Palermo 17 luglio, in memoria del partigiano Peppino Benincasa – atrio del Palazzo comunale

Comunicato Stampa

 

Giorno 17 luglio alle ore 17.00 nell’atrio del Palazzo comunale di Palermo si svolgerà, con l’esposizione delle ceneri, la solenne commemorazione in memoria di Peppino Benincasa, sopravvissuto al massacro nazi-fascista di Cefalonia; nell’isola greca, nelle settimane successive all’armistizio del l’8 settembre, migliaia di soldati italiani della Divisione Acqui, resistenti ai nazisti, furono fucilati dopo i combattimenti, in quasi 6000. Scampato al massacro continuò a combattere i nazisti nelle formazioni partigiane greche.

Giuseppe Benincasa, di Castronovo di Sicilia ( zu Peppino per gli amici e i compagni dell’Anpi), cavaliere della Repubblica, è morto a 97 anni il 16 maggio negli Stati Uniti; risiedeva a Cliffside Park – New Jersey – con la famiglia. Nel corso degli anni ha partecipato nel palermitano e in altre aree nazionali a molti convegni dell’ Associazione nazionale Partigiani d’Italia e, come testimone, alle iniziative in memoria dei soldati italiani assassinati a Cefalonia. L’ultima sua presenza l’8 settembre 2018 in un convegno dell’Anpi tenutosi a Palermo nella Sala delle Lapidi del  Palazzo comunale.

Nell’autunno del 2013 testimoniò, in maniera lucida e rigorosa, assieme ad altri sopravvissuti, al processo di Alfred Stork, 90 anni, ex caporale della terza Compagnia del 54° battaglione Cacciatori delle Apli (Gebirgs-Jager) – uno degli esecutori del massacro -, condannato all’ergastolo ( continuò a vivere libero in Germania).

L’ANPI Sicilia, in questa fase storica molto ardua per il mantenimento della memoria fondativa della nostra Repubblica e dei valori democratici e antifascisti, pone all’attenzione e alla riflessione generale, specie alle nuove generazioni, l’esempio fulgido di vita, di lotta e di testimonianza di Giuseppe Benincasa.

Lo ricordiamo con grande affetto con una sua immagine mentre con la tromba suona il “silenzio” a Isnello davanti al tomba del partigiano palermitano Giovanni Ortoleva.

 

Ottavio Terranova

Coordinatore regionale ANPI – componente la segreteria nazionale

 

Palermo, 15 luglio 2019

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Profughi – migranti: ma in Italia c’è un’invasione in atto?                                        I giovani fuggono dall’Italia!

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Nel corso delle ultime settimane, in particolare a seguito della drammatica vicenda della Sea Watch 3 della capitana Karola Rakete conclusasi alfine con lo sbarco dei salvati e dell’equipaggio a Lampedusa e con gli eventi di salvataggio e approdo che sono ancora in corso, numerosi esponenti politici delle destre italiane, organi di informazione, rappresentanti governativi di primo piano, mentre tacevano sugli obblighi e sulle modalità di salvataggio e accoglienza stabilite dagli accordi internazionali e dalle normative fondamentali costituzionali, in maniera schematica e assillante hanno insistentemente affermato che l’impegno imperativo perseguito era rivolto a scongiurare “l’invasione” dell’Italia. Quindi, era necessaria e vincolante la “difesa dei confini nazionali”  applicando le azioni conseguenti, poiché gli stranieri extracomunitari vengono tutti in Italia.

Queste insistenti dichiarazioni, raccordate ad elementari valutazioni che tendono di fatto a sovvertire l’abc dei valori democratici poiché mirate a criminalizzare il salvataggio dei naufraghi  – principio fondamentale della civiltà umana -, sono rimbombate incessantemente per parecchi giorni in tutti i canali televisivi, ( ….la Tv, sempre in auge, si sa, impressiona di più della carta stampata, ormai quasi emarginata), con la conseguente insorgenza tra i cittadini di incontenibili preoccupazioni e paure. Le asserzioni sono state prontamente riprese e divulgate con linguaggio violento e oltraggioso dalle ciurme di quei “baldi prodi” che specie in maniera anonima ( ….si caricano di coraggio) agiscono sui social internauti.

Eppure, i rifugiati / naufraghi – scappati da aree di guerre o di carestia e desertificazione derivanti dalle scelte strategiche dei principali stati internazionali – sono persone ( molte le donne e i bimbi), raccolte quasi ignudi tra le onde del mare Mediterraneo, vessati, violentati e feriti, fuggiti dai campi lager della Libia – uno stato omogeneo inesistente -, in questi ultimi mesi sconvolta dalla recrudescenza  di una guerra civile che nei fatti è in atto da diversi anni, dopo la distruzione della dittatura di Gheddafi.

A parte il ritorno di memoria sul concetto di “invasione”: l’ultima, vera, forsennata, distruttrice ed armata, fu quella fatta dai nazisti ( tedeschi) che occuparono gran parte del Paese dopo l’armistizio del’8 settembre 1943 – conseguente alle follie guerresche, imperiali e razziste della dittatura fascista -, sorge spontanea  l’elementare domanda: ma, tutti i profughi-migranti del mondo vengono realmente in Italia? Quindi, alfine siamo sostanzialmente invasi?

La specificità della questione, assolutamente prioritaria, sul piano della conoscenza, della trasparenza informativa e per la formazione delle coscienze civili e democratiche, da sempre è stata ripetutamente evidenziata sul piano globale mondiale e sulle ricadute nelle varie parti territoriali europee, da parte di molte e autorevoli fonti, sociali e politiche, compreso in particolare  le strutture istituzionali europee.

Dunque, le bugie hanno sempre le gambe corte e risultano fuorvianti nella formazione della consapevolezza popolare. I dati, le valutazioni e le analisi derivanti dalle fonti ufficiali, ci sono. Precise e scientifiche. In particolare sono veritiere. I “numeri” fotografano la realtà. Non sono vaghe enunciazioni retoriche di stampo esclusivamente propagandistico, mirate a falsificare il reale stato delle cose e quindi ad abbindolare il “pubblico”.

Scorriamole insieme.

Gli eventi di sbarco registrati in Italia ( fonte Ministero dell’Interno) dall’inizio dell’anno fino al 5 luglio, confrontati con quelli verificatosi nello stesso periodo degli anni 2018 e 2017 sono i seguenti http://www.interno.gov.it/sites/default/files/cruscotto_statistico_giornaliero_05-07-2019.pdf:

–          2019           n.    2869

–          2018           n. 16.750  ( totale anno   23.370)

–          2017           n. 85.137  ( totale anno 119.369)

Cosa è successo nei paesi europei, e nello specifico in quelli che si affacciano nel mare Mediterraneo?

L’UNCHR – Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati – con l’ultimo aggiornamento del 1 luglio relativo ai cinque paesi rivieraschi ( Spagna, Italia, Malta, Grecia, Cipro), ci informa:

https://data2.unhcr.org/en/situations/mediterranean

  • Totale arrivi                          36.178  (  da 1 gennaio)
  • Arrivi via mare                      27.959
  • Arrivi in terra                          8.219   ( riguardano Spagna e Grecia)
  • Morti e dispersi ( stima)          666

Questa è la suddivisione:

  • Grecia    n. 18.294        50,56%                      –  abitanti  10.850.000
  • Spagna       13.263        36,66%                      –   “              46.419.000
  • Italia              2779           7,68%                      –   “             60.359.000
  • Malta            1048            2,90%                      –   “                  475.000
  • Cipro               794             2,19%                     –   “               1.208.000

Totale arrivi 2014- 2018  ( via mare Italia, Malta, Cipro, via terra e via mare Spagna e Grecia)

  • 2018         n.  141.472         morti e dispersi  2.227
  • 2017              185.139                 “                     3139
  • 2016               373.652                “                     5.096
  • 2015            1.032.408                “                     3771
  • 2014               225.455                “                      3538

Riguardo al 2015, che ha registrato il più alto arrivo di profughi in Europa , è bene evidenziare che la GRECIA ha sopportato  lo sbarco di 844.000 persone. In gran parte provenivano dalla Siria e dall’Afghanistan devastate dalle guerre civili, fomentate e alimentate dai costruttori d’armi e dai loro Stati protettori esperti nel seminare zizzania internazionale. Proprio nell’anno della punta massima della crisi economica e sociale di quel paese che pur tra immense difficoltà accolsero  l’enorme folla di profughi senza razzismo e piagnistei. Come è ben noto, la stragrande maggioranza di rifugiati, con lunghissime marce che hanno attraversato gran parte dell’Europa, si trasferirono in diversi paesi del centro-nord Europa, in particolare in Germania che ne accolse la grande maggioranza.. Quella tanta odiata dai nostri novelli sovranisti razzisti italiani.

Queste dolorose e sofferenti marce, in gran parte effettuate a piedi per lunghe distanze, hanno ricordato  le tragiche fughe deiprofughi europei durante la seconda guerra mondiale ( in oltre 40 milioni abbandonarono le proprie zone di residenza), scatenata dalla furia omicida dei cultori della “razza eletta” che voleva egemonizzare l’Europa e  il mondo, o le “marce della morte” fatte effettuare dai nazisti a molti deportati rinchiusi nei lager della morte, in procinto si essere liberati dagli eserciti Alleati e Sovietici.

I dati, inequivocabili, parlano chiaro.  Per le condizioni geopolitiche internazionali, per gli accordi intervenuti e per le mutazioni dei flussi di spostamento che si sono determinate negli ultimi anni, gli arrivi in Italia si sono fortemente ridimensionati.

In questo 2019 blaterare di invasione dell’Italia risulta falso e strutturalmente fuorviante. Nel 2016 ( a parte i dati 2019-2017 riportati precedentemente) gli  arrivi in Italia sono stati 181.236 ( il livello più alto in assoluto), nel 2015 n. 153.842, nel 2014  n. 170.100.

Nell’arco temporale 2014-2019 ( all’ 1 luglio) nei cinque paesi mediterranei indicati complessivamente sono arrivati 1.994.304persone. In Italia sono stati n. 650.786 ( 32%).

Inoltre, è sempre bene evidenziare che nel corso degli ultimi cinque anni un numero considerevole di profughi-migranti sbarcati in Italia, più o meno celermente, si sono allontanati dal nostro Paese. Fin dall’arrivo, il loro obiettivo, per ricongiungimento o per altro, era rivolto ad altri Stati europei.

Cosa è successo globalmente  in EUROPA?

 

Nel periodo che va dal 2008 al 2017 nell’UE-32 sono state prese in esame un totale di 4.555.530 richieste, pari allo 0,89% della popolazione residente al 2017.

Complessivamente, nello stesso periodo, le domande avanzate nell’UE-32 sono state 5.740435, pari al’1.22% della popolazione residente al 2017.

 

Numeri grandi? Ebbene, nel contesto geografico europeo – nel vicino Medioriente-, tra i tanti stati, due “micro paesi” come il Libano e la Giordania hanno assorbito 1.675.000 rifugiati.

 

Cosa è successo in dettaglio nel 2017 – anno di riferimento –in EU-32?

 

Le richieste di asilo e misure complementari concesse sono state 538.120. Così suddivisi:

  • Stato di rifugiato            271.630
  • Protezione sussidiaria   188.960
  • Protezione umanitaria    77.530
  • Rifugiati reinsediati         23.925

 

 

In rapporto ad ogni milione di abitante ( popolazione al’1 gennaio 2017), al primo posto c’è la Germania con 325.370 permessi concessi, 3945 per milione di abitanti –  82.521 milioni. di abitanti -, segue l’Austria con 33.925 permessi, 3865 per milione./ab. – 8,773 m. di abitanti -, al terzo posto la Svezia con 31.235, 3125 per milione/ab. – 9,995 m. di abitanti.

Dal quarto al sesto posto seguono: Lussemburgo con 1130,  1915 per milione/ab – 590.667 abitanti; Malta con 815, 1770 per milione di ab., 460.297 abitanti; Svizzera con 14.785, 1775 per milione/ab., 8,420 m.  abitanti.

Dal sesto al nono posto:  Belgio con 12.895, 1135 per milione/ ab., 11,351 m. di abitanti; Cipro, con 1300, 1110 per milione/ab.,  854.802 abitanti; Grecia con 12.015, 1115 per milione di ab., 10, 768 m. di abitanti;

Dal decimo al dodicesimo postoNorvegia con 5270, 1000 per milione di ab., 5,258 m. di abitanti;

Finlandia con 4255, 775 per milione/ab., 5,503 milione di abitanti; Liechtenstein con 25,  660 per milione/ab., 37.810 abitanti;

Dal tredicesimo al quindicesimo postoFrancia con 40.575, 605 per milione/ab., 66.989 m. di abitanti;

 

  • ITALIA  con 35.130, 580 per milione di ab., 60,589 m. di abitanti;  Paesi Bassi con 9090, 530 per milione di ab., 17,82 m. di abitanti;

Dal sedicesimo al diciottesimo postoDanimarca con 2750, 480 per milione di ab., 5,749 m. di abitanti; Islanda con 125, 370 per milione di ab.,  338.349 abitanti; Bulgaria con 1705, 240 per milione di ab., 7,102 m. di abitanti;

Dal diciannovesimo al ventunesimo posto: Regno Unito ( Inghilterra) con 15.645, 240 per milione di ab., 65,809 m. di abitanti; Irlanda con 720, 150 per milione di ab., 4,784 m. di abitanti; Lettonia con 275, 140 per milione di ab., 1,950 m. di abitanti;

Dal ventiduesimo al ventiquattresimo posto:  Ungheria con 1290, 130 per milione di ab., 9,798 m. di abitanti; Lituania con 295, 105 per milione di ab., 2,848 m. di abitanti; Spagna con 4700, 100 per milione di ab., 46,528 m. di abitanti;

Dal venticinquesimo al ventisettesimo posto; Slovenia con 150, 75 per milione di ab., 2,066 milioni di ab.; Estonia con 95, 70 per milione di ab., 1,316 m. di abitanti; Romania con 1330, 70 per milione di ab., 19,644 m. di abitanti;

Dal ventottesimo al trentesimo posto: Portogallo con 500, 50 per milione di ab., 10,310 milioni di ab.; Croazia con 170, 40 per milione di abitanti, 4,154 milioni di ab.; Rep. Ceca con 145, 15 per milione di ab., 10,579 m. di abitanti;

Dal trentunesimo al trentaduesimo posto: Polonia con 560, 15 per milione di ab., 37,973 m. di abitanti; Slovacchia con 60, 10 per milione di ab., 5,435 m. di abitanti.

Sul totale delle richieste presentate sono stati concessi 558.330 permessi.

Questa realtà è bene conosciuta a tutti,  a partire ( si suppone) da Chi svolge ruoli politici e istituzionali. Eppure il gioco falsificatore delle tre carte regna sovrano. Giocano, con la presunta invasione, giusto per coprire la drammaticità dei problemi reali che riguardano il popolo italiano.

Il problema, drammaticamente vero, che viene nascosto dai moderni nazionalisti-razzisti travisati  da sovranisti che agiscono in ITALIA, parlando d’altro e ingigantendo a dismisura la realtà dei profughi che sbarcano,  riguarda la nostra EMIGRAZIONE.

 

Sono i cittadini italiani che, numerosissimi, nel corso degli ultimi anni sono fuggiti dalle aree territoriali del Meridione o dal nostro Paese in generale. Privi di lavoro, di adeguato sostentamento. Abbandonando case, famiglie e affetti. Alla ricerca di una vita vera e dignitosa, lontana dagli stenti, dai clientelismi e dalle corruzioni.

 

Una quantità enorme! Per lo più costituita da giovani, nella stragrande maggioranza laureati e diplomati. Il sud si sta spopolando. Le migliori energie, che tanto sono costati alla collettività, per realizzare i percorsi di studio, abbandonano. Non hanno altre alternative. Così come avvenne per moltissimi milioni di italiani che abbandonarono l’Italia nel corso della sua recente storia.

La tragedia umana, nella forma più intensa,  è in corso da diversi anni. Solo nel 2017 sono andati via 285.000 persone. Eppure da parte dei governanti continuano le sovrane sceneggiate che servono solamente a depistare.

 

Sono gli italiani che stanno “invadendo” gli altri paesi europei!

domenico stimolo  ( per Lettera Memoria e Libertà)

Palermo, 8 luglio 1960: io c’ero di Natalia Marino

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Parla Ottavio Terranova, oggi Presidente Anpi Palermo, allora segretario della Camera del Lavoro di Augusta. I quattro uccisi dalla polizia a colpi d’arma da fuoco. Nessun processo in Sicilia per chi sparò o dette l’ordine di uccidere

Il tuo primo fiore

Porta anche tu un fiore

sui Morti dell’otto

luglio per la Libertà.

Oggi sarà la mano

di tuo figlio a deporre

il tuo fiore.

Egli tornerà ancora

su questo luogo di martirio

per deporre con il suo bimbo,

un nuovo fiore.

Quando racconterà

dei Martiri dell’otto luglio,

parlerà anche di te e del suo

primo fiore.

 

Ottavio Terranova, luglio 2011

 

Ottavio Terranova, Presidente dell’ANPI Palermo, era in piazza, quando nel capoluogo siciliano la polizia sparò sui manifestanti. Quali sono i ricordi di quell’8 luglio 1960?

Avevo 24 anni ed ero segretario della Camera del Lavoro di Augusta, incaricato da Pio La Torre, allora segretario della Cgil Sicilia. Mi avevano licenziato dai cantieri navali di Palermo, nonostante fossi un operaio specializzato, saldatore elettrico, molto bravo. L’8 luglio avevamo indetto uno sciopero e una manifestazione di protesta per i fatti e i morti di Reggio Emilia del giorno prima. E c’era stata Genova che aveva portato in primo piano la rivendicazione antifascista a cui si univa un forte desiderio di giustizia sociale. Un operaio del Sud guadagnava la metà di uno del Nord, se andava bene. Anche in Sicilia, a Licata, la polizia aveva ucciso. Nella misera cittadina dell’agrigentino, il 5 luglio aveva sparato contro dimostranti in sciopero contro la fame.

Tra le ragioni della manifestazione, la componente antifascista aveva quindi un forte peso anche a Palermo?

Fu sicuramente la principale. In Sicilia non si è combattuta la Resistenza ma il 20% dei partigiani italiani sono siciliani. La componente politica delle mobilitazioni era fortissima. Come in tutto il Paese, da Nord a Sud, si chiedevano le dimissioni del governo Tambroni con i suoi esponenti del Msi. Palermo è una città dove l’antifascismo viene da lontano, da fine 800 con i Fasci siciliani, ed è fortemente sentito ancora oggi; basti pensare che nel referendum costituzionale il No ha vinto con il 70% dei voti. Negli anni 30, le donne del popolo palermitano scioperarono contro il fascismo, un fatto che fece impazzire di rabbia Mussolini. Al momento dello sbarco alleato, i tedeschi in ritirata avevano minato il porto e i cantieri navali. La città si salvò perché dei giovani, calandosi nei tombini, riuscirono a tagliare i fili ed evitare le esplosioni. La furia nazista si scatenò, per esempio, alle falde dell’Etna. I militari del Reich irruppero nelle case dei contadini, depredarono tutto. Come poi accadde al Nord, quella povera gente si difese con le armi e per questo in decine e decine vennero fucilati.

Che città era Palermo nel 1960?

Un immenso cantiere a cielo aperto. La mafia controllava il territorio, si sparavano tra clan per aggiudicarsi aree edificabili, appalti e manodopera. Ai cantieri navali solo 2.800 erano regolari, gli altri erano assunti a tempo determinato da ditte o cooperative gestite dalla malavita organizzata. L’8 luglio con uno sciopero generale ci si mobilitò per la democrazia e per dire basta a tutto questo. Non ci aspettavamo una partecipazione così numerosa, spontanea. Nella centralissima piazza Politeama, come viene chiamata dai cittadini, c’erano soprattutto giovani delle borgate, operai metalmeccanici, netturbini, tantissimi edili. Portavano le magliette a strisce, divenute ormai simbolo della rivolta, bandiere di libertà. Ricordo Pio La Torre cominciare il comizio, riuscire a parlare appena una decina di minuti perché la folla era incontenibile e prese a sfilare in corteo. La celere presidiava la zona fin dalla mattina presto e immediatamente caricò. Poi gli agenti tirarono fuori le armi da fuoco, sparavano ad altezza d’uomo. La gente cominciò a tirar su barricate, a difendersi tirando sassi e bastoni.

I morti furono quattro…

Da qualche anno, anche in quest’ultimo anniversario, l’Anpi con la Cgil e le forze politiche democratiche commemorano i Caduti della strage di Stato con un’iniziativa dal titolo “Porta anche tu un fiore sui luoghi dell’8 luglio”. Ci rechiamo dove vennero colpiti i Caduti e alla lapide in via Maqueda che li ricorda. In via Spinuzza la polizia mirò ad Andrea Cangitano, diciannovenne operaio edile e dirigente sindacale e del partito comunista, mentre cercava di placare i manifestanti. Era una personalità conosciuta, lo ammazzarono di proposito, per punirlo. Giuseppe Malleo era un ragazzino, aveva 15 anni, morì in via Celso; Francesco Vella, dirigente della CGIL, aveva 45 anni. Quel giorno Palermo divenne teatro di una guerra contro civili inermi: Rosa La Barbera, una signora di 53 anni, morì mentre chiudeva la finestra di casa.

 

La polizia però non riuscì a sciogliere la manifestazione…

Restammo nelle piazze, nelle strade e nei vicoli fino a pomeriggio inoltrato. Pio La Torre e il segretario del Pci di Palermo, Peppino Miceli, pretesero di essere ricevuti dal presidente della Regione, il barone Benedetto Majorana, esponente della Dc, monarchico con un passato nell’Uomo Qualunque, che aveva costituito un governo con l’appoggio del Msi anticipando quello Tambroni a livello nazionale. La Torre e Miceli, esigettero e ottennero da Majorana il ritiro della polizia. C’era stato un morto anche a Catania, Salvatore Novembre, un giovane disoccupato, massacrato prima dai manganelli della polizia e poi finito con un colpo di pistola. Purtroppo la repressione continuò in altro modo. Moltissimi partigiani, sindacalisti e politici erano stati feriti, identificati e arrestati durante la manifestazione. Vennero processati e condannati. Si volle processare l’antifascismo.

 

 Per i morti dell’8 luglio, i responsabili locali dell’ordine pubblico vennero processati?

Non ci fu alcun processo in Sicilia per chi sparò o dette l’ordine di uccidere. Peggio, la polizia continuò a reprimere con le armi. Ad Augusta, nel febbraio 61, lanciò una bomba a mano ferendo quattro sindacalisti durante uno sciopero alla Rasiom. Piuttosto si provò a infangare la manifestazione di Palermo sostenendo che la mafia avesse sobillato i giovani delle borgate palermitane, mandandoli in piazza per distruggere tutto. Non è vero affatto. Fu un momento di presa di coscienza spontanea, di richiesta di libertà, democrazia e rinnovamento. Certo, la mafia contava molto anche allora, in un primo tempo nelle campagne, 56 dirigenti sindacali vennero uccisi prima e dopo Portella della Ginestra. Poi la mafia si trasferì a fare affari in città e ora si è di nuovo “modernizzata”: il business attuale è la finanza. Una volta l’arcivescovo di Palermo, il cardinale Pappalardo, mi disse che se l’acqua benedetta si fosse potuta vendere la mafia ne avrebbe dominato il mercato. Ma allora come oggi, l’antifascismo fa paura alla mafia, alle destre xenofobe e razziste, e anche alla cattiva politica. Perché l’Anpi è la coscienza e la memoria critica della politica.

 

 

 

PUBBLICATO DA PATRIA INDIPENDENTE GIOVEDI’ 20 LUGLIO 2017

Solidarietà dalle associazioni per il giudice Alessandra Vella

La Rete delle Associazioni Fridaysforfuture – Imesi -TTT- Libera ad Agrigento- Rum-Mediamondo- John Belushi/ARCI- Legambiente Circolo Rabat-Laici Comboniani AG- Il Cerchio , SOS Razzismo, ANPI Agrigento esprimono solidarietà al Giudice delle Indagini preliminari presso il Tribunale di AGRIGENTO,  oggetto di minacce di morte ed insulti anche a carattere volgarmente sessista per avere semplicemente applicato la Legge, nell’ ineludibile esercizio delle sue funzioni giudiziarie.

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La Rete delle Associazioni esprime preoccupazione per il clima di odio che taluni esponenti del Governo nazionale stanno instaurando nel dibattito sociale e politico e nella vita quotidiana del Paese, creando barriere non soltanto verso i migranti, il cui unico torto è scappare da luoghi in cui subiscono trattamenti inumani e degradanti, ma soprattutto verso ogni forma di diversità.
L’odio non aiuta certamente a creare le condizioni per un sano e civile vivere democratico; i confini nazionali appartengono ad una concezione ottocentesca ormai anacronistica e superata; le diversità sessuali, religiose, culturali sono un patrimonio che ci deve arricchire e che certamente non può dividerci.

Solidarietà Professoressa Rosa Maria Dell’Aria ( Palermo)

COMUNICATO STAMPA

 L’ANPI Sicilia esprime massima solidarietà nei confronti della Professoressa Rosa Maria Dell’Aria, oggetto di un inqualificabile provvedimento disciplinare, e manifesta grande preoccupazione per un’azione chiaramente indicativa della volontà di attentare alla libertà d’insegnamento ed alla libera espressione di pensiero.

La professoressa ha svolto il suo insegnamento nella convinzione che la Scuola non debba solo informare ma debba, essenzialmente, formare cittadini in grado di orientarsi nella realtà in cui vivono e di operare scelte ragionate e non sudditi pronti ad accettare qualunque forma di imposizione e di censura.

Nuove generazioni sprovviste di spirito critico e di autonomia di pensiero sono funzionali ad un esercizio distorto del potere.

Chiediamo che venga immediatamente annullato il procedimento disciplinare altamente lesivo dei principi di libertà, democrazia e solidarietà sanciti dalla nostra Costituzione, figlia della Resistenza.

Maria Letizia Colajanni Coordinatrice regionale scuole ANPI Sicilia

Palermo, 17 maggio 2019

Disegno-di-Isotta-Cassani

In memoria di Salvatore ( Turiddu) Carnevale

 

Bracciante e sindacalista, ucciso a Sciara ( Palermo), trentunenne, dalla mafia. Ricorre il 64° anniversario

…….Per Turiddu Carnivali
piange la madre
e piangono tutti i poveri della Sicilia
perché Turiddu Carnivali
morì ammazzato
per difendere il pane dei poveri………….

Così “recita” un brano della sublime presentazione del cantastorie siciliano Ciccio Busacca della poesia composta dal cantore siciliano Ignazio Buttitta in memoria del bracciante e sindacalista Salvatore Carnevale ucciso dalla mafia a Sciara il 16 maggio 1955. Ignazio Buttitta aedo del riscatto dei miseri e delle lotte di liberazione dalla fame e dallo sfruttamento dei contadini siciliani, iniziate nella seconda parte degli anni quaranta del novecento. La resistenza degli “ultimi” contro il latifondismo della “nobiltà” che si arricchiva con il sudore degli sfruttati e della mafia braccio armato.

Un verso universale, che non conosce frontiere, latitudini e colori della pelle. Valido sempre, ieri come oggi. “ Canta” e scandisce le lotte e il sacrificio dei ribelli, i morti di fame, contro lo strapotere dei potenti.

prima versione ( nel canto) –

E’ arrivato Cicciu Busacca

per farvi sentire la storia

di Turiddu Carnevali

lu socialista che morì a Sciara

ammazzato dalla mafia

Ppi Turiddu Carnevali

chianci so’ matri

e chiancinu tutti li puvureddi nella Sicilia

perché Turiddu Carnivali

murì ammazzatu

ppe difendere lu pane de li puvureddi

Ed ora

sèntiri

perché c’è di sentiri

nella storia

di Turiddu Carnevali

La storia vi dici:

seconda versione ( prologo della poesia “ Lamentu pi Turiddu Carnevali” di Ignazio Buttitta nel libro “ Il poeta in piazza” ( ed. Feltrinelli 1974) –

E’ arrivato il cantastorie Ciccio Busacca

per farvi sentire il lamento

per la morte di Turiddu Carnevali,

il picciotto socialista, ammazzato dalla mafia.

Ammazzato perché lottava per dare pane e lavoro,

ai braccianti del suo paese,

che mon hanno un palmo di terra

e vivono nella miseria.

A Sciara si piange:

la madre aha perduto l’unico figlio,

i braccianti la bandiera di combattimento.

Sentite, c’è da sentire in questo lamento:

c’è il cuore spaccato dei poveri.

Lamentu pi la morti di Turiddu Carnivali – Ciccio Busacca

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Una versione di grande impegno sociale della cantautrice siciliana:

Matilde Politi-Lamento per la morte di Turiddu Carnivali

Lettera di Memoria e Libertà

Il missionario laico Biagio Conte in sciopero della fame da tredici giorni contro l’espulsione del ghanese Paul.

Succede a Palermo

biagio-conte

L’Italia della solidarietà attiva che difende i valori fondamentali di umanità sanciti dalla nostra Costituzione resiste anche così, per spezzare le catene che opprimono i più deboli.

Biagio Conte, cinquantacinque anni, è una persona indomita. Battagliero, votato all’umiltà, da lungo tempo tutte le sue energie sono rivolte ai poveri e all’ accoglienza. Ormai da tanti anni  ha scelto la strada del sostegno attivo ai diseredati. Un dignitoso combattente civile a fianco delle persone considerate “scarti” della società, abbandonate, senza riguardo umano, dalle strutture preposte alla gestione del pubblico bene comune.  Grazie ai suoi interventi e sacrifici è divenuto una figura mitica, caro dagli osservanti di tutte le religioni e dai non credenti.

Fratel Biagio, che vive in assoluta povertà,  è  il fondatore della “ Missione  Speranza e Carità”, nata nel 1991, di fatto sotto i portici della stazione centrale di Palermo. Nel corso degli anni l’attività di supporto agli indigenti si è sempre più estesa. Al momento le tre strutture della Missione accolgono quasi mille persone, due comunità per uomini e un’altra per donne sole o con bambini.  Uno sforzo operativo  immane, reso possibile dai tanti supporti volontari che sorreggono l’attività della Missione.

Fratel Biagio è in sciopero della fame da tredici giorni. Si è disposto  in piazza Anita Garibaldi, nello storico quartiere di Brancaccio, sotto la casa di padre Pino Puglisi ( ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993). Steso sui cartoni – sotto la statua del martire della mafia – , con le catene ai piedi in rappresentazione degli Umani resi non liberi, ormai esausto dal lungo digiuno. Eppure, non intende desistere.

La sua è un protesta che si incardina con i valori più alti della nostra democrazia.  Chiede accoglienza per i migranti e nello specifico la sospensione della revoca del decreto di espulsione per Paul, ospite nella Missione da dieci anni.

Paul è un ghanese, in Italia da circa 15 anni. Per questioni legati alla sua salute ha perso il lavoro. Il suo permesso di soggiorno è scaduto, e quindi revocato ( dopo l’entrata in vigore del nuovo decreto “sicurezza”) . Vive nella Missione da circa dieci anni. Ha fatto l’idraulico, svolgendo un ruolo importante nelle attività di accoglienza svolte dalla struttura di fratel Biagio.

 

Paul rischia l’espulsione. Fratel Biagio si oppone, con  il suo fragile corpo, il digiuno e le preghiere. E’ affiancato da Paul. Ha inviato messaggi di intervento a Papa Francesco  e alle principali cariche dello Stato.

Biagio Conte non è solo. In questi lunghi tredici giorni nella piazza sono stati sempre presenti tanti cittadini e studenti che sostengono la protesta. Sono direttamente intervenuti il sindaco Leoluca Orlando,  il vescovo Corrado Lorefice e tanti parroci palermitani. E’ venuto in visita anche Mustafà Abderrahmane Boulaalam, imam della moschea tunisina di Palermo e responsabile siciliano della Federazione islamica. Molti cittadini palermitano hanno portato provviste per i volontari sempre presenti a sostegno di Biagio Conte.

Moltissimi gli attestai di solidarietà e sostegno da parte delle strutture politiche e sociali palermitane. Un appello è stato promosso da Ucsi ( Unione Stampa Cattolica Italiana)  e dall’Ordine dei giornalisti, rilanciato dal presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Nel corso dei tredici giorni diverse Messe sono state celebrate nella piazza.

Paul è ormai a tutti gli effetti un cittadino palermitano. Non può essere estromesso dalla sua città! Non lo permettono i fondamentali Valori, di umanità, solidarietà e giustizia, che reggono le “Tavole Fondamentali” che hanno istituito la nostra democrazia e la Repubblica italiana, conquistati a seguito della sconfitta del nazifascismo.

 

Domenico Stimolo

Il 25 aprile a Palermo

PROGRAMMA:

24 APRILE – Piazza Bellini dalle ore 21.30 accogliamo il giorno della Liberazione ballando e cantando
a mezzanotte “Bella Ciao”.

25 APRILE
ore 09:00 – Celebrazioni presso Giardino Inglese. Deposizione corone alla lapide dei caduti della Resistenza di Cefalonia e al cippo di Pompeo Colajanni.“Comandante Barbato”
Interventi: Leoluca Orlando, Ottavio Terranova presidente ANPI Palermo, Enzo Campo Segretario generale Cgil Palermo.
Partecipano: Prefetto, autorità civili e militari
ore 10:00 – Corteo fino a Piazza Giuseppe Verdi.
ore 11:30 – Piazza Giuseppe Verdi. Coro e banda della Polizia municipale e saluti
ore 13:00 – Palazzo delle Aquile – Deposizione corona alla lapide dedicata ai martiri della Resistenza.

Ore 16.30 – presso Arci porco rosso. Momento dedicato al ricordo di Giorgio Colajanni.
Sarà proiettato un brano del documentario “CON GLI OCCHI DI POMPEO” tanto voluto da Giorgio.
Seguirà la presentazione della brochure “PARTIGIANI DI SICILIA IN EUROPA”. Testimonianze e ricerche a cura di Enzo Giuliana.

Ore 17.30 – Presentazione del libro “I siciliani nella Resistenza”.
Intervengono:
Giuliana Sgrena – giornalista
Enzo Campo – segretario generale CGIL Palermo
Carlo Verri – cocuratore del libro

Ore 19.00 Piazza Casa Professa – “Pane e Giustizia” performance teatrale del Teatro Atlante sulla strage del pane del 1947 (frammento tratto dallo spettacolo Vampa)
con: Alessandro Sciortino, Sergio Saporito, Guido Acquaviva, Caterina Gagliardo, Chiara Pecoraro. Regia Emilio Ajovalasit e Preziosa Salatino

Ore 20.00 – Cena sociale

Ore 21.30 ► MUSICA LIVE ◄C3831D26-8DBD-43A9-8857-FA8D4557C2DA

80° anniversario: finisce la guerra civile in Spagna. Inizia la dittatura fascista del generale Francisco Franco. Il contributo degli antifascisti italiani e delle brigate internazionali

La commemorazione ricade il primo giorno di aprile. La guerra di Spagna, iniziata nel luglio 1936  a seguito di un colpo di stato militare gestito da alcuni generali ( giorno 18 insorsero parti preponderanti delle guarnigioni dislocate in Marocco), tra cui in primo piano Francisco Franco, con l’obiettivo di abbattere il legittimo governo composto dalle forze politiche di sinistra e progressiste – socialisti, repubblicani, radicali, comunisti, anarchici, aree cattoliche progressiste –  costituenti il Fronte Popolare, fu un evento drammatico, di grande valore civile e democratico per le  strutture politiche e sociali che difesero il governo costituzionale, in una fase storica dove la Germania nazista e l’Italia fascista sostenuti da altri accoliti avvelenati dall’idolatria della “razza eletta”, stavano già intensamente preparando la guerra di aggressione contro i popoli europei.

Una guerra condotta contro le forze popolari  che avevano vinto le elezioni del febbraio 1936,  con l’obiettivo di bloccare le importanti riforme strutturali mirate a modificare l’assetto economico, sociale e civile di assoluta arretratezza discriminatoria che ancora caratterizzavano la Spagna, gestita in condizioni di oscurantismo civile con l’assoluta egemonia delle forze monarchiche e padronali, predominante il latifondismo e le strutture della chiesa cattolica, in sfregio alle richieste di riscatto  sostenute dalle  grandi lotte sociali che si erano sviluppate negli anni precedenti.

La gran parte del popolo spagnolo si schierò a difesa dei Valori della Repubblica contro il  colpo di stato. Un sostegno grande e partecipato che attraversò tutta la Spagna, con una forte mobilitazione di uomini e donne appartenenti alle classi sociali storicamente più oppresse e sfruttate che vivevano in condizione di grande povertà.

Italia e Germania, ufficialmente, appoggiarono apertamente il golpe sovversivo con un rilevantissimo e decisivo sostegno in armi, attrezzature e consistenti contingenti militari, inoltre  furono inviate  consistenti squadre aeree di combattimento e bombardieri. Da parte delle dittature nazifasciste la Spagna fu terra di tragica sperimentazione per i nuovi congegni militari che a breve sarebbero stati utilizzati nello scenario europeo, e per la gestione degli stermini di massa che sarebbero stati commessi su larga scala nell’Europa intera e in Unione Sovietica, provocando 55 milioni di morti e immani distruzioni materiali.

Il fronte lealista repubblicano fu sostenuto direttamente, con armamenti e rifornimenti, solo dall’Unione Sovietica; gli stati europei, con 24 paesi costituenti il “ Comitato di non-intervento”, restarono formalmente neutrali.  Grande e generosa la partecipazione dei volontari antifascisti delle Brigate Internazionali. Un mese dopo il golpe il 13 agosto 1936 venne costituito a Parigi il “ Comitato Internazionale di Aiuto al Popolo Spagnolo”. Quattro giorni dopo si formò la  Colonna Italiana ” Francisco Ascaso”, istituita da Carlo Rosselli, Mario Angeloni, Umberto Calosso, Camillo Berneri, con 150 volontari, diventata operativa nell’area di Aragona dal 5 ottobre, alla stessa data erano già presenti in Spagna 900 volontari internazionali.

 

I tre anni della gestione governativa del Fronte Popolare furono particolarmente complicati, sul piano della coordinazione militare e innanzitutto sull’attuazione delle scelte politiche e sociali. Molte contraddizioni e diversità operative attraversarono le componenti delFronte resistente che si contrapponeva allo storico Blocco padronale-reazionario-clerico-nazionalista sostenuto dalle forze fasciste europee. In particolare profonde divergenze si manifestarono tra la componente libertaria anarchica in sinergia con il POUM – Partito Operaio di Unificazione Marxista –  e consistenti settori delle forze comuniste che accettavano le “direttive” impartite dall’Unione Sovietica, che come evidenziato prima forniva importanti attrezzature militari. Del resto, sul fronte comunista internazionale, nella condotta staliniana, erano già aperti gli scontri ideologici e materiali contro i troskisti che caratterizzarono quella fase storica. Questi contrasti, molto bene evidenziate nel famoso film “ Terra e Libertà” del regista inglese  ken Loach, sfociarono in scontri armati a Barcellona nel maggio del 1937. Molti anarchici furono arrestati, parecchi uccisi.

Tra i tanti avvenimenti della guerra un evento di grande rilevanza, date le specifiche condizioni di confronto e scontro tra fascisti e antifascisti italiani, fu la battaglia di Guadalajara, conclusasi  il 24 marzo del 1937. Fu di fatto la prima sconfitta internazionale del fascismo. I militi fascisti italiani che rappresentavano il nerbo centrale dello schieramento franchista dopo venti giorni di combattimento, tentata una fallita controffensiva, si ritirarono disordinatamente. In questo combattimento, dall’altro lato del fronte, la difesa dei valori democratici della Repubblica spagnola fu sostenuta da molti volontari italiani antifascisti, schierati in prima fila.

Un dato è certo. Durante i tre anni di resistenza popolare e nella fase successiva alla vittoria franchista con le violentissime repressioni operate, la Spagna fu ricoperta da un’enorme lago di sangue, più di un milione le persone morte. Nel marzo del 1939 i golpisti conquistarono Madrid, il primo aprile cessarono i combattimenti. A seguito della situazione militare determinatosi già a fine ottobre del 1938 le brigate internazionali iniziarono il ritiro dalla Spagna.

La gabbia feroce ed impenetrabile imposta alla popolazione spagnola smise di esistere solo il 20 novembre 1975,  con la morte del “caudillo” Francisco Franco. La dittatura era durata 36 anni, a far data dalla sconfitta repubblicana delle forze popolari.

Decine di migliaia i volontari delle Brigate internazionali, appartenenti a cinquantatré nazioni, parteciparono alla difesa della Repubblica spagnola. Dalle varie fonti storiche sono riportati 40.000 unità combattenti inquadrati in specifiche omogenee formazioni, 20.000 con funzioni operative nelle strutture sanitarie e logistiche, alcune migliaia nelle forze armate repubblicane spagnole.

Altissimo il contributo dei resistenti internazionali che persero la vita, oltre 10.000 caduti. Molte migliaia i feriti gravi.

Gli italiani, complessivamente in 4000, in gran parte furono inquadrati nella Brigata Garibaldi – ogni brigata era costituita da 3500 uomini suddivisa su 4 battaglioni -; altri raggruppamenti combattenti ( confluiti poi nella Brigata Garibaldi) furono la Colonna Italiana, Colonna Carlo Rosselli- ( anarchici e di Giustizia e Libertà)la Colonna Picelli ( fondatore degli Arditi del Popolo a Parma)la Centuria Gastoni Sozzi inserita nel celebrato V Reggimento.

Diversi italiani combatterono anche in gruppi delle Brigate internazionali o inseriti nell’esercito repubblicano spagnolo. Molti gli antifascisti di primo piano che successivamente assunsero ruoli significativi durante la Resistenza in Italia nella Lotta di Liberazione e nella successiva costruzione della nuova Italia. Tra i tanti attivi contributi: Giovanni Pesce, Vincenzo Tonelli, Giuseppe Di Vittorio, Pietro Nenni, Vittorio Vidali, Ettore Quaglierini, Palmiro Togliatti, Luigi Longo, Nino Nannetti, Rodolfo Pacciardi, Giuliano Paietta, Vincenzo Bianchi, Osvaldo Negarville, i fratelli Rosselli ( Carlo e Nello), Paolo Clavego, Carlo Farini, Teresa Noce, Edoardo D’onofrio…

Molti vivevano esuli, emigranti, per sottrarsi alle violente ritorsioni della dittatura, in gran numero si erano rifugiati in Francia. Molti volontari italiano provennero anche da diversi altri stati dove risiedevano. Una parte significativa partì direttamente dall’Italia ( circa 250). Un’ “umanità”, affratellata negli ideali e nella pratica dell’antifascismo, varia, per composizione sociale e nelle articolazioni ideologiche: socialisti, anarchici, comunisti, giellini, repubblicani. Uniti da un energico spirito internazionalista, con l’obiettivo prioritario di contribuire alla lotta contro le barbarie del  fascismo in Spagna e in Europa.

I volontari antifascisti italiani resero un alto contributo di sangue con quasi  settecento caduti nei combattimenti.  Riportarono ferite in 2000. 

gruppi europei più consistenti, oltre agli italiani, furono i francesi con 9000 unità e i tedeschi con 5000 ( quasi tutti esuli dalla Germania nazista).

I volontari sopraggiunsero da tutti i continenti, anche da Cuba, con 800 partecipanti. Grande il contributo delle donne internazionaliste, al pari di quelle spagnole. Molte volte in prima linea, almeno nella fase iniziale della guerra. Incredibile l’abnegazione dei volontari ( normali civili) che avevano lasciato la consuetudine della propria esistenza per affrontare le fortissime condizioni di disagio, lo scontro armato nelle battaglie, il rischio grande della vita. Numerosa la presenza degli ebrei nelle Brigate Internazionali, con oltre 7000 partecipanti ( in Germania già dal 33 era iniziato lo stato persecutorio), in prima fila il battaglione Botvin, costituito da comunisti ebrei. Parecchi furono comandanti di Brigate.

Le forze militari mandate in Spagna dalla dittatura fascista mussoliniana furono di rilevante consistenza.  Nella parte iniziale del 1937 furono strutturate nel C.T.V. –Corpo Truppe Volontarie -. Costituite da 79.000 unità, distribuite tra esercito, aviazione e marina; furono inviati 1800 cannoni, 150 carri armati leggeri, 7500 automezzi, 5000 mortai e mitragliatrici, 763 aeroplani ( molti i bombardamenti sulle città) e 91 unità navali. L’impegno finanziario enorme, di 12 miliardi di lire dell’epoca ( …mentre in Italia si faceva la fame). Molte migliaia i caduti – alcune fonti parlano di 4000 -, 12.000 i feriti.

I primi forti contingenti arrivarono il 3 gennaio 1937, composti da: 1° div. Camicie Nere “ Dio lo vuole”, 2° div. “ Fiamme nere”, 3° div. “ Fiamme nere”, 4° div. LittorioRaggruppamento Autonomo “ XXIII Marzo”, Brigata “ Frecce Nere”, Brigata “ Frecce Azzurre”.  I comandanti furono i generali: Roatta, Gambara, Nuvoloni, Bergonzoli.

Molti furono “volontari” per caso, presi con l’inganno ( parecchi pensavano di andare a fare i “coloni” in Etiopia), o alla ricerca di una paga per sfuggire alla disoccupazione e alle misere condizioni di vita in Italia, provenienti  in gran numero da attività contadine.

Contestualmente la stessa “procedura” fu utilizzata per riempire i contingenti militari inviati all’assalto dell’Etiopia…per la conquista dell’impero.

Degli inviati in Spagna più del 40% appartenevano all’esercito regolare italiano; i componenti della divisione “Littorio” furono mandati per svolgere il servizio militare di leva. Complessivamente il grado di preparazione era pessimo. Le paghe e le indennità speciali concesse, specie per gli ufficiali, erano immensamente più grandi dei salari –stipendi in essere in Italia. I volontari fascisti si arruolarono per soldo, per la promessa di un lavoro al ritorno, e non per convincimento. Così la propaganda fascista faceva scrivere sul periodico “ Il Legionario”:… “I rossi hanno tutto vituperato e infangato vendendosi allo straniero. Essi sono oggi degli abbietti soldati,  mercenari dei soviet, della massoneria e di altre putride e oscure organizzazioni internazionali  Questa è  la schiuma da galera che voi, legionari di tutte le battaglie ideali, voi legionari di tutte le imprese generose e  sublimi, avete oggi a tiro dei vostri fucili”.

Il generale golpista Franco non ebbe in grande considerazione le truppe italiane; dopo la battaglia di Santander ( agosto 1937) in molte occasioni le truppe italiane furono lasciate di riserva. Scrive Ciano ( Ministro degli Esteri il 26 febbraio 1938. “Il Duce è molto irritato per il fatto che Franco continua a mantenere nell’inazione le nostre forze  volontarie. Quest’ozio demolisce il morale delle truppe; i casi di indisciplina sono più frequenti e cominciano, per la prima volta, le diserzioni. Anche il Paese è stanco degli affari di Spagna”. Scrive ancora il 1° giugno 1938: “Telegrafo a Berti di togliere le nostre truppe da Saragozza e di inviarne qualche battaglione in linea. Sono ormai a riposo da oltre 40 giorni e da notizie avute pare che non faccia bella impressione vedere nelle  retrovie le forze italiane affollare cabarets e bordelli, mentre gli spagnoli si battono in una dura battaglia”.

Molto meno consistente sul piano numerico il sostegno diretto della Germania nazista. Venne inviata la “ Legione Condor” con 6500 militari, con l’utilizzo complessivo di 16000 uomini durante il corso della guerra. Più efficaci sul piano dello sterminio poiché furono collaudati nuovi e ed evoluti mezzi militari, specie dell’aviazione. La potenza omicida degli aerei italo-tedeschi  si manifestò in particolare il 26 aprile 1937; quasi sessanta aeroplani bombardarono sadicamente Guernica, distruggendo la città e provocando oltremille vittime e molti feriti tra la popolazione civile.  Durante le varie fasi della guerra da parte dei golpisti sostenuti dai nazifascisti in particolare furono ripetutamente bombardate le città di Madrid e Barcellona, le quali riportarono ingentissimi danni, numerosissime le vittime civili.

 

Tra i tanti eventi che contraddistinsero i tre anni di guerra è importante ricordare la battaglia di Guadalajara. Tra l’altro le preponderanti formazioni militari italiane inviate dalla dittatura si scontrarono frontalmente  con  le brigate volontarie antifasciste italiane.

La città  – oggi con 85.000 abitanti –  si trova nell’area centrale della Spagna, nella regione autonoma a statuto speciale di Castiglia –La Manca.

La battaglia iniziò il l’8 marzo 1937. Fu uno scontro durissimo. Si concluse due settimane dopo, giorno 23. I fascisti, in rotta,  furono sbaragliati.

L’armata fascista, potentissima, comandata dal generale  Roatta, è costituita dal C.T.V.  – Corpo Truppe Volontarie, forte di 50.000 militari sostenuti da 250 carri armati, un nutrito numero di carri lanciafiamme, 230 cannoni, 50 aerei da caccia oltre dieci ricognitori. L’ esercito fu appoggiato da diverse migliaia di automezzi. Il corpo militare italiano fu sopportato da una divisione franchista di 20.000 soldati.

All’inizio le esigue forze di difesa repubblicane furono sconvolte. Poi, superato l’iniziale momento di sbandamento iniziò la riorganizzazione e l’arrivo di nuove energie militari. Si aggiunsero  l’11° divisione dello spagnolo Enrique  Lister e i  battaglioni Garibaldi e Thaelmann ( costituito da volontari tedeschi).

Le forze fasciste furono all’attacco fino al giorno 11 marzo. Le condizioni del tempo erano fortemente inclementi. Tutta l’area del fronte spazzata dalla neve. Il giorno successivo gran parte dei militari passò all’offensiva. Viene distrutta la 3° Divisione “ Penne Nere” comandata dal generale Nuvoloni. Vigorosi messaggi di resa furono propagati dai garibaldini:“Italiani, soldati e camicie nere dell’esercito di Mussolini ascoltate! Ritornate alle vostre case: le vostre mogli e i vostri figli vi aspettano. Ritornate alle vostre case: le vostre famiglie piangono per voi. Ritornate alle vostre case, non dovere morire. Giovani di diciott’anni, assieme a vecchi più che cinquantenni, foste inviati in Ispagna come bestiame da macello. Le vostre forti braccia di lavoratori, inutili da anni, braccia che cercavano lavoro, ebbero un fucile. Vi dissero che andavate in Abissinia e vi hanno portato in Ispagna: vi dissero che andavate a lavorare e vi hanno portato al macello. Vi promisero terra e vi danno morte. Vi hanno ingannato vergognosamente. Passate dalla nostra parte, venite con noi nelle fila dei soldati della libertà! Sarete da noi accolti come fratelli quali siete!”

Nel frattempo con il sostegno di carri armati sovietici e dell’aviazione repubblicana iniziò l’offensiva generale. I militari italiani si ritirarono in piena confusione. Molti furono fatti prigionieri.

Il 18 marzo la Brigata Garibaldi attaccò la fortificazione del Palacio de Ibarra. Dopo una cruenta battaglia i fascisti si arresero. Fatti 262 prigionieri e recuperate abbandonanti attrezzature militari, con molte armi pesanti.

Giorno 18 scattò l’offensiva generale. In questa fase i militari repubblicani sono bene attrezzati, supportati da aerei e carri armati. Altri duecento militari italiano  vennero fatti prigionieri. Nei giorni seguenti i fascisti tentarono un’inutile offensiva.

Il 24 marzo finì la battaglia. I militi italiani erano in totale rotta. Parecchie centinaia i caduti, molti i prigionieri.

La guerra continuò,  fino  al 28 marzo 1939, con la vittoria dei franchisti. Già dalla fine di gennaio era iniziata la “retirada”. Decine di migliaia di civili, incalzati dall’aviazione dei nazionalisti, si mossero da molte aree territoriali verso la frontiera con la Francia, che accolse 250.000 civili. Nel corso del mese di febbraio il governò francese acconsentì l’ingresso dei soldati repubblicani, circa 250.000, inviati nei campi di internamento. Dopo l’occupazione nazista della Francia ( 1940) molti di questi spagnoli finirono nei lager di sterminio.

A fine febbraio del 1939 il governo nazionalista  fu riconosciuto da Francia e Gran Bretagna. Il 28 marzo i golpisti del generale Franco entrarono a Madrid.

Giorno 1 aprile si concluse la guerra.

Le conseguente della repressione franchista furono violentissime. Dal mese di aprile 1939 al giugno 1944 furono eseguite 192.684 condanne a morte.

 

Per tutti gli approfondimenti sulla guerra di Spagna si raccomanda di consultare i siti sottoelencati. Vengono altresì evidenziati, con brevi biografie, i nominativi degli antifascisti italiani combattenti in Spagna, e dei caduti. In particolare  AICVAS – “ Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna” -.

http://www.aicvas.org/

http://www.lalungaresistenza.it/#Presentazione

http://www.aicvas.org/2018/02/15/le-quattromila-biografie-dei-volontari-italiani-in-spagna-memorie/

 

di  “ Lettera Memoria e Libertà”

La “ Lettera” ( a cura di Domenico Stimolo) è dedicata alla memoria di Nunzio Di Francesco, partigiano catanese, sopravvissuto al lager nazista di Mauthausen, deceduto il 21 luglio 2011.

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