A CENTO ANNI DALL’ASSASSINIO DI ORCEL

L’ANPI Palermo è con la FIOM, è con Francesco Foti segretario della FIOM di Palermo Giovanni Orcel che con grande senso della Storia ha ricordato che ieri ricorreva il centenario della storica occupazione del cantiere navale di Palermo. La fecero “contro i licenziamenti, le gabbie salariali e il caro vita”. Occupazione che “rimane un esempio e un punto di riferimento per i lavoratori e per il sindacato. Cartina di tornasole della maturità dei lavoratori palermitani e siciliani”.

E’ questo della FIOM un importante recupero della memoria e della Storia. Siamo nel 1920, siamo verso la fine del biennio rosso caratterizzato da tante violenze fasciste e che si concluderà con la tragedia del ventennio fascista. E’ il ricordo di un significativo  momento di Resistenza degli operai del cantiere navale di Palermo che si ribellavano contro la violenza fascista. Erano i figli e nipoti degli eroi dei fasci siciliani, il più grande movimento di lavoratori in Europa dopo La Comune di Parigi. Proprio Orcel è fra i giovani che manifestano alla lettura della sentenza che condanna il gruppo dirigente dei fasci siciliani in via del Parlamento nel 1894.

Proprio nel gennaio del 1920 era stato ucciso Nicola Alongi, grande dirigente delle lotte contadine dopo Bernardino Verro ucciso dalla mafia fascista nel 1916.  Proprio 15 giorni dopo la fine dell’occupazione del cantiere navale i fascisti uccidono il segretario della FIOM Giovanni Orcel il 14 ottobre 1920 a Palermo in corso Vittorio Emanuele.

Sono gli anni in cui in Sicilia già operava nelle forze dell’ordine Messana, fascista, che alla fine della seconda guerra mondiale, nonostante fosse nella lista dei criminali di guerra, viene nominato Ispettore generale capo della Polizia in Sicilia.

Angelo FICARRA presidente vicario Anpi Palermo

Francesco FOTI segretario della FIOM di Palermo Giovanni Orcel

4 settembre 1920 . Oggi ricorre il centenario della storica occupazione del cantiere navale di Palermo che gli operai , guidati dal segretario della FIOM di Palermo Giovanni Orcel fecero contro i licenziamenti , le gabbie salariali e il caro vita. Orcel , ancora oggi , rimane un esempio e un punto di riferimento per i lavoratori e per il sindacato.

 — con Salvo Li Castri e altre 47 persone presso Fiom Palermo.

Il 4 settembre 1920, cento anni fa oggi, gli operai del Cantiere Navale di Palermo occupavano lo stabilimento. L’occupazione durerà 25 gi…

 

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PALERMO, 4 SETTEMBRE 1920: L ‘OCCUPAZIONE DEL CANTIERE NAVALE CARTINA DI TORNASOLE DELLA MATURITA’ DEI LAVORATORI PALERMITANI E SICILIANI.

Anpi Sicilia: noi votiamo NO

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA

COORDINAMENTO REGIONALE SICILIA

Ente Morale D.L. n. 224 del 5 aprile 1945

Comunicato stampa

LA DEMOCRAZIA IN ITALIA E LA COSTITUZIONE GENERATE DALLA LOTTA DI LIBERAZIONE SI DIFENDONO CON IL VOTO.

AL REFERENDUM DEL 20-21 SETTEMBRE – SULLA RIDUZIONE DEL NUMERO DEI PARLAMENTARI – ANPI SICILIA INVITA I CITTADINI SICILIANI A VOTARE NO!

Il Coordinamento regionale dell’Associazione Nazionale Partigiani, coerentemente con la deliberazione assunta dall’ANPI Nazionale, riguardo il referendum confermativo della riforma costituzionale, invita i cittadini siciliani a votare NO!

La “riforma” prevede una drastica riduzione dei parlamentari: 230 nella Camera dei Deputati ( dagli attuali 630) , 215 al Senato ( dagli attuali 315). Un taglio nefasto per le sorti della nostra democrazia. Fortemente lesivo della funzionalità decisionale ed operativa di Camera e Senato – cuore motore della gestione democratica e delle scelte legislative nel nostro paese -, dannoso per le esigenze concrete degli italiani poiché incide negativamente sulla corretta distribuzione della rappresentazione territoriale e sulle scelte dei cittadini. Un risparmio totalmente insignificante sul piano economico complessivo della spesa pubblica,

Se diventasse operativa la “riforma” la Sicilia perderebbe ben 29 parlamentari: 20 per la Camera dei Deputati e 9 al Senato. La Sicilia diventerebbe la regione d’Italia meno rappresentata. Considerato il perverso intervento strategico delle organizzazioni mafiose nel voto in Sicilia, da sempre in opera, il ridimensionamento del numero dei parlamentari e gli esigui seggi rimasti a disposizione dell’isola determinerebbero un’esposizione e un influenzamento ancora più grande agli appetiti e alle trame di mafia e corruzione. Pertanto, richiamando alla nostra comune memoria i centinaia di martiri assassinati per contrastare la mafia, è necessario difendere la dignità civile e il futuro politico della Sicilia.

Nel percorso storico della Repubblica italiana il numero dei parlamentari, quindi anche nel rapporto con la popolazione, è già stato mutato, pur in un quadro di equilibrio complessivo omogeneo. Nel 1948, quando si iniziò a votare per la definizione del Parlamento, la popolazione italiana corrispondeva a 46 milioni di abitanti. La Costituzione prevedeva che il numero dei deputati e sanatori fosse proporzionale al numero degli abitanti delle circoscrizioni elettive Si votò con il sistema proporzionale per scegliere 574 deputati e 237 senatori: un deputato e un senatore rappresentavano rispettivamente 80.000 e 194.000 abitanti.

Con la modifica costituzionale del 1963, con una popolazione accresciuta, pari a 51 milioni, si stabilì l’attuale vigente composizione numerica: Camera dei Deputati n° 630, Senato n ° 315 . Con un rapporto, quindi, di 1 deputato ogni 81.000 abitanti, 1 senatore ogni 162.000 abitanti. 0ggi, se passasse la modifica, con una popolazione di 60.000.000 di abitanti ( 60,317 mil.): ogni deputato rappresenterebbe 150.000 abitanti, un senatore rappresenterebbe 300.000 abitanti. Verrebbe meno il principio fondativo dei padri costituenti, compromettendo, quindi i delicati rapporti democratici sulle eque rappresentanze territoriali, sulla tutela delle minoranze e sulle modalità elettive del Presidente della Repubblica ( rapporto tra parlamentari e rappresentanti delle Regioni).

Passando la “riforma”, nel contesto europeo l’Italia avrebbe il minor numero di deputati in proporzione alla popolazione.

Non sprechiamo le conquiste di democrazia e libertà conquistate con la Lotta di Liberazione dal nazifascismo.

VOTIAMO NO!

Ottavio Terranova – Coordinatore regionale Anpi Sicilia – Vice Presidente nazionale Anpi

Palermo, 8 settembre 2020

Respingiamo il razzismo No alla provocatoria ordinanza di Musumeci!

Il Presidente della Regione Siciliana, Musumeci, continua, in linea con i peggiori rigurgiti razzisti della destra, a strumentalizzare la questione migratoria in questo momento di crisi sanitaria e sociale, con l’evidente intento di mascherare le tante deficienze del Governo Regionale nell’affrontare l’emergenza Covid-19 sotto il profilo sanitario, economico e sociale.

La delirante ordinanza che prevederebbe la chiusura immediata degli hotspot e dei centri di accoglienza dei migranti è un atto che conferma la deriva reazionaria di un percorso legislativo che dalla legge Bossi-Fini ai decreti Minniti, dai decreti sicurezza Salvini-Di Maio alla loro mancata cancellazione da parte del secondo governo Conte, ha contraddistinto l’azione politica dei governi di centrodestra e centrosinistra. Cui va aggiunta la messa in opera degli indecenti Hotspot galleggianti, navi lazzaretti dove recludere i migranti per una quarantena che a costi molto inferiori potrebbe avvenire negli stessi presidi sanitari, dove sono curati i positivi italiani. La pelle nera non aumenta la possibilità di contagio, anzi in Italia il contagio si è diffuso di più nel Nord in aree industrializzate ed inquinate, dopo il progressivo smantellamento della sanità pubblica per privilegiare quella privata: la salute non è una merce!

L’ordinanza del Presidente Musumeci del 23 agosto 2020 è comunque un provvedimento viziato da carenza dei presupposti giuridici, incompetenza territoriale e sostanziale ineseguibilità. E’ evidente, infatti, che i suoi effetti si riverbererebbero ben al di fuori dell’area territoriale di competenza, posto che lo svuotamento dei luoghi di “accoglienza” siciliani comporterebbe il trasferimento in altre regioni che non può essere disposto dal Presidente della Regione, né eseguito sotto suo ordine dagli organi di pubblica sicurezza. Allo stesso modo i divieti di ingresso in porto e di sbarco non rientrano, neppure in via d’urgenza, nella competenza del Presidente della Regione e manca qualsiasi dettaglio esecutivo che indichi come il provvedimento stesso debba trovare esecuzione. Ciò dimostra ulteriormente, ove ve ne fosse bisogno, che si tratta di un “provvedimento manifesto” con finalità meramente propagandistiche e del tutto inefficace sul piano giuridico.

Ordinare la chiusura di hotspot e centri di accoglienza per migranti, senza proporre un modello di accoglienza alternativo, chiudere tutti i porti agli sbarchi di ogni tipo, ostinarsi a criminalizzare le ONG delle navi umanitarie significa solamente soffiare sul fuoco dell’odio sociale, alimentando la falsificazione della realtà.

Se il Presidente Musumeci pensa di sviare con questa ordinanza farlocca l’attenzione dalle sue responsabilità data la colossale impreparazione e approssimazione dimostrata dalle istituzioni regionali nel fronteggiare il virus, sia nel periodo del lockdown che successivamente, con i mancati accurati controlli di turisti e siciliani che rientravano, provenienti dai luoghi più disparati, ebbene, si sbaglia, perché d’ora in poi l’attenzione nel segnalare queste deficienze sarà moltiplicata per far prevalere la forza della ragione.

Chiediamo pertanto che, sia a livello regionale che nazionale, sia avviata una seria politica di controllo sanitario, di tutela della salute anche nei centri per i migranti, il diritto alla vita ed alla sicurezza deve essere garantito a prescindere dal colore della pelle, la responsabilità di recludere in insalubri luoghi sovraffollati i fratelli e le sorelle migranti ricade tutta su chi ci governa.

Con forza, in nome di una accoglienza che sia effettivamente tale, ci opponiamo alla propaganda razzista, fatta sulla pelle dei più deboli e per innescare fratricide guerre fra poveri !

Rete Antirazzista Catanese, Cobas-Ct, Comitato NoMuos/NoSigonella-Ct, LILA-Ct, La Città Felice, La Regna-Tela, I SICILIANI giovani, PRC-Ct, PRC-SE Sicilia, Sinistra Anticapitalista-Ct

LA PAROLA A TERRACINI

UMBERTO TERRACINI ALL’ASSEMBLEA COSTITUENTE: II SOTTOCOMMISSIONE SEDUTA DEL 18.09.1946 E COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE SEDUTA DEL 27 GENNAIO 1947.

– «il numero dei componenti un’assemblea deve essere in certo senso proporzionato all’importanza che ha una nazione, sia dal punto di vista demografico, che da un punto di vista internazionale»;

– «la diminuzione del numero dei componenti […] sarebbe in Italia interpretata come un atteggiamento antidemocratico, visto che, in effetti, quando si vuole diminuire l’importanza di un organo rappresentativo s’incomincia sempre col limitarne il numero dei componenti, oltre che le funzioni»;

– «se nella Costituzione si stabilisse l’elezione di un Deputato per ogni 150 mila abitanti, ogni cittadino considererebbe quest’atto di chirurgia come una manifestazione di sfiducia nell’ordinamento parlamentare»;

– quanto alle spese «ancora oggi non v’è giornale conservatore o reazionario che non tratti questo argomento così debole e facilone. Anche se i rappresentanti eletti nelle varie Camere dovessero costare qualche centinaio di milioni di più, si tenga conto che di fronte ad un bilancio statale che è di centinaia di miliardi, l’inconveniente non sarebbe tale da rinunziare ai vantaggi della rappresentanza»;

– «le argomentazioni contrarie […] in realtà sembra che riflettano certi sentimenti di ostilità, non preconcetta, ma abilmente suscitata fra le masse popolari contro gli organi rappresentativi nel corso delle esperienze che non risalgono soltanto al fascismo, ma assai prima, quando lo scopo fondamentale delle forze anti progressive era la esautorazione degli organi rappresentativi rappresentativo s’incomincia sempre col limitarne il numero dei componenti, oltre che le funzioni».

ANPI Sicilia. Creiamo insieme una occasione di riflessione aperta a tutte le forze antifasciste

La prima considerazione ormai acquisita che ritengo sia utile avere presente, è che il ricorso esagerato, compulsivo ai social è intanto anche condizionato dalla pesante tragica presenza della pandemia con il suo carico tremendo di morte che limita moltissimo la possibilità di incontri e di dibattiti in presenza.

Da qui la necessità di produrre uno sforzo per una riflessione più meditata, sottratta alla esigenza di risposta immediata dettata appunto in questa circostanza dal meccanismo dei social.

Provo a dare un contributo in questa direzione partendo dal tema richiamato prima e in tanti altri interventi e che ha caratterizzato e ancora caratterizza il dibattito e l’impegno primario dell’Anpi Palermo e delle Anpi siciliane: l’analisi seria e profonda del processo di recupero della memoria e della storia a partire dalla partecipazione siciliana all’antifascismo e alla lotta di Liberazione. Traggo da “La Sicilia delle stragi” a cura di Carlo Marino: “Ma tra tutte le Regioni d’Italia, soltanto la Sicilia ha vissuto un’esperienza di massacri così legata alla sua storia politica e sociale, da farle assumere i caratteri, tanto dolorosi quanto funesti, di “terra delle stragi”. Di già, a onor del vero, è Karl Marx che nel suo “La Sicilia e i siciliani” scrive che “in tutta la storia dell’umanità …..nessun paese e nessun popolo ha lottato così strenuamente per la propria emancipazione quanto la Sicilia e i siciliani”.

E’ proprio per queste acquisizioni che le Anpi siciliane hanno parlato di memoria e di Storia negata, e proprio per questo si è tenuto nel 2015 a Napoli (vedi dal sito ANPI Palermo link http://palermo.anpi.it/2015/02/01/anpi-convegno-napoli-mezzogiorno-e-resistenza/

22 gennaio 2015 pagina a cura di Caterina Pollichino riportato in fondo) il convegno nazionale Anpi che ha sancito, 70 anni dopo, l’ importante partecipazione della Sicilia e di tutto il mezzogiorno alla lotta di Liberazione. Questo inevitabilmente sarà il nodo centrale della riflessione sul recupero della memoria che si dovrà portare avanti con tutte le difficoltà relative agli oltre 70 anni di ritardo. Così per la Resistenza, come per le stragi nella Sicilia liberata, illuminante in merito la storia di Antonella Azoti e del padre Nicolò ucciso con tanti altri sindacalisti, dalla mafia, così per il recupero della storia dell’8 luglio 1960 in Sicilia. Questo nodo va affrontato non solo come fatto siciliano e meridionale, ma come recupero di consapevolezza politica e sociale a livello nazionale.

Opportunamente qualcuno (esemplarmente Ida Pidone), si è posto il problema del recupero di una mappa dei luoghi della memoria e dell’antifascismo, di come affrontiamo il nodo non semplice di come recuperiamo “come viva” la memoria. E’ un momento di riflessione assolutamente aperto al contributo di tutti soprattutto perché teso alla riappropriazione di una orgogliosa identità della propria storia e anche come straordinario rivoluzionario momento di popolare consapevolezza.

Angelo Ficarra

dal sito ANPI Palermo link http://palermo.anpi.it/2015/02/01/anpi-convegno-napoli-mezzogiorno-e-resistenza/

22 gennaio 2015 pagina a cura di Caterina Pollichino

Nella prima giornata del Convegno a Napoli sul contributo del mezzogiorno alla Liberazione 22/23 gennaio è pervenuto questo significativo messaggio di Antonino Di Matteo

“Nella piena consapevolezza della importanza e nobiltà della vostra attività associativa, desidero rappresentare la mia personale vicinanza nei confronti di chi, come voi, continua a battersi per l’affermazione di quei valori Costituzionali oggi troppo spesso trascurati e calpestati nella indifferenza generale. Mi sento pienamente solidale con l’ANPI nell’ansia di rendere finalmente concreta e piena l’applicazione della Costituzione sulla quale ho giurato fedeltà allo stato e per la quale gli eroi della resistenza hanno combattuto anche a costo della loro vita e della loro libertà
Nino Di Matteo”
“Il Convegno non aveva la pretesa di essere esaustivo, ma di segnare qualche punto fermo,

su cui fondare le future riflessioni e indagini. E su questo piano, esso è apparso veramente riuscito.

Comunicato di Angelo Ficarra

E’ morto Santino Serranò, l’ultimo partigiano catanese

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA

COORDINAMENTO REGIONALE SICILIA

Ente Morale D.L. n. 224 del 5 aprile 1945

COMUNICATO STAMPA

Oggetto: E’ morto Santino Serranò, l’ultimo partigiano catanese

Giorno 6 agosto è deceduto a Catania, Santino Serranò, 97 anni, l’ultimo partigiano vivente dei tanti catanesi che parteciparono alla Lotta di Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Nato a Siracusa il 23 aprile del 1923, residente da tanti anni a Catania. All’atto dell’armistizio del’8 settembre era militare nella Marina in Liguria, nel presidio di La Spezia. Successivamente, dopo un breve periodo di rifugio a Vezzano Ligure, si aggregò alle formazioni partigiane operative in Liguria. Per lungo tempo fece parte della Brigata Lunigiana di “ Giustizia e Libertà”, comandata da Amelio Guerrieri, – battaglione “ Antonio Cintoli”- operativa nella IV zona.

Santino Serranò partecipo alla battaglia del Monte Gottero, uno degli episodi più rilevanti della Lotta di Liberazione nella provincia di La Spezia. Il 20 gennaio 1945, da parte di 20.000 nazifascisti, iniziò un grande rastrellamento contro le formazioni partigiane, composte da oltre 2500 unità, che si trovavano nell’area della IV Zona. La battaglia e le operazioni di sganciamento durarono per molti giorni. Grandissime le difficoltà e le perdite della formazione di “ Giustizia e Libertà”. Serranò, dopo lunghe peripezie vissute con il suo battaglione, in una zona totalmente ricoperta dalla neve, martoriato dal freddo intenso, riuscì a salvatasi dall’accerchiamento nazifascista.

Negli ultimi anni è stato presidente onorario dell’ANPI di Catania, partecipando sempre. con grande entusiasmo, vigore e lucidità, alle iniziative in memoria delle lotte partigiane e nella ricorrenza del 25 Aprile, Giornata della Liberazione.

Nel ricordare ai siciliani una figura integerrima che ha contribuito a liberare l’Italia, martoriata e disonorata dalle atrocità fasciste, esprimiamo vive condoglianze alla famiglia, e solidarietà all’Anpi di Catania.

Ottavio Terranova

Coordinatore regionale ANPI Sicilia

Palermo 7 agosto 2020

2 agosto 1980-2010 . Anniversario della strage fascista alla stazione di Bologna

L’infame attentato avvenne alle ore 10.25 alla stazione ferroviaria di Bologna Centrale. La bomba, di altissimo potenziale esplosivo costituito da 23 chilogrammi di tritolo, era contenuta in una valigia abbandonata.

La deflagrazione fu terrificante, tragiche le conseguenze sul piano umano e sulle distruzioni materiali conseguenti. La strage più grande avvenuta in Italia dalla fine della guerra.

In quella mattinata la stazione di Bologna era affollatissima. Persone di tutte età che si accingevano a partire per il periodo feriale, che arrivavano da altri luoghi attese da familiari o amici. Un momento spensierato di gioia, un coagulo di affetti e di amori, improvvisamente spezzati dagli assassini che colpirono con il progetto perverso di uccidere il maggior numero di persone.

Il loro obiettivo era finalizzato alla continuità della strategia della tensione, iniziata nel dicembre del 1969 con le bombe nella Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana Milano. Indirizzato, con il sostegno diretto di strutture deviate dello Stato, a scardinare il tessuto democratico della giovane Repubblica italiana, nata dalla Resistenza al nazifascismo. Una lunga stagione di stragi attraversò l’Italia, con l’obiettivo di determinare un colpo di stato militare, per distruggere le libertà e i significativi avanzamenti sociali e di contrattazione che erano stati conquistatati dai lavoratori e dalle strutture civili, che avevano coinvolto nelle lotte rivendicative milioni di donne e uomini.

Le vittime provenivano da 50 diverse città. I morti stranieri furono 9; 19 gli studenti assassinati, 5 gli insegnanti, 14 gli operai, 12 gli impiegati, 7 i pensionati ,11 le casalinghe; vi erano poi artigiani, militari, ferrovieri, tassisti, dirigenti, lavoratori appartenenti ad altre categorie e disoccupati.

La vittima più piccola aveva 3 anni, la più anziana 86.

Trentatré morti avevano una età compresa fra i 18 e i 30 anni, 7 fra i 3 e 14 anni.

MORTI: 85 persone

FERITI: 200 persone

per non dimenticare le vittime: le donne, gli uomini e i bambini, che rimasero straziati dall’esplosione della bomba.

  • La BIOGRAFIA delle vittime è leggibile in un’apposita sezione del sito internet della Regione Emilia-Romagna.

https://www.assemblea.emr.it/cantiere-due-agosto/biografia-delle-vittime

  • Riguardo le fotografie dei visi delle persone rimaste uccise :

http://www.stragi.it/index.php?pagina=vittime#rdemarchi

Nel quarantesimo anniversario della strage ritornano nella memoria i solenni versi del sommo poeta siciliano Ignazio Buttitta – 19 settembre 1899 – 5 aprile 1997 – , che diversi anni prima aveva intitolato ad un fascista una sua poesia – Da “ Ignazio Buttitta, il poeta in piazza” – ed. Feltrinelli 1974:

“ A un fascista che ha preteso la dedica”

I viziusi sònnanu fimmini nudi

i mbriacuna vutti e cantini

l’usurai i dinari

i bizzòcculi u paradisu

l’artisti l’alloru

i cani ossa di spurpari

i scecchi pagghia e fenu

i porci sònnanu fangu

e i fascisti morti e sangue

I viziosi sognano donne nude

gli ubriaconi botti e cantine

gli usurai i denari

le beghine il paradiso

gli artisti l’alloro

i cani ossi da spolpare

gli asini paglia e fieno

i porci sognano fango

e i fascisti morti e sangue

Le Vittime siciliane:

DOMENICA MARINO 26 anni. Lavorava come collaboratrice famigliare ad Altofonte in provincia di Palermo ed aveva sette fratelli.

LEO LUCA MARINO 24 anni. Originario di Altofonte in provincia di Palermo, proveniva da una famiglia formata dai genitori e da otto figli.

VERDIANA BIVONA 22 anni. Operaia, viveva con i genitori e con uno dei suoi due fratelli a Castelfi orentino (Firenze) dove era nata e la sua famiglia aveva origini siciliane.

ELEONORA GERACI IN VACCARO 46 anni. Era di origini palermitane e il due agosto era partita in auto con il figlio Vittorio di 24 anni che viveva a Casalgrande, Reggio Emilia.

VITTORIO VACCARO 24 anni. Operaio ceramista era nato a Palermo e viveva a Casalgrande, Reggio Emilia, con la moglie che aveva conosciuto a Rimini e una fi glia di 4 anni.

VITO ALES 20 anni. Viveva a Piana degli Albanesi, in provincia di Palermo, aveva un diploma come operaio specializzato ed era in attesa di trovare un posto di lavoro stabile.

ANTONINO DI PAOLA 32 anni. Era di Palermo, aveva due sorelle ed un fratello,E amava trasmettere alla radio e da 14 anni lavorava per la ditta Stracuzzi, specializzata in apparecchiature elettriche per la segnalazione ferroviaria.

SALVATORE SEMINARA 34 anni. Originario di Gravina di Catania, aveva un fratello e una sorella. Era perito elettrotecnico e da 9 anni lavorava come operaio specializzato nella sede di Bologna della ditta Stracuzzi, specializzata in apparecchiature elettriche per la segnalazione ferroviaria.

ONOFRIO ZAPPALA’ 27 anni. Di Sant’Alessio Siculo ( Messina), da due anni assunto dalle Ferrovie dello Stato come guardiano alla stazione di Porretta. Doveva incontrare alla stazione di Bologna la fidanzata Ingeborg, una maestra danese di 22 anni.

  • Lettera di Memoria e Libertà

Sostiene Musumeci – Presidente della Regione Sicilia -: “ Fascismo con tante ombre e tante luci”

L’affermazione è stata fatta dal Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci nel corso di un suo pubblico intervento a Mascali ( Catania) venerdì 17 giugno, nell’evento dedicato alla presentazione del
volume “Etna 1928-2018, a 90 anni dall’eruzione e dalla ricostruzione di Mascali”.
Sostiene, tra l’altro: «È una storia che va studiata senza pregiudizi, senza preconcetti, sono passati 90 anni, con animo sereno. Con le ombre tante, e con le luci tante di quegli anni». Ha aggiunto: “ Da un
lato ha soppresso la libertà di espressione politica, dall’altro ha consentito un’infra-strutturazione soprattutto nel Mezzogiorno che ha aperto la grande stagione della modernizzazione”.
Dunque, stante questa valutazione, il risultato finale del fascismo (….una dittatura, riconosce) è neutro. Si deduce che gli atti negativi si equivalgono a quelli positivi. Quindi, pari e patta! Dalla serie: “ Chi ha avuto, ha avuto, e chi ha dato ha dato”, il vecchio motto popolare inserito come elemento portante della canzone napoletana “Simme e’Napule, paisà’, canzone
diventata famosa a Napoli nel 1944, e poi nell’Italia finita la guerra( testo di Peppino Fiorelli).
Chi ha dato? : L’Italia e gli italiani tutti! Prima, dalla fine del 1919, con le numerose uccisioni degli antifascisti e le distruzioni alle strutture democratiche seminate dalla squadre fasciste. Poi, con la dittatura ventennale, la totale, scientifica, violenta eliminazione, con il supporto delle leggi emanate, dei partiti politici, organizzazioni sindacali, associazioni, organi di stampa non in linea con il regime; persecuzione con
assassinio, incarceramento e confino dei dissidenti, istituzione del tribunale speciale, truci discriminazioni con licenziamenti nei luoghi di lavoro per i “non asserviti” al “ credere, obbedire e combattere” del
regime. Gli italiani, che durante il regime vissero in condizioni di vita di grande sofferenza economica, abitativa ed ambientale, caratterizzate da forti differenze classiste. Una vita di povertà, scandita da un forte
analfabetismo, ingente povertà diffusa, insalubri condizioni abitative – prive dei requisiti igienici elementari -, da insufficiente alimentazione quotidiana.
Queste condizioni, rese ancora più tragiche dall’emigrazione nelle Americhe, in Europa, poi incentivate
anche verso le cosiddette colonie africane e con l’arruolamento “volontario” nelle strutture militari, assunsero condizioni tragiche per la gran parte delle popolazioni residenti nel Meridione e in molte aree del Centro-Nord, specie per coloro che in numero rilevantissimo tentavano di sopravvivere, tra indicibili stenti, sfruttati nelle campagne e nelle attività agricole ( la parte preponderante degli occupati) , nei
terreni in gran parte ancora ( come sempre) posseduti da pochi potentissimi feudatari latifondisti, ferrei alleati del fascismo che aveva salvaguardato i loro diritti di brutale sfruttamento, con in testa la Sicilia.
Poi, la ferrea alleanza con la Germania nazista, l’istituzione e il culto della “razza eletta”, quindi le leggi razziali, persecutorie contro gli ebrei e le altre declamate minoranze da considerare “subumane”: “ neri (
delle colonie), rom, slavi, omosessuali………Quindi, l’oppressione con ampio sterminio dei popoli
africani colonizzati ( Libia, Eritrea, Etiopia)…..”addolciti” e lasciati stecchiti con l’uso dei gas venefici,
la guerra di aggressione a sostegno dei golpisti militari in Spagna, alla Francia (ormai tramortita
dall’esercito nazista), Grecia, Balcania ( Slovenia, Serbia, Montenegro……), Grecia, Russia/Unione
Sovietica. Immense le quantità di morti, feriti e mutilati e le distruzioni, provocate al popolo
italiano, sottoposto, poi, – dopo l’auto dissoluzione della dittatura fascista del 25 luglio – all’invasione
della Germania nazista, e a tutti gli Stati europei aggrediti.
Dopo, con la sconfitta definitiva dei nazi fascisti nell’aprile/maggio 1945, il ritorno delle libertà e della
democrazia, la gigantesca ricostruzione dell’Italia che era stata demolita dalle tragiche conseguenze del
funereo gioco fascista che inneggiava alla morte e agli “eletti” che dovevano padroneggiare il mondo.

Grande il contributo dei combattenti per la libertà: uomini e donne , – molti provenienti dall’ex
esercito italiano sciolto dopo l’armistizio del settembre 1943 – schierati per diciotto mesi con le
formazioni partigiane, in Italia nel Nord e Centro Sud, all’estero in Grecia, Albania e nei Balcani (
Jugoslavia); degli IMI ( Internati Militari Italiani), rinchiusi nei campi di concentramento nazisti in
Germania che, a centinaia di migliaia, rifiutarono di schierarsi con la fascista RSI asservita ai tedeschi;
dei partecipanti al nuovo Esercito Italiano schierato a fianco degli Alleati.
Decine di migliaia furono i siciliani nei gruppi dei resistenti per la rinascita della Patria, calpestata dai
crimini nazifascisti : partecipanti alla Lotta di Liberazione con i partigiani in Italia e all’estero, nel nuovo
Esercito Italiano, negli IMI che subirono le angherie più grandi per tenere alta la civile dignità della
nazione che era stata mandata allo sbaraglio nella guerra criminale.
Chi ha avuto? :
I gerarchi e i lacchè del regime fascista che misero le mani sui profitti saccheggiati durante la dittatura e
sui beni rubati agli ebrei che vennero inviati nei Lager di sterminio, più le ricchezze depredate ai popoli
delle colonie e dei Paesi europei aggrediti con la guerra.
VIDEO intervento Presidente Sicilia:

https://video.repubblica.it/edizione/palermo/musumeci-fascismo-anni-con-tante-ombre-e-tante-luci/364297/364853

  • Lettera di Memoria Libertà
  • dedicata al catanese Nunzio Di Francesco di Linguaglossa, partigiano in Piemonte, sopravvissuto al
    Lager di Mauthausen, ex Presidente ANPI Catania, deceduto nel luglio 2011

SICILIA 10 luglio: 77° Anniversario dell’inizio della Liberazione in Italia

Il 10 luglio 1943 sbarcano gli Alleati in Sicilia. Il 25 luglio finisce la dittatura fascista. Catania martoriata e distrutta dalla guerra.

Gli impeti guerreschi del fascismo erano ormai “sazi”. Gli appetiti “ imperiali” avevano già provocato la morte di alcune centinaia di migliaia di italiani, giovani vestiti con la divisa, inviati in vari fronti europei e africani, civili, uomini, donne, bambini. Un paese distrutto, portando morte e distruzione in tanti altri stati aggrediti e invasi. Tutto per “la gloria del duce e del re imperatore”.

La resa dei conti era vicinissima. Dopo la sbornia di potenza…. dei primi giorni, spietatamente tutto era venuto alla luce, tutto era stato tragicamente perduto. Le truppe italiane inviate a destra e manca per rinfrescare le glorie dell’antica Roma imperiale erano state comandate per essere “burattini di latta” spediti all’avventura per procacciare morte propria ed altrui. Restava il suol patrio vilmente infangato nei vent’anni del regime fascista e ampiamente scarnificato dalle bombe, e alcune “sacche” di presenza in Grecia, Albania, Iugoslavia e Francia.

Mancavano solo quindici giorni al 25 luglio, dalla caduta, per auto dissoluzione, rovinosa della dittatura.

Il 10 luglio 1943, preceduti dal cannoneggiamento di centinai di navi e dagli attacchi aerei ormai assolutamente dominanti che interessò le principali aree dell’ isola, un’immensa armata delle forze Alleate, 160.000 militari, sbarcò in Sicilia. Erano forti di: 2775 navi da guerra e da trasporto, 1124 mezzi da sbarco, 4000 aerei , 14.000 veicoli, 600 carri armati, 1.800 cannoni. I punti di approdo furono le aree costiere di fronte a Gela, Licata, Scoglitti, Pachino, Siracusa.

Fu il primo attacco diretto alla “fortezza” nazista europea. Le truppe sovietiche si trovavano ancora in uno stato difensivo dentro il proprio territorio invaso.

In Sicilia erano stanziati consistenti forze dell’esercito italiano, ormai fortemente demotivate – la sesta armata con circa 220.000 uomini molto carente sul piano delle attrezzature militari -, affiancate da numerosi e agguerriti reparti tedeschi forti tra circa 40 – 60.000 unità e ben dotato di mezzi e armamenti -. La flotta militare italiana rimase complessivamente ferma. La copertura aerea era ormai quasi inesistente.

Mussolini, appreso dello sbarcò, proclamo: fate il possibile per ributtarli a mare, o quanto meno, inchiodarli sul litorale”. Un altro grido di battaglia, come il fatidico “ spezzeremo le reni alla Grecia”, del 1941.

Pur con alcune situazioni di contrasto e di cruente battaglie ( Gela , Simeto-Catania, Troina -, in particolare) che costarono la vita a molti militari di ambedue le parti, l’avanzata anglo-americana fu molto veloce. Le truppe alleate conquistarono rapidamente le principali città: Siracusa, 11 luglio, Agrigento, 16 luglio, Caltanissetta 17 luglio, Palermo, 22 luglio, Catania, 5 agosto, Messina, 17 agosto.

In soli 38 giorni tutta l’isola fu sotto il controllo degli Alleati. L’abbandono della Sicilia – iniziato l’11 agosto – da parte dell’esercito italiano fu rovinoso. Fu lasciato la gran parte del materiale bellico. La parte più consistente degli effettivi militari fu lasciata nell’isola. Solo in 60.000 approdarono in Calabria. I tedeschi si riportarono sull’altra sponda complessivamente in “buon ordine”.

Le truppe anglo-americane trovarono un’isola distrutta, lacerata ed affamata. Erano stati cancellati tutti gli elementari requisiti della vita quotidiana. Distrutte abitazioni e infrastrutture. I siciliani, dopo gli orrori patiti, accolsero i liberatori con grandi espressioni di gioia. Per loro il fascismo finalmente era finito.

Durante questi 38 giorni era di fatto iniziata la Resistenza ai nazisti. Notevoli gruppi di civili, stanchi delle soverchierie e della brutalità dei tedeschi, si opposero anche con le armi ai rastrellamenti e alle ruberie. Ci furono veri e propri combattimenti, molti civili furono ammazzati da tedeschi in ritirata, a: Castiglione di Sicilia, Mascalucia, Pedara, Valverde, Catania ( come raccontato dal giornalista Igor Mann).

Un ulteriore tributo di sangue fu lasciato sull’ “ altare dell’impero”. Dal 10 luglio al 17 agosto 1943 complessivamente l’esercito italiano subì in Sicilia, tra morti, feriti e prigionieri, 130.000 perdite. I tedeschi subirono molte vittime. Gli alleati ebbero circa 8000 vittime, tra morti e dispersi.

Poi, a soli 15 giorni dallo sbarco, venne il “25 luglio”. Il capo supremo, Mussolini, perse il posto….. di dittatore. Il Gran Consiglio del fascismo constatato lo stato disastroso dell’Italia a seguito della bravura del “conduttore”, lo dimise; pregando “ La Maestà del Re” ad assumere “ l’effettivo comando delle Forze Armate di terra, di mare e dell’aria, secondo l’articolo 5 dello Statuto del Regno.. stante… il retaggio glorioso della nostra augusta dinastia di Savoia.”

Già, proprio un “nobile” messaggio, dato il consenziente gioioso “servaggio” della monarchia alle azioni del fascismo, dall’ottobre del 1922 allo scatenamento della guerra. …..si godevano l’Impero.

La dittatura fascista era auto implosa, finita, dopo 21 anni di assoluto e violento predominio.

La guerra continuò. Venne l’armistizio con le forze Alleate, l’8 settembre. Il nazifascismo non era ancora sazio di apportare morte e distruzione in Italia e in Europa. L’orrenda tragedia finì il 25 aprile del 1945, con la definitiva Liberazione.

Durante le fasi della guerra Catania e la sua provincia furono considerate bersaglio di primo piano da parte degli Alleati. Nell’ambito territoriale, oltre al porto, in un raggio di circa 20 Km in linea d’aria, erano ubicati diversi aeroporti militari, ben sei; una concentrazione aeroportuale molto più alta rispetto altre aree siciliane.

Catania fu la città più bombardata tra tutti i capoluoghi siciliani, 67 volte; ai primissimi posti a livello nazionale nella nefasta graduatoria.

Via, via che la guerra “evolveva”, si incrementarono i bombardamenti. Il 1943, fino alla fine di luglio, fu il periodo più funesto.

Nel 1940, i sei mesi dalla dichiarazione di guerra furono complessivamente “tranquilli”: solo 17 morti. L’anno orribile fu il 1943, fino alla fine di luglio. Complessivamente, dal giugno 1940 al dicembre 1943 i morti in tutte le aree urbane provinciali furono quasi 5000, i feriti oltre 4000. Grandissimi i danni materiali alle abitazioni civili e agli edifici pubblici della provincia.

I vani, complessivamente distrutti e/o gravemente danneggiati ammontarono, per quasi 28.000 vani.

In questo contesto particolarmente devastante fu il bombardamento subito da Paternò ( a circa 20 Km da Catania) il 14 luglio 1943 dai bombardieri anglo-americani, con 4000 morti e circa 2300 feriti, di questi 1000 rimasero mutilati. Il paese, pieno tra l’altro di molte migliaia di sfollati provenienti specialmente da Catania – oltre seimila -, si trovava lungo un’asse viaria considerata strategica sul piano militare. L’ azione alcuni giorni prima era stata preceduta dal lancio di volantini che avvisavano la popolazione di abbandonare le aree abitate dislocate nel contesto degli assi viari. Le conseguenze furono tremende. Rimase distrutto o danneggiato oltre l’80% del paese; il quartiere di Monteceneri rimase totalmente sventrato. Altre incursioni si verificarono nei giorni successivi. Il 22 settembre 1972 dalla Presidenza della Repubblica fu conferita a Paternò la medaglia d’oro al valore civile.

A Catania le incursioni aeree che provocarono più vittime furono effettuate l’11 maggio e l’8 luglio del 43, con, rispettivamente, 216 morti e 313 feriti, 158 morti e 318 feriti. E’ bene evidenziare che già da tempo una parte rilevante della popolazione – un terzo e più – aveva abbandonato al città; sfollati, il termine in uso. Giorno 11 maggio in due ondate successive, ore 12.07 e 12.40, furono sganciate 113 tonnellate di esplosivi. In particolare furono colpite le zone del centro e dell’area sud: via Manzoni e la Prefettura, l’area del teatro Massimo, la Civita e alcune zone del quartiere di S. Cristoforo. Giorno 8 luglio, a partire dal pomeriggio, dodici incursioni furono effettuate sulla città e sui centri della provincia dove erano dislocati raggruppamenti dell’esercito italo-tedesco. Centinaia di bombardieri cosparsero il proprio carico di morte sulle aree centrali e in molte zone della periferia. Restarono distrutte molte abitazioni, siti pubblici, compresa la stazione ferroviaria, e chiese.

Poi, il 5 agosto 1943 le truppe alleate della V armata entrarono a Catania. I soldati italiani e tedeschi avevano lasciato la città.

Una Catania martoriata e distrutta, nelle carni e nelle strutture civiche, affamata, priva di qualsiasi elementare bene di sussistenza e assistenza. La città pagò un altissimo tributo alle follie della guerra catastrofica ed assassina scatenata dal fascismo.

Il professore Carmelo Salanitro, nativo di Adrano e insegnante al Liceo Classico Mario Cutelli di Catania, fu facile profeta. Da anima ribelle alle sopraffazioni del regime dopo l’inizio della guerra aveva scritto nei suoi bigliettini di denunzia: “ il fascismo sta ricoprendo la nazione di sangue e di rovine”, “ il fascismo ha scatenato senza motivo una guerra criminosa, ove i nostri figli e fratelli trovano la morte. Siciliani, non combattiamo. Il vero nemico dell’Italia è il fascismo. Viva la Pace. Viva la Libertà”. Scoperto, denunziato dal preside, per avere detto la verità contro Mussolini e i gerarchi votati alla distruzione dell’Italia, fu condannato a 18 anni di carcere. Quindi la morte, per mano dei suoi aguzzini nazisti, nel Lager di Mauthausen il 24 aprile 1945. Nel momento dello sbarco degli Alleati si trovava recluso nel carcere di Sulmona.

  • Lettera di Memoria e Libertà – dedicata al partigiano catanese Nunzio di Francesco, sopravvissuto al Lager di Mauthausen – ( a cura di domenico stimolo)

Luglio 1960: una lunga scia di sangue percorse l’Italia e la Sicilia, in rivolta contro il governo Tambroni e il fascismo risorgente

Per non dimenticare i lavoratori uccisi a Reggio Emilia e in Sicilia

La prima settimana di luglio la Sicilia fu attraversata da una lunga scia di sangue. Grandi manifestazioni popolari si svolsero nelle principali città isolane, così come avvenuto in molte città italiane.

Il governo Tambroni, un monocolore democristiano subentrato al dimissionario governo Segni, era in carica dal 25 marzo sostenuto dal decisivo appoggio parlamentare pervenuto dal Msi ( Movimento Sociale Italiano). Una situazione dirompente.

A soli 15 anni dalla conclusione della Lotta di Liberazione i neofascisti erano ritornati in auge poiché determinanti per la vita del nuovo governo.

L’aspetto determinante della sdegno e della rabbia popolare fu l’indizione del congresso nazionale del Msi per il 2 luglio a Genova. Un vero e proprio oltraggio per la città medaglia d’oro della Resistenza. In città si svolsero diverse forti manifestazioni di protesta, nelle giornate del 15 e del 24-25 giugno, indette dai partiti della sinistra e dall’ Anpi, con sciopero generale proclamato dalla Cgil. Alla grande iniziativa del 28 giugno intervenne con un vibrante discorso Sandro Pertini ( futuro Presidente della Repubblica). Durante l’immenso corteo del 30 giugno – indetto lo sciopero generale dalle organizzazioni sindacali -, aperto dai comandanti partigiani, avvennero scontri di consistente portata con la polizia. Il corteo, pacifico, fu attaccato dalle notevoli forze di polizia e carabinieri – oltre 7000 unità – fatte convergere nel capoluogo ligure. L’obiettivo dei manifestanti era rivolto a non fare offendere l’onore democratico di Genova dal congresso dei neofascisti. Il 2 luglio la Camera del Lavoro indisse un altro sciopero generale. Lo stesso giorno il congresso fu definitivamente annullato.
Nei giorni seguenti, dato il grande clamore suscitato dagli eventi di Genova, molte manifestazioni di protesta si svolsero nelle città italiane. Quasi tutte furono funestate da violenti incidenti con polizia e carabinieri.

A Reggio Emilia il 7 luglio il corteo con decine di migliaia di partecipanti fu caricato violentemente dalla polizia che spararono oltre 500 colpi di arma da fuoco. Cinque lavoratori furono uccisi: Lauro Ferioli ( 22 anni) Ovidio Franchi ( 19 anni, operaio), Emilio Reverberi ( 39 anni, operaio, ex partigiano), Marino Serri ( 41 anni, contadino, ex partigiano), Afro Tondelli ( 35 anni, operaio, ex partigiano).

In quelle giornate gravissimi accadimenti si verificarono in Sicilia. Le grandi manifestazioni che si svolsero in molte città richiedevano anche lavoro e giustizia sociale. Le condizioni di vita dei lavoratori, dei contadini e degli strati poveri della società siciliana, erano pessime. Sfruttamento, emarginazione ed emigrazione erano le caratteristiche principali che “qualificavano” gran parte della popolazione.

Tutte le manifestazioni, di notevolissima partecipazione popolare, furono caratterizzate dalla reazione violenta della polizia e dei carabinieri, che caricarono i cortei e spararono con tutti gli strumenti a disposizione ….. abbondante fu il sangue versato.

Il 5 luglio a Licata ( Agrigento) rimase ucciso Vincenzo Napoli, operaio di 25 anni. Cinque manifestanti restarono feriti in maniera grave.

L’8 luglio a Palermo restarono uccisi: Francesco Vella, 42 anni, sindacalista della Cgil; Giuseppe Malleo, 16 anni; Andrea Gancitano, 18 anni; Rosa La Barbera, 53 anni, casalinga; 36 manifestanti furono feriti da proiettili; 400 i fermati, 71 gli arrestati.

L’8 luglio a Catania rimase ucciso da un colpo di arma da fuoco sparato dalla polizia Salvatore Novembre, giovane lavoratore edile di 20 anni. Molti altri manifestanti rimasero feriti dai manifestanti.

Durante le manifestazioni svoltosi in tante città italiane molte centinaia furono i feriti tra i cittadini manifestanti, parecchi colpiti da proiettili sparati da polizia e carabinieri.

Il 26 luglio si dimise il governo Tambroni.

Maria Carta – I morti di Reggio Emilia – scritta da Fausto Amodei

  • Lettera di Memoria e Libertà