ANPI Marsala: incontro con lo storico Giovanni De Luna

Venerdì 7 settembre dalle ore 18:00 presso il Convento del Carmine,
l’ANPI di Marsala ha organizzato un dibattito per parlare di antifascismo con lo storico Giovanni De Luna, professore di Storia contemporanea. 
la resistenza perfettaall’Università di Torino.

Storico, scrittore, studioso dell’antifascimo e dei sistemi politici del ‘900,  avverso ai revisionisti che abusano pubblicamente della storia per cancellare la Resistenza dal paradigma di fondazione della Repubblica, legittimando famiglie politiche e culturali del tutto estranee all’antifascismo.

E’ la Costituzione a garantire la permanenza dell’antifascismo come valore di riferimento. La caratteristica della nostra storia del Novecento non è quella d’aver partorito il comunismo, ma di aver partorito il fascismo”

Autore di fortunate trasmissioni radiofoniche e televisive, collabora alla «Stampa» e a «Tuttolibri». È nella direzione di «Passato e Presente». Ha pubblicato tra l’altro Donne in oggetto. L’antifascismo nella società italiana(1995), La passione e la ragione. Il mestiere dello storico contemporaneo(2004), Storia del Partito d’Azione (nuova edizione, 2006), Il corpo del nemico ucciso (Einaudi 2006), Le ragioni di un decennio (1969-1979)(Feltrinelli 2009), La repubblica del dolore (Feltrinelli 2011) e Una politica senza religione (Einaudi 2013). Per Einaudi ha curato L’Italia del Novecento. Le fotografie e la storia, 3 volumi, quattro tomi (2005-2006).

PS: si ringraziano i direttori de Il VOMERE Rosa e Alfredo Rubino.

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ANPI Mussomeli: “Discorsi in ControCanto”, una lezione contro la xenofobia

“La paura dello straniero è la paura del diverso dentro di noi e altro da noi”

 

anpi

Comunicato Stampa. «Partecipatissima e riuscitissima, – commentano entusiasti gli organizzatori –  è stata l’iniziativa culturale “Discorsi in ControCanto”. La nostra versione sull’accoglienza” promossa dall’Anpi “Bella Ciao” di Mussomeli». L’evento, lo scorso lunedì sera, si è tenuto nell  Chiostro Monti della biblioteca comunale. Presente il sindaco Giuseppe Catania che ha portato i saluti dell’amministrazione e che ha patrocinato la proposta sul tema dei migranti e della loro accoglienza e della loro integrazione. Ideatori dell’iniziativa i giovani dell’Anpi – Giuseppe Alessi, Mauro Di Bartolo e Marta Gaeta – che<strong>, come spiegano i promotori in tale occasione hanno coinvolto molti giovani del nostro paese e del Vallone, volendo e desiderando focalizzare e sensibilizzare la tematica migranti contro le derive negative di una informazione manipolata e inesatta, strumentalmente orchestrata da posizioni politiche di parte che l’Anpi respinge, avendo promosso sul territorio nazionale una campagna di sensibilizzazione e di oggettiva informazione. Qualcuno, saggiamente e realisticamente, ha scritto: “La paura dello straniero è la paura del diverso dentro di noi e altro da noi”. Tutti i relatori presenti, sulla base di dati precisi e di considerazioni di carattere internazionale, hanno evidenziato il carattere strumentale di taluni posizioni politiche non argomentate e volutamente demagogiche, interessate unicamente a istigare l’irrazionalità e le paure dei cittadini, in violazione delle leggi nazionali, europee e internazionali . Circa nove mesi fa è nata a Mussomeli l’Anpi “Bella Ciao” per opera di un gruppo eterogeneo di giovani e meno giovani, con storie ed estrazioni politiche diverse. Sono già state fatte alcune iniziative e altre saranno fatte per preservare la memoria, e raccoglierne l’eredità, di tutti quei concittadini mussomelesi che hanno partecipato e contribuito alla lotta contro il nazi-fascismo per fare nascere la democrazia in Italia, liberandola dalla violenza oscurantista. Nell’evento di lunedì  era presente il  presidente provinciale Giuseppe Cammarata che ha consegnato all’Anpi locale i nomi e i fogli matricolari di altri mussomelesi morti per la libertà e sui quali si faranno le opportune ricerche storiche per valorizzare le testimonianze e l’impegno profuso dai nostri concittadini per la nostra democrazia

Catania: apriamo i porti agli immigrati

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Grande partecipazione popolare oggi al porto di Catania alla manifestazione indetta da un “ cartello” di trenta associazioni.

Tra le ore 17 e le ore 20 diverse migliaia di persone ( attorno a 5000) hanno complessivamente partecipato alle due iniziative principali. La prima si è svolta nel grande slargo  situato al varco 4,  a circa 150 metri di distanza dalla parte di molo dove si trova ormeggiata la nave della guardiacostiera diciotto con i 157 profughi ancora rinchiusi, privi delle libertà. L’accesso alla parte di molo che porta all’area da sempre utilizzata per gli sbarchi dei profughi, è chiusa e presidiata da ingenti forze di polizia.

Poi, i manifestanti , con un corteo che ha attraversato gran parte dell’area portuale, dopo un percorso di ottocento metri, si sono spostati al molo che guarda direttamente la nave dei profughi, a circa 300 metri di distanza. Grandi cori hanno caratterizzato questa seconda manifestazione, per portare il saluto e il sostegno corale ai profughi, affacciati dalla  parte laterale della nave.  Sono state fatte innalzare piccole mongolfiere di carta e sparati fuochi di artificio.

Presenti numerosi gruppi provenienti dalle varie città siciliane. Fatto di grande importanza: presenti molti giovani, ragazzi e ragazze, e gruppi di turisti che saputo della manifestazione hanno partecipato attivamente.

Nella prima parte da un “palco” improvvisato sono stati fatti vari interventi. Tra gli altri è intervenuto un parroco di una importante chiesa della città.

A grande voce sono state richieste le dimissioni del ministro Matteo Salvini.

Forti tensioni con le forze di polizia attorno alle ore 20. Il presidio sta continuando. I profughi ormai sono prossimi a sbarcare.

Le grandi mobilitazioni effettuate nel porto catanese nel corso delle cinque giornate hanno contribuito a determinare un esito positivo.

Domenico Stimolo

Catania città aperta all’accoglienza!

Facciamoli scendere! Apriamo i porti!

Dimissioni del Ministro Salvini! 
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Da molti giorni 171 donne, bambini e uomini, fuggiti dalla miseria, dalla guerra e dai lager libici dove hanno subito le violenze dei trafficanti di esseri umani, si trovano sulla nave della Guardia Costiera italiana Diciotti. È inaccettabile la scelta del Governo italiano, e in particolare del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, di impedire lo sbarco nel territorio italiano delle 171 persone stremate e in precarie condizioni di salute.
Nessun obiettivo politico del Governo può giustificare l’utilizzo di centinaia di vite umane come arma di ricatto, considerate carne da macello, non vite e speranze ma numeri da distribuire o respingere. Catania è città di solidarietà e accoglienza e vogliamo che il nostro porto sia immediatamente aperto e che le autorità lascino sbarcare le 171 persone dalla nave Diciotti.
Nessuna donna e nessun uomo è illegale! Restiamo umani!

SABATO 25 AGOSTO ORE 17,00

varco 04 MOLO DI LEVANTE PORTO DI CATANIA

PRESIDIO REGIONALE CON DELEGAZIONI NAZIONALI

 

Lila, Femministorie, I Siciliani giovani, Orione, Welcome to Europe, COPE, Restiamo Umani, Rete Antirazzista catanese, Cobas, Catania Bene Comune, Comitato No Muos-No Sigonella, la città felice, Ragna-tela, Sunia Catania, Emergency gruppo territoriale di Catania,Libera-Ct,Associazioni Nomi e numeri contro le mafie, Pax Christi-Ct, Mani Tese Sicilia, ANPI Catania, Anpi Sicilia, Amnesty International Sicilia, Collettivo Antigone-Augusta, UDI-Ct, ADS Idee a confronto, ADIF(Associazione DIritti e Frontiere)-Roma, Federazione del sociale USB-Ct, Borderline Sicilia, CittaInsieme, LasciateCIEntrare, USB-Unione Sindacale di Base, Rete Antirazzista Iblea, CarovaneMigranti, Comunità Resistente Piazzetta-Cpo Colapesce, Circolo Teresa Mattei, Link-Studenti indipendenti Catania, Centro Antiviolenza Thamaia, Arci Sicilia, Gapa, Cambiamo Messina dal basso, Unione degli studenti Sicilia..

“Con la vicenda Diciotti si è superato ogni limite”

 COMUNICATO NAZIONALE DI: ANPI, ARCI, ARTICOLO21, CGIL, LEGAMBIENTE, LIBERA

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Documento congiunto ANPI, ARCI, ARTICOLO 21, CGIL, LEGAMBIENTE, LIBERA

Con la vicenda della Diciotti si è superato ogni limite! Il comportamento del Governo non solo è deplorevole ma irresponsabile. Non si può accettare che delle istituzioni continuino ad avere un atteggiamento superficiale e disumano nei confronti dei più deboli.
L’ostinazione a non far attraccare una nave della Guardia Costiera, prima, per poi non far sbarcare le persone sulla Diciotti è una palese violazione del codice penale oltre che della Carta costituzionale.
Riteniamo l’inchiesta aperta dalla procura di Agrigento, che ipotizza anche il reato di sequestro di persona, un messaggio chiaro: la politica sarà pure legittimata a prendere decisioni e assumere provvedimenti, ma non può contravvenire a quanto previsto nella nostra Costituzione.
Per fortuna osserviamo una differenza di comportamento fra la Guardia costiera e il governo. Chi per vocazione è portato a salvare vite umane, nello spirito del proprio mandato, può e deve dare lezioni a chi ha perso la bussola su ciò che sia giusto e lecito.
In queste ore siamo in presidio a Catania e continueremo a mobilitarci per difendere la democrazia, la libertà e i diritti umani.

ANPI
ARCI
ARTICOLO 21
CGIL
LEGAMBIENTE 
LIBERA

Il ponte spezzato come metafora: uno sguardo dal sud del mondo

Quando c’è un incidente, un incendio, una voragine sulla strada, un’inondazione che spazza via un quartiere,  qui la gente dice ‘Inch’Allah’. Era la volontà di Dio che tutto sa, può e governa. Una visione monista e fatalista che contiene la parte di verità che le si vuole affidare. Altrove nel mondo invece si creano commissioni, si fanno inchieste e si arriva infine ad un rapporto che evidenzia le responsabilità dell’accaduto. Legittimo e forse anche doveroso passo, soprattutto per ridurre le possibilità che quanto accaduto torni ad accadere, almeno nella stessa forma. A suo modo ognuno ha una parte di ragione: nella realtà c’è una parte di spiegabile e un’altra parte invece da interpretare.

Il dolore delle famiglie che hanno perduto in modo brutalei loro cari e le ferite di un’intera città sono quanto accumuna le letture che si faranno dell’accaduto. C’è la difficoltà ad accettare il perché di una morte arrivata sotto questa forma. Ogni morte, lo crediamo,  è particolare. Le circostanze e il contesto ne definiscono il mistero e l’unicità. I fatti non parlano da soli e abbisognano di interpretazione. Ed è a questo punto che, pena il fermarsi allo sdegno o alle accuse,  il ponte spezzato può presentarsi come una metafora della nostra società. Le prime reazioni ‘ufficiali’ all’avvenimento lo confermano. Si cercano altrove le cause senza tentare di leggere i ‘segni dei tempi’ che questo ponte spezzato può offrire.

Siamo in un paese che ha spezzato i ponti all’interno e all’esterno di sè. All’interno anzitutto, contribuendo a dividere un Paese che non sa più bene cosa o chi tenga assieme. La divisione è confermata tra l’altro con le parole, vere sciabolate nel vuoto dell’anima, o le squallide ricuperazioni di parte. E poi con le scelte economiche e politiche che confermano l’accettazione di una sociètà che viaggia a diverse velocità e intensità. Divisioni interne che quelle esterne evidenziano. Lo smarrimento della memoria, profondamente innato col capitalismo e profetizzato, tra gli altri, da Pasolini, è da tempo una realtà. L’oblio dal dove si viene preclude il senso della destinazione del viaggio. Si è censurata l’esperienza del mondo contadino, operaio e soprattutto l’epopea delle migrazioni. Esterne anzitutto, coi milioni di connazionali partiti altrove a cercar fortuna e poi delle migrazion interne, dal sud al nord della Penisola, dalla campagna alla città.

Abbiamo tagliato i ponti col Mediterraneo. Mare nostro, mare – muro, mare chiuso, mare armato e infine mare tradito. Con respingimenti, divieti di sbarco, operazioni di dissuasione tramite la guardia costiera libica e campi di detenzione/concentramento migranti gestiti e finanziati, il ponte si è spezzato. Ed è quanto è accaduto a Genova col ponte Morandi. I duecento metri di vuoto sono i metri di separazione tra i popoli, tra la Costituzione del Paese e la realtà vissuta, tra il tradimento delle esperienze di solidarietà e la chiusura ermetica allo straniero. Il ponte tagliato sul torrente Polcevera è una metafora delle nostre separazioni. Non saranno le mere soluzioni tecniche a riabilitarlo e neppure la ricerca delle responsabilità penali. Il ponte da ricostruire è quello delle coscienze e dei legami da ristabilire con la propria storia e con l’altro.

* da Niamey, agosto 2018

“Basta col massacro dei diritti umani, si ricostituisca nel Paese la  normalità civile e democratica”

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23 Agosto 2018. Dichiarazione della Presidente nazionale ANPI, Carla Nespolo

“Basta col massacro dei diritti umani, si ricostituisca nel Paese la 
normalità civile e democratica”

A Catania si sta consumando l’ennesimo attacco alla Costituzione. È ora
che si ponga un freno definitivo a questa suddivisione delle persone in
scompartimenti razziali e al quotidiano gioco al massacro dei diritti
umani posti in essere dal Ministro dell’Interno. Per di più la sua
replica al Presidente della Camera oltre a essere fuori dal doveroso e
fondamentale rispetto istituzionale, conferma la fragilità del rapporto
tra gli alleati di Governo. Faccio appello alle massime autorità dello
Stato affinché cessi questa condotta irresponsabile e venga ricostruito
nella vita del Paese un clima di normalità civile e democratica.

Carla Nespolo – Presidente nazionale ANPI

23 agosto 2018

A proposito degli Umani trattenuti illegalmente sulla nave guardia costiera diciotto a Catania CATANIA SI MOBILITA

Diversamente dal chiacchiericcio propagandistico divulgato, di stampo discriminatorio razzista,  c’è un’ Italia civile e democratica che indomita resiste, contro le lusinghe avvelenatrici, in parole e azioni, che vorrebbero ammorbare le coscienze dei cittadini italiani, costruendo e divulgando odio contro altri Esseri Umani.

Il messaggio, forte e partecipato, in questi ultimi giorni parte da Catania. Dal porto, dove ormai da quattro giorni si trovano su una nave, reclusi, i profughi eritrei.

La nave diciotto della Guardia Costiera, emerita, poiché in questi ultimi anni ha contribuito a salvare la vita a migliaia, ai naufraghi, profughi, bambini, donne e uomini, fuggiti dai lager libici, scappati dagli orrori delle guerre, della fame e delle dittature, dopo  il periglioso attraversamento dei deserti  del centro Africa.

Sbarcati  la notte scorsa i ragazzini ( ventisette) a seguito delle forti pressioni dei cittadini manifestanti al porto e  dalle fondamentali azioni provenienti da settori di primo piano  dell’amministrazione giudiziaria, rimangono ancora in più di 150, prigionieri di fatto sulla nave.

Detenuti, sì, in sfregio alle leggi fondamentali nazionali che regolano le modalità di  detenzione delle persone –  privazione delle libertà personali – che, a maggior ragione, non hanno commesso nessun reato.

Infatti,  sono stati salvati a mare, in procinto di naufragare, da una nave militare italiana.  “Rei”, quindi, di cercare libertà e l’elementare diritto alla vita.

Le forze politiche governative, in una maniera sempre più dirompentemente crescente,  con modalità mai viste nella storia repubblicana, infrangono i principi fondamentali che riguardano la Dignità Umana. Si vogliono stravolgere i cardini fondamentali che reggono la nostra civiltà democratica, dettati dalla Costituzione, conquistata dalla Lotta di Liberazione contro i nazifascisti che costarono la vita ai tanti patrioti che si batterono per avere libertà, democrazia e rispetto delle persone, donne e uomini. Riconoscendo, altresì, solidarietà senza discriminazioni e diritto di asilo,  a tutti gli Umani.

Da martedì mattina a Catania è in atto una mobilitazione straordinaria. In un presidio al porto – varco 4 –, ormai diventatopermanente, a breve distanza dalla nave diciotto della Guardia Costiera.

L’appello promosso da circa venticinque associazioni cittadine, con la richiesta dell’immediato sbarco dei profughi, ha visto in maniera incessante la presenza di moltissime persone. Una risposta veramente corale. C’è un risveglio delle coscienze, anche inaspettato data la situazione di “cloroformizzazione” e “omogeneizzazione del pensiero” massicciamente in atto nel Paese. Si sono riviste molti cittadini/e che da anni non partecipavano a pubbliche iniziative. Buon segnale.

L’area portuale, con l’eccezione delle ore notturne, è costantemente presidiata. Entusiasmante la partecipazione, forte la passione civile e democratica, grande lo sdegno contro le forze politiche governative che tengono rinchiusi nella nave i reietti, già drammaticamente sconquassati dagli eventi, in Libia e in mare.

Nel corso della serata di mercoledì 500 persone hanno partecipato fino a tarda notte all’iniziativa “ la protesta degli arancini”.

Oggi, giovedì, con la partecipazione di centinaia di donne  e uomini, nel corso della mattinata e del pomeriggio sono state effettuate alcune azioni  eclatanti, per dare maggiore risalto alla pacifica e continua manifestazione a sostegno dei profughi tenuti illegalmente sulla nave.

La mobilitazione continua, in maniera sempre più crescente. In questo momento drammatico è necessaria che  le manifestazioni di sensibilizzazione si estendano anche in altre città italiane.

Forza! La rassegnazione diventa complice di CHI vorrebbe fare ripiombare l’Italia negli anni bui di segregazione della democrazia.

domenico stimolo

CATANIA SI MOBILITA

Diversamente dal chiacchiericcio propagandistico divulgato, di stampo discriminatorio razzista,  c’è un’ Italia civile e democratica cheindomita resiste, contro le lusinghe avvelenatrici, in parole e azioni, che vorrebbero ammorbare le coscienze dei cittadini italiani, costruendo e divulgando odio contro altri Esseri Umani.

Il messaggio, forte e partecipato, in questi ultimi giorni parte da Catania. Dal porto, dove ormai da quattro giorni si trovano su una nave, reclusi, i profughi eritrei.

La nave diciotto della Guardia Costiera, emerita, poiché in questi ultimi anni ha contribuito a salvare la vita a migliaia, ai naufraghi, profughi, bambini, donne e uomini, fuggiti dai lager libici, scappati dagli orrori delle guerre, della fame e delle dittature, dopo  il periglioso attraversamento dei deserti  del centro Africa.

Sbarcati  la notte scorsa i ragazzini ( ventisette) a seguito delle forti pressioni dei cittadini manifestanti al porto e  dalle fondamentali azioni provenienti da settori di primo piano  dell’amministrazione giudiziaria, rimangono ancora in più di 150, prigionieri di fatto sulla nave.

Detenuti, sì, in sfregio alle leggi fondamentali nazionali che regolano le modalità di  detenzione delle persone –  privazione delle libertà personali – che, a maggior ragione, non hanno commesso nessun reato.

Infatti,  sono stati salvati a mare, in procinto di naufragare, da una nave militare italiana.  “Rei”, quindi, di cercare libertà e l’elementare diritto alla vita.

Le forze politiche governative, in una maniera sempre più dirompentemente crescente,  con modalità mai viste nella storia repubblicana, infrangono i principi fondamentali che riguardano la Dignità Umana. Si vogliono stravolgere i cardini fondamentali che reggono la nostra civiltà democratica, dettati dalla Costituzione, conquistata dalla Lotta di Liberazione contro i nazifascisti che costarono la vita ai tanti patrioti che si batterono per avere libertà, democrazia e rispetto delle persone, donne e uomini. Riconoscendo, altresì, solidarietà senza discriminazioni e diritto di asilo,  a tutti gli Umani.

Da martedì mattina a Catania è in atto una mobilitazione straordinaria. In un presidio al porto – varco 4 –, ormai diventatopermanente, a breve distanza dalla nave diciotto della Guardia Costiera.

L’appello promosso da circa venticinque associazioni cittadine, con la richiesta dell’immediato sbarco dei profughi, ha visto in maniera incessante la presenza di moltissime persone. Una risposta veramente corale. C’è un risveglio delle coscienze, anche inaspettato data la situazione di “cloroformizzazione” e “omogeneizzazione del pensiero” massicciamente in atto nel Paese. Si sono riviste molti cittadini/e che da anni non partecipavano a pubbliche iniziative. Buon segnale.

L’area portuale, con l’eccezione delle ore notturne, è costantemente presidiata. Entusiasmante la partecipazione, forte la passione civile e democratica, grande lo sdegno contro le forze politiche governative che tengono rinchiusi nella nave i reietti, già drammaticamente sconquassati dagli eventi, in Libia e in mare.

Nel corso della serata di mercoledì 500 persone hanno partecipato fino a tarda notte all’iniziativa “ la protesta degli arancini”.

Oggi, giovedì, con la partecipazione di centinaia di donne  e uomini, nel corso della mattinata e del pomeriggio sono state effettuate alcune azioni  eclatanti, per dare maggiore risalto alla pacifica e continua manifestazione a sostegno dei profughi tenuti illegalmente sulla nave.

La mobilitazione continua, in maniera sempre più crescente. In questo momento drammatico è necessaria che  le manifestazioni di sensibilizzazione si estendano anche in altre città italiane.

Forza! La rassegnazione diventa complice di CHI vorrebbe fare ripiombare l’Italia negli anni bui di segregazione della democrazia.

Domenico Stimolo

 

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Terranova (ANPI Sicilia): Si lascino sbarcare immediatamente quanti sono ancora trattenuti illegalmente sulla nave Diciotti!

COMUNICATO STAMPA ANPI SICILIA

QUANTI  SONO ANCORA ILLEGALMENTE TRATTENUTI SULLA NAVE MILITARE ITALIANA NEL PORTO DI CATANIA,  DEVONO  ESSERE IMMEDIATAMENTE  LIBERATI ED ACCOLTI CON UMANITA’.

 

UN MINISTRO DELL’ITALIA REPUBBLICANA NON PUO’ VIOLARE OGNI DIRITTO INTERNAZIONALE.

 

IL GOVERNO ITALIANO HA IL DOVERE  DI RISPETTARE LA NOSTRA COSTITUZIONE REPUBBLICANA E  LE LEGGI DEL NOSTRO STATO

 

 

La Sicilia e i Siciliani hanno durante la sua storia millenaria, accolto con rispetto umanità e fratellanza ogni uomo senza distinzione di razza o paese di provenienza, e quanti fuggono da guerre fame e da ogni tipo di brutalità a cui vengono sottoposti.

 

L’ANPI Siciliana impegna tutti i propri dirigenti e gli iscritti della nostra regione,  ad una immediata e unitaria mobilitazione per fermare questa deriva autoritaria e razzista che in vario modo  è in atto nel nostro paese  senza alcun  rispetto per vita umana.

 

Ottavio Terranova

Coordinatore Regionale ANPI Sicilia

 

Le associazioni chiedono che la nave Diciotti sbarchi a Catania. APPUNTAMENTO ALLE ORE 16 AL PORTO DI CATANIA, MOLO DI LEVANTE, VARCO 04

Catania città aperta all’accoglienza. Le associazioni chiedono che la nave Diciotti sbarchi a Catania.

335c79f4-a45f-11e8-be02-596a68f60c3c_26267f57bbe6b5273e3ddbce279e4279-32484-kUjB-U1120142448008ftF-1024x576@LaStampa.itDa molti giorni 171 donne, bambini e uomini, fuggiti dalla miseria, dalla guerra e dai lager libici dove hanno subito le violenze dei trafficanti di esseri umani, si trovano sulla nave della Guardia Costiera italiana Diciotti.

È inaccettabile la scelta del Governo italiano, e in particolare del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, di impedire lo sbarco nel territorio italiano delle 171 persone stremate e in precarie condizioni di salute.

Nessun obiettivo politico del Governo può giustificare l’utilizzo di centinaia di vite umane come arma di ricatto, considerate carne da macello, non vite e speranze ma numeri da distribuire o respingere.

Catania è città di solidarietà e accoglienza e vogliamo che il nostro porto sia immediatamente aperto e che le autorità lascino sbarcare le 171 persone dalla nave Diciotti.

Nessuna donna e nessun uomo è illegale. Restiamo umani.

Firmatari:

Lila, Femministorie, I Siciliani giovani, Orione, Welcome to Europe, COPE, Restiamo Umani, Rete Antirazzista catanese, ANPI SiciliaCobas, Catania Bene Comune, Comitato No Muos-No Sigonella, la città felice, Ragna-tela, Sunia Catania, Emergency gruppo territoriale di Catania, Libera-Ct, Associazioni Nomi e numeri contro le mafie, Pax Christi-Ct…

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