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Devono tornare al lavoro i cinque lavoratori FCA licenziati a Pomigliano

Devono tornare al lavoro i cinque lavoratori FCA licenziati a Pomigliano

 

Così nei fatti hanno sentenziato i giudici della Corte d’Appello del Tribunale di Napoli:

PIENO DIRITTO «…..alla reintegrazione dei lavoratori nel pregresso posto di lavoro, nonché al risarcimento del danno nella misura massima di dodici mensilità di retribuzione, calcolate sulla base dell’ultima retribuzione percepita, oltre ai versamenti contributivi, previdenziali e assistenziali».

Si è così conclusa la drammatica vicenda dei cinque lavoratori (Roberto Fabbricatore ,Marco Cusano, Mimmo Mignano, Antonio Montella, Massimo Napolitano)  licenziati il 20 giugno 2014.

Erano “accusati” di avere partecipato alla manifestazione svoltosi il 5 giugno di quell’anno a Pomigliano d’Arco ( ripetuta a Napoli davanti all’edificio della Tv pubblica Rai e, poi, cinque giorni dopo davanti al “Vico”) a seguito del tragico suicidio della lavoratrice di Maria Baratto.

“Avevano messo in scena” con l’utilizzo di un manichino il suicidio dell’ a.d. di Fca  Sergio Marchionne.

Prima di Maria si era suicidato Pino De Crescenzo. Altri avevano tentato l’estremo atto di disperazione. Lavoratori in cassa integrazione,  tormentati dalla situazione determinatosi a seguito della ristrutturazione effettuata che, tra l’altro, aveva  operato lo spostamento di un consistente numero di lavoratrici  e lavoratori  dai reparti produttivi ( “Vico” –  ex stabilimento Alfa sud, denominato Gianbattista Vico, dedicato alla costruzione della Fiat-Panda) alla struttura logistica di Nola ( Wcl) che non aveva affidata una specifica  mansione nel complessivo sistema produttivo.

316 lavoratori erano stati spostati al “Wcl”, dopo un lunghissimo periodo di cassa integrazione.

Ha vinto, alfine, il pilastro  fondamentale che regge la nostra Costituzione: “ verità, giustizia, democrazia”.

All’udienza del 20 settembre i cinque lavoratori licenziati si  erano recati al Tribunale accompagnati da centinaia di cittadini, in fiducioso corteo.

D.S.

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