Danneggiato ad Adrano il busto del martire antifascista prof. Carmelo Salanitro

COMUNICATO STAMPA

0a2ae5d2-707d-4055-b15b-417bba2841f4_1200x500_0.54x0.42_1_crop

Nel corso della serata del 16 gennaio un gruppetto di giovani devastatori ha danneggiato in più parti il busto marmoreo del martire antifascista adranita, posto in un viale della Villa comunale, colpito ripetutamente con due grosse pietre. A seguito dell’intervento del custode della villa i devastatori sono fuggiti.

Il prof. Carmelo Salanitro, insigne docente di latino e greco, fervente estimatore della libertà e della pace, fulgido esempio di democratico oppositore alla barbarie fascista, fu assassinato nel lager nazista di Mauthausen il 24 aprile del 1945.

Per le sue attività di condanna e di denuncia degli orrori della guerra scatenata dalla dittatura fascista –nascondeva bigliettini scritti a mano nel liceo classico Mario Cutelli dove insegnava e in altri luoghi catanesi –,  il 25 febbraio del 1941 dal “ Tribunale speciale per la difesa dello stato” fu condannato a 18 anni di carcere. Nel novembre del 1940 fu scoperto e denunciato per l’intervento del preside del Cutelli. Dopo l’armistizio del’8 settembre 1943, prelevato  da parte dei nazifascisti dal carcere di Sulmona, fu deportato nei lager di sterminio.

L’atto infame e di sfregio alla nobile figura del prof. Carmelo Salanitro – già nel gennaio del 2007  la testa del busto era stata fortemente danneggiata- rappresenta un ignobile atto di chiaro stampo fascista. Viene compiuto a pochi giorni dalla ricorrenza del 27 gennaio –  “ Giornata della Memoria” -, in onore e memoria dei 44.500 italiani deportati nei lager nazisti, di cui 8500 di religione ebraica,

Nel muovere appello alle forze dell’ordine ad avviare celermente  le indagini necessarie per scoprire i colpevoli della deturpazione, invitiamo l’Amministrazione comunale di Adrano a restaurare con immediatezza il busto del martire antifascista per l’annuale commemorazione che si svolge il 27 gennaio ad Adrano nella Villa comunale davanti al busto del prof. Carmelo Salanitro, in memoria dei deportati adraniti.

  Maria Salanitro Scavuzzo, Roma – nuora di Carmelo Salanitro

“ Lettera di Memoria e Libertà”, Catania

17 gennaio 2019

Annunci

ANPI Trapani. Giornata della Memoria dedicata agli “IMI: Una storia dimenticata”

L’ANPI di Trapani insieme all’Associazione Culturale “Stella Alpina”, all’Associazione Fidapa Golfo di Castellammare e con il contributo dell’Accademia Kandiski, celebrerà la Giornata della Memoria venerdì 18 con un incontro aperto alla città, ma soprattutto rivolto agli studenti. L’incontro si svolgerà, con inizio alle ore 10,00, presso i locali dell’accademia Kandiskij in Via Cappuccini.

anpi trapani

 

 MELISSA ( Crotone): terra di accoglienza e di storiche lotte bracciantili

MELISSA ( Crotone): terra di salvataggi a mare, solidarietà, accoglienza, e di storiche lotte bracciantili

melissa

 

Melissa –piccolo comune calabrese in provincia di Crotone, 3521 abitanti, il toponimo si riferisce al greco, richiama il miele, le api –  è ritornato intensamente alla ribalta nelle cronache nazionali giovedì 11 gennaio, a seguito dello sbarco di 51 profughi curdi, in fuga dalle aree di guerra del Kurdistan iracheno.

Melissa era già stata al centro dell’attenzione italiana sessantanove anni addietro, il 29 ottobre del 1949, le forze di polizia spararono nel corso di una pacifica manifestazione di braccianti che si svolgeva nella frazione di Fragalà: tre contadini rimasero uccisi, quattordici feriti.

L’evento che poteva trasformarsi in tragedia è ormai noto ai più, anche se non ha avuto l’onore delle “prime pagine” informative. Giovedì notte ( 11 gennaio), quasi alba, ore 4.30, davanti al lungomare di Torre Melissa ( frazione di Melissa) non riesce ad approdare una barca a vela, il fondale è basso e le onde sono consistenti. Il natante si rovescia su un fianco, disperazione e urla si innalzano dall’imbarcazione. L’ acqua del mare Ionio  inizia ad entrare violentemente nella “stiva” dove si trovano i 51 profughi, tra cui sei donne e quattro bambini. Urla strazianti lacerano il buio della notte.

No, le storiche guardie della trecentesca torre aragonese sita a Torre Melissa, messe ad avvistare le scorrerie dei pirati sulle coste ioniche, non possono più sentire. Ormai da tanti secoli, passato il pericolo, sono state smobilitate.

Però, l’udito e i sentimenti dei residenti, forse allenati dalle “intemperie” del percorso del tempo, sono fini. Sentono le grida di aiuto e di dolore che arrivano dal ridosso del mare, e accorrono per prestare aiuto.

Sono i cittadini “anonimi” che in attesa dell’arrivo delle forze istituzionali diventano diretti protagonisti.  Intrepidi e umani, noncuranti del freddo e delle onde frementi , dalla riva al mare, con in testa il sindaco  ( Gino Murgi ) fanno catena umana. Non si fermano sulla tolda, entrano nel ventre del barcone capovolto, per tirare fuori i più deboli, i bambini, le donne.

Portano calore umano, civica solidarietà, vivi sentimenti di accoglienzasolidi bracci per il salvataggio, vestiti, provviste, e quant’altro necessario. I salvati vengono portati in un vicino albergo, che nel frattempo, nel cuore della notte, “ha aperto le porte”. Subito si inizia ad approntare  quanto di immediato  sia necessario agli scampati.

E’ il cuore grande del Sud, che pur tra le tante tenaci e dure storiche contraddizioni dell’essere che contraddistinguono la struttura sociale tenute sotto scacco da organizzazioni criminali, tiene alto i valori dell’umanità e, le popolazioni, memori sempre del loro tragico  “destino” di emigrazione, di sfruttamento e di lotte,  resistesempre al becero odio che in questa fase storica viene brutalmente e quotidianamente propagandato ed operato contro gli esseri umani che cercano protezione e rifugio, cercando vilmente  di aizzare i contrasti tra i poveri e i derelitti, gli emarginati più deboli, lasciando integri gli enormi e solidi capitali di differenza che caratterizzano il grande vertice della struttura sociale.

110 km da Melissa – provenendo da sud –  c’è Riace, storica cittadina ( 2309 ab.) che dall’alto si affaccia sul mare Ionio, diventata famosa nel mondo per il suo collaudato innovativo sistema di solidarietà attiva partecipativa nei riguardi dei profughi, del sindaco (ex) Mimmo Lucano….poi inquisito. Riace che già nel 1998 ( 1 luglio)  accolse con viva trepidazione umana circa trecento curdi, tratti in salvo a Riace Marina prima che il barcone dei profughi affondasse.

E’ questa la  “costa dei greci”. Nel 1972 furono ritrovati a mare i “bronzi di Riace” – due gigantesche statue bronzee di epoca ellenistica -. Tutta l’area è un antico  storico luogo di approdo dei profughi migranti provenienti dalla Grecia, che già alcuni secoli prima dell’era di Cristo sbarcarono per tanti anni numerosi in quelle rive ( nel sud e in Sicilia in generale), colonizzando, portando civiltà, democrazia e solidarietà. Il fato” ha voluto che adesso 51 profughi curdi, provenienti da orribili zone di guerra, siano sbarcati a poca distanza dagli eventi di vent’anni addietro.

Il giorno prima, mercoledì 9 gennaio, dopo una lunga odissea sul mare in tempesta – durata diciannove giorni –  dopo un accordo tra vari paesi europei finalmente sono sbarcati a Malta le 32 persone che si trovavano sulla nave ONG Sea Watch 3,  e le 17 persone salvati  undici giorni prima dalla nave ONG Sea Eye. Da parte degli organi governativi insistentemente si affermava che i porti italiani “erano chiusi”…….mentre i traffici marittimi continuavano tranquillamente……..ma il “ destino umano” si era già messo in moto, guardando a Melissa.

Il 29 ottobre del 1949 nella contrada Fragalà di Melissa assieme al forte vento fischiarono le pallottole di moschetto. Erano i colpi delle forze di polizia sparati contro i braccianti.

“ I morti di fame” di sempre, gli sfruttati scheletri ambulanti senza scarpe, così come i figli e le mogli, i mangiatori di pane, cipolle e olive, cresciuti nell’ analfabetismo come gabbia di vita, merce da strapiantare dai luoghi nativi specie per l’emigrazione americana ( nord e sud) e australiana, nel crotonese e nel sud in generale:prima e dopo l’Unità d’Italia, durante il fascismo imbroglione e dittatoriale schierato con i grandi proprietari terrieri che, come “rimedio” alla denutrizione, partì alla conquista delle colonie in terra d’Africa massacrando i popoli etiopi – libici – eritrei e alla guerra assassina del 1940 con l’aggressione ai popoli europei, e prima ancora con la monarchia che sapientemente gestì il grande massacro del 15-18 – i braccianti fornirono la carne da macello nelle trincee -.

Ora, tornati dalla guerra, volevano vivere da uomini liberi, con l’obiettivo elementare di mangiare due volte al giorno, quindi le case monolocali separate dalle stalle, i vestiti, le scarpe, la cura essenziale della salute, la scuola per i figli, la carne due volte al mese. Volevano il riscatto dall’asservimento di sempre, quindi pane, pace, giustizia e libertà. Volevano avere appezzamenti di terra da coltivare per la loro sopravvivenza, gestirsi direttamente, non più spolpati e schiavizzati come avvenuto nel corso dei secoli, rimpolpando esclusivamente le ricchezze dei latifondisti e dei loro lacchè. Intendevano affrancare il loro futuro. Immediatamente dalla fine della guerra in tutto il Meridione, con la spinta emotiva, politica e sociale della nuova Italia liberata che nasceva e dalla voglia di partecipazione diretta repressa dal fascismo, guidati dai nuovi “Spartacus” delle campagne e dalla CGIL – Federterra, centinaia di migliaia di contadini e braccianti iniziarono le loro strenue lotte, rompendo le catene secolari  per rivendicare il diritto alla vita.

Tanti gli uccisi, a decine e decine, a centinai i feriti, dalle pallottole delle forze dell’ordine e dagli uomini delle mafie, braccio armato dei latifondisti.

Partiti prima dell’alba del 29 ottobre i braccianti avevano occupato l’enorme feudo abbandonato a Fragalà di Melissa – il latifondo prendeva il nome Fragalà, nel 1811 metà dell’enorme estensione terriera era stata assegnata al Comune, assorbita poi dal latifondista barone Breviglieri –. Si erano mossi a piedi e con gli asini, facendo parecchi chilometri. Volevano il LAVORO. La polizia aveva già caricato i braccianti che avevano occupato i feudi incolti nelle zone circostanti, a : Polistena, Ferdinandea, Isola, Strongoli, e in molti altri luoghi. I braccianti avevano la giusta pretesa che fosse applicata la nuova legge Gullo – ministro socialista, di Cosenza, nel 2° governo Badoglio -varata nell’ottobre del 1944 dal nuovo governo italiano ( il nord era ancora occupato dai nazifascisti), contro i latifondisti e a favore dei contadini-braccianti – intitolati “ Concessioni ai contadini delle terre incolte” –finalizzati all’abolizione dei latifondi e alla distribuzione delle terre. Data la resistenza dei latifondisti, delle vecchie baronie e degli ambiti padronali in genere,  la legge era rimasta ampiamente inapplicata.

Accolsero festanti le forze di polizia, davanti le donne e i bambini, poi gli spari.  I braccianti avevano iniziato a dissodare il terreno. Sulla nuda terra restarono Francesco Nigro di 29 anni, Giovanni Zito 15 anni, Angelina Mauro di 24 anni, gravemente ferita morì una settimana dopo, altri quindici rimasero  colpiti. In dieci minuti furono sparati trecento colpi. Il giorno prima a Isola Capo Rizzuto ( Crotone) era stato ucciso il contadino Matteo Aceto.

Onore civile e democratico a Melissa e ai suoi abitanti…ieri e oggi.

Domenico Stimolo

ANPI Caltanissetta. Mazzarino: una strada intitolata al Partigiano e deportato Salvatore Giujusa

Salvatore Giujusa (Mazzarino), arruolatosi nell”Arma dei Carabinieri il 13 giugno 1938 venne assegnato al Comando di Legione di Trieste. Un anno dopo l’armistizio firmato dal governo Badoglio, l’arma dei carabinieri venne sciolta. Schieratosi nelle file dei partigiani venne fatto prigioniero il 28 settembre del 1944 in territorio Monte Croce, in Trentino, e deportato nel lager di Dachau in Germania. Fece ritorno a casa grazie alla liberazione avvenuta da parte degli anglo-americani quando si trovava insieme ad altre 80 persone davanti ad un forno crematorio.

Nel 2018, in occasione della giornata della Memoria, il prefetto di Caltanissetta, Dott.ssa Maria Teresa Cucinotta ha consegnato ai famigliari di Salvatore Giujusa la medaglia d’onore alla memoria del Presidente della Repubblica.

Quest’anno, il 26 Gennaio, il Comune di Mazzarino intitolerà una via a Salvatore Giujusa, ex Via Pecorella.

 

 

50234353_2445125589048470_5776675724005998592_n49776633_2122151771430999_1993865333680635904_n

Rivitalizzare la Memoria per Restare Umani. Stasera su Rai 3 un film sulla Resistenza.

Questa sera su RAI 3 alle ore 21.15 sarò trasmesso il film “ Lettere da Berlino”                ( Germania 2016) : un caso di resistenza interna nella Germania nazista –-.

coverlg

Film ottimo, molto coinvolgente. Poi, come in ogni “vicenda”, il giudizio è certamente influenzato dalla componente emotiva e  social-politica del singolo spettatore. Alcuni anni addietro ho letto il libro “ Ognuno muore solo” di Hans Fallada pseudonimo di Rudolf Ditzen, 1893-1947 ( pubblicato da Sellerio, ed. 2010). Ricordavo bene la storia e i passaggi salienti. All’uscita del libro ( 1947) Primo Levi lo definì “ il libro più importante che sia stato scritto sulla resistenza tedesca al nazismo”.

Nel libro si ricostruisce una storia vera di  opposizione al nazismo,  messa in opera da Otto ed Elise Hampel, iniziata con l’aggressione nazista alla Francia (maggio-giugno 1940). La tragica vicenda, ripresa dagli atti ufficiali della Gestapo, è lo spunto che permette all’autore di ricostruire nel romanzo, con intrecci vari e la creazione di molteplici personaggi, il clima di terrore in atto in quegli anni, conseguenti alla dittatura e alla guerra. Emerge, altresì, la sottomissione psicologica e materiale di gran parte della popolazione tedesca al nazismo. Già da anni erano state violentemente distrutte tutte le opposizioni organizzate. Il film, uscito in Francia nel corso del 2017 ( in Italia dal 13 ottobre), è scritto e diretto da Vincent Pèrez. Ben curate le scenografie, la ricostruzione degli ambienti interni e della città Berlino nei primi anni quaranta. Gli attori Emma Thompson e Brendan  Gleeson  interpretano i protagonisti della tragica vicenda: Otto e Anna Quangel, marito e moglie, lui operaio, lei casalinga. Certo, non è facile sintetizzare in un film  di poco più 100 minuti un libro complesso, molto articolato negli intrecci che si sviluppano per 714 pagine. A mio parere il regista ci riesce bene.

Nel merito. Otto e Anna, dopo la morte del giovane unico figlio nel corso dell’occupazione tedesca della Francia, tormentati, abbandonano  lo stato di “letargo” che aveva caratterizzato la loro vita dagli anni dell’ascesa del nazismo. Otto, capofficina in una segheria, matura l’esigenza di “fare qualcosa” per denunciare gli atti e i crimini del nazismo. E’ già iniziata anche la persecuzione degli ebrei. Con grande vitalità ed ardimento per quasi due anni svolge la sua “piccola” ed intrepida  azione rivolta a  palesare i crimini della dittatura e di Hitler. Lo fa in una maniera semplice, forse anche “ingenua”,  dato gli incerti risultati; pericolosissima, tantissimi sono gli occhi che spiano. Otto, si mette in opera, lasciando – essenzialmente in luoghi pubblici – cartoline postali ( 267), con brevi frasi contro la guerra e i crimini nazisti; si inneggia alla libertà. La moglie Anna in moltissimi casi “ fa da palo” all’esterno. Nel percorso del film la loro attività si intreccia  con l’azione ossessionante condotta dalla polizia e dallo Gestapo rivolta a scoprire gli “untori” che si permettono di infrangere il sacro ordine. Alfine vengono scoperti,  incarcerati e ghigliottinati.

Chiudo, non voglio appesantire questa nota, raccomandando la visione del film.  Mentre scorreva la pellicola per conseguente similitudine si è sovrapposto il ricordo del prof. adranita ( Catania) Carmelo Salanitro). Antifascista da sempre. Dopo l’inizio della guerra di aggressione fascista sentì fortemente l’esigenza di fare qualcosa. Scriveva bigliettini contro la guerra e la dittatura, lasciandoli in grande parte nell’ambito della scuola. Scoperto, dal preside fu denunziato alla polizia. Il Tribunale speciale lo condannò a 18 anni di carcere. Fu ucciso, gasato, nel lager di Mauthausen il 24 aprile 1945.

Domenico Stimolo

#Apriamo i porti. #Fermiamo il razzismo

Dopo l’approvazione del Decreto Salvini il clima di intolleranza e la continua negazione dei diritti fondamentali dei migranti ha purtroppo preso ancor più vigore.

Due navi delle Ong Sea Watch e Sea Eye ( che insieme ad altre hanno salvato migliaia di vite umane e che per questo vengono sempre più criminalizzate) con una quarantina di persone a bordo (tra cui molti bambini) sono da oltre due settimane respinte da ogni porto italiano ed europeo e la situazione sta diventando di ora in ora sempre più drammatica.

Centinaia di richiedenti asilo vengono espulsi dalle strutture di accoglienza (riversandosi senza alloggio nelle strade delle nostre città) perché di punto in bianco il decreto ha fatto venire meno i requisiti necessari per l’ospitalità, e vengono costretti all’illegalità pur avendo titolo di permanenza in Italia.

Moltissimi titolari di Permesso di Soggiorno per motivi Umanitari con il nuovo decreto non riescono ad ottenere un rinnovo.

La cancellazione della possibilità di avere la residenza anagrafica di fatto toglie diritti fondamentali, primo fra tutti quello alla salute, a cittadini che a pieno titolo soggiornano nel nostro paese.

I sindaci di numerose città si stanno opponendo all’applicazione della legge (in)sicurezza. Da Catania, città che ha dato un grande segnale di Solidarietà alle migranti ed ai migranti sequestrati nella nave Diciotti lo scorso agosto, dobbiamo costruire una forte mobilitazione di tutte e tutti coloro che sono rimasti umani e si oppongono concretamente al dilagante razzismo.

La storia siciliana ce l’ha insegnato: emigrare non è reato

39997267_1002916163203491_4233514375647854592_nCatania città aperta e solidale: nessuna persona deve essere illegale!

Antirazziste e Antirazzisti catanesi

Una poesia per Peppino

OGGI 5 gennaio, oltre che anniversario dell’uccisione di Giuseppe Fava, ricorre il 71° compleanno di PEPPINO IMPASTATO, ucciso il 9 maggio del 1978 ( a trent’anni) dal lurido potere politico-affaristico-mafioso- stragista- razzista e fascista che ha disossato la Sicilia, e l’Italia tutta,  che rimane infestata, oggi come ieri.

Nel Suo ricordo una Sua poesia:

Fresco era il mattino

E odoroso di crisantemi

Ricordo soltanto il suo viso

Violaceo e fisso nel vuoto,

il pianto delle donne,

il singhiozzo della campana

e una voce amica;

“ è andato in paradiso

a giocare con gli angeli,

tornerà presto

 e giocherà a lungo con te”.

 

a cura di Domenico Stimolo 15673046_1386542058054144_8771133704639678028_n.jpg

Botte di Natale in Sicilia. La Mattina dopo nessuno aveva voglia di mangiare la nutell

Che botta quella notte……la mattina dopo nessuno aveva voglia di mangiare la nutella

Già che notte quella notte, e che botta!

La mente dei più anziani corre veloce, scavando nella memoria. I “misteri” della notte sono stati celebrati anche in alcune famose canzoni. E’ rimasta celebre la nottedi Fred Buscaglione, questo il rinomato attacco: Che notte, che notte quella notte. Se ci penso mi sento le ossa rotte. Beh, M’aspetta quella bionda che fa il pieno al Roxy Bar. L’amichetta tutta curve del capoccia Billy Carr”.

Anche Adamo, il ragusano-belga, che faceva folleggiare le balere, in una sua celeberrima canzone osanna la notte (titolo del motivo)“ Se il giorno posso non pensarti la notte maledico te e quando infine spunta l’alba c’è solo vuoto intorno a me”.  

I giovani, distratti da un esagitato “fuoco amico” che vorrebbe fare prendere lucciole per lanterne, dovrebbero guardare ad ieri per capire meglio l’oggi e il domani.

Roba forte, cari ragazzi.

Chissà perché, mentre la notte tra il 25 e il 26 dicembre alle ore 03.16 il letto ballava follemente, ho pensato a queste strofe.

Si sa il terremoto può fare diventare folli.

Le cronache dei drammatici eventi sono noti ai più. Già dall’alba del 26 dicembre  i programmi televisivi e i siti informativi, tutti, ne hanno dato abbondante notizia, con continui aggiornamenti, immagini e testimonianze delle persone più duramente colpite.

Alle 03.16, tutti, eccetto quelli che svolgono servizio lavorativo, ammortizzati i “folletti” quotidiani, si dorme, bene e forte. Prima il boato proveniente dalle viscere della terra, poi il balletto del letto, sempre più intenso, tanti violenti ticchettii caratterizzano la casa ….il buio regna sovrano. La paura assale….molti secondi di truce incertezza, quindi, lo scatto dal letto, si tenta di accendere le luci…… mentre i lampadari spazzolano l’aria, poi, “bianchi” in viso,  si ci guarda attorno, le pareti  per constatare l’eventuale integrità. Gridi, rumori per le scale, in strada……..

L’area territoriale interessata è stata abbastanza grande, tutta la provincia di Catania, fino al nord verso Messina, e verso sud, Siracusa e Ragusa. Più di due milioni di abitanti direttamente interessati.

Il mio “punto di osservazione” è stato a circa 15 Km dall’epicentro, i rilevatori si sono fermati al 4,6, grado.  Diversi i paesi e le frazioni duramente colpiti nell’immediato ridosso della fonte. Molti i danni materiali, alcune decine i feriti, parecchie centinaia i cittadini che sono stati costretti ad abbandonare le abitazioni, quindi sfollati. Infatti, come cantava Adamo,  “quando infine spunta l’alba c’è solo vuoto intorno a me”. In pochi giorni, prima e dopo, si sono susseguite centinaia di scosse.

Rimane la disperazione, rabbia, confusione mentale.

Un dato è certo, la mattina dopo, essendo in ben altre faccende affaccendati, nessuno ha mangiato la nutella, anche i bimbi, rimasti tramortiti dallo scampato pericolo.

Oggi, 27 dicembre, 110° anniversario del terrificante terremoto di Messina, è doveroso onorare la memoria delle oltre 100.000 vittime, rimasti sotto le macerie di Messina, Reggio Calabria, totalmente distrutte, e paesi viciniori. La scossa avvenne in piena notte, alla 05  e  rotti, poi seguì lo tsunami; onde altissime spazzarono le due città. Poi, il silenzio mortifero avvolse le due città. I primi ad arrivare per portare aiuto furono i marinai della flotta russa che si trovava in mare a poca distanza. Uno sforzo umano eccezionale. Di fronte al dolore e alle grida di coloro che cercano aiuto la solidarietà prevale sempre, anche se si tratta di “stranieri”Ieri,  si faceva così, oggi purtroppo non è più così! Questa mattina a Messina, come ogni anno, davanti al monumento dedicato ai marinai russi,  si è svolta la cerimonia del ricordo.

Qui restiamo in forte apprensione. Speriamo che non ritorni un’altra botta!   

Domenico StimoloD6B4F0F9-61AC-411E-BDB6-C8197AF45427

Palermo: L’efferato delitto di Aid Abdellahdi ( Aldo)  che non ha trovato adeguati spazi nelle cronache nazionali

 

Quando la realtà supera la più bieca fantasia

I “protagonisti” :

  • L’ucciso: il clochard colto  franco-algerino di 56 anni
  • L’omicida: un ragazzo romeno di 16 anni
  • Il presunto complice: un bambino-ragazzino di 12 anniSchermata_2018-12-23_alle_08-12-43-4f317
  • Il gatto “Helios” intimo amico del clochard

 

Aid Abdellaih non era un “ brutto, sporco e cattivo”. Bensì, affabile, colto e gentile. Un franco-algerino che parlava quattro lingue, suonatore di organetto, era stato pittore e mimo.  Gli imperscrutabili percorsi della vita lo avevano da tempo portato a praticare a Palermo l’esperienza dell’ “assoluta libertà”, in mancanza di quell’altroche in attivo sostegno e solidarietà per i poveri dovrebbe sempre connotare una società civile e democratica. Negli anni precedenti aveva vissuto in diverse regioni italiane.

Era un clochard, conosciuto come Aldo. Apparteneva alla categoria dei “senzatetto”. Stazionava in un’area centrale di Palermo, dormendo dentro un sacco  a pelo sotto i portici di piazzale Ungheria. Non disponendo d’altro come abitazione, di fatto, quella ormai era la sua “casa”. Benvoluto da tutti, residenti e commercianti della zona. Forte della sua dignità di Umano consapevole della sua condizione non chiedeva elemosina, accettava con grande gentilezza ciò che veniva dalla sensibilità degli altri, con un sorriso. Molte persone erano solite da tempo fermarsi, giusto per parlare con il clochard gentiluomo. Conversazioni piacevoli. Lui sapeva molte cose, si intratteneva cordiale. Il suo accento francese gli dava un tocco di bohemienne.

Il giovane sedicenne romeno abitava nel vicino quartiere di Ballarò, noto per i suoi vicoli, il mercato all’aperto, il mercatino delle pulci, e le condizioni di degrado strutturale. Conosceva Aid Abdellaih, era solito frequentare la zona di piazzale Ungheria. Poi, la notte di domenica, la furia, diventata omicida. Ha confessato, le telecamere della zona non lasciavano possibilità di “fuga”. Non voleva uccidere, ha detto. Lo ha colpito ala testa con una spranga di ferro mentre dormiva nel suo sacco a pelo. Nel portafogli ha preso venticinque euro, portando via il telefono cellulare, mentre Aid Abdellaih giaceva ormai morto nel suo giaciglio.

Il gatto “ Helios” era il compagno di strada. Tutti lo ricordano, sempre a fianco del suo padrone che lo portava al guinzaglio. Lo ha vegliato tutta la notte, fino al rinvenimento dell’uomo ormai cadavere da parte di una commessa di un bar che ogni mattina gli portava brioche e caffè. Dopo la tragedia il gatto è stato adottato da una persona di buon cuore.

Il luogo del delitto da parte di tanti palermitani addolorati  è stato riempito di fiori, messaggi e oggetti di cordoglio. Una corona di fiori è stata depositata da una delegazione del Sunia – il sindacato degli inquilini e degli assegnatari di casa della Cgil -. Il sindaco Leoluca Orlando sì è recato in piazzale Ungheria per rendere omaggio ad Aldo, comunicando di avere posto alla Commissione Toponomastica l’avvio della procedura per  intitolare al clochard i portici della piazza.  Sabato il funerale.

Lui è morto ammazzato. Ma quanti altri “senza tetto”, vagabondi, clochard, i più poveri dei poveri, periscono di “morte naturale” ogni anno nelle città italiane, abbandonati dalle Istituzioni? Tanti, in varie decine, sempre di più – date le violente contraddizioni sociali sempre più crescenti -, specie nel gelo del periodo invernale. Tra le tante decine di migliaia di persone che in Italia sono costrette a vivere per strada, in rifugi improvvisati, in luoghi “trovati”, abbandonati poiché chiusi da tempo. Mentre a “fianco” impazza l’opulenza e l’indifferenza. Sono i poveri additati all’odio dalla “cultura” politica montante.

domenico stimolo

“Il processo Stato-mafia nel racconto di un suo protagonista”

Carissime/i, è importantissimo che, dopo mesi di vergognoso e preoccupante silenzio sulla sentenza relativa alla trattativa Stato-mafia nella quale si parla del più grave depistaggio nella storia della nostra Repubblica, in massa ci mobilitiamo per una partecipazione-denunzia contro la mafia e per la difesa della democrazia. All’evento  di giorno 18 dicembre alle ore 17,30 presso il Teatro Biondo di Palermo dove sarà presentato, per la prima volta in Sicilia, il libro “Il Patto Sporco Il Processo Stato-mafia nel racconto di un suo protagonista”. interverranno gli autori Nino Di Matteo, sostituto procuratore Nazionale antimafia e Saverio Lodato, giornalista e scrittore.
Inoltre, daremo il ben ritornato in Sicilia al  nostro Presidente emerito Nazionale dell’ANPI Carlo Smuraglia, che con Armando Sorrentino, avvocato e Giuseppe Lombardo, procuratore aggiunto di Reggio Calabria. parteciperà alla presentazione del libro.
Accompagneranno gli interventi, con letture, gli attori  Claudio Gioè e Carmelo Galati.
Angelo Ficarra   Ottavio Terranova
     VicePresidente Nazionale ANPI
nino di matteo