Catania, le iniziative per il 5 maggio 2018

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Gino Cortese e la liberazione di Parma

Gino Cortese e la Liberazione di Parma

Gino Cortese e la Liberazione di Parma

Gino Cortese, nisseno, classe 1920. Iscritto al PCI dal giugno 1940 dopo aver svolto attività
antifascista clandestina nella cellula di “ Luziu” Boccadutri e frequentato Pompeo Colajanni (il futuro Comandante “Barbato”, che libererà Torino) viene chiamato alle armi ed assegnato aParma alla fine del 1942.
Nel gennaio 1943 prende contatto con Dante Gorreri, responsabile del PCI a Parma ed inizial’attività politica in tre direzioni:
1. collegamento con gli studenti universitari antifascisti per pubblicare il giornale clandestino
“Il Piccone” soppresso dal fascismo, la cui stampa e ciclostile veniva fatta da Gino insieme ai
compagni soldati, nella caserma della cittadella.
2. organizzazione dei giovani comunisti tra cui la medaglia d’oro Giordano Cavestro, ucciso dai nazifascisti.
3.partecipazione ai dibattiti del GUF in cui criticava apertamente la dottrina corporativa fascista.
Svolge decine di riunioni con soldati e studenti, distribuisce volantini e nasconde armi in attesa della lotta armata. La mattina del 9 settembre del 1943 riesce, in modo rocambolesco( si cala con una fune dalle mura della cittadella e fugge dopo aver compiuto un volo da 6 metri d’altezza) a fuggire dalla caserma.
Partecipa alla riunione in cui si deciderà della lotta armata al nazifascismo a Villa Braga la sera del 9 settembre 1943. Incaricato di organizzare i gruppi armati in Val d’Enza, parteciperà al primo scontro vittorioso contro la squadre fasciste la vigilia di Natale del 1943 ad Osacca di BARDI; catturato dai fascisti a
Traversetolo ed imprigionato, riesce ad evadere dopo il bombardamento alleato del carcere di Parma,alla vigilia della sua esecuzione.
Ritornato in Appennino, riprende il lavoro organizzativo e politico e viene nominato dai
distaccamenti “Commissario politico” della 47a brigata Garibaldi.
Il piccolo Commissario siciliano, dai vivacissimi occhi neri, appena 24enne, anela ad un Italia libera dal nazifascismo, democratica,ma nella quale non vi siano più diseguaglianze sociali.
I rapporti con gli ufficiali inglesi, diffidenti nei confronti dei partigiani garibaldini, coraggiosi, ma indisciplinati, saranno non facili.
Essi riceveranno pertanto pochi lanci di armi ed indumenti per un calcolo meramente politico, a dispetto dell’eroismo mostrato di fronte ad un memico ben armato, addestrato e numeroso.
La 47a composta da: studenti, operai, qualche ex militare resiste a tre grandi rastrellamenti nazifascisti che vedono colonne di migliaia di uomini salire su per l’Appennini e seminare lutti, orrori e devastazione.
ILIO ha il suo da fare per: riorganizzare e rincuorare gli uomini, cercare cibo, mantenere i rapporti con la popolazione come scrisse Ubaldo Bertoli( anche lui nella Brigata):
Nella trama psicologica che sorreggeva la vita della brigata, ILIO, ossservato con quella
obiettività che qualche volta scalza opportunamente la diffidenza, poteva essere
considerato un infaticabile rigeneratore di idee, di astuzia e di orgoglio. Intelligente,
vivace, la liscia fronte intellettuale, sotto una massa di capelli corvini, gli occhi tondi
dall’acutezza sinuosa e la parola che rappresentava sempre una sintesi precisa, egli
muoveva i fili di quel complicato organismo che era la 47 a , obbedendo con eguale
misura alla sua responsabilità di commissario e alla sua fede di comunista. Molti lo
temevano per le sue maniere sbrigative nel decidere certi casi ma egli non si curò mai troppodi quelle voci e continuò a lavorare sodo per rendere sempre più efficiente la 47 a”.
Il 23 aprile la Divisione OTTAVIO RICCI e tutte la altre formazioni dell’EST e OVEST
CISA, 15.000 uomini in totale, iniziano a scendere il pianura tallonando i nazifascisti e
scontrandosi duramente con la 232 Divisione di fanteria dell’esercito tedesco. Nei pressi di Fornovo
Taro le divisioni partigiani chiuderanno in una sacca i nazisti facendo 17.000 prigionieri.
Il distaccamento “GRIFFITH”, quello dalla “testa caldissima”, composto da operai parmensi si sganciava contro ogni ordine all’avanguardia. Il 25 aprile Parma venne liberata dalla formazioni partigiane. ILIO sfilava a Parma insieme alla sua Brigata

 

a cura di Enrico Cortese

CAROVANE MIGRANTI A CATANIA

25 aprile per la Liberazione da fascismi, razzismi e guerre
La Resistenza continua!

25 aprile corteo cittadino partenza ore 9,30 piazza Stesicoro
Ore 15 Incontro interetnico con i/le richiedenti asilo del Cara di Mineo
 (https://www.facebook.com/events/150190472455571/ )

 

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Il 25 e 26 aprile avremo ospite a Catania una delegazione di CarovaneMigranti, prima delle tappe in Tunisia e nel confine italo-francese, riportiamo di seguito il loro appello:

Siamo parte di un unico mondo. Ogni giorno incrociamo donne e uomini che scappano dalla miseria per cercare una vita degna nel nostro paese e ancor più nel resto d’ Europa. Fuggono da guerre, fame e siccità. Rubano loro l’acqua e la terra imponendo modelli di crescita insostenibili quali possono adeguarsi solo le organizzazioni criminali che, grazie al controllo completo del territorio e dell’economia, tendono ad insidiare la presenza degli stati nazionali. Queste parole aprirono la prima Carovana nel novembre del 2014. Con noi testimoni centroamericani del Movimiento Migrante Mesoamericano , le Madri della Caravana de Madres Centroamericanas e le Madri tunisine di quelle cinquecentoquattro famiglie che cercano i loro parenti sostenendo, nell’indifferenza assoluta dei Governi.
Un filo di resistenza e speranza accompagna, unisce e consolida questo viaggio. In questi anni hanno camminato con noi una dozzina di testimoni la cui vita racconta la “migliore umanità“ e oltre una cinquantina di volontari. Con loro abbiamo attraversato luoghi e incontrato decine di comunità in resistenza, laboratori di base, buone alternative alle politiche dell’Europa fortezza.

Quest’ anno la quarta Carovana, unirà le due sponde del Mediterraneo . Dalla Sicilia, dove l’Europa ha sequestrato le navi umanitarie, alla Tunisia. E ancora una volta nuovi testimoni dall’altra parte dell’Oceano porteranno e condivideranno le loro esperienze decennali di organizzazione e resistenza con le Madri del Mediterraneo. Ospiti degli amici tunisini, che ci hanno a lungo accompagnati, per conoscere direttamente i posti da cui partono vecchie e nuove rotte migratorie. I famigliari, tunisini e messicani, delle persone scomparse nel viaggio migratorio avranno modo di conoscersi direttamente e proseguire insieme nell’instancabile ricerca dei propri figli, della verità e della giustizia che istituzioni e governi non garantiscono loro.

Le tappe della quarta Carovana : Il viaggio in Tunisia sarà anche l’occasione per sostenere il lavoro infaticabile dell’associazione La Terre pour Tous . Da anni, insieme ai famigliari, chiede con insistenza al nostro Governo che si faccia luce sui giovani sbarcati sulle nostre coste, durante e dopo la Rivoluzione dei Gelsomini, e poi spariti. Non conosciamo la verità, ma se la conoscono i governi, quello italiano in primo luogo, hanno il dovere di rispondere ai famigliari che continuano a non conoscere la sorte dei loro parenti. Non sono mai arrivati? Dove sono? Intanto in Tunisia la situazione sociale non è certo migliorata e La Terre pour Tous si impegna quotidianamente nel tentativo di costruire per i giovani del posto opportunità di miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro al fine di offrire loro alternative all’emigrazione e di informarli su rischi e conseguenze del viaggio migratorio.

La seconda parte della Carovana invece vedrà noi e i testimoni incontrare chi cerca di attraversare il confine italiano dal versante italo francese. A Ventimiglia , lungo la Valle Roya , Bardonecchia e Briancon ci aspettano le associazioni e i cittadini solidali che cercano di alleviare giorno dopo giorno le difficoltà e l’ infinita attesa di chi è intrappolato alla frontiera. Al fianco delle buone pratiche di accoglienza crescono nell’ombra gruppi di faccendieri che hanno trovato fonte di facile guadagno nella mala-accoglienza dei richiedenti asilo . La fortezza Europa cementa il peggio dei suoi egoismi , nuovi fascismi si rinsaldano contemporaneamente alla realizzazione di nuovi pogrom anti migranti alle frontiere . Nuovi desaparecidos . Aumentano i morti sulle nuove rotte, aumentano gli scomparsi , anche e soprattutto in quegli Stati ai quali l’Europa da credito e denari ed entro i quali vorrebbe fermare i popoli che fuggono da guerre e miseria. E noi, deboli ribelli, da una parte all’altro del Mediterraneo, così come oltre Oceano, ci battiamo contro le politiche neoliberali e razziste dei governi, contro il nuovo Medioevo futuro. Soprattutto grazie al sostegno di tanti come voi

Le Carovane si sono sempre autofinanziate. E dopo i giorni a Catania ripartiranno per Tunisi e poi alla volta di Torino con i messicani e i due ospiti tunisini fino al confine italo-francese.
Il Collettivo di CarovaneMigranti

PERCHÈ ESISTIAMO? Carovane Migranti ha come principale obbiettivo la creazione di ponti in un’epoca di politiche che mirano, attraverso l’innalzamento di muri, a difendere i confini e non le vite umane. Un tratto distintivo della nostra esperienza è il legame con il Movimiento Migrante Mesoamericano . Fin dal nome – al plurale – Carovane Migranti vuol essere un ponte con quella esperienza decennale, cercando di favorire pratiche di interlocuzione e scambio tra realtà di lotta e resistenza delle due sponde del Mediterraneo e dell’America Centrale.
IN COSA CREDIAMO? Riteniamo rischioso ridurre il fenomeno migratorio globale a semplici cifre e dati , tralasciando le molteplici cause che stanno alla base della decisione di ogni individuo di lasciare il proprio Paese. Non prendere atto di questa complessità porta alla nascita di quel tipo di categorizzazioni (migrante economico, rifugiato) alla base dell’inaccettabile comportamento di chiusura delle istituzioni italiane ed europee. I e le testimoni sono il nucleo del racconto ed è la loro voce quella che vogliamo condividere con le realtà sociali con cui entriamo in relazione . Sono sempre più evidenti i nessi tra le politiche migratorie nordamericane e messicane con quelle europee. Il cammino dei migranti centroamericani spesso coincide con le rotte del narcotraffico , in maniera analoga le mafie nella nostra penisola e quelle che in pochi mesi hanno preso il sopravvento nel corridoio balcanico allargano inesorabilmente il controllo sul destino dei migranti che giungono sulle coste europee.

CarovaneMigranti

http://carovanemigranti.org/le-carovane/carovana2018/

Il 25 Aprile in provincia di Agrigento

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Il 25 aprile ricorre l’anniversario della Liberazione d’Italia, un giorno fondamentale per la storia della nazione, in quanto a conclusione della seconda Guerra Mondiale, sono cessati l’occupazione nazista e il ventennio fascista. In questi giorni, in tutto il territorio nazionale, moltissimi circoli ANPI e ARCI si sono attivati per commemorare il 73° anniversario della Resistenza organizzando convegni, dibattiti, spettacoli musicali e tanto altro. Anche nella nostra provincia sono state calendarizzate diverse attività socio/culturali volte a ricordare e ribadire l’importanza di questo processo di Liberazione nazionale che fu la Resistenza. Il 25 Aprile, A Santo Stefano di Quisquina si terrà la celebrazione provinciale promossa dalla Prefettura alla presenza di tutte le massime autorità civili e militari della Provincia di Agrigento. In serata, alle ore 20:30, presso il centro sociale “L. Sciascia” di Joppolo Giancaxio, lo “storico” circolo ARCI John Belushi di Agrigento, in collaborazione con la Pro Loco Joppolese, proietteranno il documentario di Rossella Schillaci dal titolo “Libere”. Inoltre, venerdi 27 aprile, alle ore 17:30, presso la sala consiliare del comune di Racalmuto si terrà il convegno dibattito “Un grande amore per la libertà”. L’importante evento storico culturale è stato promosso dall’ANPI di Agrigento, dal circolo ARCI Arcobaleno e dal comune di Racalmuto. A Favara, invece, il 25 Aprile alle ore 11.00, il circolo culturale LiberARCI e la locale sezione dell’ANPI inaugureranno, insieme all’amministrazione comunale la stele dedicata a partigiani e antifascisti favaresi recentemente restaurata dal consigliere comunale Carmelo Costa nell’ambito del progetto “decoro urbano” promosso dall’amministrazione comunale. Durante i lavori di restauro, abbiamo inserito dei nuovi nominativi di partigiani, antifascisti e deportati favaresi al fine rendere onore a tutti quei nostri compaesani che non furono inseriti nella stele nel corso della sua fabbricazione. In particolare, abbiamo inserito i nominati dei partigiani Calogero e Ernesto Pullara nati, rispettivamente, a Favara il 24/10/1903 e il 29/11/1916. Entrambi combatterono presso la brigata “Bandiera Rossa” a Roma. In una società sempre più povera di valori politici e morali ricordare e raccontare storie di Resistenza è un modo per valorizzare lo spirito democratico che animò i nostri partigiani prima che il tempo e il sempre più dilangante revisionismo storico, tentino di cancellare questa “gloriosa” pagina di storia.

di Pasquale Cucchiara

Presidente Circolo Culturale LiberArci

Lettera di Memoria e Libertà (25 aprile 2018)

“Senza memoria non c’è futuro,
per la democrazia, la pace e i diritti dei cittadini”

 

Nota a cura di Domenico Stimolo.

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Quanti sono stati i partigiani siciliani nella lotta contro il nazifascismo
direttamente impegnati nei luoghi di combattimenti, a partire dall’armistizio dell’8
settembre 1943? Tanti. Numerose migliaia, certamente, impegnati in tantissime aree
territoriali nazionali ( non solo nel centro-nord) e in tant’altre zone fuori dai confini.
La Resistenza, pur con caratteristiche diverse da quelle che furono successivamente
codificate, iniziò già dall’agosto del 1943, in Sicilia, in diversi paesi dell’area
etnea e del messinese. Tra i tanti civili che si ribellarono alle infame angherie e alle
depredazioni delle truppe tedesche in ritirata, molte decine furono ammazzati.
Al di la dell’aspetto strettamente “storiografico” partigiani sono stati gli uomini e le
donne che in tutte le maniere fecero Resistenza, in armi o con dinamiche di
supporto e assistenziali, al dominio ideologico e militare che i nazifascisti volevano
continuare ad imporre all’Italia dopo gli anni catastrofici della guerra scatenata in
nome della “razza eletta”. Dalla caduta della dittatura ( 25 luglio 1943) e dalla firma
dell’armistizio con gli Alleati ( 8 settembre 1943), contribuendo alla riconquista della
libertà e dei diritti umani e sociali fondamentali, al riscatto dei valori principali del
Bene Comune, storicamente chiamata Patria, infangata dalle ignominie fasciste e dalle
enormi distruzioni umane e materiali procacciate dall’Asse – la stretta alleanza
ideologica e militare tra l’Italia fascista e la Germania nazista, poi con il Giappone -.

All’atto dell’armistizio, stipulato l’8 settembre 1943 a Cassibile ( Siracusa),
considerevoli concentrazioni di strutture militari si trovavano dislocate nel territorio
nazionale, tant’altri notevoli raggruppamenti militari si trovavano posizionati in aree
fuori dai confini: Francia, area Balcanica ( Albania, Jugoslavia, Grecia) e in altre zone,
come determinato dall’ espansione della guerra di aggressione fascista iniziata il 10
giugno del 1940. Il “ mitico impero” creato in Africa: Libia, Etiopia, Somalia, Eritrea,
era stato già abbandonato. La disfatta in Russia, con tutte le tragiche conseguenze per
i soldati italiani mandati allo sbaraglio, era già avvenuta.
Un enorme numero di militari permaneva quindi in Italia e nei vari fronti di guerra
ancora in essere. Rimasero abbandonati, ignominiosamente, senza procedura sulla
condotta da seguire. Seguirono giornate frenetiche. Le truppe tedesche passarono
all’attacco su tutti i fronti dove erano dislocati militari italiani. Oltre 650.000 furono
presi prigionieri, trasportati e rinchiusi in molti campi di concentramento
prevalentemente in Germania, veri e propri Lager. Sono gli IMI, “ Internati Militari
Italiani”. La stragrande maggioranza rifiutò di aderire alla RSI
In tanti, in Italia e fuori dai confini, non si arresero alle truppe tedesche, non deposero
le armi. Si organizzarono per resistere ai nazisti, già a partire nei giorni successivi
all’armistizio. Nel Paese molti furono gli eventi di strenuo contrasto, in parecchie realtà
del Nord e a Roma nella battaglia di Porta San Paolo del 10 settembre.
Fuori dall’Italia tanti i casi di strenua e sanguinosa resistenza. A Cefalonia l’evento
più significativo e drammatico, migliaia di soldati e ufficiali furono uccisi nei
combattimenti e poi fucilati. La stessa opposizione avvenne a Rodi e in molte zone
della Jugoslavia, Albania, Grecia, in forma più ridotta nella Francia meridionale.
Tanti restarono uccisi, molte decine di migliaia di militari si aggregarono alle strutture
partigiane locali o parteciparono direttamente alla lotta contro le truppe tedesche
mantenendo in maniera significativa la struttura originaria, operando in Jugoslavia
ed Albania: Divisione Garibaldi “ Natisone” ( Slovenia –Croazia); Divisione “Italia”
suddivisa in quattro brigate; Divisione Partigiana “Garibaldi” ( operativa in
Montenegro, Erzegovina, Bosnia, Sangiaccato), composta dalle ex Divisioni
dell’esercito “Taurinense” e “Venezia”. Alla bandiera della Divisione Garibaldi, al
reparto carabinieri della Divisione e al gruppo “Aosta” del 1° Reggimento Artiglieria
Alpina, al’83° e 84° Reggimento Fanteria della Divisione “Venezia”, al 19° Reggimento
Artiglieria da Campagna della Divisione “Venezia” ( tutti costituenti la Divisione
Partigiana Garibaldi), venne riconosciuta la medaglia d’oro. Molti altri partigiani si
aggregarono a queste formazioni.
In questa “ Lettera di Memoria e Libertà”, tra gli altri, sono riportati i nominativi ( con
brevi biografie) di tutti i militari siciliani che fecero parte della Divisione Garibaldi.
Altri sono stati già inseriti nella prima parte comprendente complessivamente 520
nominativi.
Molti componenti dei reparti militari italiani che dopo l’armistizio si ritirarono dal sud
della Francia, si aggregarono alle formazioni partigiane che si costituirono in
Piemonte.
Inoltre, dopo la dichiarazione di guerra del Regno d’Italia alla Germania del 13 ottobre
1943 venne riorganizzato il nuovo esercito italiano. Consistenti gruppi di
combattimento furono schierati in supporto agli Alleati contro le armate tedesche.
In Italia, molti militari siciliani si inserirono nelle formazioni della Resistenza, già nel
corso del mese di settembre del 1943. A questo riguardo è bene evidenziare il
significativo contributo dato a Roma e nel Lazio in genere fino alla Liberazione
avvenuta il 4 giugno 1944.
Altri, non pochi, da civili, emigrati nelle aree del centro-nord nel corso degli anni
precedenti, scelsero di essere partigiani.
Donne siciliane parteciparono attivamente alla Lotta di liberazione nelle aree
territoriali del centro-nord. Giovani, impavide, con grande voglia di riscatto civile e
democratico. Alcune furono uccise dai nazifascisti, dopo avere subito orrende torture e
sevizie. In questa “Lettera” vengono riportati 23 nominativi, che si aggiungono alle
due partigiane donne già richiamate nella nota del 25 aprile 2016. L’elenco è ancora
parziale.

Potete scaricare in PDF,  l’intero testo di Lettera di Memoria e Libertà di Domenico Stimolo. Dove potete trovare l’elenco aggiornato dei nominativi delle partigiane e dei partigiani siciliani.

LETTERA Memoria e Libertà 25 aprile 2018

Gino Cortese, un partigiano nisseno

unnamed (2)Luigi Cortese, noto come Gino, nacque a Caltanissetta il 4 luglio 1920.                                      Il padre Enrico era proprietario immobiliare, la madre Emilia Romano figlia di commercianti.

Nella Caltanissetta, degli anni ‘30 dello scorso secolo, potevi incontrare numerosi intellettuali di idee democratiche ed antifasciste che operavano nel mondo della scuola: Luca Pignato, Concetto Marchesi, Luigi Monaco, Vitaliano Brancati.

Gino Cortese, insofferente della retorica fascista, inizia, come studente liceale, a coltivare letture e studi della filosofia marxista. Gino insieme a Leonardo Sciascia, è autore di clamorose beffe nei confronti del fascismo, spacciando discorsi di Stalin o  Dimitrov per scritti di Mussolini e Starace.

Viene reclutato nella cellula clandestina del PCI da CALOGERO BOCCADUTRI( LUZIU), figura leggendaria dell’antifascismo nisseno. Nel 1940 l’avvocato Pompeo Colajanni lo iscriverà al PCI.

Nel 1943 parte per Parma, come sottufficiale del Reggimento Guide; prende contatto con antifascisti parmensi.  Stampa, in modo ardimentoso, presso la caserma il numero unico de ”Il Nuovo Piccone”; un organo stampa di agitazione rivoluzionaria antifascista.

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Il 9 settembre del 1943 parteciperà, a Villa Braga, alla prima riunione costitutiva della Resistenza antifascista che sancisce l’inizio della lotta armata al fascismo.                            Riceve l’incarico( era appena 23enne e non conosceva il territorio) di organizzare la resistenza in Val d’Enza; in breve diventerà il Commissario “Ilio”, commissario politico della 47a Brigata Garibaldi( la Brigata dalla “testa calda”) e poi della Divisione Ottavio Ricci; terrà i contatti con i comandi alleati.  Sosterrà e proteggerà i compagni, verrà ferito, catturato e condannato a morte; si salverà grazie al bombardamento del carcere di Parma.

Il 25 aprile del 1945 alla testa della brigata libererà Parma.

Tornato in Sicilia si darà all’organizzazione del PCI nel nisseno. Eletto deputato all’ARS per 5 legislature, dal 1947 al 1967, diverrà capo del gruppo parlamentare del PCI.

Arrestato, nell’agosto 1948, insieme a tutto il gruppo dirigente del PCI e del sindacato di Caltanissetta per la partecipazione ad una manifestazione antifascista, sconterà quasi un anno di detenzione. Come parlamentare, presenterà numerosi disegni di legge riguardanti: il settore minerario, l’agricoltura, l’industria, l’istruzione.

Si distinguerà per capacità organizzative e oratoria. Laureatosi in Filosofia, e lasciato l’impegno politico, insegnerà presso l’Università di Palermo fino al 1977, svolgendo numerosi corsi su: Storia della Resistenza, Mafia.                                                           Lasciato l’insegnamento per motivi di salute, Gino Cortese morirà a Palermo il 4 giugno 1989.