Una fila composta da 2381 autobus – lunga 54 chilometri – ha attraversato il confine

Mentre le destre gridano all’ “invasione” gli italiani continuano ad abbandonare l’italico suolo. E’ successo ancora l’anno scorso, 128.583 persone sono andati via dall’Italia. Se fosse stata una “gita organizzata” con spostamento in autobus al confine si sarebbe formata una coda lunga 30 chilometri.

Negli ultimi 13 anni le iscrizioni all’AIRE sono aumentate del 70%: + 2,2 milioni.
La falsificazione della realtà continua ad accadere in maniera sfrontata e violenta, specie negli ultimi anni. Loro, i rappresentanti delle variegate destre, imperturbabilmente seguitano a perseverare. Aizzano contro gli esseri umani che cercano aiuto, e contro le attività di intervento in mare, specie contro le ONG, le organizzazioni internazionali che operano nel Mediterraneo. Sovvertendo l’impianto etico e civile che regge le nostre enunciazioni democratiche li accusano di sostegno umanitario, come se i volontari che operano sulle navi di soccorso fossero i guardiani dei lager di sterminio nazifascisti.

E’ ben noto a tutti, tranne ai falsificatori della realtà, che la gran parte dei rifugiati-migranti raggiungono autonomamente le coste siciliane e del sud, con piccole imbarcazioni
Mentre un gran numero di cittadini italiani continua ad abbandonare l’Italia, emigrando in altri paesi, “ i nostri intrepidi” vocianti, assolutamente non intenzionati ed incapaci ad affrontare la gravissima questione ( sono stati molte volte al governo), giusto per distrarre l’attenzione, lanciando funeree grida, continuano a strepitare contro la presunta invasione del suolo patrio. Nei riguardi dei rifugiati. I profughi-migranti, provenienti da aree di guerra, di umiliazione dei diritti umani e sfruttamento, di desertificazione, disastri ambientali ed estrema povertà. Per ciò che riguarda l’Italia molti provengono dai lager libici. Pur di cercare di costruirsi un futuro migliore affrontano il grande rischio della morte nella traversata del Mediterraneo, viaggiando in condizioni di estrema pericolosità.
L’emigrazione è un drammatico avvenimento che da sempre ha caratterizzato il percorso umano. Nella storia recente degli ultimi 150 anni il flusso di partenze ha riguardato le aree territoriali caratterizzate da grandi diseguaglianze sociali, o coinvolte da eventi bellici. Per ciò che riguarda l’area europea, giusto per ravvivare la memoria, è essenziale soffermarsi sulle migrazioni “bibliche” che interessarono molti stati, per l’estrema povertà vissuta della stragrande maggioranza delle popolazioni, e per le battaglie guerresche con il conseguente riposizionamento dei confini, determinate dalle catastrofi delle guerre imperiali del 1914-18 e dalle aggressioni nazifasciste nel secondo conflitto mondiale.
Un gigantesco dramma che in questa fase storica in maniera sempre più crescente interessa le aree territoriali di tutti i continenti, con particolare riguardo nell’emisfero occidentale per l’Europa, specie per le aree mediterranee. Negli ultimi tre anni, ridimensionatosi considerevolmente il dramma migratorio verso i paesi europei, proveniente in particolare dalle grandi aree di guerra: Iraq, Siria, Afganistan, zone dell’Africa, in particolare, pur con numeri molto più ridotti rimangono in particolare come punti di riferimento logistico: Turchia, Grecia, Spagna, Italia.
In quest’alveo, l’Italia, purtroppo, ha sempre avuto un posto in primissima fila. Dall’Unità nazionale ( 1861) al 1985 29 milioni di cittadini italiani sono emigrati all’estero – solo in dieci milioni sono ritornati-. Successivamente la fuga è continuata senza soste. A questo gigantesco “numero umano”, costituito da uomini, donne e bambini, proveniente da tutte le regioni italiane, bisogna aggiungere l’emigrazione interna. Negli ultimi 130 anni decine di milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, emigrando in altre regioni. Un fatto drammatico che in particolare ha interessato tutte le aree meridionali e lo specifico coinvolgimento di parecchie regioni del centro-nord ( Abruzzo, Veneto, Piemonte….).
Siamo tutti figli di questa storia! In particolare quell’enorme schiera che nel corso delle proprie dirette generazioni ha subito nelle carni, nei sentimenti e negli affetti, le tragiche conseguenze derivanti dall’abbandono dei luoghi nativi.

Anche nel corso di questi ultimi anni l’emigrazione continua. Una colonna fitta e costante che in maniera rassegnata e silente lascia l’Italia. Non ci sono mai state “comitive”, più o meno organizzate, che annunciano la propria partenza in maniera rumorosa, tale da meritare l’interesse dei fatti di cronaca informativi. Centinaia e centinaia di migliaia di uomini e donne, prevalentemente giovani, hanno abbandonato città e paesi, i luoghi della loro esistenza.
In questo paese nella gran parte diventato amorale sui valori civili e democratici costituenti il nerbo fondativo della Repubblica, che rinnega la Memoria storica, dedito alla frantumazione sociale – con povertà sempre più grandi ed incredibili differenziazioni nella distribuzione della ricchezza prodotta tra ceti sociali e le aree geografiche-, alla divulgazione dell’odio, discriminazione e razzismo, alla diffusione televisiva ed informativa delle futilità e della distorsione della realtà, a partire dal continuo “canto dell’invasione e della sostituzione etnica” scientemente inventata a tavolino, la continua emigrazione degli italiani, in maniera cieca e strumentale, è passata inosservata.

Ci sono responsabilità generalizzate che riguardano l’intero mondo della politica e delle strutture produttive e delle rappresentazioni sociali!
Il silenzio viene rotto solo per brevissimi periodi, nei pochi momenti di divulgazione di specifici Report di organizzazioni sociali e umanitarie. Le dichiarazioni e le note di “sdegno” durano solo pochi giorni, poi, tutto continua come prima. Articoli sui giornali, note sulle gazzette televisive……poi, “domani è sempre null’altro giorno”….per chi continua a dormire sul suo letto. I soliti insulsi “balletti” consolidati proseguono. Le notizie sulla nostra emigrazione spariscono rapidamente. Non si vuole disturbare la gentile routine e i gaudenti “festaioli” che continuano con le falsità cercando di distruggere le comuni basi valoriali e culturali della comunità italiana, nati e consolidatosi con la sconfitta del fascismo.
E’ successo, ancora, con l’ultimo contributo della Fondazione Migrantes – Organismo Pastorale della CEI -, “ Rapporto Italiani nel Mondo” – 14° edizione, reso pubblico il 25 ottobre. Questi in sintesi i principali parametri di riferimento:
* I cittadini italiani iscritti all’AIRE– Anagrafe Italiani residenti all’estero – al gennaio 2019 sono 5.288.281. Si tratta del 8,8% dei 60 milioni considerati “residenti” in Italia. I meridionali sono il 48,9%; il 35,5% proviene dalle regioni settentrionali; il 15,6% dal Centro Italia. Sulla periodicità di iscrizione: il 41,2% da oltre 15 anni, il 16,9% da 5 a 10 anni, il 21% da 5 anni.
* Negli ultimi 13 anni il numero degli italiani emigrati si è accresciuto di 2,2 milioni ( da 3,1 m. a 5,3 m.), con un + 70%. Con un valore medio annuo di “fuoriusciti” pari a 170.000, così ripartiti: 48,9 dal Meridione ( 16,9% da Sicilia e Sardegna); 35,5 dal Nord; 15,6% dal Centro Italia.
* Riguardo le zone di residenza reale il 54,3% riguarda l’Europa, il 40,2% in America ( il 32,4% nel centro-sud americano). Le comunità più consistenti sono così ripartite: Argentina 843.000, Germania 764.000, Svizzera 623.000, Brasile 447.000, Francia 422.000, Inghilterra 327.000, Stati Uniti 272.000.
* Nel 2019 dei 242.353 italiani nuovi iscritti all’AIRE, 128.583 sono per espatrio (71.000 uomini, oltre 57.000 donne) . Di questi il 71,2% è emigrato in Europa. In Inghilterra 20.000, Germania con 18.385, Francia 14.016, Brasile 11.663, Svizzera 10.265. Sulle fasce anagrafiche è la “ migliore gioventù” che abbandona l’Italia, infatti per il 40,6% sono giovani tra i 18-34 anni. IL 24,3% si colloca nella fascia anagrafica tra 35 e 49 anni. Di fatto il nostro paese esporta le formazioni scolastiche superiori -universitarie più pregiate ( per preparazione e costi sociali pubblici) e importanti professionalità, qualificazioni che potrebbero dare un contributo pregiato all’Italia. Da rilevare che nel 2018 gli emigrati italiani all’estero sono stati 128.193.

E’ come se, per “coincidenza”, si fossero spostati contemporaneamente con autobus di 54 posti. Data la lunghezza del mezzo di trasporto e dieci metri di distanza di sicurezza ciascuno la fila sarebbe pari a 54 chilometri.
* Tutte le regioni italiane sono interessate all’emigrazione. Nel 2018 in testa la Lombardia con 22.803 persone ( 10,04 ml. abitanti); Veneto 13.329 ( 4,905 ml. abitanti); Sicilia 12.127 ( 5,027 ml. ab.); Lazio 10.171 ( 5,897 ml. ab.); Piemonte 9.702 ( 4,376 ab.).
* Nel corso degli ultimi anni l’evento emigratorio ha consolidato una continua dirompente crescita. Dal 2014 ( con meno di 100.000 partenze) l’aumento è pari al 36%. Nel 2008 gli emigrati all’estero sono stati 38.000.
* La continua emigrazione di persone giovani contribuisce in maniera rilevante ad abbassare la natalità del nostro Paese. La complessiva decrescita consolidatosi in Italia determina grandi allarmi. Le previsioni sul medio lungo termine sono negative in maniera consistente: 1,6 milioni di abitanti in meno nel 2045 e 6,5 milioni nel 2065. Lo spopolamento riguarda particolarmente tutte le regioni meridionali. L’immigrazione, pur con numeri folti, compensa solo in maniera marginale il grande calo di natalità.
* In questa dinamica emigratoria è presente una piccola componente di persone emigrate in Italia e successivamente diventati cittadini italiani. Tra il 2012 e il 2017 delle 744.000 persone che hanno ottenuto la cittadinanza 43.000 sono andati in altri paesi.
* L’esodo, evidenziato con i dati precedentemente riportati, è veramente gigantesco ( 128.583 espatriati solo nel 2018) . Nella parte di “classifica” che riguarda la ricerca socio-scientifica sull’incidenza degli iscritti all’AIRE riferita ai comuni – suddivisi in tre gruppi di abitanti -, nella classe di aree urbane tra i 100.000 e i 10.000 abitanti, i primi sei posti sono ricoperti da comuni siciliani: Riesi ( Cl) con un’incidenza del 64,6%, Barrafranca ( En) 61,9%, Ravanusa ( Ag) 58,5%, Palma di Montechiaro ( Ag) 51,4%, Leonforte ( En) 46,5%, Licata ( Ag) 46,1%. Di fatto, una vera e propria desertificazione umana.

Nei comuni con meno di 10.000 abitanti risulta impressionante constatare lo sconvolgimento storico subito da molti paesi. L’incidenza nel rapporto iscritti AIRE/residenti è altissimo. Al 1° posto si colloca Castelnuovo di Conza ( Salerno) con una incidenza % del 480,7; segue Carrega Ligure ( Alessandria) con 348,2%, al 3° posto Acquaviva Platani ( Agrigento) con 264,5%.

La percentuale nazionale del rapporto iscritti EIRE/ residenti Italia è del 8,81%.

Tutti i dati socio-statistici e bibliografici sono visionabili su:

https://www.migrantes.it/wp-content/uploads/sites/50/2019/10/RIM_2019_datistatistici.pdf

Il RAPPORTO:

https://www.migrantes.it/wp-content/uploads/sites/50/2019/10/Sintesi_RIM2019.pdf
E’ la nostra storia, rinnegata dai sovranisti, vecchi e nuovi!
* Cosa è avvenuto con gli sbarchi dei profughi-migranti nelle coste siciliane e del sud in generale? :

2019, al 31 ottobre: 9648 arrivi; 2018, 22.031; 2017, 111.401.
* C’è, inoltre, l’emigrazione interna. Da ricapitolare in estrema sintesi. Una dinamica di enormi proporzioni che in particolare riguarda tutte le regioni meridionali. Numeri di spostamento imponenti. L’abbandono del sud, strutturalmente deficitario sul piano socio-economico, non è mai cessato. Nel quadro degli ultimi settant’anni il flusso è stato sempre mono direzionale, le aree territoriali di attrattiva per la ricerca del lavoro sono collocate nel centro-nord. Nel corso dei decenni, cambiate le condizioni complessive si sono modificate le “tipologie umane” e le professionalità che attrezzano le valigie per l’abbandono della famiglia e del contesto di nascita; ormai da diversi anni gli emigranti sono costituiti in maniera rilevante da giovani diplomati e laureati: il 5% del 1980 nel 2017 è diventato il 27% nel 2017. Inoltre, del totale dei giovani meridionali iscritti ad un corso di laurea magistrale il 40% frequenta corsi di laurea di strutture universitarie collocate nel Centro-Nord.

Si è innescato uno spopolamento e un depauperamento ormai irreversibile. E’ questo il triste quadro complessivo, rimandando ad altre occasioni gli appropriati approfondimento di merito.
A ciascuno la sua riflessione.

Domenico Stimolo

 

LA LIBERAZIONE DI TURI

 

PER ADERIRE su CHANGE.ORG

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Mamme NOMUOS Caltagirone ha lanciato questa petizione e l’ha diretta a Presidente della Repubblica

Turi Cordaro Vaccaro e’ un pacifista Nonviolento di piu’ di 60 anni nonno di una splendida nipotina che vive in Olanda.

Dai tempi in cui volevano piazzare gli euromissili a testata nucleare a Comiso in Sicilia,si licenzia dal suo lavoro sicuro di operaio fiat e dedica tutta la sua vita per la pace e la denuclearizzazione.Partecipa a tante campagne attive,proteste ,azioni e campeggi per la pace e si rende protagonista di numerose azioni dirette nonviolente in cui distrugge armi da guerra.I due F16 in Olanda per cui viene incarcerato 6 mesi ,la centralina dell’antenna principale della Base US Navy di Niscemi sempre in Sicilia,il danneggiamento di una delle parabole del sistema M.U.O.S: sempre nella base di Niscemi.

Dal 2013 infatti e’ uno dei membri piu’ attivi nel movimento NOMUOS di Niscemi ,movimento che vuole la smantellazione della base militare di Niscemi sia per ragioni pacifiste,sia per i danni che le radiazioni provocano alla salute della vicinissima popolazione sia per il danno ecologico di una base che sorge nel mezzo di una riserva naturale,la sughereta di Niscemi appunto.

Dall agosto 2018 Turi e’ incarcerato per una condanna definitiva a 11 mesi e 20 giorni per il danno provocato alla centralina dell’antenna principale della base di Niscemi.A questa si è sommata un altra condanna per un azione di disobbedienza civile durante la protesta per la commemorazione dello sbarco americano a Gela.

Turi potrebbe essere gia’ libero sia per la particolarita’ del suo profilo personale,sia per gli sconti di pena a cui potrebbe accedere e avere diritto pieno ma che lui rifiuta .

Infatti,Turi crede in una giustizia piu’ rofonda e si nega a chiedere concessioni o favori anche quando siano pienamente in linea con cio’ che la legge stessa prevede.

Per questa ragione il movimento delle MAMME NOMUOS di CAltagirone ha inviato una lettera al presidente della Repubblica Italiana ,unica figura istituzionale in potere di liberarlo concedendogli la grazia.

Aiutateci a rafforzare questa nostra richiesta…Turi e’ un uomo,un attivista e un nonno profondamente pacifico,sempre scalzo e di una sobrieta’ ecologica sorprendente.

76° Anniversario della deportazione dal carcere di Sulmona di 392 detenuti, tra questi l’antifascista catanese prof. Carmelo Salanitro

 

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DEPORTATI A DACHAU. STORIA DI UN TRENO “FANTASMA”.

All’alba dell’8 ottobre 1943, un manipolo di soldati tedeschi irruppe nel carcere della Badia e, dinanzi al direttore dell’Istituto Corrado Dejean, e del personale di guardia, radunò tutti i detenuti, non meno di 383, nel cortile principale dell’antico monastero. Tutta l’operazione, secondo le testimonianze, durò soltanto venti minuti. Sotto la minaccia costante delle armi, i detenuti furono prima incolonnati e quindi scortati fino alla stazione ferroviaria di Sulmona. Ad attenderli, immaginiamo, mentre sfilavano tra lo sguardo attonito e curioso dei viaggiatori e del personale ferroviario, un treno adibito al trasporto del bestiame e delle merci. I detenuti della Badia, assieme ad altri nove giovani uomini rastrellati nella vicina Roccacasale, tra cui due minorenni, furono quindi distribuiti tra i vari vagoni del treno. In poco tempo, il convoglio lasciò Sulmona diretto a Roma. Si trattava, in verità, della prima tappa di un tragitto molto più lungo, che il treno con i deportati percorse in cinque giorni e sei notti toccando Firenze, Bologna e Verona, fino ai confini del Paese. Quindi, dal Brennero a Monaco e poi dritti fino al cuore della Baviera, nel konzentrationslager di Dachau.

La maggior parte dei deportati di Sulmona proveniva dalla Croazia (tra questi numerosi italofoni dell’Istria e della Dalmazia), dal Montenegro e dalla Grecia, tutti condannati dai Tribunali militari italiani per essersi opposti alle pratiche dell’occupazione nazi-fascista dei rispettivi Paesi. Non erano gli unici alla Badia. Dal mese di maggio 1943, l’Istituto di Pena di Sulmona ospitava alcuni antifascisti, tra cui Danilo Dolfi, Gian Carlo Pajetta e Salvatore Cacciapuoti. Oltre ai condannati italiani del Tribunale Speciale e ai “politici” slavi e greci, vi erano poi decine di detenuti condannati per “reati comuni”.

L’ordine di scarcerazione per i “politici” antifascisti, inviato dal Ministro Azzariti alle procure del Regno il 16 agosto 1943, non ebbe gli effetti sperati. Le rigide disposizioni che accompagnavano il telegramma del Ministro esclusero di fatto gli “allogeni della Venezia Giulia et territori occupati”. Dalla Badia, quindi, nei giorni seguenti uscirono solo 25 persone, quasi tutte accomunate dall’appartenenza al Partito comunista. Gli altri furono trattenuti fin oltre l’8 settembre.

Non meno di 105 dei 392 deportati partiti da Sulmona furono eliminati nei vari campi di sterminio tedeschi. Sopravvissero in 117, ma 2 morirono nei giorni successivi la liberazione, prima ancora di essere rimpatriati. Sul destino dei rimanenti 170 deportati, in assenza di notizie certe, non è possibile avanzare alcuna ipotesi. La loro sorte, quindi, nonostante gli anni trascorsi, è al momento sconosciuta.

Le vicende di Sulmona si collocano certamente nel più ampio fenomeno che interessò migliaia di uomini reclusi negli Istituti di Pena e nei campi di concentramento italiani all’indomani dell’annuncio dell’Armistizio. Questo caso, però, sembra distinguersi almeno per un aspetto: la rimozione “fisiologica” di ogni traccia della deportazione dalla memoria istituzionale, e, di conseguenza, da quella collettiva di più ampio respiro “popolare”. Resta, ad ogni modo, il dato oggettivo che a sapere erano stati in molti. Nonostante recenti sollecitazioni, le istituzioni locali sembrano confermare la propria distanza da tutta la vicenda che, se affrontata nei suoi più intimi risvolti, aprirebbe complessi e doverosi interrogativi in merito ai 270 giorni di occupazione tedesca della Valle Peligna, uno dei territori più strategici nelle retrovie dell’intera Linea Gustav.

I fatti di Sulmona sono riaffiorati dall’oblio in cui erano stati confinati, solamente in tempi recenti, tra le pagine polverose di alcuni vecchi fascicoli conservati negli Archivi di Stato.

CARMELO SALANITRO, antifascista, professore di Lettere del liceo Cutelli di Catania, condannato a 18 anni di reclusione nel febbraio del 1941 dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, deportato da Sulmona a Dachau e poi a Mauthausen con il numero di matricola 61302, in una delle sue ultime lettere dal carcere, scrisse:

“Attraverso il grido e l’appello e il monito della coscienza, parmi che si riveli ed esprima la voce potente del Signore. Seguire i suoi chiari impulsi, obbedire ai suoi inderogabili precetti ho sempre ritenuto stretto dovere dell’individuo che non vuole adagiarsi in un’inerzia morale che è peggiore della morte e non diserta il suo posto e non rinuncia a soddisfare certe insopprimibili esigenze della personalità e della dignità umana”.

A queste parole, la professoressa Maria Salanitro Scavuzzo, nuora di Carmelo, in una recente lettera, aggiunge: “Io confido che i vecchi e i giovani del nostro tempo, saldamente uniti, saranno capaci di neutralizzare le nuove ideologie, assai simili al fascismo, che serpeggiano nella nostra Europa, fermamente voluta da un gruppo di oppositori alla dittatura fascista, che ebbero la fortuna, per loro e per noi, di sopravvivere”. Carmelo Salanitro fu ucciso la notte del 24 aprile 1945 nelle camere a gas del campo di sterminio di Mauthausen.

Quest’anno, come il precedente, un comitato di cittadini, riunito nella sigla “Cultura e Società”, al quale si uniscono le associazioni Terra Adriatica, Centro Studi Carlo Tresca, Il Sentiero della Libertà, ANPI sezione Valle Peligna e Una Fondazione per il Morrone, richiama alla memoria i deportati di Sulmona, e lo fa attraverso il ricordo del professor CARMELO SALANITRO, l’immagine del cui volto è stata riprodotta in una serie di manifesti murali che saranno affissi nelle principali strade cittadine a partire dalla mattina di domani, 8 ottobre.

Sulmona, 6 ottobre 2019

Mario G. Salzano,

ricercatore, Dipartimento DILASS, Università degli Studi G. D’Annunzio, Chieti-Pescara.

Sciopero generale per il futuro: 27 settembre

1558622406_d01766408497e6bf1c9e2fdb6153f71aMOBILITAZIONE Generale ! E’ questo il grido che attraversa moltissimi luoghi della nostra Gaia Terra.

Inizia la settimana di mobilitazione mondiale contro i cambiamenti climatici. Si intende sensibilizzare la sessione speciale dell’Onu – New York, dal 23 settembre -. Durante la settimana si svolgeranno mobilitazioni in 156 Paesi.

Dopo le centinaia di manifestazioni che venerdì 20 settembre si sono svolte sul piano internazionale, coinvolgendo centinaia di città e con la partecipazione di milioni di persone – grandissima la presenza dei giovani -, la mobilitazione continua: venerdì 27 settembre anche in Italia lo “ Sciopero generale per il futuro”. Per la difesa della continuità della Vita nel nostro pianeta, dell’ecosistema mondiale, contro:

la continua estensione delle conseguenze dell’effetto serra ( anidrite carbonica, metano..); drastico aumento delle temperature climatiche; scioglimento dei ghiacciai dai Poli nord e sud alle montagne più elevate; l’innalzamento dei mari e l’erosione delle coste; gli immensi incendi che riguardano in maniera sempre più crescente i principali “polmoni verdi” dei continenti distruggendo la capacità di neutralizzazione dell’anidride carbonica, l’ecosistema e le biodiversità; i processi di desertificazioni avanzanti; il mefitico inquinamento terrestre, marino, delle aree urbane; la diminuzione delle acque potabili, delle risorse alimentari, i prodotti dell’agricoltura; crescita esponenziale dell’inquinamento degli Oceani con il conseguente depauperamento delle risorse naturali, in particolare le specie vegetali e animali. ………..

A protezione degli Umani, delle specie animali e vegetali, la cui esistenza è drammaticamente minacciata con una progressione ad ora inarrestabile.

Contro gli imperanti sistemi produttivi globalizzati strutturalmente impostati per la conquista del massimo profitto e del subdolo condizionamento dei modelli comportamentali stupidamente consumistici nella pratica quotidiana che, continuamente, minacciano la coesistenza pacifica dei popoli – con l’uso imperialistico della guerra e delle sopraffazioni -, alimentati dalle azioni dei profittatori generati dal vigente sistema economico-finanziario che basano la loro esistenza sullo sfruttamento delle risorse con estrazioni a baso costo, e sul mantenimento delle profonde differenziazioni economiche-sociali-ambientali che caratterizzano il mondo, lucrando sulla pelle della stragrande maggioranza dei cittadini, determinando processi di spostamenti e di emigrazione colossali.

Affinché i nostri figli e nipoti abbaino certezza di sviluppare la Loro Vita in una Terra che non sia irrimediabilmente condannata a finire in un tragico crescendo di giganteschi disastri ambientali e di conseguenti contrapposizioni tra stati e popoli.

Per determinare, nelle scelte nazionali e con obbligatori e vincolanti accordi internazionali, un percorso risolutamente diverso nell’uso e nella gestione:

Delle risorse naturali, con l’assoluta prevalenza delle energie alternative, con l’abbandono delle “risorse” e dei combustibili di origine fossile e del nucleare. Sistemi di mobilità puliti indirizzati a favorire in maniera risoluta i trasporti pubblici, specie nei centri urbani.

Strutture commerciali basati su filiere logistiche di brevi distanze prediligenti la salvaguardia ambientale e la salute dei cittadini. Gli spostamenti veicolari e il movimento delle merci su strada contribuiscono nel nostro paese con il 16,1% per l’emissione delle micropolveri.

Sistemi di riscaldamento da riorganizzare in maniera totale, in Italia le stufe a legna e a pellet rappresentano la fonte di inquinamento atmosferico più grande, pari al 38% del totale delle polveri sottili emesse ( dati 2016).

Revisione strutturale dei sistemi utilizzati nell’agroalimentare e in particolare nella zootecnia sul piano mondiale ( gli allevamenti intensivi determinano in Italia il 15,1% ( dati 2016) dell’inquinamento derivante dalle polveri sottili, cioè del particolato primario ( direttamente emesso dalle sorgenti inquinanti) e secondario ( prodotto in atmosfera da reazioni chimiche) e, negli allevamenti intensivi il particolato secondario è assolutamente prevalente. L’industria contribuisce per l’11,1%.

Le ricerche, le analisi e le previsioni dei principali Istituti di Ricerca mondiali ( decine di migliaia di studi appropriati sul cambiamento climatico condotti da una foltissima schiera di scienziati e ricercatori) ci insegnano che il riscaldamento globale è di origine entropica ( degenerazione temporale del Sistema conseguente alle “caotiche” attività umane). Se non interverranno profonde modifiche dell’impianto economico e del modello “relazionale” degli abitanti della nostra Gaia Terra, nei prossimi decenni gli eventi catastrofici già in atto assumeranno dinamiche sconvolgenti ed irreversibili, di dimensioni tale da compromettere l’esistenza della Vita nel pianeta.

Solo le stolte ed ingannevoli propagande negazioniste delle rappresentazioni della conservazione economica più bieca ( mirate al raggiungimento del profitto sempre più grande) e delle destre estreme – istituzioni, partiti e modelli “culturali”, – che storicamente costituiscono sempre il nerbo dei loro servi fedeli, cercano ancora di ingannare le coscienze dei cittadini, in Italia e nel mondo, negando, con i contorsionismi retorici più comici e truci, l’evidente tragico stato dell’arte.

Gli accordi internazionali, stipulati nel corso degli anni sono risultati complessivamente inefficaci. Lo strapotere degli Stati più forti, per responsabilità diretta sulle emissioni e per i “comandi” di accentramento con carattere imperialistici che sono in grado di imporre, risultano ancora determinanti nel consolidamento della suicida strada intrapresa.

Saranno necessari cambiamenti strutturali, sull’impiego delle risorse economiche planetarie e nei modelli della quotidianità, che Ci riguardano tutti. Gli ingenti investimenti da indirizzare ai cambiamenti sistematici, tra l’altro, possano essere reperiti, ridimensionando in maniera drastica le omicide spese militari: nel 2018 pari a 1822 miliardi di dollari su scala mondiale; al primo posto gli Stati uniti con 649 miliardi di dollari ( 36% del totale), in Italia 27,8 miliardi dollari), o attingendo, con appositi accordi internazionali di giustizia, nei patrimoni degli straricchi del mondo che, in maniera incredibile ed immotivata – l’1% più ricco – detengono il 47,2% della ricchezza complessiva; nel frattempo 3,8 miliardi di persone “ hanno in tasca” lo 0,4”% Diseguaglianze agghiaccianti: Nel 2018 i 1900 più straricchi hanno accresciuto i loro beni di 900 miliardi di dollari, la metà più povera ha avuto un calo pari al’11%.

I nuovi ed impellenti accordi internazionali che necessariamente dovranno essere stipulati a brevissimo termine avranno l’obbligo morale e materiale di affrontare queste tematiche essenziali per la difesa della Vita nel nostro pianeta.

Lo scudo che sarà innalzato da parte dei conservatori devastatori sarà gigantesco. Difenderanno i loro interessi egoistici in tutte le maniere, pronti anche a sacrificare la Gaia Terra.

Le mobilitazioni di sensibilizzazione e protesta dovranno essere pressanti e gigantesche in tutte le aree del mondo, a partire dall’Europa. Il vigore primario, per come già sta iniziando a realizzarsi, deve essere rappresentato dai giovani. Loro, dato l’età, devono avere la percezione e la coscienza concreta che il loro futuro di sopravvivenza è fortemente compromesso. Le altre fasce di età oggettivamente non comprendono il significato delle previsioni catastrofiche nel breve futuro, proiettate in avanti di diversi decenni.

Questo fondamentale percorso di richiesta all’esistenza dei giovani deve essere accompagnato attivamente dai genitori e dai nonni. E’ questo il lascito più grande nella staffetta della vita.

Già nei decenni scorsi grandi movimenti di autodifesa, per cercare di fermare i processi distruttivi del nostro ecosistema, hanno attraversato molte aree del mondo e l’Italia. Basta ricordare l’esperienza generosa e formidabile dei Social Forum. Poi, dopo avere sviluppato pregiate elaborazioni e fasi di aggregazione di grande rilievo, perdendo la carica di “associazionismo” corale e plurale, si sono “dispersi” nei territori. Però l’humus di fondo è sempre rimasto, vivo e innestato in maniera articolata nelle coscienze e nel corpo sociale nazionale ed internazionale. Ora, che le questioni di fondo sono diventate sempre più gravi, cogliendo la spontaneità giovanile, bisognerà sviluppare tutte le sinergie potenzialmente in essere, per aggregare, mobilitare, costruire obiettivi, con il convincimento che per forza delle cose bisognerà essere vincenti.

Si deve prendere positivamente atto che il percorso della storia umana insegna che le fasi di giusta rivendicazione, pur avendo come motore prioritario e insostituibile la partecipazione attiva e propositiva di donne e uomini ( ragazze e ragazzi), hanno anche bisogno di decantare il ruolo di singole soggettività che grazie alle loro azioni, entrate con grande leggiadria nei sistemi informativi globali, assurgono nel ruolo di simbolo aggregativo. Ora, per il movimento globale che intende difendere la Vita e il pianeta, la giovane svedese Greta rappresenta magnificamente questa figura.

Tutto questo sarà molto difficile, ma obbligatorio. La marcia è iniziata.

Per informazioni sui luoghi delle manifestazioni che si svolgeranno in Italia giorno 27 settembre consultare ( in continuo aggiornamento)

https://www.fridaysforfutureitalia.it/

Riesi. Giuseppe Golisano, la storia di un eroe- partigiano

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Piazza Martiri dell’Olivetta

Nei giorni scorsi a Riesi grazie all’ANPI di Riesi gestita dal referente Giuseppe Calascibetta, è stata ricostruita la storia di un eroe riesino della Seconda Guerra Mondiale che fino adesso nessuno conosceva: la storia di Giuseppe Golisano, che secondo l’Atlante delle Stragi Nazi-Fasciste pubblicato dall’ANPI nazionale, risulta essere un partigiano vittima dei tedeschi nella famosa Strage dell’Olivetta. A tal proposito Giuseppe
Calascibetta sostiene: “La notte tra il 2 e il 3 dicembre del 1944, furono fucilati ventidue prigionieri politici, prelevati dalla IV sezione del carcere di Marassi, i cui corpi vennero dispersi in mare. Nella città ligure, a ricordo dell’eccidio, venne innalzato un monumento tra gli scogli della spiaggia di Portofino. A Genova il suo nome compare nel monumento delle vittime della seconda guerra mondiale e nel cimitero comunale di
Genova. La storia di Giuseppe Golisano si può accostare a quella di Gaetano Butera, morto nelle Fosse Ardeatine a Roma, e, come lui, vittima dei nazisti. Attualmente grazie alla collaborazione del Comune di Riesi e del Comitato Provinciale ANPI Caltanissetta e Genova, siamo riusciti ad ottenere un sufficiente documentazione per ricostruire la biografia di questo eroe. Contemporaneamente inoltreremo una richiesta al Comune di Riesi di realizzare una targa in memoria di Golisano Giuseppe, da collocare nel
corridoio del Centro polivalente Gaetano Butera, come proposto dal nostro socio Rosario Riggio. In questa maniera possiamo dare il giusto riconoscimento a questo ragazzo di 19 anni che dopo 70 anni non ha ottenuto giustizia, nonostante sia stato individuato il colpevole di questa strage. Attualmente l’ANPI di Riesi è alla ricerca di qualche famigliare o parente; se qualcuno ha qualche notizia può scrivere alla pagina
facebook dell’ANPI Riesi. Inoltre in questo periodo stiamo facendo le richieste per l’ottenimento della medaglia d’onore del Presidente della Repubblica per tutti i famigliari che hanno avuto dei parenti che sono stati deportati nei campi di prigionia tedeschi durante la seconda guerra mondiale”.

Fonte: La Sicilia, Caltanissetta, 5 settembre 2019

Messina. Si è spento il partigiano messinese Carlo Falzea.

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Carlo Falzea portabandiera del Raggruppamento Divisioni “Alfredo Di Dio” entra a Milano il 25 aprile 1945

Si è spento il partigiano messinese Carlo Falzea, uomo di grande valore culturale ed umano. Il 25 aprile del 1945, col nome di battaglia “Carluccetto”, guidò i partigiani del Raggruppamento Divisioni “Alfredo DiDio”, portando la bandiera, durante l’ingresso a Milano.

I funerali si sono svolti  il 4 settembre alle 16,30 nella Chiesa Parrocchiale di Santa Maria della Lettera a Torre Faro di Messina.

Ha presenziato alla cerimonia funebre una rappresentanza di soci della sez. comunale Anpi “Aldo Natoli” di Messina, che stringendosi al dolore dei figli di Carlo ha offerto loro di porre un fazzoletto dell’Anpi sul feretro che in corteo è stato accompagnato al cimitero di Granatari. Carlo Falzea si è spento all’età di 97 anni, rimanendo, come riferito dalla figlia, sempre legato al ruolo svolto in quella difficile ed esaltante stagione che fu la Guerra di Liberazione dal nazi-fascismo.

S.C.

L’antifascismo tematica del Festival internazionale del libro

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La parola è l’arma più potente che abbiamo, usiamola bene. È questa la dichiarazione che racchiude la tematica 2019 scelta dal direttivo organizzativo di EtnaBook – Festival Internazionale del libro e della cultura di Catania.

Il tema dell’antifascismo assume una connotazione particolarissima che pone un quesito la cui risposta deve essere seguita da un’azione culturale. In questo particolare momento storico, parlare di antifascismo è un atto tanto importante quanto contemporaneo. Le parole hanno il potere di creare emozioni e, di conseguenza, anche paure. Perciò, è necessario fondare presidi culturali i cui linguaggi possano produrre fiducia, speranza, conoscenza e libertà.

Etnabook nasce con l’idea, la voglia e l’ambizione di perseguire principi di condivisione di idee e di spaziattraverso la potenza espressiva ed evocativa dei libri, ma anche dei luoghi a essi consacrati: librerie e biblioteche. I tanti incontri con autori, editori, librai, studenti e appassionati saranno uno stimolo per dialogare, riflettere e anche divertirsi, ma soprattutto per impegnarsi tutti insieme per la tutela e la salvaguardia dei valori democratici.

All’interno della manifestazione, oltre agli incontri saranno previste mostre, proiezioni, anteprime, un laboratorio di scrittura, il contest “Un libro in una pagina” e, in ultimo, ma non per importanza, il concorso letterario “Etna Book – Cultura sotto il vulcano” (premiazione prevista durante la serata di apertura del festival).

 

A presiedere la giuria tecnica del concorso letterario, personaggi del mondo dell’editoria e della cultura nazionale e internazionale: Sal Costa (autore e produttore di testi musicali), Nunzio Famoso (docente dell’Università degli Studi di Catania), Salvatore Massimo Fazio (scrittore, filosofo e psicopedagogista), Maria Teresa Papale (giornalista), Milena Privitera (autrice e giornalista), Debora Scalzo (scrittrice e sceneggiatrice cinematografica) e Samantha Viva (autrice e giornalista).

Urge fidarsi del potere dei libri, quelli utili, quelli che fortificano con le loro riflessioni ciò che appare debole, affidandosi al potere della letteratura.

 la Sicilia del 22 agosto 2019

Il quotidiano “ La Sicilia” riverisce Eliana Giorli La Rosa: ex partigiana, sindacalista, consigliere comunale  a S. Giorgio Monforte ( Messina)

Nell’edizione di giorno 1 settembre il quotidiano “ La Sicilia” ha dedicato un pagina intera (con un magnifico articolo a firma di Alberto Cicero, con il titolo “ La partigiana di Sicilia, la mia vita da Togliatti a Salvini” ) alle imprese di vita di Eliana Giorli La Rosa. Un’intrepida novantaduenne che è ancora dinamicamente dedicata all’impegno civile e democratico. Toscana di origine, partigiana durante la Lotta di Liberazione dal nazifascismo, “trapiantata” in Sicilia, nell’area di Milazzo, dal 1952. Per molti anni affiancò in maniera direttamente operativa il marito Tindaro La Rosa, intrepido sindacalista della Cgil – militante e dirigente del Pci – in tante lotte di riscatto delle lavoratrici e dei lavoratori, già a partire dagli anni cinquanta del secolo scorso. In questo contesto memorabile la lotta delle lavoratrici contadine, le gelsominaie, che in quegli anni numerosissime e supersfruttate erano presenti nella piana di Milazzo. Dal 18 giugno dello scorso anno è consigliere comunale a S. Giorgio Monforte.

Nel 2016 ha pubblicato il libro di poesie “ Il senso sognante della vita”, contenente anche questi versi “Un’umile categoria di donne, / umile ma gloriosa / come soleva dir Tindaro La Rosa. / La piana di Milazzo, / un tempo verde e profumata / da bianchi fiorellini, i gelsomini, / nascondeva tra i filari / donne e bambini / che con sacrificio e tanto sudore / rubavano al riposo della notte /tante ore: / dai vecchi casolari / uscivano braccianti e contadine, / donne coraggiose e bisognose / di miglior salari e vita regolari; /…” .

Nel sito Anpi di Palermo in data 17 giugno 2018 è stato pubblicata una nota in omaggio di Eliana Giorli La Rosa

http://palermo.anpi.it/2018/06/17/una-partigiana-di-91-anni-eletta-consigliere-comunale-in-sicilia/

LICATA 7 SETTEMBRE                         Salvare vite non  è un reato!

unnamedLicata, la provincia di Agrigento, e la Sicilia intera, sono da tempo territori fortemente toccati dai fenomeni migratori. Da anni gli sbarchi continuano. La chiusura delle frontiere da parte degli Stati Europei ha solo esasperato la situazione già esistente.

Le mafie lucrano sulla gestione dell’accoglienza, sullo sfruttamento delle persone migranti impiegate come manovalanza mal retribuita o addirittura schiavizzata ( nelle campagne siciliane si sta diffondendo la piaga del caporalato), talvolta coinvolgendole loro malgrado in attività illegali.

Il fenomeno migratorio coinvolge anche noi che siamo costrette e costretti a nostra volta a migrare verso il Nord per finire ad essere impiegate ed impiegati come manodopera a basso costo.
La crisi ambientale e quella migratoria sono principalmente causate dallo sfruttamento delle risorse umane e naturali da parte delle potenze industriali a danno dei paesi colonizzati e impoveriti, al fine di mantenere i privilegi della società occidentale.

Non possiamo dunque stupirci di chi migra dal proprio paese fuggendo da emergenze climatiche, povertà, discriminazioni delle minoranze o peggio ancora da guerre e genocidi dei quali siamo direttamente o indirettamente responsabili o finanziatori.

La crisi umanitaria va peggiorando: che ci piaccia o meno, ci troveremo sempre più a fare i conti con le sue conseguenze. Non possiamo decidere se queste persone possano lasciare o meno il loro paese. A noi sta solo decidere se salvarle o lasciarle morire in mare, problema di cui non si sta occupando né il Governo Italiano, né l’Unione Europea (anzi l’agenzia europea Frontex da anni contrasta i soccorsi in mare), e che al contrario viene strumentalizzato ai fini di un braccio di ferro politico, in cui esseri umani vengono utilizzati come merce di scambio.
Nella realtà dei fatti gli sbarchi continuano quotidianamente. La Guardia Costiera continua a soccorrere quei naufraghi che vengono avvistati all’interno delle acque di competenza italiana, mentre l’unico divieto viene rivolto alle ONG, accusate nell’adempimento del loro dovere di soccorso, di essere trafficanti di persone migranti.

Il salvataggio in mare non è l’unica questione da affrontare. Le condizioni dei migranti detenuti nei CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), dalle poche informazioni che trapelano dalle mura dei centri di detenzione, sono preoccupanti. Arrivano notizie di casi di negazione dei diritti fondamentali, di fame, di mancanza di assistenza sanitaria, di stupri e anche di suicidi. Ciò che accade e le condizioni di vita di queste persone rimangono nell’invisibilità anche perché alla stampa viene fatto divieto di entrare in queste strutture, o sembra disinteressata all’argomento o amplifica le campagne xenofobe.

Fino ad oggi abbiamo assistito alle azioni di un governo che ha fomentato la paura nei confronti del diverso, rappresentandolo come un nemico, stavolta identificato nella figura del migrante, distogliendo l’attenzione dall’incapacità di gestire i vari fenomeni sociali: l’unica risposta all’impoverimento socio-economico del paese, alla crescente precarietà e ai bisogni dei soggetti più vulnerabili, è stata la normalizzazione di un sentimento di odio nei confronti delle minoranze e degli immigrati.

Abbiamo assistito alla demonizzazione di atti genuini di solidarietà umana, come il salvataggio in mare, classificati come maliziose forme di buonismo.

Ci hanno messi gli uni contro gli altri, ci siamo lasciati convincere che il benessere personale si raggiunga solo attraverso l’egoismo e la competizione convincendoci infine a pensare in modo individuale

Il Decreto Sicurezza bis è solo l’ultimo passo di un lungo processo che sta portando al crescente sfaldamento della democrazia, violando spudoratamente i principi della Costituzione Italiana e le Norme Internazionali, strappando di fatto alle persone la loro dignità.

*Sappiamo cosa sta succedendo, non possiamo voltarci dall’altra parte. E’ ora di prendere posizione.*

Per tutte queste ragioni abbiamo pensato di realizzare una simbolica CATENA UMANA in solidarietà con le azioni di soccorso in mare operati dalle ONG e degli atti di disobbedienza civile operati da attiviste e attivisti, contro il clima di paura nei confronti dello straniero e delle diversità, e contro le attuali modalità di gestione del fenomeno migratorio.

Chiediamo la revisione dei Trattati di Dublino ed il diritto d’asilo europeo, la formazione di corridoi umanitari, la costruzione di un sistema di accoglienza che restituisca dignità alle persone, l’apertura dei porti ed il dissequestro delle navi delle ONG.
Facciamo nostro l’appello della Chiesa Valdese che invoca i sindaci a disobbedire alle norme dei decreti e continueremo a mobilitarci affinché vengano abrogati.
All’emergenza sociale italiana rispondiamo che occorre ritornare umani.

Chiamiamo a raccolta tutte le persone, reti, associazioni e realtà sociali che ancora si riconoscano nei valori di umanità, solidarietà e antirazzismo e che condividano l’ideale per cui “la diversità è ricchezza”, per prendere parte ad una manifestazione unitaria non divisiva. Chiediamo per questo, ai partiti che aderiranno, di venire in quanto cittadinanza attiva lasciando a casa le bandiere.
Facciamoci unica voce a sostegno di chi questa voce non può averla.

Invitiamo tutte e tutti sabato 07 settembre 2019 a convogliare alla Villa Regina Elena (piazzetta centrale) a Licata a partire dalle ore 17:00 per lo svolgimento di una catena umana per dire che:
“Salvare Vite NON é Reato”
e che riunisca tutte le persone che vogliono opporsi alle politiche xenofobe e alle pratiche inumane di chi ostacola il salvataggio dei naufraghi in mare e nega ogni diritto all’umanità.
*Ritorniamo Umani* #salvarevitenonéreato

Aderiscono:SOS Razzismo, Collettivo Medusa, RETE ANTIRAZZISTA CATANESE, Centro Italiano Femminile – Licata, Make Hub – Licata, Centro 3P – Licata, Associazione Qanat, Agesci Zona delle Torri, Associazione Toponomastica Femminile Nazionale, COBAS Scuola Sicilia, Arci Arcobaleno – Racalmuto, Gruppo Toponomastica femminile – Licata, Federconsumatori Provinciale Agrigento, FOCUS-Casa Dei Diritti Sociali, Democrazia Lavoro CGIL Nazionale, Soc.Coop.The New Life – Licata, ASD Cestistica Licata – Licata, Sciame – Licata, ASD Club Limpiados – Licata, Ass.Cult. Comp. Folk Limpiados – Licata, Le Culture Diverse, Comitato NoMuos / NoSigonella-Ct, Arci Agrigento , A Testa Alta Licata, S.U.N.I.A. Licata, S.U.N.I.A. Regionale, Amici Don Morinello Licata, Soc. Coop. Sole – Licata e Palma di Montechiaro, Soc. Coop. San Marco – Licata e Palma di Montechiaro , A.N.P.I., Legambiente Sicilia, Libera Agrigento, SPAR Sole, Articolo 49, FLC CGIL, Volontari di Strada – Agrigento, ADILa Associazone invalidi Agrigento, ANPA Agrigento, API Agrigento, Arcigay Palermo, Palermo Pride, Associazione Toponomastica femminile, CGIL AgrigentoAssociazione John Belushi/Arci,, Federconsumatori Licata, Gruppo 283 – Amnesty International, Laici Comboniani, Agrigento, Gruppo Resistenza Attiva di Agrigento …

E’ morto Giuseppe Bennici, l’ultimo partigiano di Niscemi!

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I compagni della sezione Anpi di Niscemi e il Comitato Provinciale di Caltanissetta, comunicano la scomparsa del compagno Giuseppe Bennici  nato a Niscemi ( Caltanissetta) 11/09/1922, partigiano in Piemonte nella 1a Brigata Carlino Divisione Viganò, nella zona di Alessandria con il nome di battaglia“ Ursus”. 

È stato  protagonista e testimone della storia della Seconda Guerra Mondiale sempre disponibile a partecipe alle iniziative per rammentare la Resistenza partigiana.  I funerali si svolgeranno martedì a Niscemi. L’ANPI si unisce al dolore della famiglia e dell’intera comunità di Niscemi.