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Ida, la partigiana di Avola

Ida, la partigiana di Avola

La peyrot D’Agata consegnava i dispacci durante il nazi-fascismo.

A lei intitolata la sezione dell’Anpi

  • Martedì 01 Novembre 2011
  • la sicilia ed.Siracusa, pagina 34

pubblicato anche su Patria Indipendente 9/2011

Ida Peyrot D'Agata

Ida Peyrot D'Agata

Moltissime sono state le donne che senza imbracciare le armi hanno contribuito alla caduta del nazi-fascismo. Un ruolo determinante fu quello della staffetta che aveva il compito di consegnare gli ordini. Fra loro Ida peyrot D’Agata. A lei, la sezione comunale dell’Anpi, presieduta da Liliana Calabrese Urso, ha dedicato il circolo e lo ha fatto pubblicamente nel corso di un incontro che si è svolto sabato alla presenza del presidente provinciale dell’Anpi, Aldo Lanza.
Ida, conosciuta ad Avola come Regina, dal fondo valle di Perosa si arrampicava a piedi o con la bicicletta su per la mulattiera per consegnare i dispacci. Si alternava, in questa missione pericolosa, al marito, Franco D’Agata, giovane ingegnere siciliano che ogni giorno percorreva 40 chilometri per andare a lavorare alla Fiat, inizialmente all’ufficio progetti del compartimento ferroviario. Quando si conobbero al Gruppo Universitario Fascista a Torino aveva 19 anni. Lei Piemontese, di famiglia Valdese, lui Avolese, fu un colpo di fulmine, ma non solo, fu una condivisione di ideali e di impegno civico che li unì indissolubilmente. «Una donna forte, che sapeva unire l’impegno di donna, madre, di educatrice con quello di staffetta – la ricorda con grande ammirazione il secondogenito che all’epoca era proprio piccolo, Gaetano D’Agata, -. Ho l’immagine nitida di quelle gerle che contenevano di tutto, anche i ruoli. E poi i rastrellamenti dei Tedeschi e l’esplosione di un mortaio che disintegrò una finestra, le schegge di vetro che mi caddero addosso». Il suo impegno, dilatato oltre i confini della famiglia, l’accompagnò anche in terra di Sicilia dove fece ritorno insieme al marito, alla fine della guerra, dopo un viaggio in un carro bestiame insieme ai figli Bianca e Gaetano. «Ad Avola si batté per migliorare la qualità della vita delle donne, quelle dei quartieri più popolari, le spinse a votare per il referendum, monarchia o repubblica. Ricordo un seggio, all’epoca si chiamava Agenzia, non so perché, in via Napoli, c’era un impalcato e io, dall’alto, guardavo la gente votare dalle fessure degli assi». Nel 1950, la prima tessera dell’Udi fu quella di Ida-Regina, ma la tessera del Pci, la numero 1938217 l’aveva già dal 1947. «Una donna battagliera- l’ha definita la presidente dell’Anpi- non era solo una tesserata, ma un membro attivo che non disdegnava di scendere in piazza, accanto ai giovani».
Gabriella Tiralongo

01/11/2011

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