All’Onu l’Italia si astiene sul nazismo

L’arte della guerra. Il significato politico di tale votazione è chiaro: i membri e partner della Nato hanno boicottato la Risoluzione che, pur senza nominarla, chiama in causa anzitutto l’Ucraina, i cui movimenti neonazisti sono stati e sono usati dalla Nato a fini strategici.



Il Terzo Comitato delle Nazioni Unite – incaricato delle questioni sociali, umanitarie e culturali – ha approvato il 18 novembre la Risoluzione «Combattere la glorificazione del nazismo, neonazismo e altre pratiche che contribuiscono ad alimentare le contemporanee forme di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e relativa intolleranza». La Risoluzione, ricordando che «la vittoria sul nazismo nella Seconda guerra mondiale contribuì alla creazione delle Nazioni Unite, al fine di salvare le future generazioni dal flagello della guerra», lancia l’allarme per la diffusione di movimenti neonazisti, razzisti e xenofobi in molte parti del mondo. Esprime «profonda preoccupazione per la glorificazione, in qualsiasi forma, del nazismo, del neonazismo e degli ex membri delle Waffen-SS».

Sottolinea quindi che «il neonazismo è qualcosa di più della glorificazione di un movimento del passato: è un fenomeno contemporaneo». I movimenti neonazisti e altri analoghi «alimentano le attuali forme di razzismo, discriminazione razziale, antisemitismo, islamofobia, cristianofobia e relativa intolleranza». La Risoluzione chiama quindi gli Stati delle Nazioni Unite a intraprendere una serie di misure per contrastare tale fenomeno. La Risoluzione, già adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2019, è stata approvata dal Terzo Comitato con 122 voti a favore, tra cui quelli di due membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, Russia e Cina. Due soli membri delle Nazioni Unite hanno votato contro: Stati uniti (membro permanente del Consiglio di Sicurezza) e Ucraina.

Sicuramente per una direttiva interna, gli altri 29 membri della Nato, tra cui l’Italia, si sono astenuti. Lo stesso hanno fatto i 27 membri dell’Unione europea, 21 dei quali appartengono alla Nato. Tra i 53 astenuti vi sono anche Australia, Giappone e altri partner della Nato. Il significato politico di tale votazione è chiaro: i membri e partner della Nato hanno boicottato la Risoluzione che, pur senza nominarla, chiama in causa anzitutto l’Ucraina, i cui movimenti neonazisti sono stati e sono usati dalla Nato a fini strategici. Vi sono ampie prove che squadre neonaziste sono state addestrate e impiegate, sotto regia Usa/Nato, nel putsch di piazza Maidan nel 2014 e nell’attacco ai russi di Ucraina per provocare, con il distacco della Crimea e il suo ritorno alla Russia, un nuovo confronto in Europa analogo a quello della guerra fredda. Emblematico il ruolo del battaglione Azov, fondato nel 2014 da Andriy Biletsky, il «Führer bianco» sostenitore della «purezza razziale della nazione ucraina, che non deve mischiarsi a razze inferiori».

Dopo essersi distinto per la sua ferocia, l’Azov è stato trasformato in reggimento della Guardia nazionale ucraina, dotato di carri rmati e artiglieria. Ciò che ha conservato è l’emblema, ricalcato da quello delle SS Das Reich, e la formazione ideologica delle reclute modellata su quella nazista. Il reggimento Azov è addestrato da istruttori Usa, trasferiti da Vicenza in Ucraina, affiancati da altri della Nato.. L’Azov è non solo una unità militare, ma un movimento ideologico e politico. Biletsky resta il capo carismatico in particolare per l’organizzazione giovanile, educata all’odio contro i russi e addestrata militarmente. Contemporaneamente, vengono reclutati a Kiev neonazisti da tutta Europa, Italia compresa. L’Ucraina è così divenuta il «vivaio» del rinascente nazismo nel cuore dell’Europa. In tale quadro si inserisce l’astensione dell’Italia, anche nella votazione della Risoluzione all’Assemblea Generale.

Il Parlamento acconsente, come quando nel 2017 ha firmato un memorandum d’intesa col presidente del parlamento ucraino Andriy Parubiy, fondatore del Partito nazionalsociale ucraino, sul modello nazionalsocialista hitleriano, capo delle squadre neonaziste responsabili di assassini e feroci pestaggi di oppositori politici. Sarà lui a complimentarsi col governo italiano sul non-voto della Risoluzione Onu sul nazismo, in linea con quanto ha dichiarato in televisione: «Il più grande uomo che ha praticato la democrazia diretta è stato Adolf Hitler».

Manlio Dinucci
EDIZIONE DEL 24.11.2020

PUBBLICATO
23.11.2020, 23:59

UN SECOLO DI RESISTENZA: BUON COMPLEANNO PARTIGIANO “RICCIARDI”

A San Cataldo (CL) si festeggia il 100° compleanno il partigiano Giuseppe Riggi; gli auguri dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – ANPI Provinciale nissena e della Sezione “S. Pertini” di San Cataldo

Un secolo di vita. Un bel traguardo per il Partigiano d’Italia Giuseppe Riggi che oggi 19 novembre 2020 compie il compleanno. Nato a San Cataldo (Caltanissetta) il 19 novembre 1920, nelle campagne dell’entroterra siciliano, viene arruolato all’età di vent’anni nel Regio Esercito ed assegnato alla 15° Compagnia di Sussistenza il 12 gennaio 1941. Il 29 febbraio dell’anno successivo, parte con la 53° Squadra panettieri nella drammatica campagna di Russia, che lo segnerà per tutta la vita e gli farà maturare al suo ritorno in Italia, l’adesione alle formazioni partigiane nelle squadre operanti nel territorio tra Lodi e Cremona.

Dopo l’8 settembre 1943 inizia attivamente le operazioni di contrasto alle forze nazifasciste nell’ambito della guerra di liberazione italiana con il nome di battaglia “Ricciardi”. Di quei mesi vissuti, indimenticabile è la data del 26 luglio 1944, quando nei pressi di Spino D’Adda (CR), Ricciardi e i suoi compagni furono accerchiati dai fascisti. Quest’ultimi riuscirono a catturare, dopo un duro conflitto a fuoco, alcuni dei compagni; seppur ferito di striscio, il partigiano sancataldese riuscì a scappare. Nella stessa giornata i suoi compagni ed altri catturati partigiani patrioti furono trucidati dalle forze di oppressione fasciste. Una pagina di storia che rimembra la strage più sanguinosa compiuta dai fascisti nel lodigiano, escludendo le stragi nazifasciste dei giorni dell’insurrezione.
Alla notizia che i corpi di Benito Mussolini, Claretta Petacci e degli altri gerarchi fucilati nel pomeriggio del 28 aprile 1945 erano stati esposti nella notte a Piazzale Loreto, Riggi assieme ai suoi compagni si reca a Milano, rendendosi conto con i propri occhi che era finalmente finita e l’Italia era libera. Il 30 aprile 1945 partiva a piedi per attraversare l’Italia e tornare nella sua amata Sicilia.
In congedo illimitato si è dedicato all’attività di contadino, partecipando attivamente alle attività sindacali, diventando uno tra i fondatori della Camera del Lavoro di San Cataldo. Tanti negli anni i riconoscimenti della Stato di cui è stato insignito: “Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana”, Diploma d’Onore di “Combattente per la Libertà d’Italia 1943-1945” con il riconoscimento di “Partigiano Combattente” e la “Medaglia della Liberazione” in occasione del 70° anniversario della Guerra di Liberazione e della Resistenza.

“Un secolo intero dalla parte giusta della storia, da comunista e da antifascista – dichiara Giuseppe Cammarata, presidente del Comitato Provinciale di Caltanissetta dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – in difesa del diritto più grande, di cui noi tutti siamo eredi: la libertà. Se oggi viviamo in un Paese democratico e libero, lo dobbiamo a questi eroi che hanno lottato ai tempi e invogliano noi e le future generazioni a resistere per le stesse battaglie”.

L’ANPI Provinciale e la Sezione “S. Pertini” di San Cataldo, si stringono intorno al partigiano Riggi e alla sua famiglia, augurando un buon compleanno, con l’auspicio di festeggiare presto questo grande traguardo.

Bruno Vespa e i meriti sociali del fascismo

Le incredibili esternazioni odierne di Bruno Vespa sui “meriti sociali” del fascismo

Così si legge sul twitter pubblicato dalla trasmissione Agorà di Rai tre:

“Nel libro racconto gli anni del consenso: Mussolini ha avuto un consenso enorme, all’estero e anche in Italia, per le sue opere sociali. Ha creato i contratti nazionali, l’Inps, la settimana di 40 ore”.

Testualmente enunciato dal giornalista Bruno Vespa, come direttamente constatato dai tanti telespettatori, ospite nella mattinata del 17 novembre nella trasmissione Agorà, riguardo la presentazione del suo ultimo libro ( “ Perchè l’Italia diventò fascista”).

La conduttrice della trasmissione Luisella Costamagna ha tranquillamente “incassato” le incredibili e non veritiere esternazioni….sorvolando, senza nulla ribattere.

Nel merito, sinteticamente, per ricostruire le verità storiche:

  • Gli atti iniziali della previdenza sociale in Italia sono nati nel 1898, a seguito dell’operatività della “Cassa Nazionale di previdenza per l’invalidità e per la vecchiaia degli operai” – legge 17 luglio 1898, n. 350-. Dal 1919 diventa obbligatoria l’assicurazione per invalidità e vecchiaia per i lavoratori dipendenti da strutture private. Inoltre, dallo stesso anno, entra in vigore: la pensione di vecchiaia e di invalidità ( 65 anni di età e 12 anni lavorativi) e l’assicurazione obbligatoria sulla disoccupazione…….poi le evoluzioni successive fino ad oggi.
  • Settimana lavorativa 40 ore e Contratti di lavoro:

Il riferimento prioritario è l’organizzazione sindacale dei metalmeccanici, denominata Fiom – Federazione italiana operaia metallurgici -, nata a Livorno il 16 giugno 1901, già operativa in molte realtà industriali italiane dalla fine dell’ottocento. Nel 1898 nasce il giornale storico dei metalmeccanici “ Il Metallurgico”.

Nel 1919 , dopo grandi mobilitazioni operaie, nasce l’accordo con l’associazione padronale della categoria con: riduzione di orario lavorativo a otto ore giornaliere e 48 settimanali, riconoscimento delle Commissioni Interne nelle fabbriche, istituzione di una Commissione per il miglioramento della legislazione sociale e sulla riforme dei salari e del carovita.

A seguito di una forti iniziative di lotta un nuovo migliorativo accordo lavorativo è definito il 19 settembre 1920: riconoscimento del controllo operaio nei luoghi di lavoro, aumenti salariali, ferie pagate per sei giorni, miglioramenti per straordinari e lavoro notturno. Poi….. sopraggiunse la dittatura fascista e le enormi violenze effettuate contro i lavoratori. Smantellatele organizzazioni sindacali ( i partiti e la gran parte delle organizzazioni associative. Le sedi delle organizzazioni sindacali, politiche e sociali antifasciste furono metodicamente assalite e distrutte dalle squadre fasciste nella gran parte delle città italiane ), considerate illegali con apposite leggi. Uccisi molti sindacalisti, avviata un’enorme repressione contro i lavoratori.

Il 3 novembre 1944 fu reso pubblico il libro del figlio del martire antifascista Giacomo Matteotti, Matteo, con il titolo: “ La classe lavoratrice sotto la dominazione fascista 1921-1943”, con prefazione di Pietro Nenni. Il libro doveva essere presentato da Bruno Buozzi, già segretario della Fiom nel 1914, ucciso a Roma dai nazifascisti il 4 giugno 1944.

Nel 1927 la dittatura fascista, che già aveva deliberato la distruzione della democrazia, della libertà e delle rappresentazioni sociali promulgò la cosiddetta “ Carta del Lavoro” e la nascita dello “ Stato corporativo”. In questo contesto si prevedeva il contratto nazionale del lavoro….entrato giuridicamente in vigore nel 1941 ( le ore di lavoro rimasero sempre 48 settimanali distribuite su sei giorni)…..mentre era in corso l’omicidio di massa della guerra, scatenata dal fascismo ( e dai nazisti) contro gli italiani e i popoli europei.

Il resto, che è seguito , è ben noto: L’Italia fu liberata dalla dittatura fascista e dal suo dittatore, con grandissimi sacrifici da parte del popolo italiano.

Nacque la Repubblica e la Costituzione, ripresero le lotte dei lavoratori, si codificarono e si consolidarono i contratti di lavoro, le conquiste sociali ( gestite dall’Inps), lo Statuto dei Lavoratori, i diritti sociali per le donne e le ulteriori legislazioni a sostegno dei lavoratori e delle lavoratrici.

E’ bene ricordare che le reali 40 ore lavorative settimanali furono conquistate in Italia tra la fine del 1969 e l’inizio degli anni settanta ( operative per tutte le categorie -, a seguito delle grandi iniziative di lotta dei lavoratori

Questa è la verità storica, chiara, certa e incontrovertibile !

domenico stimolo

Un crowdfunding sulle cronache di Resistenza delle Marche. Trovate nuove storie di partigiani siciliani.

I Partigiani rimasti sono pochi e stanno morendo di vecchiaia. Ma quello che non deve morire è la memoria e la testimonianza di questi eroi che hanno dato la vita per donarci la libertà. In 7 anni abbiamo raccolto, solo nelle Marche, i nomi e i volti di centinaia di partigiani e delle loro storie. Questa ‘biblioteca’ dei ricordi ha un valore inestimabile e potrebbe andare perso. La vogliamo trasformare in un libro di racconti e immagini che rimanga per le future generazioni. Sappiamo che il momento è difficile e la situazione economica è nera ma la somma che chiediamo è poca e le ricompense sono davvero belle e rare!

Tra queste storie abbiamo trovato molti nominativi di siciliani che hanno lottato nelle formazioni partigiane come: Emanuele Lena nato il 1 febbraio 1920 a Ragusa, Salvatore Ficili 4 gennaio 1924 a Scicli e Miano Letterio 4 aprile 1922 a Messina.

In 7 anni abbiamo raccolto, solo nelle Marche, i nomi e i volti di centinaia di partigiani e delle loro storie. Senza contare i monumenti e i cippi dedicati a questi combattenti, ai loro attacchi e ai bombardamenti alleati. E per concludere i manifesti con i bandi nazi-fascisti.

Il progetto a cui aspiriamo richiede poco capitale iniziale (ma tantissimo lavoro editoriale fatto da volontari). Noi pensiamo che la memoria e la testimonianza siano una parte fondamentale del nostro vivere in una società civile e democratica. E che il valore di chi ha donato la propria vita per darci la libertà è inestimabile.

Questo patrimonio rischia di perdersi per sempre, visto che ormai partigiani vivi ne sono rimasti pochi e, spesso, anche i loro parenti stanno diventando grandi e faticano a testimoniare oralmente i ricordi delle gesta compiute da questi impavidi.

Noi vogliamo, partendo dalle Marche, far si che tutto questo materiale rimanga per sempre stampato e a disposizione delle future generazioni. Vogliamo che la Liberazione e l’Antifascismo non siano solo parole che spesso risuonano vuote ai più, da tirare fuori da qualche politico magari qualche giorno prima di una competizione elettorale. Vogliamo andare nelle scuole e in ogni posto dove verremo chiamati, per continuare noi a raccontare e far vivere per sempre le storie di queste singole persone che, messe insieme, rappresentano la ‘culla’ della nostra democrazia.

Vogliamo infine, che il 25 aprile venga celebrato e ricordato ogni giorno dell’anno.

Nel libro saranno riportate più storie, di cui moltissime avranno allegata una foto con il volto del partigiano o la lapide o il cippo che lo ricorda

La somma che chiediamo è poca, ma il valore di questo progetto è incalcolabile. Dateci una mano per portare a termine questo disegno e far così vedere la luce ad un libro mai scritto finora.

Diamo una faccia e un nome alla parola “Resistenza”!

Grazie, con il vostro aiuto sarà possibile!

Paolo Battisti e Luca Lisei


Cliccate sul link per il crowdfunding:

https://www.produzionidalbasso.com/project/marche-nascita-di-una-democrazia/

Luca Lisei e Paolo Battisti

Un nuovo libro in memoria del patriota di Piazza Armerina Salvatore Principato e dei martiri antifascisti uccisi a Piazzale Loreto il 10 agosto 1944

SALVATORE PRINCIPATO

In libreria dal 5 novembre: Piazzale Loreto. Milano, l’eccidio e il “contrappasso” – Ed. Donzelli -.

L’autore è Massimo Castoldi -Docente di Filologia Università di Pavia – , nipote di Salvatore Principato, ucciso a cinquantadue anni dai fascisti assieme ad altri quattordici partigiani il 10 agosto 1944 nel piazzale Loreto a Milano.

Nato a Piazza Armerina ( Enna) il 29 aprile 1892. Maestro elementare, trasferitosi a Milano nel 1913, divenne militante di primo piano del partito socialista milanese, collaborando con i principali esponenti socialisti della città, tra gli altri Filippo Turati e Anna Kuliscioff. Arrestato nel marzo nel 1933 – era in contatto con i fratelli Rosselli e Rodolfo Morandi, collaborava con Giustizia e Libertà – e denunciato al Tribunale Speciale fascista, rilasciato dopo tre mesi di carcere. Nell’ottobre 1942 fu tra i fondatori del Movimento di Unità Proletaria. Partigiano nella 33° Brigata Matteotti, fu arrestato l’8 luglio 1944, imprigionato a Monza e ripetutamente torturato.

A seguito di un attentato in Viale Abruzzi ( una bomba esplose sotto un camion tedesco) rimasto anonimo, all’alba del 10 agosto, iniziò la feroce repressione nazifascista. Il capitano delle SS Theodor Saevecke stilò la lista dei patrioti da uccidere. In quindici furono prelevati dal carcere di San Vittore dai fascisti della legione autonoma Ettore Muti, portati nel Piazzale Loreto, raggruppati dai militari e uccisi con le armi. Fu una vera e propria carneficina, messa in atto alle ore 5.30. I quindici cadaveri furono appositamente lasciati a terra nella piazza, come atroce ammonimento per i passanti, fino alle ore diciotto. Nel luogo dell’eccidio a fianco dei cadaveri dei patrioti viene messo in bella evidenza una grande manifesto della RSI con la scritta “ Ad ogni traditore, ad ogni sabotatore”. In quel periodo Salvatore Principato era maestro elementare presso la scuola Leonardo da Vinci a Milano, nei pressi di piazzale Loreto. Nell’atrio della scuola una lapide lo ricorda.

Gli altri uccisi furono: Gian Antonio Bravin, Giulio Casiraghi, Renzo del Riccio, Andrea Esposito, Domenico Fiorani , Umberto Fogagnolo, Tullio Galimberti, Vittorio Gasparini, Emidio Mastrodomenico , Angelo Poletti, Andrea Ragni, Eraldo Soncini, Libero Temolo, Vitale Vertemati.

La moglie (Marcella Chiorri) e la figlia Concettina continuarono a militare nella Resistenza milanese fino alla Liberazione. Concettina Principato ha dedicato al padre un libro di memoria “ Siamo dignitosamente fiere di avere vissuto così’”. Edito nel 2010 –

d.s.

Quell’auto bruciata di Chiara Sasso

30 Ottobre 2020

dal sito Comune info https://comune-info.net/

Nella notte fra giovedì 29 e venerdì 30 ottobre a Palmi (Reggio Calabria) è stata bruciata l’auto e danneggiato il garage di Enzo Infantino, da sempre impegnato come volontario in missioni umanitarie, dall’Albania alla Grecia passando per Gaza, oggi anche con la Rete dei Comuni Solidali

Nella notte fra giovedì 29 e venerdì 30 ottobre a Palmi (Reggio Calabria) è stata bruciata l’auto e danneggiato parte del garage di Enzo Infantino. La sua abitazione si trova a poca distanza. Enzo è stato svegliato per i rumori che provenivano dalla strada, i primi ad accorrere alcuni vicini. Da quando la notizia è stata pubblica si sono moltiplicati a valanga sui social dichiarazioni di stima e di affetto richiamando l’appartenenza alle sue idee: “Siamo tutti Enzo Infantino” “Chi tocca lui tocca tutti noi”. Hanno fatto a gara amici, associazioni di volontariato, partiti politici, cooperative sociali, circoli, rappresentanze sindacali ecc. Una grande dimostrazione di affetto e di stima che rischia di tramutarsi in un “santino”.

Chi conosce Enzo apprezza il suo modo di essere sempre in sottrazione, non cerca ribalte, va dritto per la sua strada lavorando su obiettivi nei quali crede, lontano da facili esposizioni mediatiche. Sempre sul pezzo con rigore e determinazione. Da anni è impegnato come volontario in missioni umanitarie all’estero e nella difesa dei diritti umani.

Nel 1999 durante la guerra nei Balcani ha svolto attività di sostegno nel campo profughi di Valona in Albania. Da giovane ha abbracciato la causa dei diritti del popolo palestinese e dal 2003 ha aderito al Comitato per non dimenticare Sabra e Shatila ed è stato più volte in Medio Oriente per denunciare la gravi condizioni di vita dei rifugiati.

Con le stesse motivazioni di ricerca e difesa dei diritti è stato in Libano, in Siria, Cisgiordania e Striscia di Gaza. Dal mese di aprile del 2015, a seguito della chiusura della rotta dei Balcani, Enzo ha deciso di andare in Grecia in soccorso dei rifugiati fuggiti dal conflitto siriano. Questa ulteriore esperienza nei campi profughi in territorio greco lo ha spinto a intensificare il suo impegno nella denuncia per il mancato rispetto dei diritti umani garantiti dai trattati internazionali nei campi profughi come Idomeni, dove ha incontrato il piccolo Masun la cui storia è diventato un libro dal titolo Kajin e la tenda sotto la luna. Masun è un bambino di otto anni fuggito dalla Siria insieme alla mamma e alle due sorelle con la speranza di raggiungere la Germania dove si trovava il papà. Sogno che solo dopo molti anni ha potuto realizzare grazie alla costanza di Enzo che è riuscito in una impresa difficile.

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In Calabria Enzo ha accettato di essere referente per la Rete dei Comuni Solidali “Enzo si è sempre sporcato le mani, si è sempre speso per gli altri, lo abbiamo incontrato tra i migranti della piana di Goia Tauro, nelle lotte per il lavoro, negli accampamenti dei rifugiati nelle periferie di Europa, in ogni luogo in cui c’era bisogno di darsi da fare”. Dal settembre del 2020 è diventato presidente della Fondazione È Stato il vento. Ennesima scommessa che Enzo ha accettato davvero con spirito di servizio sapendo di procedere su terreni difficili della sua terra.

Chiudiamo con le parole che venerdì mattina Enzo ha postato sulla sua pagina su facebook:

“Mi sono battuto per tutta la vita per il riscatto delle classi subalterne, per i diritti dei popoli oppressi e degli esseri umani che fuggono da contesti di guerra e miseria. Ho difeso la mia terra dal cancro mafioso, dal malaffare e dalle ingiustizie, ed operato per ricordare vittime delle cosche come Rossella Casini. Ai criminali che sono abituati ad agire nel buio della notte rispondo con spirito sereno: non mi avete fatto niente”.

Ottavio Terranova riconfermato vicepresidente nazionale dell’ANPI

Ottavio Terranova, Coordinatore regionale ANPi Sicilia

Il Comitato Nazionale ANPI, nel corso della riunione svoltasi a Roma il 30 ottobre, ha eletto il nuovo presidente nazionale Anpi, Gianfranco Pagliarulo. Succede a Carla Nespolo deceduta il 5 ottobre scorso.

Inoltre sono stati eletti i cinque vicepresidenti nazionali. Per questo importante ruolo viene riconfermato Ottavio Terranova di Palermo, Presidente Anpi Palermo, Coordinatore regionale dell’Anpi siciliana.

Ottavio Terranova ha così commentato: “ E’ un riconoscimento alle molteplici attività svolte dalle Anpi siciliane nel corso degli ultimi anni per la promozione dei valori dell’antifascismo, della democrazia e per la difesa dei postulati supremi della Costituzione, per la valorizzazione dell’importante contributo dato dai siciliani nella Lotta di Liberazione, nel coinvolgimento delle strutture istituzionali e nell’importante crescita di interesse per le aziono operate dall’Associazione nella nostra regione, specie da parte dei giovani.”

Coordinamento Regionale ANPI Sicilia

Palermo, 4 novembre 2020

Riesi: Pietro e Francesco, deportati durante la guerra. Il loro eroismo emerge grazie alle ricerche dell’Anpi


di Delfina Butera

Nuove vicende emergono dalla polvere della storia della seconda guerra mondiale. Storie eroiche di uomini che hanno lottato per la libertà dell’Italia dal nazifascismo e che per molti anni sono rimasti sepolti nella memoria. Adesso dopo 75 anni è giusto rimembrare per dare un riconoscimento agli internati militari italiani di Riesi. Una memoria negata per troppo tempo che l’Anpi di Riesi negli ultimi tempi sta ricercando negli archivi istituzionali e nella memoria popolare. «In quest’ultimo mese – dice Giuseppe Calascibetta, referente dell’Anpi – abbiamo scoperto la storia di Pietro Cutaia, deportato Imi arrestato dai tedeschi in Francia e portato in un campo di prigionia dove ha vissuto per un anno e mezzo. Grazie alla sua astuzia riuscì a scappare attraversando a piedi tutta la Francia per arrivare in Italia, come riportato nel foglio matricolare e dalla testimonianza della figlia Piera Cutaia che ha fatto la richiesta per la concessione della medaglia d’onore al Consiglio dei Ministri, attraverso il Comitato Provinciale Anpi di Caltanissetta. A questo aggiungiamo la storia di un altro soldato riesino, Francesco Mirisola, arrestato dopo l’8 settembre in Croazia e deportato in Germania. Il figlio Giuseppe Mirisola ha avanzo attraverso l’Anpi, la richiesta per la medaglia d’onore. Siamo soddisfatti di queste altre due richieste di medaglia d’onore. In totale sono cinque le richieste di onorificenze. Voglio ringraziare tutti i riesini che stanno collaborando per rintracciare i parenti di tutti questi deportati riesini e l’Archivio di Stato di Caltanissetta. Infatti, recentemente abbiamo trovato un’altra figlia del deportato riesino Rosario Cammarata, Rosaria Cammarata residente attualmente a Genova che ci ha fornito una ulteriore documentazione sulla storia di suo padre».

Fonte: https://www.today24.info/riesi-pietro-e-francesco-militari-deportati-durante-la-guerra-sporca-il-loro-eroismo-emerge-grazie-alle-ricerche-dellanpi/?fbclid=IwAR1nEir0PanNroozmeyhSMHbwsz_bdvs9uEpCJzUdGZPCp_hLbr9buJvN_4

ANPI Palermo Onore e gloria a Giovanni Orcel

Sotto una leggera pioggia, quasi lagrime dal cielo a ricordare l’eroe Giovanni Orcel, questa mattina 15 ottobre , la Fiom e l’ANPI di Palermo, presso il cimitero dei Cappuccini, hanno deposto una lapide e corone di fiori sulla tomba di Giovanni Orcel. Sono intervenuti per ricordare la straordinaria figura dell’allora Segretario dei Metallurgici e martire della violenza fascista che si scatenava in quel momento, siamo nel biennio rosso alla vigilia della marcia su Roma, il Segretario della Fiom Francesco Foti, l’RSU Fincantieri Serafino Biondo, il Vice Presidente dell’ANPI Palermo Angelo Ficarra, e l’Assessore al Lavoro Giovanna Marano .“Orcel ancora oggi è un esempio e punto di riferimento per i lavoratori e per tutto il Sindacato” – dichiara Francesco Foti della Fiom di Palermo. “E’ il ricordo di un significativo primo momento di Resistenza degli operai del cantiere navale di Palermo – dichiara Angelo Ficarra, vice presidente dell’A.N.P.I. di Palermo- che lottavano per i diritti e contro la violenza fascista. Erano i figli e nipoti degli eroi dei Fasci siciliani, il più grande movimento di lavoratori in Europa dopo La Comune di Parigi.” Presenti anche, fin dalle ore 8,30, Peppino Sunseri, Maria Letizia Colajanni e Gaetano Imbrociano a cui dobbiamo un prezioso contributo di ricerca proprio sull’assassinio di Giovanni Orcel.

“ Pietre d’inciampo ” :Rai Storia racconta, da oggi per sei puntate, su deportati italiani

Inizia questa sera, alle ore 20.45 su Rai Storia, “Pietre d’inciampo”. Condotta dall giornalista scrittrice Annalena Benini. Si dipanerà per sei puntate il racconto su sei famiglie italiane vittime, con la deportazione, dell’orrore nazifascista.

Sono sei storie ambientate a Milano, Livorno, Viterbo, Roma e Napoli.

Questa sera verrà riportata alla memoria Angelo Anticoli, orafo di Roma, catturato ( alcuni mesi dopo il grande rastrellamento del 16 ottobre 1943), deportato e morto ad Auschiwitz.

Le altre puntate sono dedicate a Frida Misul, giovanissima cantante di musica lirica, deportata ad Auschwitz ( si salva); si intreccia la tragedia della famiglia Di Porto, di Viterbo, catturati e de portati, rimane libero solo Silvano, il figlio di sei anni, salvato da una giovanissima vicina di casa.

Quindi, Spartaco Pula, verniciatore a Roma, giovane papà, partecipante alla Resistenza romana nei GAP, catturato e ucciso alle Fosse Ardeatine. Poi, Andrea Schivo, guardia del carcere di S. Vittore, porta cibo ai detenuti antifascisti rastrellati, scoperto viene deportato nel Lager di Flossenburg, muore, vittima della ferocia nazista.

A seguire viene riportata alla nostra memoria la tragedia di morte che riguardò le famiglie Procaccia, Pacifici e Molco, traditi, catturati dai fascisti e deportati nel Lager di Auschwitz, solo due i sopravvissuti.

Domenico Stimolo