Riesi. Giuseppe Golisano, la storia di un eroe- partigiano

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Piazza Martiri dell’Olivetta

Nei giorni scorsi a Riesi grazie all’ANPI di Riesi gestita dal referente Giuseppe Calascibetta, è stata ricostruita la storia di un eroe riesino della Seconda Guerra Mondiale che fino adesso nessuno conosceva: la storia di Giuseppe Golisano, che secondo l’Atlante delle Stragi Nazi-Fasciste pubblicato dall’ANPI nazionale, risulta essere un partigiano vittima dei tedeschi nella famosa Strage dell’Olivetta. A tal proposito Giuseppe
Calascibetta sostiene: “La notte tra il 2 e il 3 dicembre del 1944, furono fucilati ventidue prigionieri politici, prelevati dalla IV sezione del carcere di Marassi, i cui corpi vennero dispersi in mare. Nella città ligure, a ricordo dell’eccidio, venne innalzato un monumento tra gli scogli della spiaggia di Portofino. A Genova il suo nome compare nel monumento delle vittime della seconda guerra mondiale e nel cimitero comunale di
Genova. La storia di Giuseppe Golisano si può accostare a quella di Gaetano Butera, morto nelle Fosse Ardeatine a Roma, e, come lui, vittima dei nazisti. Attualmente grazie alla collaborazione del Comune di Riesi e del Comitato Provinciale ANPI Caltanissetta e Genova, siamo riusciti ad ottenere un sufficiente documentazione per ricostruire la biografia di questo eroe. Contemporaneamente inoltreremo una richiesta al Comune di Riesi di realizzare una targa in memoria di Golisano Giuseppe, da collocare nel
corridoio del Centro polivalente Gaetano Butera, come proposto dal nostro socio Rosario Riggio. In questa maniera possiamo dare il giusto riconoscimento a questo ragazzo di 19 anni che dopo 70 anni non ha ottenuto giustizia, nonostante sia stato individuato il colpevole di questa strage. Attualmente l’ANPI di Riesi è alla ricerca di qualche famigliare o parente; se qualcuno ha qualche notizia può scrivere alla pagina
facebook dell’ANPI Riesi. Inoltre in questo periodo stiamo facendo le richieste per l’ottenimento della medaglia d’onore del Presidente della Repubblica per tutti i famigliari che hanno avuto dei parenti che sono stati deportati nei campi di prigionia tedeschi durante la seconda guerra mondiale”.

Fonte: La Sicilia, Caltanissetta, 5 settembre 2019

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Messina. Si è spento il partigiano messinese Carlo Falzea.

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Carlo Falzea portabandiera del Raggruppamento Divisioni “Alfredo Di Dio” entra a Milano il 25 aprile 1945

Si è spento il partigiano messinese Carlo Falzea, uomo di grande valore culturale ed umano. Il 25 aprile del 1945, col nome di battaglia “Carluccetto”, guidò i partigiani del Raggruppamento Divisioni “Alfredo DiDio”, portando la bandiera, durante l’ingresso a Milano.

I funerali si sono svolti  il 4 settembre alle 16,30 nella Chiesa Parrocchiale di Santa Maria della Lettera a Torre Faro di Messina.

Ha presenziato alla cerimonia funebre una rappresentanza di soci della sez. comunale Anpi “Aldo Natoli” di Messina, che stringendosi al dolore dei figli di Carlo ha offerto loro di porre un fazzoletto dell’Anpi sul feretro che in corteo è stato accompagnato al cimitero di Granatari. Carlo Falzea si è spento all’età di 97 anni, rimanendo, come riferito dalla figlia, sempre legato al ruolo svolto in quella difficile ed esaltante stagione che fu la Guerra di Liberazione dal nazi-fascismo.

S.C.

L’antifascismo tematica del Festival internazionale del libro

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La parola è l’arma più potente che abbiamo, usiamola bene. È questa la dichiarazione che racchiude la tematica 2019 scelta dal direttivo organizzativo di EtnaBook – Festival Internazionale del libro e della cultura di Catania.

Il tema dell’antifascismo assume una connotazione particolarissima che pone un quesito la cui risposta deve essere seguita da un’azione culturale. In questo particolare momento storico, parlare di antifascismo è un atto tanto importante quanto contemporaneo. Le parole hanno il potere di creare emozioni e, di conseguenza, anche paure. Perciò, è necessario fondare presidi culturali i cui linguaggi possano produrre fiducia, speranza, conoscenza e libertà.

Etnabook nasce con l’idea, la voglia e l’ambizione di perseguire principi di condivisione di idee e di spaziattraverso la potenza espressiva ed evocativa dei libri, ma anche dei luoghi a essi consacrati: librerie e biblioteche. I tanti incontri con autori, editori, librai, studenti e appassionati saranno uno stimolo per dialogare, riflettere e anche divertirsi, ma soprattutto per impegnarsi tutti insieme per la tutela e la salvaguardia dei valori democratici.

All’interno della manifestazione, oltre agli incontri saranno previste mostre, proiezioni, anteprime, un laboratorio di scrittura, il contest “Un libro in una pagina” e, in ultimo, ma non per importanza, il concorso letterario “Etna Book – Cultura sotto il vulcano” (premiazione prevista durante la serata di apertura del festival).

 

A presiedere la giuria tecnica del concorso letterario, personaggi del mondo dell’editoria e della cultura nazionale e internazionale: Sal Costa (autore e produttore di testi musicali), Nunzio Famoso (docente dell’Università degli Studi di Catania), Salvatore Massimo Fazio (scrittore, filosofo e psicopedagogista), Maria Teresa Papale (giornalista), Milena Privitera (autrice e giornalista), Debora Scalzo (scrittrice e sceneggiatrice cinematografica) e Samantha Viva (autrice e giornalista).

Urge fidarsi del potere dei libri, quelli utili, quelli che fortificano con le loro riflessioni ciò che appare debole, affidandosi al potere della letteratura.

 la Sicilia del 22 agosto 2019

Il quotidiano “ La Sicilia” riverisce Eliana Giorli La Rosa: ex partigiana, sindacalista, consigliere comunale  a S. Giorgio Monforte ( Messina)

Nell’edizione di giorno 1 settembre il quotidiano “ La Sicilia” ha dedicato un pagina intera (con un magnifico articolo a firma di Alberto Cicero, con il titolo “ La partigiana di Sicilia, la mia vita da Togliatti a Salvini” ) alle imprese di vita di Eliana Giorli La Rosa. Un’intrepida novantaduenne che è ancora dinamicamente dedicata all’impegno civile e democratico. Toscana di origine, partigiana durante la Lotta di Liberazione dal nazifascismo, “trapiantata” in Sicilia, nell’area di Milazzo, dal 1952. Per molti anni affiancò in maniera direttamente operativa il marito Tindaro La Rosa, intrepido sindacalista della Cgil – militante e dirigente del Pci – in tante lotte di riscatto delle lavoratrici e dei lavoratori, già a partire dagli anni cinquanta del secolo scorso. In questo contesto memorabile la lotta delle lavoratrici contadine, le gelsominaie, che in quegli anni numerosissime e supersfruttate erano presenti nella piana di Milazzo. Dal 18 giugno dello scorso anno è consigliere comunale a S. Giorgio Monforte.

Nel 2016 ha pubblicato il libro di poesie “ Il senso sognante della vita”, contenente anche questi versi “Un’umile categoria di donne, / umile ma gloriosa / come soleva dir Tindaro La Rosa. / La piana di Milazzo, / un tempo verde e profumata / da bianchi fiorellini, i gelsomini, / nascondeva tra i filari / donne e bambini / che con sacrificio e tanto sudore / rubavano al riposo della notte /tante ore: / dai vecchi casolari / uscivano braccianti e contadine, / donne coraggiose e bisognose / di miglior salari e vita regolari; /…” .

Nel sito Anpi di Palermo in data 17 giugno 2018 è stato pubblicata una nota in omaggio di Eliana Giorli La Rosa

http://palermo.anpi.it/2018/06/17/una-partigiana-di-91-anni-eletta-consigliere-comunale-in-sicilia/

LICATA 7 SETTEMBRE                         Salvare vite non  è un reato!

unnamedLicata, la provincia di Agrigento, e la Sicilia intera, sono da tempo territori fortemente toccati dai fenomeni migratori. Da anni gli sbarchi continuano. La chiusura delle frontiere da parte degli Stati Europei ha solo esasperato la situazione già esistente.

Le mafie lucrano sulla gestione dell’accoglienza, sullo sfruttamento delle persone migranti impiegate come manovalanza mal retribuita o addirittura schiavizzata ( nelle campagne siciliane si sta diffondendo la piaga del caporalato), talvolta coinvolgendole loro malgrado in attività illegali.

Il fenomeno migratorio coinvolge anche noi che siamo costrette e costretti a nostra volta a migrare verso il Nord per finire ad essere impiegate ed impiegati come manodopera a basso costo.
La crisi ambientale e quella migratoria sono principalmente causate dallo sfruttamento delle risorse umane e naturali da parte delle potenze industriali a danno dei paesi colonizzati e impoveriti, al fine di mantenere i privilegi della società occidentale.

Non possiamo dunque stupirci di chi migra dal proprio paese fuggendo da emergenze climatiche, povertà, discriminazioni delle minoranze o peggio ancora da guerre e genocidi dei quali siamo direttamente o indirettamente responsabili o finanziatori.

La crisi umanitaria va peggiorando: che ci piaccia o meno, ci troveremo sempre più a fare i conti con le sue conseguenze. Non possiamo decidere se queste persone possano lasciare o meno il loro paese. A noi sta solo decidere se salvarle o lasciarle morire in mare, problema di cui non si sta occupando né il Governo Italiano, né l’Unione Europea (anzi l’agenzia europea Frontex da anni contrasta i soccorsi in mare), e che al contrario viene strumentalizzato ai fini di un braccio di ferro politico, in cui esseri umani vengono utilizzati come merce di scambio.
Nella realtà dei fatti gli sbarchi continuano quotidianamente. La Guardia Costiera continua a soccorrere quei naufraghi che vengono avvistati all’interno delle acque di competenza italiana, mentre l’unico divieto viene rivolto alle ONG, accusate nell’adempimento del loro dovere di soccorso, di essere trafficanti di persone migranti.

Il salvataggio in mare non è l’unica questione da affrontare. Le condizioni dei migranti detenuti nei CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), dalle poche informazioni che trapelano dalle mura dei centri di detenzione, sono preoccupanti. Arrivano notizie di casi di negazione dei diritti fondamentali, di fame, di mancanza di assistenza sanitaria, di stupri e anche di suicidi. Ciò che accade e le condizioni di vita di queste persone rimangono nell’invisibilità anche perché alla stampa viene fatto divieto di entrare in queste strutture, o sembra disinteressata all’argomento o amplifica le campagne xenofobe.

Fino ad oggi abbiamo assistito alle azioni di un governo che ha fomentato la paura nei confronti del diverso, rappresentandolo come un nemico, stavolta identificato nella figura del migrante, distogliendo l’attenzione dall’incapacità di gestire i vari fenomeni sociali: l’unica risposta all’impoverimento socio-economico del paese, alla crescente precarietà e ai bisogni dei soggetti più vulnerabili, è stata la normalizzazione di un sentimento di odio nei confronti delle minoranze e degli immigrati.

Abbiamo assistito alla demonizzazione di atti genuini di solidarietà umana, come il salvataggio in mare, classificati come maliziose forme di buonismo.

Ci hanno messi gli uni contro gli altri, ci siamo lasciati convincere che il benessere personale si raggiunga solo attraverso l’egoismo e la competizione convincendoci infine a pensare in modo individuale

Il Decreto Sicurezza bis è solo l’ultimo passo di un lungo processo che sta portando al crescente sfaldamento della democrazia, violando spudoratamente i principi della Costituzione Italiana e le Norme Internazionali, strappando di fatto alle persone la loro dignità.

*Sappiamo cosa sta succedendo, non possiamo voltarci dall’altra parte. E’ ora di prendere posizione.*

Per tutte queste ragioni abbiamo pensato di realizzare una simbolica CATENA UMANA in solidarietà con le azioni di soccorso in mare operati dalle ONG e degli atti di disobbedienza civile operati da attiviste e attivisti, contro il clima di paura nei confronti dello straniero e delle diversità, e contro le attuali modalità di gestione del fenomeno migratorio.

Chiediamo la revisione dei Trattati di Dublino ed il diritto d’asilo europeo, la formazione di corridoi umanitari, la costruzione di un sistema di accoglienza che restituisca dignità alle persone, l’apertura dei porti ed il dissequestro delle navi delle ONG.
Facciamo nostro l’appello della Chiesa Valdese che invoca i sindaci a disobbedire alle norme dei decreti e continueremo a mobilitarci affinché vengano abrogati.
All’emergenza sociale italiana rispondiamo che occorre ritornare umani.

Chiamiamo a raccolta tutte le persone, reti, associazioni e realtà sociali che ancora si riconoscano nei valori di umanità, solidarietà e antirazzismo e che condividano l’ideale per cui “la diversità è ricchezza”, per prendere parte ad una manifestazione unitaria non divisiva. Chiediamo per questo, ai partiti che aderiranno, di venire in quanto cittadinanza attiva lasciando a casa le bandiere.
Facciamoci unica voce a sostegno di chi questa voce non può averla.

Invitiamo tutte e tutti sabato 07 settembre 2019 a convogliare alla Villa Regina Elena (piazzetta centrale) a Licata a partire dalle ore 17:00 per lo svolgimento di una catena umana per dire che:
“Salvare Vite NON é Reato”
e che riunisca tutte le persone che vogliono opporsi alle politiche xenofobe e alle pratiche inumane di chi ostacola il salvataggio dei naufraghi in mare e nega ogni diritto all’umanità.
*Ritorniamo Umani* #salvarevitenonéreato

Aderiscono:SOS Razzismo, Collettivo Medusa, RETE ANTIRAZZISTA CATANESE, Centro Italiano Femminile – Licata, Make Hub – Licata, Centro 3P – Licata, Associazione Qanat, Agesci Zona delle Torri, Associazione Toponomastica Femminile Nazionale, COBAS Scuola Sicilia, Arci Arcobaleno – Racalmuto, Gruppo Toponomastica femminile – Licata, Federconsumatori Provinciale Agrigento, FOCUS-Casa Dei Diritti Sociali, Democrazia Lavoro CGIL Nazionale, Soc.Coop.The New Life – Licata, ASD Cestistica Licata – Licata, Sciame – Licata, ASD Club Limpiados – Licata, Ass.Cult. Comp. Folk Limpiados – Licata, Le Culture Diverse, Comitato NoMuos / NoSigonella-Ct, Arci Agrigento , A Testa Alta Licata, S.U.N.I.A. Licata, S.U.N.I.A. Regionale, Amici Don Morinello Licata, Soc. Coop. Sole – Licata e Palma di Montechiaro, Soc. Coop. San Marco – Licata e Palma di Montechiaro , A.N.P.I., Legambiente Sicilia, Libera Agrigento, SPAR Sole, Articolo 49, FLC CGIL, Volontari di Strada – Agrigento, ADILa Associazone invalidi Agrigento, ANPA Agrigento, API Agrigento, Arcigay Palermo, Palermo Pride, Associazione Toponomastica femminile, CGIL AgrigentoAssociazione John Belushi/Arci,, Federconsumatori Licata, Gruppo 283 – Amnesty International, Laici Comboniani, Agrigento, Gruppo Resistenza Attiva di Agrigento …

E’ morto Giuseppe Bennici, l’ultimo partigiano di Niscemi!

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I compagni della sezione Anpi di Niscemi e il Comitato Provinciale di Caltanissetta, comunicano la scomparsa del compagno Giuseppe Bennici  nato a Niscemi ( Caltanissetta) 11/09/1922, partigiano in Piemonte nella 1a Brigata Carlino Divisione Viganò, nella zona di Alessandria con il nome di battaglia“ Ursus”. 

È stato  protagonista e testimone della storia della Seconda Guerra Mondiale sempre disponibile a partecipe alle iniziative per rammentare la Resistenza partigiana.  I funerali si svolgeranno martedì a Niscemi. L’ANPI si unisce al dolore della famiglia e dell’intera comunità di Niscemi.

 

Io sono Libero. 29 agosto. Anniversario dell’assassinio di Libero Grassi

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Libero. Di nome e nei comportamenti, in tutti gli aspetti della vita. Ci sono nomi che, quasi con effetti “taumaturgici”, incidono indelebilmente. Nell’essenza umana molti caratteri sono ancora imperscrutabili. Nel caso di Libero Grassi il “destino” e gli emblemi della soggettività sembrano proprio influenzati dall’appellativo dato.

Era nato a Catania il 19 luglio 1924. Il nome era stato scelto dai suoi genitori in onore e memoria di Giacomo Matteotti, ucciso dai fascisti poco più di un mese prima. Il “suggerimento” venne dallo zio Peppino, anarchico. Dopo, Libero aveva otto anni, la famiglia si trasferì a Palermo.

Fu ucciso a Palermo  il 29  agosto del 1991. Colpito a pistolettate alle spalle da parte degli scherani delle organizzazioni mafiose. Cinque colpi, sotto la sua abitazione.

Da uomo libero non si era piegato al ricatto del pagamento estorsivo che i criminali volevano imporgli. Un vero e proprio eroe civile.

All’inizio di quell’anno mise in opera un’azione totalmente nuova che rompeva le “regole” violentemente imposte, da tutti categoricamente rispettate, ancor più e meglio di una normativa di legge.

In una città “ovattata” dalla delinquenza mafiosa. Silente e prona all’enorme e vischiosa ragnatela, anche da parte delle sfere istituzionali più alte, Libero Grassi ruppe la “quiete” il 10 gennaio del 1991. In una forma innovativa, nel metodo divulgativo e per la sua crudezza, impregnata di civile elogio alla libertà.

Scrisse una lettera, inviata e pubblicata  dal quotidiano palermitano “ Giornale di Sicilia”, intitolata caro estortore”Dirompente, nel contenuto e negli effetti, per la cittadinanza cittadina e per tutte le coscienze civili e democratiche nazionali. Un vero e proprio sonoro schiaffo….che non passò inosservato, specie negli ambiti mafiosi:

“«Caro estortore, volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere… Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al “Geometra Anzalone” e diremo no a tutti quelli come lui”…. Anche mio figlio Davide, che dirige l’azienda al mio fianco, la pensa come me … Mi dispiace per gli altri amici imprenditori che pagano e stanno zitti: io voglio reagire.

 

A Palermo ( e non solo), dove il silenzio sordidamente muto era più che mai diffuso, la nota del libero pensiero deflagrò potente. La sfida ai gangli della mafia era stata lanciata dal basso. Da un normale cittadino. Non tanto, in forze, dalla società civile, da rappresentazioni istituzionali, sociali, di categoria e quant’altro organizzato. I “moti popolari” di rigetto del mostro mafioso e delle connivenze politiche, di largo coinvolgimento nella denunzia e sdegno, vennero dopo. L’anno successivo, a seguito dell’assassinio dei magistrati Falcone e Borsellino. Fu la rottura traumatica di un “equilibrio” subdolo, caratterizzato dal logo “ la mafia non esiste”, che per decenni aveva pervaso la città, pur di fronte alle innumerevoli stragi ed omicidi eccellenti che nel corso degli anni erano stati operati. Oltre mille gli omicidi mafiosi in città nel decennio 1981-1991.

In quel cupo gennaio 1991 nella denunzia e nel rigetto dell’estorsione Libero Grassi rimase essenzialmente solo! Con la sua coscienza e la sua forte voglia di libertà.

Certo, dato lo sviluppo progressivo degli eventi, era coadiuvato dalle forze di polizia. La sua azione era stata discussa e convenuta solo con la moglie Pina ( Maisano) e con i due figli. Il contesto era di tutt’altro genere. Pagavano tutti, come se il ticket estortivo fosse una normale “tassa statale”. Anche la locale Confindustria ( l’organizzazione degli imprenditori) rimase distante….in altre fatti “affaccendata”.

Da molti anni operava con il suo ingegno di imprenditore sano come produttore nel settore tessile. Inizialmente, nel 1951, assieme al fratello fondò un sito manifatturiero di maglierie affini ( Mima). Successivamente, conclusa quell’esperienza, nel corso degli anni 60 Libero, da solo, fece nascere la Sigma. Specializzata nella confezione di pigiami maschili. Diventò un luogo produttivo di grande rilievo; molta produzione era dedicata all’esportazione. All’inizio del 1991 gli addetti erano oltre cento, la gran parte lavoratrici. Una bella esperienza produttiva per l’area territoriale palermitana.

Le richieste iniziarono dopo il trasferimento della fabbrica, da un’area centrale palermitana in una zona periferica. Il “rito” solito iniziò, come in tant’altre similari vicende. Le “visite”, le telefonate, gli atti collaterali. Richiedevano sessanta milioni di lire. Per poi, pagare sempre.

Libero restò fortemente turbato. Cercò di organizzare la resistenza. Prese contatti a destra e a manca, specie con i “colleghi”. Raccontò poi la moglie Pina Maisano che la Confindustria locale allargò le braccia, come se il fenomeno delinquenziale che appestava Palermo fosse di fatto sconosciuto.

Nel frattempo, grazie alle pressanti denunzie e richieste ricevute da Grassi,  la polizia si mise in movimento. Fece diversi arresti.

Nello scorrere dei mesi, il periodo fu veramente infernale. Libero ormai, colpito nella sua dignità di cittadino democratico, passò all’attacco su vari fronti. Giorno 11 aprile ( 1991) testimoniò la sua civile rabbia nella trasmissione televisiva nazionale Samarcandadiretta da Michele Santoro. Tra l’altro, dichiarò:

Non sono un pazzo, sono un imprenditore e non mi piace pagare. Rinuncerei alla mia dignità. Non divido le mie scelte con i mafiosi”.

Una denuncia forte più che mai che, però, cadde lieve, specie nelle zone palermitane.

Nel numero maggio-giugno della rivista “Argomenti, così si espresse:

“Non è accaduto niente nemmeno a livello nazionale. Nei giorni della mia denuncia è arrivato in Sicilia il direttore di Confindustria che, per coprire la posizione di timidezza e di prudenza di alcuni miei colleghi, ha avuto la sfortuna di rilasciare una dichiarazione quasi comica. Grosso modo ha detto infatti che la mafia non tocca l’industria, semmai a volte il commercio. Ma lo ha detto proprio mentre il magistrato Luigi Russo depositava la clamorosa e discussa ordinanza di assoluzione dei cavalieri de llavoro […] È necessaria una svolta […] e non sono il solo. C’è l’ingegner Salatiello che, però, da un imprenditore si è sentito rimproverare perché è meglio pagare, in quanto «se tutti pagano, si paga meno» ma questa è un’aberrazione […] Ho messo nel conto ulteriori intimidazioni. Sono arrivate. Ma non credo che passeranno alle armi. A loro non conviene il clamore. Spero che non convenga. La polizia sarebbe costretta a intervenire”.

Poi, il 29 agosto, calò il freddo buio.

  N.b. Un piccolo ricordo personale. In quella fase facevo parte a Catania del consiglio di gestione ( in volontariato, tutti) di una struttura in cooperativa dedicata alla divulgazione e commercio di prodotti agro-alimentari e trasformati biologici – la prima esperienza di fatto in Sicilia orientale -. Subito dopo la tragedia assassina ci attivammo. “Stipammo” i locali di pigiami provenienti dalla Sigma, per procacciarne la vendita. Un piccolo atto per mantenere viva la memoria di un uomo che aveva lottato a viso aperto per contribuire a liberare la Sicilia dall’ obbrobrio mafioso, e sostenere i lavoratori in un momento drammatico.  

* Lettera di Memoria e Libertà

 

“ A un fascista che ha preteso la dedica”

In questa fase molto difficile rimette ordine con grande diligenza  una bella poesia di IGNAZIO BUTTITTA (  cantore lirico siciliano, 19 settembre 1899 – 5 aprile 1997. Da “ Ignazio Buttitta, il poeta in piazza” – ed. Feltrinelli 1974

 

ignazio buttitta

“ A un fascista che ha preteso la dedica”

I viziusi sònnanu fimmini nudi

i mbriacuna vutti e cantini

l’usurai i dinari

i bizzòcculi u paradisu

l’artisti l’alloru

i cani ossa di spurpari

i scecchi pagghia e fenu

i porci sònnanu fangu

e i fascisti morti e sangu

traduzione per gli innamorati della lingua italiana

 

I viziosi sognano donne nude

gli ubriaconi botti e cantine

gli usurai i denari

le beghine il paradiso

gli artisti l’alloro

i cani ossi da spolpare

gli asini paglia e fieno

i porci sognano fango

e i fascisti morti e sangue

“ Nuovo Governo”….SE IL BUOGIORNO SI VEDE DAL MATTINO

 

Mentre sono in corso le frenetiche trattative tra PD e M5S per la formazione di un nuovo Governo, giusto per significativa “dirompente novità”, i rappresentanti del fu Governo rimasto in carico per “disbrigo delle pratiche correnti” continuano imperterriti nelle azioni operative per lasciare in alto mare i rifugiati-migranti che in questi ultimi due giorni sono stati salvati dall’annegamento nel Mare Mediterraneo.

Infatti, IERI, i ministri Salvini, Trenta e Toninelli hanno firmato il divieto di ingresso alla nave Eleonora della ONG Lifeline, con 100 salvati a bordo.

OGGI, I ministri Salvini ( prima) e Toninelli ( in prima serata) hanno firmato un altro divieto di ingresso. Riguarda la nave Mare Ionia della ONG italiana Mediterranea Saving Humans, con quasi 100 persone salvate dall’affogamento, in gran parte donne e bambini.

Questo avviene proprio a ridosso dell’ennesima tragedia avvenuta ieri nel Mediterraneo, con oltre 40 persone morte a seguito dell’affondamento del barcone.

E’ proprio una bella trattativa questa tra PD e M5S. Non riescono neanche a mutare il percorso ( ma ne hanno parlato????) su una questione assolutamente prioritaria, in rispetto dellaCostituzione e delle Regole Internazionali.

Mentre altri duecento rifugiati-migranti sono tenuti in ostaggio.

Proprio un “bel cambiamento”!!! Siamo al disfacimento morale e democratico più dirompente.

Domenico Stimolo

RIESI -GRANDE PARTECIPAZIONE DI PUBBLICO PER LA MOSTRA RìESISTENTI E LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO RESISTENTI

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Da sinistra: Filippo Marino, Ignazio Giudice, Salvatore Chiantia, Giuseppe Calascibetta, Rosario Riggio e Attilio Gerbino

Grande partecipazione di pubblico, nella sede della CGIL di Riesi, per la presentazione del libro di Giuseppe Calascibetta Resistenti, storie di partigiani, deportati e antifascisti di Riesi e della mostra curata da Attilio Gerbino RiESISTENTI. Il dibattito è stato moderato da Rosario Riggio e sono intervenuti il sindaco di Riesi, Salvatore Chiantia, il segretario della CGIL di Riesi, Filippo Marino e il segretario della CGIL di Caltanissetta, Ignazio Iudice.

Filippo Marino porta i saluti della CGIL di Riesi e ribadisce la necessità di consolidare i rapporti di collaborazione tra la CGIL e l’ANPI sui temi dell’antifascismo, della democrazia e della difesa della Costituzione; occorre fare fronte comune e porre un argine ai fenomeni discriminatori, razzisti, antisociali per combattere il populismo demagogico e, in questo, anche il contributo dell’arte è utile per tramandare la memoria storica dell’antifascismo.

Rosario Riggio, nell’introdurre il dibattito, ricorda il convegno Meridionali e Resistenza che ha organizzato il 6 agosto del 2013, sempre nella sede della CGIL di Riesi, dove è stato presentato il primo elenco di nominativi di partigiani riesini. Da quel convegno parte l’idea di aprire una sezione ANPI a Riesi di cui diventa referente Giuseppe Calascibetta che porta avanti il lavoro di ricerca sui partigiani, gli antifascisti e i deportati riesini e che trova un primo approdo nella presentazione del libro Resistenti.

Salvatore Chiantia, sindaco di Riesi, ribadisce la disponibilità dell’amministrazione ad aderire alle iniziative promosse dall’ANPI locale, patrocinando il libro in questione e l’iniziativa in corso. Per il sindaco – ricordando il giovane Gaetano Butera, Medaglia d’oro al valor militare, trucidato dai nazisti alle Fosse Ardeatine e a cui l’amministrazione comunale ha intitolato il Centro polivalente comunale – la storia di questi nostri concittadini deve essere da esempio.

Ignazio Giudice, evidenzia come questa iniziativa promossa dall’ANPI e dalla CGIL consolida il sodalizio sui temi dell’antifascismo, della democrazia e della difesa della Costituzione sempre più attuali, visto il momento caratterizzato da fenomeni di razzismo e crisi dei valori democratici. Lo stesso ricorda la battaglia per il referendum costituzionale proposto da Renzi e la collaborazione tra la CGIL e l’ANPI a difesa della Costituzione e l’importanza delle iniziative svolte che stanno portando a crescere le sezioni ANPI in provincia di Caltanissetta.

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Mostra d’arte RiESISTENTI a cura di Attilio Gerbino

Attilio Gerbino curatore della riedizione della mostra RiESISTENTI, citando i nomi degli artisti partecipanti (Tina Aldisi, Filippo Bordonaro, Attilio Gerbino, Lisa Giuliana, Tonino Perno, Domenico Pistone, Rosario Riggio, Vincenzo Scimone e Giuseppe Vella), racconta come dalla prima edizione della mostra, avvenuta nell’agosto del 2016 presso la Casa comunale in piazza Garibaldi, si arriva alla decisione di prestare le opere in comodato d’uso alla CGIL locale con lo scopo di far maturare nei cittadini, attraverso l’arte, la consapevolezza di parte della propria storia legata alle donne, gli uomini, i luoghi e i fatti legati all’antifascismo e alla Resistenza. Tra le opere in esposizione si citano: il dipinto di Lisa Giuliana dedicato alle donne antifasciste riesine protagoniste coraggiose di riunioni politiche clandestine; l’opera di Attilio Gerbino che, scelta come immagine di copertina del libro, raffigura simbolicamente il palazzo dove avvenivano gli interrogatori e le torture ad opera della polizia fascista; infine il quadro, intitolato Abbraccio (a simboleggiare l’abbraccio tra il periodo artistico siciliano e quello piemontese) che Rosario Riggio dedica all’artista riesino Filippo Scroppo, antifascista e membro del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, attraverso la citazione di sue opere realizzate tra gli anni Venti e gli anni Ottanta del Novecento.

Giuseppe Calascibetta, l’autore, presentando il suo volume dà notizia dell’individuazione di un nuovo partigiano riesino, Giuseppe Golisano, tra le vittime della Strage dell’Olivetta a Portofino dove, nella notte tra il 2 e il 3 dicembre del 1944, furono fucilati ventidue prigionieri politici, prelevati dalla IV sezione del carcere di Marassi, i cui corpi vennero dispersi in mare. Nella città ligure, a ricordo dell’eccidio, venne innalzato un monumento. La storia di Giuseppe Golisano si può accostare a quella di Gaetano Butera, morto nelle Fosse Ardeatine a Roma, e, come lui, vittima dei nazisti. Calascibetta conclude il suo intervento con un appello ad eventuali famigliari, ancora in vita, a presentarsi all’ANPI di Riesi per completare la ricostruzione storica e ricevere le dovute benemerenze in memoria del martire della Resistenza.

Pino Testa, ricorda il lavoro svolto dalla Maestra Cesarina Conti con la classe 5 C del Plesso Lago anno scolastico anno 1987/1988 su Gaetano Butera, mettendo in evidenza l’importanza e il ruolo della scuola sulle tematiche dell’antifascismo.

Rosario Riggio, nel passare la parola al Sindaco per le conclusioni, chiede all’amministrazione di realizzare una stele in marmo, con i nomi delle medaglie d’oro, da collocare nel giardinetto davanti al Comune; una targa in memoria di Golisano Giuseppe, da collocare nel corridoio del Centro polivalente Gaetano Butera e di proseguire con le benemerenze da conferire ai famigliari degli antifascisti, dei partigiani e delle vittime del nazifascismo.

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Il pubblico presente alla manifestazione

Il sindaco conclude mettendo in evidenza come il libro sia un tassello inedito della storia del nostro territorio e si impegna a diffondere e trasmettere questa eredità alle future generazioni che con la consapevolezza del proprio passato posano evitare in riaffacciarsi dell’epoca buia dell’autoritarismo. In seguito alle richieste di Attilio Gerbino e Rosario Riggio proporrà alla commissione toponomastica l’intitolazione di una struttura pubblica all’artista Flippo Scroppo.

L’ANPI di Riesi ringrazia i presenti che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione, il sindaco Salvatore Chiantia; la vicesindaco Rosy Pilato, il vicepresidente del Consiglio comunale Salvatore Lombardo, il consigliere Gino Scibetta, Marco Ministeri, le ragazze e i ragazzi del liceo di Riesi, i parenti degli antifascisti, partigiani e deportati di Riesi, il presidente dell’Auser Pino Testa, il presidente dell’Interact Giuseppe Volpe, i ragazzi dell’Associazione I Girasoli e Filippo Marino, segretario della CGIL di Riesi che ha ospitato la manifestazione.

Copertina libro Resistenti

Copertina libro Resistenti, storie di antifascisti, partigiani e deportati di Riesi a cura di Giuseppe Calascibetta.