Il quotidiano “ La Sicilia” riverisce Eliana Giorli La Rosa: ex partigiana, sindacalista, consigliere comunale  a S. Giorgio Monforte ( Messina)

Nell’edizione di giorno 1 settembre il quotidiano “ La Sicilia” ha dedicato un pagina intera (con un magnifico articolo a firma di Alberto Cicero, con il titolo “ La partigiana di Sicilia, la mia vita da Togliatti a Salvini” ) alle imprese di vita di Eliana Giorli La Rosa. Un’intrepida novantaduenne che è ancora dinamicamente dedicata all’impegno civile e democratico. Toscana di origine, partigiana durante la Lotta di Liberazione dal nazifascismo, “trapiantata” in Sicilia, nell’area di Milazzo, dal 1952. Per molti anni affiancò in maniera direttamente operativa il marito Tindaro La Rosa, intrepido sindacalista della Cgil – militante e dirigente del Pci – in tante lotte di riscatto delle lavoratrici e dei lavoratori, già a partire dagli anni cinquanta del secolo scorso. In questo contesto memorabile la lotta delle lavoratrici contadine, le gelsominaie, che in quegli anni numerosissime e supersfruttate erano presenti nella piana di Milazzo. Dal 18 giugno dello scorso anno è consigliere comunale a S. Giorgio Monforte.

Nel 2016 ha pubblicato il libro di poesie “ Il senso sognante della vita”, contenente anche questi versi “Un’umile categoria di donne, / umile ma gloriosa / come soleva dir Tindaro La Rosa. / La piana di Milazzo, / un tempo verde e profumata / da bianchi fiorellini, i gelsomini, / nascondeva tra i filari / donne e bambini / che con sacrificio e tanto sudore / rubavano al riposo della notte /tante ore: / dai vecchi casolari / uscivano braccianti e contadine, / donne coraggiose e bisognose / di miglior salari e vita regolari; /…” .

Nel sito Anpi di Palermo in data 17 giugno 2018 è stato pubblicata una nota in omaggio di Eliana Giorli La Rosa

http://palermo.anpi.it/2018/06/17/una-partigiana-di-91-anni-eletta-consigliere-comunale-in-sicilia/

LICATA 7 SETTEMBRE                         Salvare vite non  è un reato!

unnamedLicata, la provincia di Agrigento, e la Sicilia intera, sono da tempo territori fortemente toccati dai fenomeni migratori. Da anni gli sbarchi continuano. La chiusura delle frontiere da parte degli Stati Europei ha solo esasperato la situazione già esistente.

Le mafie lucrano sulla gestione dell’accoglienza, sullo sfruttamento delle persone migranti impiegate come manovalanza mal retribuita o addirittura schiavizzata ( nelle campagne siciliane si sta diffondendo la piaga del caporalato), talvolta coinvolgendole loro malgrado in attività illegali.

Il fenomeno migratorio coinvolge anche noi che siamo costrette e costretti a nostra volta a migrare verso il Nord per finire ad essere impiegate ed impiegati come manodopera a basso costo.
La crisi ambientale e quella migratoria sono principalmente causate dallo sfruttamento delle risorse umane e naturali da parte delle potenze industriali a danno dei paesi colonizzati e impoveriti, al fine di mantenere i privilegi della società occidentale.

Non possiamo dunque stupirci di chi migra dal proprio paese fuggendo da emergenze climatiche, povertà, discriminazioni delle minoranze o peggio ancora da guerre e genocidi dei quali siamo direttamente o indirettamente responsabili o finanziatori.

La crisi umanitaria va peggiorando: che ci piaccia o meno, ci troveremo sempre più a fare i conti con le sue conseguenze. Non possiamo decidere se queste persone possano lasciare o meno il loro paese. A noi sta solo decidere se salvarle o lasciarle morire in mare, problema di cui non si sta occupando né il Governo Italiano, né l’Unione Europea (anzi l’agenzia europea Frontex da anni contrasta i soccorsi in mare), e che al contrario viene strumentalizzato ai fini di un braccio di ferro politico, in cui esseri umani vengono utilizzati come merce di scambio.
Nella realtà dei fatti gli sbarchi continuano quotidianamente. La Guardia Costiera continua a soccorrere quei naufraghi che vengono avvistati all’interno delle acque di competenza italiana, mentre l’unico divieto viene rivolto alle ONG, accusate nell’adempimento del loro dovere di soccorso, di essere trafficanti di persone migranti.

Il salvataggio in mare non è l’unica questione da affrontare. Le condizioni dei migranti detenuti nei CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), dalle poche informazioni che trapelano dalle mura dei centri di detenzione, sono preoccupanti. Arrivano notizie di casi di negazione dei diritti fondamentali, di fame, di mancanza di assistenza sanitaria, di stupri e anche di suicidi. Ciò che accade e le condizioni di vita di queste persone rimangono nell’invisibilità anche perché alla stampa viene fatto divieto di entrare in queste strutture, o sembra disinteressata all’argomento o amplifica le campagne xenofobe.

Fino ad oggi abbiamo assistito alle azioni di un governo che ha fomentato la paura nei confronti del diverso, rappresentandolo come un nemico, stavolta identificato nella figura del migrante, distogliendo l’attenzione dall’incapacità di gestire i vari fenomeni sociali: l’unica risposta all’impoverimento socio-economico del paese, alla crescente precarietà e ai bisogni dei soggetti più vulnerabili, è stata la normalizzazione di un sentimento di odio nei confronti delle minoranze e degli immigrati.

Abbiamo assistito alla demonizzazione di atti genuini di solidarietà umana, come il salvataggio in mare, classificati come maliziose forme di buonismo.

Ci hanno messi gli uni contro gli altri, ci siamo lasciati convincere che il benessere personale si raggiunga solo attraverso l’egoismo e la competizione convincendoci infine a pensare in modo individuale

Il Decreto Sicurezza bis è solo l’ultimo passo di un lungo processo che sta portando al crescente sfaldamento della democrazia, violando spudoratamente i principi della Costituzione Italiana e le Norme Internazionali, strappando di fatto alle persone la loro dignità.

*Sappiamo cosa sta succedendo, non possiamo voltarci dall’altra parte. E’ ora di prendere posizione.*

Per tutte queste ragioni abbiamo pensato di realizzare una simbolica CATENA UMANA in solidarietà con le azioni di soccorso in mare operati dalle ONG e degli atti di disobbedienza civile operati da attiviste e attivisti, contro il clima di paura nei confronti dello straniero e delle diversità, e contro le attuali modalità di gestione del fenomeno migratorio.

Chiediamo la revisione dei Trattati di Dublino ed il diritto d’asilo europeo, la formazione di corridoi umanitari, la costruzione di un sistema di accoglienza che restituisca dignità alle persone, l’apertura dei porti ed il dissequestro delle navi delle ONG.
Facciamo nostro l’appello della Chiesa Valdese che invoca i sindaci a disobbedire alle norme dei decreti e continueremo a mobilitarci affinché vengano abrogati.
All’emergenza sociale italiana rispondiamo che occorre ritornare umani.

Chiamiamo a raccolta tutte le persone, reti, associazioni e realtà sociali che ancora si riconoscano nei valori di umanità, solidarietà e antirazzismo e che condividano l’ideale per cui “la diversità è ricchezza”, per prendere parte ad una manifestazione unitaria non divisiva. Chiediamo per questo, ai partiti che aderiranno, di venire in quanto cittadinanza attiva lasciando a casa le bandiere.
Facciamoci unica voce a sostegno di chi questa voce non può averla.

Invitiamo tutte e tutti sabato 07 settembre 2019 a convogliare alla Villa Regina Elena (piazzetta centrale) a Licata a partire dalle ore 17:00 per lo svolgimento di una catena umana per dire che:
“Salvare Vite NON é Reato”
e che riunisca tutte le persone che vogliono opporsi alle politiche xenofobe e alle pratiche inumane di chi ostacola il salvataggio dei naufraghi in mare e nega ogni diritto all’umanità.
*Ritorniamo Umani* #salvarevitenonéreato

Aderiscono:SOS Razzismo, Collettivo Medusa, RETE ANTIRAZZISTA CATANESE, Centro Italiano Femminile – Licata, Make Hub – Licata, Centro 3P – Licata, Associazione Qanat, Agesci Zona delle Torri, Associazione Toponomastica Femminile Nazionale, COBAS Scuola Sicilia, Arci Arcobaleno – Racalmuto, Gruppo Toponomastica femminile – Licata, Federconsumatori Provinciale Agrigento, FOCUS-Casa Dei Diritti Sociali, Democrazia Lavoro CGIL Nazionale, Soc.Coop.The New Life – Licata, ASD Cestistica Licata – Licata, Sciame – Licata, ASD Club Limpiados – Licata, Ass.Cult. Comp. Folk Limpiados – Licata, Le Culture Diverse, Comitato NoMuos / NoSigonella-Ct, Arci Agrigento , A Testa Alta Licata, S.U.N.I.A. Licata, S.U.N.I.A. Regionale, Amici Don Morinello Licata, Soc. Coop. Sole – Licata e Palma di Montechiaro, Soc. Coop. San Marco – Licata e Palma di Montechiaro , A.N.P.I., Legambiente Sicilia, Libera Agrigento, SPAR Sole, Articolo 49, FLC CGIL, Volontari di Strada – Agrigento, ADILa Associazone invalidi Agrigento, ANPA Agrigento, API Agrigento, Arcigay Palermo, Palermo Pride, Associazione Toponomastica femminile, CGIL AgrigentoAssociazione John Belushi/Arci,, Federconsumatori Licata, Gruppo 283 – Amnesty International, Laici Comboniani, Agrigento, Gruppo Resistenza Attiva di Agrigento …

E’ morto Giuseppe Bennici, l’ultimo partigiano di Niscemi!

IMG_5680

I compagni della sezione Anpi di Niscemi e il Comitato Provinciale di Caltanissetta, comunicano la scomparsa del compagno Giuseppe Bennici  nato a Niscemi ( Caltanissetta) 11/09/1922, partigiano in Piemonte nella 1a Brigata Carlino Divisione Viganò, nella zona di Alessandria con il nome di battaglia“ Ursus”. 

È stato  protagonista e testimone della storia della Seconda Guerra Mondiale sempre disponibile a partecipe alle iniziative per rammentare la Resistenza partigiana.  I funerali si svolgeranno martedì a Niscemi. L’ANPI si unisce al dolore della famiglia e dell’intera comunità di Niscemi.

 

Io sono Libero. 29 agosto. Anniversario dell’assassinio di Libero Grassi

libero-grassi-3

Libero. Di nome e nei comportamenti, in tutti gli aspetti della vita. Ci sono nomi che, quasi con effetti “taumaturgici”, incidono indelebilmente. Nell’essenza umana molti caratteri sono ancora imperscrutabili. Nel caso di Libero Grassi il “destino” e gli emblemi della soggettività sembrano proprio influenzati dall’appellativo dato.

Era nato a Catania il 19 luglio 1924. Il nome era stato scelto dai suoi genitori in onore e memoria di Giacomo Matteotti, ucciso dai fascisti poco più di un mese prima. Il “suggerimento” venne dallo zio Peppino, anarchico. Dopo, Libero aveva otto anni, la famiglia si trasferì a Palermo.

Fu ucciso a Palermo  il 29  agosto del 1991. Colpito a pistolettate alle spalle da parte degli scherani delle organizzazioni mafiose. Cinque colpi, sotto la sua abitazione.

Da uomo libero non si era piegato al ricatto del pagamento estorsivo che i criminali volevano imporgli. Un vero e proprio eroe civile.

All’inizio di quell’anno mise in opera un’azione totalmente nuova che rompeva le “regole” violentemente imposte, da tutti categoricamente rispettate, ancor più e meglio di una normativa di legge.

In una città “ovattata” dalla delinquenza mafiosa. Silente e prona all’enorme e vischiosa ragnatela, anche da parte delle sfere istituzionali più alte, Libero Grassi ruppe la “quiete” il 10 gennaio del 1991. In una forma innovativa, nel metodo divulgativo e per la sua crudezza, impregnata di civile elogio alla libertà.

Scrisse una lettera, inviata e pubblicata  dal quotidiano palermitano “ Giornale di Sicilia”, intitolata caro estortore”Dirompente, nel contenuto e negli effetti, per la cittadinanza cittadina e per tutte le coscienze civili e democratiche nazionali. Un vero e proprio sonoro schiaffo….che non passò inosservato, specie negli ambiti mafiosi:

“«Caro estortore, volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere… Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al “Geometra Anzalone” e diremo no a tutti quelli come lui”…. Anche mio figlio Davide, che dirige l’azienda al mio fianco, la pensa come me … Mi dispiace per gli altri amici imprenditori che pagano e stanno zitti: io voglio reagire.

 

A Palermo ( e non solo), dove il silenzio sordidamente muto era più che mai diffuso, la nota del libero pensiero deflagrò potente. La sfida ai gangli della mafia era stata lanciata dal basso. Da un normale cittadino. Non tanto, in forze, dalla società civile, da rappresentazioni istituzionali, sociali, di categoria e quant’altro organizzato. I “moti popolari” di rigetto del mostro mafioso e delle connivenze politiche, di largo coinvolgimento nella denunzia e sdegno, vennero dopo. L’anno successivo, a seguito dell’assassinio dei magistrati Falcone e Borsellino. Fu la rottura traumatica di un “equilibrio” subdolo, caratterizzato dal logo “ la mafia non esiste”, che per decenni aveva pervaso la città, pur di fronte alle innumerevoli stragi ed omicidi eccellenti che nel corso degli anni erano stati operati. Oltre mille gli omicidi mafiosi in città nel decennio 1981-1991.

In quel cupo gennaio 1991 nella denunzia e nel rigetto dell’estorsione Libero Grassi rimase essenzialmente solo! Con la sua coscienza e la sua forte voglia di libertà.

Certo, dato lo sviluppo progressivo degli eventi, era coadiuvato dalle forze di polizia. La sua azione era stata discussa e convenuta solo con la moglie Pina ( Maisano) e con i due figli. Il contesto era di tutt’altro genere. Pagavano tutti, come se il ticket estortivo fosse una normale “tassa statale”. Anche la locale Confindustria ( l’organizzazione degli imprenditori) rimase distante….in altre fatti “affaccendata”.

Da molti anni operava con il suo ingegno di imprenditore sano come produttore nel settore tessile. Inizialmente, nel 1951, assieme al fratello fondò un sito manifatturiero di maglierie affini ( Mima). Successivamente, conclusa quell’esperienza, nel corso degli anni 60 Libero, da solo, fece nascere la Sigma. Specializzata nella confezione di pigiami maschili. Diventò un luogo produttivo di grande rilievo; molta produzione era dedicata all’esportazione. All’inizio del 1991 gli addetti erano oltre cento, la gran parte lavoratrici. Una bella esperienza produttiva per l’area territoriale palermitana.

Le richieste iniziarono dopo il trasferimento della fabbrica, da un’area centrale palermitana in una zona periferica. Il “rito” solito iniziò, come in tant’altre similari vicende. Le “visite”, le telefonate, gli atti collaterali. Richiedevano sessanta milioni di lire. Per poi, pagare sempre.

Libero restò fortemente turbato. Cercò di organizzare la resistenza. Prese contatti a destra e a manca, specie con i “colleghi”. Raccontò poi la moglie Pina Maisano che la Confindustria locale allargò le braccia, come se il fenomeno delinquenziale che appestava Palermo fosse di fatto sconosciuto.

Nel frattempo, grazie alle pressanti denunzie e richieste ricevute da Grassi,  la polizia si mise in movimento. Fece diversi arresti.

Nello scorrere dei mesi, il periodo fu veramente infernale. Libero ormai, colpito nella sua dignità di cittadino democratico, passò all’attacco su vari fronti. Giorno 11 aprile ( 1991) testimoniò la sua civile rabbia nella trasmissione televisiva nazionale Samarcandadiretta da Michele Santoro. Tra l’altro, dichiarò:

Non sono un pazzo, sono un imprenditore e non mi piace pagare. Rinuncerei alla mia dignità. Non divido le mie scelte con i mafiosi”.

Una denuncia forte più che mai che, però, cadde lieve, specie nelle zone palermitane.

Nel numero maggio-giugno della rivista “Argomenti, così si espresse:

“Non è accaduto niente nemmeno a livello nazionale. Nei giorni della mia denuncia è arrivato in Sicilia il direttore di Confindustria che, per coprire la posizione di timidezza e di prudenza di alcuni miei colleghi, ha avuto la sfortuna di rilasciare una dichiarazione quasi comica. Grosso modo ha detto infatti che la mafia non tocca l’industria, semmai a volte il commercio. Ma lo ha detto proprio mentre il magistrato Luigi Russo depositava la clamorosa e discussa ordinanza di assoluzione dei cavalieri de llavoro […] È necessaria una svolta […] e non sono il solo. C’è l’ingegner Salatiello che, però, da un imprenditore si è sentito rimproverare perché è meglio pagare, in quanto «se tutti pagano, si paga meno» ma questa è un’aberrazione […] Ho messo nel conto ulteriori intimidazioni. Sono arrivate. Ma non credo che passeranno alle armi. A loro non conviene il clamore. Spero che non convenga. La polizia sarebbe costretta a intervenire”.

Poi, il 29 agosto, calò il freddo buio.

  N.b. Un piccolo ricordo personale. In quella fase facevo parte a Catania del consiglio di gestione ( in volontariato, tutti) di una struttura in cooperativa dedicata alla divulgazione e commercio di prodotti agro-alimentari e trasformati biologici – la prima esperienza di fatto in Sicilia orientale -. Subito dopo la tragedia assassina ci attivammo. “Stipammo” i locali di pigiami provenienti dalla Sigma, per procacciarne la vendita. Un piccolo atto per mantenere viva la memoria di un uomo che aveva lottato a viso aperto per contribuire a liberare la Sicilia dall’ obbrobrio mafioso, e sostenere i lavoratori in un momento drammatico.  

* Lettera di Memoria e Libertà

 

“ A un fascista che ha preteso la dedica”

In questa fase molto difficile rimette ordine con grande diligenza  una bella poesia di IGNAZIO BUTTITTA (  cantore lirico siciliano, 19 settembre 1899 – 5 aprile 1997. Da “ Ignazio Buttitta, il poeta in piazza” – ed. Feltrinelli 1974

 

ignazio buttitta

“ A un fascista che ha preteso la dedica”

I viziusi sònnanu fimmini nudi

i mbriacuna vutti e cantini

l’usurai i dinari

i bizzòcculi u paradisu

l’artisti l’alloru

i cani ossa di spurpari

i scecchi pagghia e fenu

i porci sònnanu fangu

e i fascisti morti e sangu

traduzione per gli innamorati della lingua italiana

 

I viziosi sognano donne nude

gli ubriaconi botti e cantine

gli usurai i denari

le beghine il paradiso

gli artisti l’alloro

i cani ossi da spolpare

gli asini paglia e fieno

i porci sognano fango

e i fascisti morti e sangue

“ Nuovo Governo”….SE IL BUOGIORNO SI VEDE DAL MATTINO

 

Mentre sono in corso le frenetiche trattative tra PD e M5S per la formazione di un nuovo Governo, giusto per significativa “dirompente novità”, i rappresentanti del fu Governo rimasto in carico per “disbrigo delle pratiche correnti” continuano imperterriti nelle azioni operative per lasciare in alto mare i rifugiati-migranti che in questi ultimi due giorni sono stati salvati dall’annegamento nel Mare Mediterraneo.

Infatti, IERI, i ministri Salvini, Trenta e Toninelli hanno firmato il divieto di ingresso alla nave Eleonora della ONG Lifeline, con 100 salvati a bordo.

OGGI, I ministri Salvini ( prima) e Toninelli ( in prima serata) hanno firmato un altro divieto di ingresso. Riguarda la nave Mare Ionia della ONG italiana Mediterranea Saving Humans, con quasi 100 persone salvate dall’affogamento, in gran parte donne e bambini.

Questo avviene proprio a ridosso dell’ennesima tragedia avvenuta ieri nel Mediterraneo, con oltre 40 persone morte a seguito dell’affondamento del barcone.

E’ proprio una bella trattativa questa tra PD e M5S. Non riescono neanche a mutare il percorso ( ma ne hanno parlato????) su una questione assolutamente prioritaria, in rispetto dellaCostituzione e delle Regole Internazionali.

Mentre altri duecento rifugiati-migranti sono tenuti in ostaggio.

Proprio un “bel cambiamento”!!! Siamo al disfacimento morale e democratico più dirompente.

Domenico Stimolo

RIESI -GRANDE PARTECIPAZIONE DI PUBBLICO PER LA MOSTRA RìESISTENTI E LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO RESISTENTI

68964859_10216551207865282_3256598058145677312_n

Da sinistra: Filippo Marino, Ignazio Giudice, Salvatore Chiantia, Giuseppe Calascibetta, Rosario Riggio e Attilio Gerbino

Grande partecipazione di pubblico, nella sede della CGIL di Riesi, per la presentazione del libro di Giuseppe Calascibetta Resistenti, storie di partigiani, deportati e antifascisti di Riesi e della mostra curata da Attilio Gerbino RiESISTENTI. Il dibattito è stato moderato da Rosario Riggio e sono intervenuti il sindaco di Riesi, Salvatore Chiantia, il segretario della CGIL di Riesi, Filippo Marino e il segretario della CGIL di Caltanissetta, Ignazio Iudice.

Filippo Marino porta i saluti della CGIL di Riesi e ribadisce la necessità di consolidare i rapporti di collaborazione tra la CGIL e l’ANPI sui temi dell’antifascismo, della democrazia e della difesa della Costituzione; occorre fare fronte comune e porre un argine ai fenomeni discriminatori, razzisti, antisociali per combattere il populismo demagogico e, in questo, anche il contributo dell’arte è utile per tramandare la memoria storica dell’antifascismo.

Rosario Riggio, nell’introdurre il dibattito, ricorda il convegno Meridionali e Resistenza che ha organizzato il 6 agosto del 2013, sempre nella sede della CGIL di Riesi, dove è stato presentato il primo elenco di nominativi di partigiani riesini. Da quel convegno parte l’idea di aprire una sezione ANPI a Riesi di cui diventa referente Giuseppe Calascibetta che porta avanti il lavoro di ricerca sui partigiani, gli antifascisti e i deportati riesini e che trova un primo approdo nella presentazione del libro Resistenti.

Salvatore Chiantia, sindaco di Riesi, ribadisce la disponibilità dell’amministrazione ad aderire alle iniziative promosse dall’ANPI locale, patrocinando il libro in questione e l’iniziativa in corso. Per il sindaco – ricordando il giovane Gaetano Butera, Medaglia d’oro al valor militare, trucidato dai nazisti alle Fosse Ardeatine e a cui l’amministrazione comunale ha intitolato il Centro polivalente comunale – la storia di questi nostri concittadini deve essere da esempio.

Ignazio Giudice, evidenzia come questa iniziativa promossa dall’ANPI e dalla CGIL consolida il sodalizio sui temi dell’antifascismo, della democrazia e della difesa della Costituzione sempre più attuali, visto il momento caratterizzato da fenomeni di razzismo e crisi dei valori democratici. Lo stesso ricorda la battaglia per il referendum costituzionale proposto da Renzi e la collaborazione tra la CGIL e l’ANPI a difesa della Costituzione e l’importanza delle iniziative svolte che stanno portando a crescere le sezioni ANPI in provincia di Caltanissetta.

69299184_10216551210585350_9163006662351519744_n

Mostra d’arte RiESISTENTI a cura di Attilio Gerbino

Attilio Gerbino curatore della riedizione della mostra RiESISTENTI, citando i nomi degli artisti partecipanti (Tina Aldisi, Filippo Bordonaro, Attilio Gerbino, Lisa Giuliana, Tonino Perno, Domenico Pistone, Rosario Riggio, Vincenzo Scimone e Giuseppe Vella), racconta come dalla prima edizione della mostra, avvenuta nell’agosto del 2016 presso la Casa comunale in piazza Garibaldi, si arriva alla decisione di prestare le opere in comodato d’uso alla CGIL locale con lo scopo di far maturare nei cittadini, attraverso l’arte, la consapevolezza di parte della propria storia legata alle donne, gli uomini, i luoghi e i fatti legati all’antifascismo e alla Resistenza. Tra le opere in esposizione si citano: il dipinto di Lisa Giuliana dedicato alle donne antifasciste riesine protagoniste coraggiose di riunioni politiche clandestine; l’opera di Attilio Gerbino che, scelta come immagine di copertina del libro, raffigura simbolicamente il palazzo dove avvenivano gli interrogatori e le torture ad opera della polizia fascista; infine il quadro, intitolato Abbraccio (a simboleggiare l’abbraccio tra il periodo artistico siciliano e quello piemontese) che Rosario Riggio dedica all’artista riesino Filippo Scroppo, antifascista e membro del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, attraverso la citazione di sue opere realizzate tra gli anni Venti e gli anni Ottanta del Novecento.

Giuseppe Calascibetta, l’autore, presentando il suo volume dà notizia dell’individuazione di un nuovo partigiano riesino, Giuseppe Golisano, tra le vittime della Strage dell’Olivetta a Portofino dove, nella notte tra il 2 e il 3 dicembre del 1944, furono fucilati ventidue prigionieri politici, prelevati dalla IV sezione del carcere di Marassi, i cui corpi vennero dispersi in mare. Nella città ligure, a ricordo dell’eccidio, venne innalzato un monumento. La storia di Giuseppe Golisano si può accostare a quella di Gaetano Butera, morto nelle Fosse Ardeatine a Roma, e, come lui, vittima dei nazisti. Calascibetta conclude il suo intervento con un appello ad eventuali famigliari, ancora in vita, a presentarsi all’ANPI di Riesi per completare la ricostruzione storica e ricevere le dovute benemerenze in memoria del martire della Resistenza.

Pino Testa, ricorda il lavoro svolto dalla Maestra Cesarina Conti con la classe 5 C del Plesso Lago anno scolastico anno 1987/1988 su Gaetano Butera, mettendo in evidenza l’importanza e il ruolo della scuola sulle tematiche dell’antifascismo.

Rosario Riggio, nel passare la parola al Sindaco per le conclusioni, chiede all’amministrazione di realizzare una stele in marmo, con i nomi delle medaglie d’oro, da collocare nel giardinetto davanti al Comune; una targa in memoria di Golisano Giuseppe, da collocare nel corridoio del Centro polivalente Gaetano Butera e di proseguire con le benemerenze da conferire ai famigliari degli antifascisti, dei partigiani e delle vittime del nazifascismo.

68645161_10216551210065337_6725280398776991744_n

Il pubblico presente alla manifestazione

Il sindaco conclude mettendo in evidenza come il libro sia un tassello inedito della storia del nostro territorio e si impegna a diffondere e trasmettere questa eredità alle future generazioni che con la consapevolezza del proprio passato posano evitare in riaffacciarsi dell’epoca buia dell’autoritarismo. In seguito alle richieste di Attilio Gerbino e Rosario Riggio proporrà alla commissione toponomastica l’intitolazione di una struttura pubblica all’artista Flippo Scroppo.

L’ANPI di Riesi ringrazia i presenti che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione, il sindaco Salvatore Chiantia; la vicesindaco Rosy Pilato, il vicepresidente del Consiglio comunale Salvatore Lombardo, il consigliere Gino Scibetta, Marco Ministeri, le ragazze e i ragazzi del liceo di Riesi, i parenti degli antifascisti, partigiani e deportati di Riesi, il presidente dell’Auser Pino Testa, il presidente dell’Interact Giuseppe Volpe, i ragazzi dell’Associazione I Girasoli e Filippo Marino, segretario della CGIL di Riesi che ha ospitato la manifestazione.

Copertina libro Resistenti

Copertina libro Resistenti, storie di antifascisti, partigiani e deportati di Riesi a cura di Giuseppe Calascibetta.

Ferdinando Di Legami, un antifascista riesino

ferdinando di legami

 

La Sicilia, durante la seconda guerra mondiale, è stata la regione che ha contribuito alla storia della Resistenza partigiana, attraverso la partecipazione di molti meridionali in numerose brigate armate-antifasciste   stanziate nelle regioni del Nord Italia

Contemporaneamente molti cittadini, nei comuni siciliani,  attuavano una lotto politica contro i podestà, attraverso azioni antifasciste: azioni di sabotaggio di strutture pubbliche, comizi o riunioni illegali contro il fascismo, denigrazione del pensiero fascista…

Tutte azioni che venivano intraprese in maniera consapevole dai molti lavoratori che avevano aderito  alle cellule clandestine nissene gestite dal futuro comandate:  Pompeo Colajanni.  A Riesi, la cellula era presieduta dal ex-segretario della Camera del Lavoro, Ferdinando Di Legami: successore politico di Giuseppe Butera che ha dato il via alla Repubblica di Riesi.

Questa nostra tesi viene testimoniata dello storico LUIGI BUTERA, che nel suo libro “Uomini, fatti e aneddoti della storia di Riesi” riporta gli ultimi anni di vita di Giuseppe Butera, rinchiuso in carcere a Palermo e perseguitato dalla malattia che incombeva su di lui. Per questo ottenne la grazie e viene rilasciato per tornare a Riesi. Il disciolto PCI riuscì a racimolare 50 Lire per coprire le spese del viaggio di ritorno e viene scelto per questo incarico, il giovane Ferdinando Di Legami

“ Recatosi in quel luogo nel luglio 1924, dopo avere apposto la sua firma a garanzia, ottenne, dalla direzione di quel carcere il rilascio dell’ammalato. Affinché potessero viaggiare  più comodamente fino alla stazione di Caltanissetta, il Di Legami aggiunse  ancora del denaro suo per occupare due posti di prima classe in un vagone.  Il loro arrivo alla stazione era stato già segnalato alla Questura di Caltanissetta che per misura precauzionale mandò alcuni suoi agenti a  gironzolare vicino all’uscita dei passeggeri. I disagi del viaggio estenuarono le forze dell’ammalato. Il Di Legami, per farlo rimettere, pensò, prima di proseguire per Riesi, di sostare due giorni nel vicino “Albergo Ferrovia”. Per evitare qualche rappresaglia che potesse avere  luogo al loro arrivo da parte dei fascisti riesini, pensò di partire in un’ora tale da poter arrivare di notte. Poiché in quei tempi non esisteva  alcun servizio pubblico per passeggeri si servi di una carrozza da nolo che dovette ben pagare.

Durante la malattia il Butera mantenne la sua calma; sperò di potere riacquistare le forze, ma, per l’aggravarsi del male, rassegnato al suo destino, la mattina del 18 dicembre 1924 verso le ore 9 esalò   l’ultimo respiro. Pochi furono i suoi fedeli compagni che vollero accompagnarlo all’ultima dimora, non mancarono però, dietro quel feretro,  parecchi agenti di P. S. che nonostante piovigginasse, seguirono la bara  fino al cimitero. Tumulata la salma in un loculo, l’imbocco fu chiuso con  una lastra di marmo con questa epigrafe “A Giuseppe Butera, martire  politico”. Ma queste ultime parole non suonavano bene alle orecchie di uno dei podestà che ordinò di farle scomparire a colpi di scalpello lasciando il solo nome e cognome”.

Ferdinando Di Legami divenne il segretario politico del PCI di Riesi clandestino, e la sua abitazione insieme alla sua sartoria divenne il raduno di molti antifascisti che di notte si incontravano per leggere il giornale e creare delle strategie offensive verso il Partito fascista riesino. La biografia completa di questo personaggio storico dell’antifascismo riesino è stata approfondita nel libro Resistenti, storie antifascisti, partigiani e deportati di Riesi  con la testimonianza e con documenti inediti forniti dal nipote di Ferdinando Di Legami, Salvatore Porrovecchio, attuale segretario del PD di Riesi, che ha dato la massima disponibilità per ricostruire la biografia inedita di questo personaggio inedito della storia riesina.

La rivolta delle ricamatrici di Santa Caterina di Simona Mafai

lola-naymark-in-una-scena-di-le-ricamatrici-14668

Lola Naymark in un scena del film Le Ricamatrici (2004)

Filippa, Pina e Orsola Rotondo

 

Tre donne siciliane, tre ricamatrici, tre combattenti. Grandi lenzuola bianche con il bordo sfilato, splendide tovaglie a punto ombra o punto rodi, ricamate tra chiacchiere e canzoni da donne di tutte le età sedute davanti alle soglie di casa…
Si facevano per i corredi di famiglia, o su ordinazione di signore ricche e importanti, che vivevano lontano. Filippa Pantano, sposata Rotondo, e le due figlie Pina ed Orsola, sono bravissime, ma non sono le sole: decine e decine di donne di Santa Caterina Villaermosa, paese di circa 10.000 abitanti in provincia di Caltanissetta, lavorano altrettanto bene.
Nel dopoguerra, quello che era un lavoro singolo e quasi artistico, viene individuato dal mercato e, ovviamente, assorbito e sfruttato.
Si costituiscono nelle città siciliane (ad Agrigento e Palermo, soprattutto) aziende che si fregiano di vari titoli: “Corredi”, “Ricami siciliani” e così via, che cercano di accaparrarsi il raffinato prodotto per venderlo nei grandi centri urbani e anche all’estero. Gli intermediari girano i paesi, guardano i lavori, fanno ordinazioni offrendo compensi irrisori e incerti. Arrivano anche a Santa Caterina, e incrociano le donne della famiglia Rotondo.
La capostipite, Filippa, è una donna particolarmente energica e combattiva; è stata emigrata in Germania ed è tornata in paese.
Accetta di consegnare qualche ricamo, ma poi valuta insostenibile il rapporto che si va stabilendo tra le ricamatrici (senza assicurazione né garanzie contrattuali) e i committenti-intermediari, che fanno quello che vogliono.
Con il ’68 e l’autunno caldo, un clima progressista e di speranza soffia dovunque. Anche a Santa Caterina le cose possono e devono cambiare. Negli anni Settanta Filippa fonda, insieme alle figlie e alle vicine di casa, la Lega delle ricamatrici, aderente alla CGIL.
Cominciano le trattative con gli intermediari: si cerca di valutare i singoli capi ricamati in base alle ore di lavoro, e di stabilire una paga di almeno £. 150 l’ora. Dopo molti tentativi andati a vuoto, viene indetta una grande manifestazione cittadina con corteo, che coinvolge anche l’Amministrazione comunale.
La Lega delle ricamatrici conta adesso 875 iscritte. Le donne politicamente impegnate di Palermo (molto attive in quegli anni, e che si raccolgono attorno al PCI, all’UDI, alla CGIL) individuano nella realtà di Santa Caterina un segmento della lotta più generale per l’emancipazione femminile e i diritti del lavoro. Si recano a Santa Caterina. Esprimono la loro solidarietà, e cercano di diffondere l’esperienza in tutta l’Isola. Ricamatrici a domicilio ce n’è dovunque: nelle province di Agrigento, Ragusa, Siracusa, fino a Taormina e altrove. L’esempio delle donne nissene fa scuola: le Leghe delle ricamatrici si estendono in tutta la Sicilia (si terrà una grande manifestazione di quasi mille donne a Palermo nei primi di giugno del ’73). Si traccia una piattaforma rivendicativa complessiva, che includa una valutazione dei tempi di lavoro necessari per ogni capo, una paga oraria e un minimo di rapporto previdenziale.

Nel clima politico di quegli anni (governi di solidarietà nazionale) si pensa di poter regolamentare anche prestazioni come queste, difficilmente controllabili. Si giunge a fare approvare in Parlamento una legge (n° 877 del 18 dicembre 1973) per la disciplina del lavoro a domicilio, che sarà difficile applicare e che lentamente cadrà in disuso. Ma Filippa, con le sue figlie Giuseppina e Orsola e le altre compagne, non si arrende. Costituisce nel 1977 una Cooperativa: La rosa rossa, che ottiene una certa visibilità attraverso i media. Si tenta un rapporto con la ditta di biancheria Frette, che, dopo una fornitura e un pagamento di prova, non avvierà gli ordinativi sperati. Dopo alcuni anni (intanto il mercato del ricamo è invaso dai ricami cinesi, assai meno raffinati) la Cooperativa si scioglie.
Filippa torna a curare l’orto di casa, le figlie Giuseppina e Orsola le proprie famiglie. Ma nella memoria di Santa Caterina Villaermosa la mobilitazione e la lotta delle ricamatrici degli anni Settanta resterà per sempre.

 

Fonte: http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/filippa-pina-e-orsola-rotondo/

Le donne nissene nella Resistenza partigiana

untitled-1-1280x720

 

Negli ultimi anni grazie all’impegno profuso dal Comitato Provinciale ANPI di Caltanissetta coordinato dal presidente Giuseppe Cammarata, con l’ausilio delle diverse sezioni ANPI locali del territorio nisseno, stanno emergendo parecchie storie di uomini e donne che hanno dato un contributo notevole alla storia della resistenza partigiana nel nord e centro Italia.

In questo mosaico di storie e testimonianze troviamo anche delle donne che hanno partecipato attivamente nella Resistenza con il ruolo di staffette partigiane, rompendo cosi il dogma patriarcale, che vedeva la donna come semplice custode del focolare domestico.

Molte donne e ragazze adolescenti portavano a termine delle missioni speciali in favore del movimento della Resistenza: garantivano i collegamenti tra le brigate e mantenevano i contatti tra i partigiani e le famiglie e, quando l’unità partigiana arrivava in prossimità di un centro abitato, entravano per prime in paese, per assicurarsi che non vi fossero nemici e dare il via libera all’avanzata dei compagni.

Tra le donne nissene possiamo ricordare:

CAMMARATA Adele, nata a San Cataldo (Caltanissetta) il 28.10.1899, partigiana combattente nel Lazio nella Formazione “Banda Vespri” dal  9 settembre 1943.

CRAPANZANO Angela in Turco   nata a Gela ( Caltanissetta)  il 30.09.1919, patriota combattente in Piemonte nella 1^ Divisone Langhe dal maggio 1944, nome di battaglia “ Gina”.

NOTO Vincenza nata a Mussomeli ( Caltanissetta), emigrata in Piemonte. Partigiana dal giugno 1944, Divisione Mat. Davito, morta il 26/10/1944.

PUZZO Angela nata a Gela ( Caltanissetta) il 3/01/1905. Partigiana in Piemonte dal novembre 1944, 2a Divisione Valle Aosta 183a Brigata.

TALLUTI  Giovanna nata a Caltanissetta  il 4.09.1897, partigiana in Piemonte, 34a Brigata RG SAP Bocca.

LEPORE  Antonia, nata nelle Marche ma è vissuta per parecchi anni nel comune di Riesi. Una ragazza adolescente che diventa inconsapevolmente staffetta partigiana,  solo dopo aver salvato il partigiano riesino Giovanni Sanfilippo da un imboscata dai tedeschi. Un esperienza che li unisce per tutta la vita fino a diventare marito e moglie dopo la guerra.

La storia di quest’ultima donna è stata scoperta dall’ANPI Riesi con l’ausilio dei famigliari del partigiano Giovanni Sanfilippo che hanno deciso di raccontare la loro storia d’amore nel libro Resistenti, storie di antifascisti, partigiani e deportati di Riesi che sarà presentato a Riesi, giorno 21 agosto alle ore 20.00 presso la CGIL in Via Principe Umberto n.21.