogno di protezione internazionale”;

–        dell’obbligo di valutare l’applicabilità ai casi in questione dei diversi strumenti normativi di protezione delle vittime di traffico di esseri umani o di violenza di genere.

UDI Catania

Le ResponsabiliGiovanna Crivelli – Adriana Laudani

ANPI Favara. Addio compagno Lillo Alba

Riceviamo e pubblichiamo

 

Foto facebook

Anni fa, iniziai a lavorare su un progetto, forse troppo ambizioso per la mia età, ovvero quello di scrivere la cronistoria della sinistra favarese. Un lavoro di ricostruzione storica veramente complicato da cui, successivamente, dopo più di un anno di lavoro, estrapolai quella porzione di ricerca che diede vita ad “Altri Uomini – storie di antifascisti e partigiani favaresi”. Il lavoro originario, invece, è rimasto in un angolo del mio computer.

Con la notizia della scomparsa del compagno Lillo Alba, ho pensato che sarebbe stato opportuno pubblicare, in questo spazio, le notizie che riuscii a recuperare sulla sua storia politica.

Mi scuso anticipatamente con i lettori per l’incompletezza di questa biografia e per eventuali imprecisioni ma, in assenza di relazioni più complete, credo possa essere un buon punto di partenza. 

 

Lillo Alba fu il più importante esponente, per preparazione politica e intellettuale, del Partito Comunista Italiano a Favara. Non a caso, venne eletto per ben 4 volte consigliere comunale e fu sindaco di Favara.

Il suo ciclo politico istituzionale iniziò con le comunali del ‘66 quando venne eletto per la prima volta consigliere.

Di fatto, queste elezioni sancirono il definitivo cambio del gruppo dirigente del PCI favarese e vennero poste le basi per lanciare una nuova fase politica.

La rottura assoluta con il passato è data dalla presenza dei cosiddetti “tre Lilli” (Lillo Alba, Lillo Lombardo e Lillo Abate) che, con caratteristiche diverse, diedero vita ad un nuovo corso del partito e lo portarono a raggiungere importanti risultati.

Lillo Alba era la mente, l’intellettuale fine (si racconta che imparò “Il Capitale” di Marx a memoria!) che conosceva la macchina burocratica come pochi altri;  Lillo Lombardo, invece, pur non essendo un intellettuale “puro”, riusciva a coniugare benissimo la lingua con il cuore di un vero capopopolo. Infine, il terzo esponente di questa triade, Lillo Abate era il personaggio che sapeva cogliere meglio i problemi e le istanze del popolo.

Le comunali del ‘72 consacrarono questo nuovo gruppo dirigente. Il PCI totalizzò più di 3000 voti, 1000 in meno rispetto alla DC, con un aumento di 1200 voti rispetto alle precedenti amministrative.

Non a caso, il PCI elesse 8 consiglieri comunali fra cui i “tre Lilli”.

Nonostante questa grande rappresentanza comunista, venne eletto sindaco Filippo Lentini che presentò una giunta PSI-DC e, dopo una repentina crisi di governo, una giunta di sinistra. Proprio questa legislatura, si chiuderà con la sindacatura del comunista Calogero Alba ( dal 16-03-1976 al 14-09-1978).

Fu naturale, in quel momento storico, dare fiducia politica ai comunisti dato che, sia nelle politiche del ’76 che in occasione delle ultime comunali, il PCI favarese superò, in termini di consensi elettorali, il PSI. Subito dopo l’elezione, Calogero Alba dichiarò sulle pagine dell’Unità del 18/07/76 che: “l’elezione di una giunta di sinistra a Favara, con un sindaco comunista è stata la più valida e democratica risposta al risultato del 20 giugno”.

Lillo Alba non risparmiò attacchi ai “nemici” storici della Democristiani affermando perentoriamente che: “gli amministratori DC hanno speso tutti i soldi che c’erano per i lavori pubblici in interventi clientelari. Adesso non abbiamo più una lira” (L’unità 17/10/1976).

Nel primo periodo della sua esperienza di sindaco affrontò di petto la crisi igienica sanitaria dovuta all’epatite virale che contagiò  parte delle popolazione favarese comunemente chiamata “a gialla”. Questa malattia, con ogni probabilità, era causata dalla sporcizia presente nella condotta idrica locale. Grazie ad una sua intuizione, nell’aprile del ’78 venne inaugurata, nel quartiere di via Agrigento, la seconda sezione comunista di Favara intitolata a Girolamo Li Causi. I compagni si misero subito al lavoro e rilevarono che nel solo quartiere di Via Agrigento 21 case su 100 disponevano di una cucina e che solo il 32% della popolazione era in possesso di un bagno. Alba dovette fronteggiare molti problemi e chiuse la legislatura come meglio potette.

Dopo quella esperienza, il suo rapporto con il partito si deteriorò sia dal punto di vista politico e, forse, anche umano. Infatti, dopo qualche tempo, si dimise dal PCI e passò con il PSI.

Questo passaggio fece clamore in un contesto politico dove difficilmente si cambiava casacca.

Ad ogni modo, non fu un operazione di potere ma una scelta meditata e, nello stesso tempo, sofferta.

A proposito di questo passaggio al PSI di Lillo Alba, Gerlando Pecoraro, direttore del giornale “La voce di Favara” mi raccontò che gli disse scherzosamente:

“Dopo tante Filippiche sei andato a finire nelle braccia di Filippo”

 Speriamo – rispose Lillo– non faccia la stessa fine di Demostene”.

Lillo Alba fu anche uno stimato insegnate e visse l’ultima parte della sua vita a Castellana Sicula dove viveva con la moglie e il figlio Enrico.

In conclusione, è riconosciuto da tutti che, il suo impegno politico fu genuino, disinteressato, incessante, passionale e alimentato da ideali forti e sinceri.

Insomma, niente a che vedere con la bassezza politica e intellettuale di oggi.

Compagno Lillo, Favara ti deve tanto.

 

a cura di Pasquale Cucchiara

A Ragusa cancellata la Via Almirante. Adesso è via Anna Frank

COMUNICATO DELLA RETE ANTIRAZZISTA IBLEA

Alcuni cittadini ci segnalano il cambio di denominazione di via Giorgio Almirante con via Anna Frank.
La Rete Antirazzista Iblea plaude all’iniziativa dell’Amministrazione Comunale di Ragusa la quale, in questo modo, ha voluto dare un importante segnale di civiltà nell’80° anniversario della promulgazione delle leggi razziali in Italia.
Giorgio Almirante, che non fu affatto uno “statista”, come riportato nelle tabelle sostituite, ma un politico del regime fascista e della repubblica Sociale nazi-fascista di Salò, fu anche segretario della rivista “La difesa della razza”, che dettò le linee per le discriminazioni e le deportazioni della popolazione ebraica in Italia.
La scelta di reintitolare la via ad Anna Frank, ragazza simbolo della follia razzista e nazi-fascista, vittima dell’olocausto attuato nei campi di concentramento e sterminio, ci sembra una più che giusta, ancor che tardiva, riparazione che non può che rendere onore a questa Amministrazione Comunale.

Aggiornamento. Sembra che il Comune non c’entri, dunque la targa inserita sembra essere una provocazione affinchè anche realmente si cambi il nome della via, come già proposto negli anni passati.

Fonte: http://www.ragusaoggi.it/a-ragusa-cancellata-via-almirante-adesso-e-via-anna-frank/

PETIZIONE INTERNAZIONALE: Salva Aquarius e il soccorso in mare

Testo della petizione

Noi, società civile, ci uniamo alla Aquarius, attualmente l’ultima nave umanitaria nel Mediterraneo, nell’appello rivolto agli Stati europei affinché difendano l’obbligo di salvare vite in mare prima di ogni altra considerazione politica. Nel pieno rispetto del diritto internazionale chiediamo a tutti gli Stati europei di:

• Adottare tutte le misure che consentano alla nave Aquarius di riprendere la propria missione salvavita il prima possibile
• Rispettare l’obbligo di soccorrere le persone in mare
• Far fronte alle proprie responsabilità mettendo in campo un sistema europeo di soccorso nel Mediterraneo

Perché questo è importante?

Aquarius è impegnata nel Mediterraneo da 31 mesi, nel corso dei quali ha tratto in salvo 29.523 esseri umani in oltre 230 operazioni di soccorso. Negli ultimi mesi manovre politiche hanno tentato deliberatamente di fermare la sua missione. Alla nave è stata revocata la bandiera due volte in un mese, prima da Gibilterra e poi da Panama. Se Aquarius non potrà più operare, non solo ci saranno più morti alle porte dell’Europa ma le persone perderanno la vita nel silenzio mentre l’Europa chiude gli occhi. Per questa ragione ci appelliamo a tutti gli Stati europei affinché adottino ogni misura che consenta alla nave Aquarius di riprendere il prima possibile la propria missione in mare garantendole al più presto una nuova bandiera.
Negli ultimi mesi marinai e soccorritori a bordo delle navi umanitarie che operano nel Mediterraneo centrale hanno assistito a uno svilluppo preoccupante di politiche migratorie che sono incompatibili con il diritto internazionale e marittimo. Alle navi di soccorso viene impedito di salvare vite. L’obbligo di fornire assistenza alle persone in pericolo non è più rispettato. La solidarietà in mare viene criminalizzata, in mare e a terra. Per questa ragione ci appelliamo agli Stati europei affinché non vengano meno al dovere di soccorre in mare e denuncino le manovre mirate a criminalizzare soccorritori e operatori umanitari.

Assieme alle altre navi umanitarie, Aquarius ha lanciato la propria missione in mare in reazione al fallimento degli Stati europei nel fornire una risposta adeguata alla tragedia umanitaria che si consuma nel Mediterraneo, la rotta migratoria più letale al mondo. C’è disperato bisogno di mezzi dedicati al soccorso di chi fugge dalle violazioni dei diritti umani in Libia. Come se non bastasse gli Stati europei hanno impedito l’approdo in un porto sicuro delle persone soccorse in mare. Per questa ragione ci appelliamo agli Stati europei affinché mettano in campo un sistema di soccorso che includa un meccanismo prevedibile e sostenibile di sbarco in un posto sicuro.

Esseri umani stanno morendo. Aquarius, con il supporto della società civile, prova a salvarli. Unisciti a noi firmando questa petizione per aiutarci a difendere i valori di umanità in mare.

PER ADESIONE: https://you.wemove.eu/campaigns/-salva-aquarius-e-il-soccorso-in-mare

 

ANPI Catania: 8 Settembre 1943, giorni di Gloria

8 Settembre 1943 – 8 Settembre 2018Locandina 8 settembre 1943

In occasione dell’anniversario dell’Armistizio l’Anpi provinciale di Catania organizza la proiezione del documentario “Giorni di Gloria” (Produzione Titanus-Anpi 1945 )
Presso il “Giardino di Scidà” (Bene confiscato alla mafia) via Randazzo 27 – Catania (Zona viale Fleming)

 

ANPI ENNA: presenta la Resistenza Perfetta

40304227_2092874690962373_4777929204429750272_nL’ANPI di Enna è lieta di invitarvi il 6 settembre alle ore 18.00 presso la Galleria Civica di Enna SPE – Spazio Per Enna.
Introduzione a cura di Gaspare Di Stefano dell’Anpi di Enna, leggerà alcuni brani tratti dal libro Elisa Di Dio, musiche a cura di Francesco Puglisi, modera Renzo Pintus.
Lo storico Giovanni De Luna (già professore di storia contemporanea all’Università di Torino e autore di trasmissioni radiofoniche e televisive, collabora con La Stampa, Tuttolibri e il programma di Rai Storia Italia in 4D. È stato membro della direzione di Passato e Presente.) ricorderà la figura di Pompeo Colajanni e insieme ricostruiremo quei 20 mesi di Resistenza in Piemonte che portarono alla Liberazione dai nazi-fascisti, alla nascita della Repubblica e della Costituzione antifascista.
Pompeo Colajanni decise di darsi come nome di battaglia quello di Nicola Barbato, medico siciliano di etnia arbëreshë, che nel 1893, 37enne guidò nel palermitano la lotta dei Fasci Siciliani.
Nel settembre 1943 Pompeo Colajanni, 37enne avvocato di Caltanissetta, si trova nel Piemonte, in una cittadina vicino Cuneo. Richiamato durante la guerra come ufficiale di complemento e assegnato alla Scuola di cavalleria di Pinerolo. Il 10 di settembre riunì i soldati, gli ufficiali e i sottoufficiali nella piazza del Municipio del comune di Cavour, dove si trovava distaccato e con poche armi guidò i suoi uomini in montagna non per scappare ma per combattere.
Si ringraziano:
La CGIL di Enna per la disponibilità nell’organizzazione dell’evento;
Il Comune di Enna per il patrocinio concesso;
SPE – Spazio Per Enna per aver messo a disposizione gli spazi;
Le associazioni del territorio per la collaborazione: Giosef Enna – Libera Enna – Bedda Radio – Associazione Terra Matta – Federazione Apicoltori Enna – Legambiente-Enna Circolo Degli Erei – SiciliAntica Enna – Emergency Piazza Armerina – Università Popolare del tempo libero “I.Nigrelli”

ANPI Marsala: incontro con lo storico Giovanni De Luna

Venerdì 7 settembre dalle ore 18:00 presso il Convento del Carmine,
l’ANPI di Marsala ha organizzato un dibattito per parlare di antifascismo con lo storico Giovanni De Luna, professore di Storia contemporanea. 
la resistenza perfettaall’Università di Torino.

Storico, scrittore, studioso dell’antifascimo e dei sistemi politici del ‘900,  avverso ai revisionisti che abusano pubblicamente della storia per cancellare la Resistenza dal paradigma di fondazione della Repubblica, legittimando famiglie politiche e culturali del tutto estranee all’antifascismo.

E’ la Costituzione a garantire la permanenza dell’antifascismo come valore di riferimento. La caratteristica della nostra storia del Novecento non è quella d’aver partorito il comunismo, ma di aver partorito il fascismo”

Autore di fortunate trasmissioni radiofoniche e televisive, collabora alla «Stampa» e a «Tuttolibri». È nella direzione di «Passato e Presente». Ha pubblicato tra l’altro Donne in oggetto. L’antifascismo nella società italiana(1995), La passione e la ragione. Il mestiere dello storico contemporaneo(2004), Storia del Partito d’Azione (nuova edizione, 2006), Il corpo del nemico ucciso (Einaudi 2006), Le ragioni di un decennio (1969-1979)(Feltrinelli 2009), La repubblica del dolore (Feltrinelli 2011) e Una politica senza religione (Einaudi 2013). Per Einaudi ha curato L’Italia del Novecento. Le fotografie e la storia, 3 volumi, quattro tomi (2005-2006).

PS: si ringraziano i direttori de Il VOMERE Rosa e Alfredo Rubino.