Palermo, capitale dei Fasci Siciliani, Città Italiana della Cultura 2018

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Piazza Magione 16 giugno 2018 ore 18,00

Palermo città italiana della Cultura 2018

 

Un breve saluto pronunziato da Angelo Ficarra, al termine della processione laica partita da Piazza Pretoria per piazza Bellini, discesa dei Giudici, piazza Sant’Anna, piazza Croce dei Vespri, piazza Rivoluzione per arrivare infine nella grande piazza della Magione.

 

Ringrazio Manifesta, organizzatrice di questa manifestazione – incontro, per avere invitato l’ANPI Palermo Comandante Barbato a pronunziare poche parole di benvenuto a tutti voi in questo che è uno dei momenti di celebrazione di Palermo città italiana della Cultura 2018 .

Benvenuti nella città dell’accoglienza che ha voluto proclamare il suo statuto storico di città antifascista, conferendo la cittadinanza onoraria di Palermo alla Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani, Carla Nespolo proprio l’8 marzo di quest’anno.

L’ANPI Palermo, insieme alle ANPI siciliane, è in questi anni impegnata in un grosso progetto di ricerca e di recupero della memoria di eventi che hanno segnato profondamente la storia di Palermo e della Sicilia.

Mi riferisco precisamente al Movimento dei Fasci dei Lavoratori siciliani e alla partecipazione dei meridionali ed in particolare dei siciliani alla Resistenza e alla lotta della Liberazione.

Del Movimento dei Fasci la Frankfurter Allgemeine scrisse che era il primo grande movimento di Lavoratori in Italia e il più grande in Europa dopo la Comune di Parigi alla fine dell’Ottocento. Si distinse per la grande appassionata partecipazione delle donne oltre che per la grande apertura sociale e culturale nella direzione soprattutto della difesa della dignità umana e dell’accoglienza.

Di questo grande Movimento cancellato nel sangue da Crispi, non c’è memoria.

In modo analogo è stata cancellata la partecipazione siciliana alla lotta di Liberazione. Era necessario bloccare il “vento del Nord”. Per questo anche per la mancata defascistizzazione dello Stato, è passata la vulgata che essendo la Sicilia stata liberata dagli anglo americani non c’entrava la Resistenza.

Pensate che a liberare Torino e il Piemonte il primo gruppo di Partigiani è quello piemontese; il secondo è quello siciliano.

Per entrambi gli eventi si tratta di Storia negata.repressa nel sangue: Portella della Ginestra e una scia di sangue di partigiani e di sindacalisti assassinati.

E’ una memoria che cominciamo a recuperare con tanti anni di ritardo. E’ per questo che ci rivolgiamo pieni di fiducia e di aspettative al nuovo Presidente dell’Istituto Parri Prof. Pezzino coordinatore degli Istituti storici della Resistenza perché ci si rivolga finalmente con nuova attenzione a questa parte della storia fuori da ogni stereotipo e da ogni pregiudizio.

Per questo al termine di questo saluto distribuiremo una cartolina che riproduce una tela ad olio di tre metri per due del pittore veneto Lorenzo Zampirollo sui Fasci Siciliani con l’augurio e la speranza che ritorni a Palermo perché Palermo è stata la capitale dei Fasci Siciliani.

Consentitemi per tutto questo di rivolgere un particolare ringraziamento in onore e gloria dei tanti caduti nelle lotte contro la barbarie della schiavitù, per la libertà e per la dignità umana.

Per i tanti dimenticati nelle galere dei potenti di turno per soffocare il loro urlo per la verità che non abbiamo saputo raccogliere. Ai tanti, donne e uomini, che hanno testimoniato fino alla morte sul pianoro di Portella della Ginestra per il riscatto della condizione umana.

Condannati ad essere cancellati dalla Storia. Condannati perché hanno osato alzare la testa, hanno osato dire di no e perciò eretici. Diversi milioni di siciliani costretti ad emigrare in entrambi gli eventi.

Rimossi per più facilmente accreditare la vulgata, lo stereotipo con cui hanno diffuso la menzogna che gli ha consentito di costruire il loro potere.

Una umanità infinita di perseguitati, di confinati, diseredati, di emigrati morti di fame e di freddo nei lager o a Marcinelle.

Di bruciati vivi nei forni crematori, o sul posto di lavoro dalle donne della fabbrica americana, agli operai della Tyssen Group, di annegati nell’indifferenza ai piedi delle mura di Gerico o sugli scogli di Lampedusa perché diversi passando per il baratro della ragione delle camere a gas della follia fascista e nazista.

Non gridano vendetta ma vogliono memoria per svelare la Storia

Angelo Ficarra

VicePresidente Anpi Palermo

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Una partigiana di 91 anni eletta consigliere comunale in Sicilia

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“Un’umile categoria di donne, / umile ma gloriosa / come soleva dir Tindaro La Rosa. / La piana di Milazzo, / un tempo verde e profumata / da bianchi fiorellini, i gelsomini, / nascondeva tra i filari / donne e bambini / che con sacrificio e tanto sudore / rubavano al riposo della notte /tante ore: / dai vecchi casolari / uscivano braccianti e contadine, / donne coraggiose e bisognose / di miglior salari e vita regolari; /…”

E’ questa una delle poesie contenute nel libro “ Il senso sognante della vita” scritto da Eliana Giorli La Rosa, edito nel dicembre 2016 da “ Lombardo Edizioni” – presentato a Milazzo ( Me) -, dove si racchiude il “senso” della sua lunga e combattiva vita, dedita sempre alla lotta per la libertà e il riscatto degli ultimi e delle donne. Raccolta di “poesie civili”, curata da Graziella Giorgianni.

La notizia, certamente sensazionale, è determinata dal fatto che Eliana Giorli La Rosa all’età di novantuno anni è stata eletta, domenica scorsa,consigliere comunale a Monforte San Giorgio – provincia di Messina -, con 51 voti di preferenza. Un paese di 2733 abitanti, sito a 260 metri di altezza, ai piedi dei monti Peloritani.

La sua, parimenti a tant’altre donne nate e forgiatosi nel corso del Novecento durante la fase più tragica del nostro recente comune percorso: gli anni terribili della guerra e della dittatura fascista, è la storia di Chi non è mai arresa alle sopraffazioni e alle violenze. Mai doma, è sempre stata in prima fila nelle lotte, prima per la Liberazione d’Italia dal nazifascismo, poi nelle battaglie sindacali, quella più dure, a fianco dei contadini,  dei braccianti, delle donne lavoratrici.

Nata Poggibonsi ( Siena)  il 6 ottobre 1926, durante la Resistenza, nella lotta contro il nazifascismo, fu staffetta partigiana e componente del Gruppo di Difesa delle Donne. Agli inizi degli anni 50 da parte del Pci, partito dove militava, fu inviata a Milazzo a sostegno della struttura politica locale. Incontra Tindaro La Rosa, avvocato, dirigente del Pci, successivamente vicesindaco di Milazzo.  Poco tempo dopo ne diventa la moglie. Il marito è impegnato direttamente nella guida delle lotte contadine dell’area del milazzese, in una fase storica caratterizzata dallo sfruttamento più brutale e dalle miserissime condizioni di vita dei lavoratori in agricoltura.

Eliana Giorli in particolare per tanti anni fu organizzatrice, assieme al marito, delle lotte delle gelsominaie. Già dagli anni 30 del novecento la piana del milazzese era caratterizzata da enormi distese di gelsomini. Per vari decenni lavorarono oltre duemila donne. Poi, alla fine degli anni 70, l’attività si concluse; nel frattempo era stata costruita la grande raffineria chimica a ridosso di Milazzo.

Fu quello delle gelsominaie un’attività –  esclusivamente di donne, dato le dimensioni delle mani – caratterizzata da condizioni lavorative di grandissimo disagio e sfruttamento. Molte volte venivano utilizzate ragazzine. Il gelsomino rappresentava la materia prima per la produzione di moltiprofumi, in particolare era molto consistente l’esportazione in Francia.

Il lavoro si svolgeva nel periodo estivo e autunnale. Spesso le donne si portavano i bambini nei campi di raccolta, dentro delle ceste. Per il mantenimento della fragranza e dell’interezza dei gelsomini si iniziava nel cuore della notte, a partire dalle due, si restava in attività fino a quando il sole non iniziava a diventare caldo. Venivano ingaggiate dai “caporali” nei luoghi di riferimento. Lavoravano scalze, sempre curve, immerse negli acquitrini e nell’umidità. Le lavoratrici venivano pagate in funzione del peso raccolto, l’unità di base era il kilogrammo.

Poi,  a partire dal 1946, si ruppe il silenzio, i ricatti, lo schiavismo. Iniziarono le rivendicazioni e intense lotte sindacali con molti scioperi. Durarono diversi anni, arrivarono anche le repressioni. Fu in questa fase che iniziò il diretto impegno operativo organizzativo, sui campi di raccolta e nelle case, di Eliana Giorli. Molte donne divennero volano di riferimento nell’aggregazione collettiva. Si conquistarono migliori condizioni di lavoro e di salario. Rivendicarono, ottenendole, stivali, grembiuli, cesoie, paghe più alte, abbassamento dell’orario lavorativo, riconoscimento dei contributi previdenziali, diritto alla disoccupazione.

Nel 2016 da parte del Comune di Milazzo è stata insignita di benemerenza civile.

Auguri cara partigiana, per un ottimo impegno  sociale e democratico dallo scanno comunale.

Intervista a Eliana Giorli a cura di Rainews:

http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/media/Sicilia-nonna-Eliana-ex-partigiana-eletta-in-consiglio-b078013b-1ffd-406e-b945-1db32ccb39d0.html

  • L’articolo di Franca Sinagra Brisca sul libro di poesie della partigiana Eliana Giorli “ Il senso sognante della vita”:

http://www.ildialogo.org/cultura/Recensioni_1456062576.htm

 

domenico stimolo ( per Lettera di Memoria e Libertà)

Anche se la Sindaca di Roma ha bloccato Via Almirante, resta un vulnus. Non si gioca a carte a con la Resistenza

15 Giugno 2018

La Presidente nazionale ANPI, Carla Nespolo, intervistata dall’ANSA

(ANSA) – ROMA, 15 GIU – “Il voto di ieri in Campidoglio è vergognoso e inqualificabile. Avviene nel ottantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali firmate anche da Almirante, responsabile mai pentito. Anche se la sindaca Raggi ha annunciato che non ci sarà nessuna via a lui dedicata, resta un vulnus nei confronti di Roma medaglia d’oro alla Resistenza e dei romani. Non si gioca a carte con i valori della Resistenza”. Così la presidente dell’Anpi, Carla Nespolo commenta il voto di ieri in consiglio comunale. “Non si può partecipare alle manifestazioni dell’Anpi, dire che verranno cambiati i nomi delle vie dedicate a scienziati che hanno redatto il Manifesto della razza e poi avere un voto del genere in consiglio comunale – spiega – non si può governare in modo così superficiale”. (ANSA).

Linguaglossa, Piazza intitolata a Nunzio Di Francesco

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A seguito della decisione assunta ad unanimità dal Consiglio comunale di Linguaglossa, giorno 7 giugno è stata inaugurata la piazza dedicata a NUNZIO DI FRANCESCO.

Nunzio di Francesco nato a Linguaglossa il 3 febbraio 1924 è morto a Catania, ottantasettenne, il 21 luglio 2011.

 Partigiano in Piemonte ( nome di battaglia “ Athos”) nella Lotta di Liberazione, deportato sopravvissuto al lager di Mauthausen, già presidente dell’Anpi – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – di Catania, già componente del Consiglio Nazionale dell’Aned  – Associazione Nazionale ex Deportati nei Campi Nazisti -.

Per molti decenni riportò agli studenti in moltissime scuole siciliane la sua testimonianza di partigiano e deportato, illustrando le ragioni della scelta fatta da tanti giovani italiani, uomini e donne, nella lotta contro il nazifascismo, per la riconquista della libertà e della giustizia sociale.

A quasi sette anni dalla sua scomparsa la partecipazione a questa iniziativa indetta dal Comune di Linguaglossa è un’importante occasione per commemorarlo e ricordarlo.

 

d.s.

 

In Italia ritorneremo alle leggi razziali, come nel 1938?


 

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In Italia ritorneremo alle leggi razziali, come nel 1938?

  • “sostegno per servizi di asilo nido in forma gratuita a favore delle famiglie italiane”
  • “programmazione di  500.000 espulsioni di migranti irregolari”
  • “chiusura di tutti i campi nomadi irregolari”

 

Così si legge nel programma politico dell’alleanza di Governo Lega- 5 Stelle:

 

  • Punto 18. POLITICHE PER LA FAMIGLIA E NATALITÀ

“ È necessario rifinanziare gli Enti Locali dando priorità al welfare familiare (come ad esempio il sostegno per servizi di asilo nido in forma gratuita afavore delle famiglie italiane……….”.

 

Sembra proprio la vendetta a freddo sulla proposta di legge “Ius soli” – Riforma dei diritti di cittadinanza – che, purtroppo, vilmente, senza rispetto per i tantissimi cittadini che avevano firmato la proposta, dopo svariati anni  di immersione nel “cantiere legislativo”, fu definitivamente abbandonata dalla precedente maggioranza governativa,  senza discussione e voto.

Il progetto, chiaramente discriminatorio, è volutamente finalizzato a creare “gabbie” ai bambini che non hanno la cittadinanza italiana. Si vogliono strutturalmente emarginare e penalizzare le tante famiglie di cittadini non italiani che sono presenti in Italia. La gran maggioranza di queste, inserite nel tessuto sociale, lavorano e pagano regolarmente tasse e contributi vari, compreso le strutture locali che gestiscono gli asili. L’intento è particolarmente odioso in quanto rivolto contro i bambini.

In questa maniera si diverge sostanzialmente dall’art. 3 della nostra Costituzione “ tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza discriminazione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

 

  • Punto 23,  CAMPI NOMADI

“ Il dilagare dei campi nomadi, negli ultimi anni, l’aumento esponenziale di reati commessi dai loro abitanti e le pessime condizioni igienico-sanitarie a cui sono sottoposti ha reso tale fenomeno un grave problema sociale con manifestazioni esasperate soprattutto nelle periferie urbane coinvolte.

Ad oggi circa 40 mila Rom vivono nei campi nomadi e il 60 per cento sono minori.

Sono pertanto necessarie le seguenti azioni: chiusura di tutti i campi nomadi irregolari in attuazione delle direttive comunitarie; contrasto ai roghi tossici; obbligo di frequenza scolastica dei minori pena l’allontanamento dalla famiglia o perdita della responsabilità potestà genitoriale. In ogni caso, proponiamo di intervenire per il pieno superamento dei campi Rom in coerenza con l’ordinamento dell’Unione Europea”.

Chiudere, per fare cosa? A questa elementare domanda nel testo Lega-5 Stelle non c’è nessun accenno di risposta. Poiché non sono previstesistemazioni alternative, la qual cosa dovrebbe essere elementarmente scontata ( le normative europee prevedono adeguate sistemazioni abitative), si può facilmente immaginare che l’applicazione di questa “scrittura” porti o alla “dispersione nel territorio”, con tutte le conseguenze negative del caso a partire dai diretti interessati,  o alle espulsioni di massa dall’Italia.

Dato il “sentimento” che regge il testo è semplice supporre che l’azione possa nominalmente  mirare  alle espulsione di massa.

Queste, però, sono proibite dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (Trattato di Nizza il 7 dicembre 2000)  e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali ( firmato a Roma il 4 novembre 1950).

Infatti,  i cittadini dell’Unione europea  sono liberi di circolare e soggiornare. I Rom ( chiamati erroneamente nomadi), sono di fatto cittadini europei, compreso quelli, a maggior ragione, che di fatto sono italiani in virtù delle normative vigenti. L’allontanamento o l’espulsione può essere assunta solo nei riguardi di singole persone.

Retorica, propaganda, decisionismo autoritario?  Aspettiamo a ansiosi le ulteriori notizie del corso d’opera.       

 

  • Punto13  IMMIGRAZIONE: RIMPATRI E STOP AL BUSINESS

“…………Occorre prevedere, contestualmente, l’individuazione di sedi di permanenza temporanea finalizzate al rimpatrio, con almeno una sede per ogni regione, previo accordo con la Regione medesima, e con una capienza sufficiente per tutti gli immigrati irregolari, presenti e rintracciati

sul territorio nazionale, garantendo la tutela dei diritti umani.

Ad oggi sarebbero circa 500 mila i migranti irregolari presenti sul nostro territorio e, pertanto, una seria ed efficace politica dei rimpatri risulta indifferibile e prioritaria.

Ai fini dell’espletamento delle procedure e dell’effettivo rimpatrio, il trattenimento deve essere disposto per tutto il periodo necessario ad assicurare che l’allontanamento sia eseguito in un tempo massimo complessivo di diciotto mesi, in armonia con le disposizioni comunitarie……….”

La parola magica utilizzata nel testo è “rimpatrio”, cioè “tornare in patria”. A leggere sui vari dizionari in auge in Italia, alla parola Patria si associa un territorio abitato da un popolo che “sente” come valore fondamentale l’appartenenza, per nascita, lingua, storia, tradizioni, cultura e coesione.

Come ben noto i dizionari non hanno l’obbligo di rivedere in maniera strutturale  i significati delle parole in proporzione alla scala del tempo.

Se banalmente si dovessero prendere in considerazione i giganteschi processi di emigrazione – per guerre, fame, voglia di cambiamento, di libertà, di libera circolazione degli umani come già codificato per le merci – che hanno caratterizzato la storia di tutti i continenti  della nostra Gaia Terra negli ultimi 150 anni, con centinaia di milioni di persone che si sono spostate dal suolo natio, il concetto di Patria muta radicalmente. La Patria è dove si vive! Dove si costruisce il percorso di vita, si generano i figli, si intrecciano relazioni sociali, si contribuisce alla crescita comune e all’evoluzione civile e democratica. Integrandosi, quindi, per lingua, cultura, storia, mantenendo anche le proprie tradizioni in una veste modificata, nel rispetto delle leggi vigenti. A maggior ragione, se si viene comandati ad andare in guerra, pur essendo “diversi”, come avvenuto con grandi proporzioni di coinvolgimento di popolazioni nell’emisfero occidentale nel corso degli ultimi due eventi mondiali.

Restando solo negli ultimi 500 anni di storia,  se guardiamo solamente al  “nuovo continente”, le Americhe del sud e del nord, che per il volere delle potenze colonialiste, dopo lo sterminio dei popoli indigeni, sono state ampiamente “ripopolate” da decine di milioni di umani, uomini, dome e bambini, in condizioni di schiavitù, dopo essere stati rapiti dai loro luoghi nativi in Africa.

Un filone di pensiero, libertario e di sinistra prima, forte e partecipativo, democratico nella maniera più complessiva dopo l’avvenuta sconfitta del nazifascismo, ha provveduto a rimodulare in maniera sostanziale il significato del termine Patria.

Nel corso degli ultimi due secoli grandi movimenti popolari, sociali e politici, con molti uomini e donne che dedicarono la vita, si sono mossi per ridefinire operativamente il concetto di Patria.  In Europa, in particolar modo, sulla bilancia della storia e nella formazioni delle coscienze ( sottoposta sempre alle pressioni delle mutazioni) pesano in maniera gigantesca i cento e più milioni di morti e mutilati sacrificati “sull’altare” della prima e seconda guerra mondiale. L’immane catastrofe fu determinata dall’esaltazione del concetto di Patria,  la superiorità rispetto al confinante, quindi della “razza”, gli “eletti” che dovevano asservire con la forza gli “inferiori”.

In testa i manovratori, avvelenatori delle coscienze popolari, per fare prevalere gli interessi economici e finanziari da essi rappresentati.

La Patria fu identificata con la realizzazione operativa del nazionalismoIl male supremo che ha avvelenato l’Europa, giusto per restare nel nostro contesto geografico. Verbo trainante del pensiero politico ed ideologico delle destre. Ora il morbo  nefasto è di nuovo riemerso dal fondo della palude melmose. Alligna in molti Paesi. L’Italia né diventato esempio assoluto.  

“Irregolari” sono definiti gli Esseri Umani che approdati in Italia ( o in Europa), provenienti da situazioni drammatiche caratterizzate da guerre, lancinante miseria, devastazioni ambientali, contesti liberticidi, hanno perso per vicissitudini varie – essenzialmente di natura gestionale -, nella stragrandissima maggioranza, il riconoscimento della Protezione Umanitaria o del Diritto di Asilo/Permesso di Soggiorno.  Questi moderni “Lor Signori” li hanno quantificati in 500.000 persone.  Per molti è bastato perdere il lavoro regolamentare, come successo a molte persone di cittadinanza italiana, per cadere, loro e le famiglie, nell’inferno dell’ “irregolarità”.

Quindi, stante il programma di governo Lega -5 Stelle, sono tutti da espellere. Sono sparsi in tutti i comuni della penisola. Come si fa ad individuarli selettivamente, a metterli assieme, pronti per il “rimpatrio”? In quanto tempo, con quali metodi? Vogliono adottare rastrellamenti di massa?

Ma, i paesi nativi, sono pronti a riceverli? Le persone coinvolte, extracomunitarie, appartengono ad alcune decine di nazionalità. Gli accordi che ad ora sono stati stipulati, nel corso di tanti anni, si possono contare sulle dita di una mano.

In attesa delle definizione di questi ipotetici accordi che, dato il contesto generale dei rapporti internazionali non verranno mai, dove vorranno tenerli?  Vorrebbero realizzare “ sedi di permanenza temporanea finalizzate al rimpatrio, con almeno una sede per ogni regione. Sarebbero luoghi di detenzione veri e propri, di lunga durata, in attesa di una soluzione che mai verrà!

Si prefigura una situazione di gravissimo allarme democratico, umanitario, di coesione con le norme costituzionali.

Stante i propositi di questi Lor Signori, riguardo le tre “voci” evidenziate: espulsioni irregolari, chiusura campi Rom, non accesso alla gratuità degli asili nidi, complessivamente sarebbero oltre 700.000 gli Esseri Umani coinvolti e fortemente discriminati.

Quando nel 1938 da parte del regima fascista furono varate le leggi razziali avendo come epicentro i cittadini di religione ebraica gli “interessati” residenti in Italia  superavano di poco le 47.000 unità. Quelle leggi riguardavano anche le persone di altre provenienze, i cosiddetti “negri”, che essenzialmente vivevano nelle cosiddette colonie italiane in Africa.

Siamo ancora di fronte ad un progetto,  a data odierna ( 19 maggio) non si è ancora costituito un Governo che dovrebbe rendere operativo le “inventive” di merito. Anche se ormai pare che i “giochi” siano fatti.

Serve un grande scatto di orgoglio civile e democratico, per uscire dal grande sterile torpore che da dopo le elezioni del 4 marzo contraddistingue i cittadini che hanno a cuore le regole costituzionali, i principi umanitari, i dettami internazionali di solidarietà, di uguaglianza, di antirazzismo tra gli Esseri Umani.

Questi propositi devono essere respinti con grande convincimento e fermezza operativa. Le organizzazioni sociali e religiose, partiti, sindacati,l’associazionismo civile, che hanno a cuore le fondamenta democratiche del nostro Paese, devono con grande urgenza uscire dalla palude del silenzio, ponendosi alla testa di un grande fronte popolare ( è questo il giusto termine), forte, motivato, coinvolgente e pacifico, che abbia l’inderogabile obiettivo di mantenere i requisiti universali che caratterizzano uno stato democratico e i principi sostanziali di convivenza, di solidarietà e di rispetto nei riguardi dei cittadini di tutte le provenienze. Per sconfiggere i vecchi e i nuovi fascismi sempre più ringalluzziti che mirano alla formazione di una cosiddetta “terza repubblica”,  mirata a cancellare la memoria storica del nostro Paese costituita dal nerbo portante della Resistenza contro tutte le forme di oppressioni.

di Domenico Stimolo

Gino Cortese e la liberazione di Parma

Gino Cortese e la Liberazione di Parma

Gino Cortese e la Liberazione di Parma

Gino Cortese, nisseno, classe 1920. Iscritto al PCI dal giugno 1940 dopo aver svolto attività
antifascista clandestina nella cellula di “ Luziu” Boccadutri e frequentato Pompeo Colajanni (il futuro Comandante “Barbato”, che libererà Torino) viene chiamato alle armi ed assegnato aParma alla fine del 1942.
Nel gennaio 1943 prende contatto con Dante Gorreri, responsabile del PCI a Parma ed inizial’attività politica in tre direzioni:
1. collegamento con gli studenti universitari antifascisti per pubblicare il giornale clandestino
“Il Piccone” soppresso dal fascismo, la cui stampa e ciclostile veniva fatta da Gino insieme ai
compagni soldati, nella caserma della cittadella.
2. organizzazione dei giovani comunisti tra cui la medaglia d’oro Giordano Cavestro, ucciso dai nazifascisti.
3.partecipazione ai dibattiti del GUF in cui criticava apertamente la dottrina corporativa fascista.
Svolge decine di riunioni con soldati e studenti, distribuisce volantini e nasconde armi in attesa della lotta armata. La mattina del 9 settembre del 1943 riesce, in modo rocambolesco( si cala con una fune dalle mura della cittadella e fugge dopo aver compiuto un volo da 6 metri d’altezza) a fuggire dalla caserma.
Partecipa alla riunione in cui si deciderà della lotta armata al nazifascismo a Villa Braga la sera del 9 settembre 1943. Incaricato di organizzare i gruppi armati in Val d’Enza, parteciperà al primo scontro vittorioso contro la squadre fasciste la vigilia di Natale del 1943 ad Osacca di BARDI; catturato dai fascisti a
Traversetolo ed imprigionato, riesce ad evadere dopo il bombardamento alleato del carcere di Parma,alla vigilia della sua esecuzione.
Ritornato in Appennino, riprende il lavoro organizzativo e politico e viene nominato dai
distaccamenti “Commissario politico” della 47a brigata Garibaldi.
Il piccolo Commissario siciliano, dai vivacissimi occhi neri, appena 24enne, anela ad un Italia libera dal nazifascismo, democratica,ma nella quale non vi siano più diseguaglianze sociali.
I rapporti con gli ufficiali inglesi, diffidenti nei confronti dei partigiani garibaldini, coraggiosi, ma indisciplinati, saranno non facili.
Essi riceveranno pertanto pochi lanci di armi ed indumenti per un calcolo meramente politico, a dispetto dell’eroismo mostrato di fronte ad un memico ben armato, addestrato e numeroso.
La 47a composta da: studenti, operai, qualche ex militare resiste a tre grandi rastrellamenti nazifascisti che vedono colonne di migliaia di uomini salire su per l’Appennini e seminare lutti, orrori e devastazione.
ILIO ha il suo da fare per: riorganizzare e rincuorare gli uomini, cercare cibo, mantenere i rapporti con la popolazione come scrisse Ubaldo Bertoli( anche lui nella Brigata):
Nella trama psicologica che sorreggeva la vita della brigata, ILIO, ossservato con quella
obiettività che qualche volta scalza opportunamente la diffidenza, poteva essere
considerato un infaticabile rigeneratore di idee, di astuzia e di orgoglio. Intelligente,
vivace, la liscia fronte intellettuale, sotto una massa di capelli corvini, gli occhi tondi
dall’acutezza sinuosa e la parola che rappresentava sempre una sintesi precisa, egli
muoveva i fili di quel complicato organismo che era la 47 a , obbedendo con eguale
misura alla sua responsabilità di commissario e alla sua fede di comunista. Molti lo
temevano per le sue maniere sbrigative nel decidere certi casi ma egli non si curò mai troppodi quelle voci e continuò a lavorare sodo per rendere sempre più efficiente la 47 a”.
Il 23 aprile la Divisione OTTAVIO RICCI e tutte la altre formazioni dell’EST e OVEST
CISA, 15.000 uomini in totale, iniziano a scendere il pianura tallonando i nazifascisti e
scontrandosi duramente con la 232 Divisione di fanteria dell’esercito tedesco. Nei pressi di Fornovo
Taro le divisioni partigiani chiuderanno in una sacca i nazisti facendo 17.000 prigionieri.
Il distaccamento “GRIFFITH”, quello dalla “testa caldissima”, composto da operai parmensi si sganciava contro ogni ordine all’avanguardia. Il 25 aprile Parma venne liberata dalla formazioni partigiane. ILIO sfilava a Parma insieme alla sua Brigata

 

a cura di Enrico Cortese

CAROVANE MIGRANTI A CATANIA

25 aprile per la Liberazione da fascismi, razzismi e guerre
La Resistenza continua!

25 aprile corteo cittadino partenza ore 9,30 piazza Stesicoro
Ore 15 Incontro interetnico con i/le richiedenti asilo del Cara di Mineo
 (https://www.facebook.com/events/150190472455571/ )

 

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Il 25 e 26 aprile avremo ospite a Catania una delegazione di CarovaneMigranti, prima delle tappe in Tunisia e nel confine italo-francese, riportiamo di seguito il loro appello:

Siamo parte di un unico mondo. Ogni giorno incrociamo donne e uomini che scappano dalla miseria per cercare una vita degna nel nostro paese e ancor più nel resto d’ Europa. Fuggono da guerre, fame e siccità. Rubano loro l’acqua e la terra imponendo modelli di crescita insostenibili quali possono adeguarsi solo le organizzazioni criminali che, grazie al controllo completo del territorio e dell’economia, tendono ad insidiare la presenza degli stati nazionali. Queste parole aprirono la prima Carovana nel novembre del 2014. Con noi testimoni centroamericani del Movimiento Migrante Mesoamericano , le Madri della Caravana de Madres Centroamericanas e le Madri tunisine di quelle cinquecentoquattro famiglie che cercano i loro parenti sostenendo, nell’indifferenza assoluta dei Governi.
Un filo di resistenza e speranza accompagna, unisce e consolida questo viaggio. In questi anni hanno camminato con noi una dozzina di testimoni la cui vita racconta la “migliore umanità“ e oltre una cinquantina di volontari. Con loro abbiamo attraversato luoghi e incontrato decine di comunità in resistenza, laboratori di base, buone alternative alle politiche dell’Europa fortezza.

Quest’ anno la quarta Carovana, unirà le due sponde del Mediterraneo . Dalla Sicilia, dove l’Europa ha sequestrato le navi umanitarie, alla Tunisia. E ancora una volta nuovi testimoni dall’altra parte dell’Oceano porteranno e condivideranno le loro esperienze decennali di organizzazione e resistenza con le Madri del Mediterraneo. Ospiti degli amici tunisini, che ci hanno a lungo accompagnati, per conoscere direttamente i posti da cui partono vecchie e nuove rotte migratorie. I famigliari, tunisini e messicani, delle persone scomparse nel viaggio migratorio avranno modo di conoscersi direttamente e proseguire insieme nell’instancabile ricerca dei propri figli, della verità e della giustizia che istituzioni e governi non garantiscono loro.

Le tappe della quarta Carovana : Il viaggio in Tunisia sarà anche l’occasione per sostenere il lavoro infaticabile dell’associazione La Terre pour Tous . Da anni, insieme ai famigliari, chiede con insistenza al nostro Governo che si faccia luce sui giovani sbarcati sulle nostre coste, durante e dopo la Rivoluzione dei Gelsomini, e poi spariti. Non conosciamo la verità, ma se la conoscono i governi, quello italiano in primo luogo, hanno il dovere di rispondere ai famigliari che continuano a non conoscere la sorte dei loro parenti. Non sono mai arrivati? Dove sono? Intanto in Tunisia la situazione sociale non è certo migliorata e La Terre pour Tous si impegna quotidianamente nel tentativo di costruire per i giovani del posto opportunità di miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro al fine di offrire loro alternative all’emigrazione e di informarli su rischi e conseguenze del viaggio migratorio.

La seconda parte della Carovana invece vedrà noi e i testimoni incontrare chi cerca di attraversare il confine italiano dal versante italo francese. A Ventimiglia , lungo la Valle Roya , Bardonecchia e Briancon ci aspettano le associazioni e i cittadini solidali che cercano di alleviare giorno dopo giorno le difficoltà e l’ infinita attesa di chi è intrappolato alla frontiera. Al fianco delle buone pratiche di accoglienza crescono nell’ombra gruppi di faccendieri che hanno trovato fonte di facile guadagno nella mala-accoglienza dei richiedenti asilo . La fortezza Europa cementa il peggio dei suoi egoismi , nuovi fascismi si rinsaldano contemporaneamente alla realizzazione di nuovi pogrom anti migranti alle frontiere . Nuovi desaparecidos . Aumentano i morti sulle nuove rotte, aumentano gli scomparsi , anche e soprattutto in quegli Stati ai quali l’Europa da credito e denari ed entro i quali vorrebbe fermare i popoli che fuggono da guerre e miseria. E noi, deboli ribelli, da una parte all’altro del Mediterraneo, così come oltre Oceano, ci battiamo contro le politiche neoliberali e razziste dei governi, contro il nuovo Medioevo futuro. Soprattutto grazie al sostegno di tanti come voi

Le Carovane si sono sempre autofinanziate. E dopo i giorni a Catania ripartiranno per Tunisi e poi alla volta di Torino con i messicani e i due ospiti tunisini fino al confine italo-francese.
Il Collettivo di CarovaneMigranti

PERCHÈ ESISTIAMO? Carovane Migranti ha come principale obbiettivo la creazione di ponti in un’epoca di politiche che mirano, attraverso l’innalzamento di muri, a difendere i confini e non le vite umane. Un tratto distintivo della nostra esperienza è il legame con il Movimiento Migrante Mesoamericano . Fin dal nome – al plurale – Carovane Migranti vuol essere un ponte con quella esperienza decennale, cercando di favorire pratiche di interlocuzione e scambio tra realtà di lotta e resistenza delle due sponde del Mediterraneo e dell’America Centrale.
IN COSA CREDIAMO? Riteniamo rischioso ridurre il fenomeno migratorio globale a semplici cifre e dati , tralasciando le molteplici cause che stanno alla base della decisione di ogni individuo di lasciare il proprio Paese. Non prendere atto di questa complessità porta alla nascita di quel tipo di categorizzazioni (migrante economico, rifugiato) alla base dell’inaccettabile comportamento di chiusura delle istituzioni italiane ed europee. I e le testimoni sono il nucleo del racconto ed è la loro voce quella che vogliamo condividere con le realtà sociali con cui entriamo in relazione . Sono sempre più evidenti i nessi tra le politiche migratorie nordamericane e messicane con quelle europee. Il cammino dei migranti centroamericani spesso coincide con le rotte del narcotraffico , in maniera analoga le mafie nella nostra penisola e quelle che in pochi mesi hanno preso il sopravvento nel corridoio balcanico allargano inesorabilmente il controllo sul destino dei migranti che giungono sulle coste europee.

CarovaneMigranti

http://carovanemigranti.org/le-carovane/carovana2018/

Il 25 Aprile in provincia di Agrigento

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Il 25 aprile ricorre l’anniversario della Liberazione d’Italia, un giorno fondamentale per la storia della nazione, in quanto a conclusione della seconda Guerra Mondiale, sono cessati l’occupazione nazista e il ventennio fascista. In questi giorni, in tutto il territorio nazionale, moltissimi circoli ANPI e ARCI si sono attivati per commemorare il 73° anniversario della Resistenza organizzando convegni, dibattiti, spettacoli musicali e tanto altro. Anche nella nostra provincia sono state calendarizzate diverse attività socio/culturali volte a ricordare e ribadire l’importanza di questo processo di Liberazione nazionale che fu la Resistenza. Il 25 Aprile, A Santo Stefano di Quisquina si terrà la celebrazione provinciale promossa dalla Prefettura alla presenza di tutte le massime autorità civili e militari della Provincia di Agrigento. In serata, alle ore 20:30, presso il centro sociale “L. Sciascia” di Joppolo Giancaxio, lo “storico” circolo ARCI John Belushi di Agrigento, in collaborazione con la Pro Loco Joppolese, proietteranno il documentario di Rossella Schillaci dal titolo “Libere”. Inoltre, venerdi 27 aprile, alle ore 17:30, presso la sala consiliare del comune di Racalmuto si terrà il convegno dibattito “Un grande amore per la libertà”. L’importante evento storico culturale è stato promosso dall’ANPI di Agrigento, dal circolo ARCI Arcobaleno e dal comune di Racalmuto. A Favara, invece, il 25 Aprile alle ore 11.00, il circolo culturale LiberARCI e la locale sezione dell’ANPI inaugureranno, insieme all’amministrazione comunale la stele dedicata a partigiani e antifascisti favaresi recentemente restaurata dal consigliere comunale Carmelo Costa nell’ambito del progetto “decoro urbano” promosso dall’amministrazione comunale. Durante i lavori di restauro, abbiamo inserito dei nuovi nominativi di partigiani, antifascisti e deportati favaresi al fine rendere onore a tutti quei nostri compaesani che non furono inseriti nella stele nel corso della sua fabbricazione. In particolare, abbiamo inserito i nominati dei partigiani Calogero e Ernesto Pullara nati, rispettivamente, a Favara il 24/10/1903 e il 29/11/1916. Entrambi combatterono presso la brigata “Bandiera Rossa” a Roma. In una società sempre più povera di valori politici e morali ricordare e raccontare storie di Resistenza è un modo per valorizzare lo spirito democratico che animò i nostri partigiani prima che il tempo e il sempre più dilangante revisionismo storico, tentino di cancellare questa “gloriosa” pagina di storia.

di Pasquale Cucchiara

Presidente Circolo Culturale LiberArci