Categoria: Poesie

In memoria di Salvatore ( Turiddu) Carnevale

 

Bracciante e sindacalista, ucciso a Sciara ( Palermo), trentunenne, dalla mafia. Ricorre il 64° anniversario

…….Per Turiddu Carnivali
piange la madre
e piangono tutti i poveri della Sicilia
perché Turiddu Carnivali
morì ammazzato
per difendere il pane dei poveri………….

Così “recita” un brano della sublime presentazione del cantastorie siciliano Ciccio Busacca della poesia composta dal cantore siciliano Ignazio Buttitta in memoria del bracciante e sindacalista Salvatore Carnevale ucciso dalla mafia a Sciara il 16 maggio 1955. Ignazio Buttitta aedo del riscatto dei miseri e delle lotte di liberazione dalla fame e dallo sfruttamento dei contadini siciliani, iniziate nella seconda parte degli anni quaranta del novecento. La resistenza degli “ultimi” contro il latifondismo della “nobiltà” che si arricchiva con il sudore degli sfruttati e della mafia braccio armato.

Un verso universale, che non conosce frontiere, latitudini e colori della pelle. Valido sempre, ieri come oggi. “ Canta” e scandisce le lotte e il sacrificio dei ribelli, i morti di fame, contro lo strapotere dei potenti.

prima versione ( nel canto) –

E’ arrivato Cicciu Busacca

per farvi sentire la storia

di Turiddu Carnevali

lu socialista che morì a Sciara

ammazzato dalla mafia

Ppi Turiddu Carnevali

chianci so’ matri

e chiancinu tutti li puvureddi nella Sicilia

perché Turiddu Carnivali

murì ammazzatu

ppe difendere lu pane de li puvureddi

Ed ora

sèntiri

perché c’è di sentiri

nella storia

di Turiddu Carnevali

La storia vi dici:

seconda versione ( prologo della poesia “ Lamentu pi Turiddu Carnevali” di Ignazio Buttitta nel libro “ Il poeta in piazza” ( ed. Feltrinelli 1974) –

E’ arrivato il cantastorie Ciccio Busacca

per farvi sentire il lamento

per la morte di Turiddu Carnevali,

il picciotto socialista, ammazzato dalla mafia.

Ammazzato perché lottava per dare pane e lavoro,

ai braccianti del suo paese,

che mon hanno un palmo di terra

e vivono nella miseria.

A Sciara si piange:

la madre aha perduto l’unico figlio,

i braccianti la bandiera di combattimento.

Sentite, c’è da sentire in questo lamento:

c’è il cuore spaccato dei poveri.

Lamentu pi la morti di Turiddu Carnivali – Ciccio Busacca

****

Una versione di grande impegno sociale della cantautrice siciliana:

Matilde Politi-Lamento per la morte di Turiddu Carnivali

Lettera di Memoria e Libertà

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La memoria batte nel cuore del futuro… (di Ivano Tajetti)

Perché mia nonna faceva la mondina

e mio nonno l’hanno ucciso a bastonate i fascisti, il 27 agosto del 1929

perché odio le ingiustizie e amo la Libertà

perché voglio ridere con i miei compagni e abbracciare tutte le mie compagne

perché piango quando muore una Partigiana, un Partigiano

“Quando muore un Partigiano mi muore un Padre,

quando muore una Partigiana mi muore una Madre”

perché ogni tanto ho le idee confuse… ma ci provo!

perché coraggio ANPI! coraggio

perché mio zio aveva diciassette anni quando il 26 aprile 1945

i nazi-fascisti l’hanno fucilato

perché sogno un mondo migliore

perché mi piacciono le poesie

“il cuore mi palpita forte, quando canto Bella Ciao”

perché il profumo d’un fiore mi fa volare

perché conosco a memoria la storia di tutti i nomi sulle lapidi dei Partigiani nella mia zona

perché il naviglio vicino a casa scorre lento ma non si ferma

perché spesso litigo con l’ANPI

perché cerco… cerco e non mi fermo mai

perché mia madre che ha 87 anni, quando esco di casa ancora mi dice

“stai attento ai fascisti”

perché studiare, lavorare, amare e vivere sono diritti

perché mi piace ballare al suono di una fisarmonica su un aia dell’Oltrepò Pavese

perché su un panchina al sole mi piace guardare la gente

perché mi piace il rosso

“le storie, tutte le storie sono importanti, e le storie piccole hanno fatto la storia grande”

perché mio Padre è stato il mio maestro

perché amo

perché quando vado in bicicletta in città fischio e canto

perché Resistenza è passione

perché io alla festa nazionale dell’ANPI a Marzabotto non mancherò.!

 

Ivano Tajetti.     –    aprile 2012.

Lettera ad una mamma tedesca – Ignazio Buttitta

Mamma tedesca,
ti scrivi ddu surdatu talianu
chi t’ammazzò lu figghiu.
Mmaliditta dda notti
e l’acqui di lu Piavi
e li cannuna e li bummi
e li luci chi c’eranu;
mmaliditti li stiddi
e li prigheri e li vuci
e lu chiantu e li lamenti
e l’odiu, mmaliditti!

Mamma tedesca,
iu, l’assassinu
ca t’ammazai lu figghiu:
comu pozzu dòrmiri
ed abbrazzari li me picciriddi?
Comu pozzu passari
mmezzu a l’omini boni
senz’essiri assicutatu,
e crucifissu a lu muru?

Mamma tedesca,
matri di tuttu lu munnu,
vi chiamu!
Ognuna,
la petra cchiù grossa
vinissi a ghittalla
supra di mia:
muntagni di petra,
muntagni di petra,
scacciati la guerra.